"La Trinità" del Masaccio

Masaccio

Masaccio: La Trinità
La Trinità, cm. 667 x 317 Santa Maria Novella Firenze. (Per motivi di copyright la foto raffigurata è antecedente al restauro del 2001) Particolari: 1     2     3     4     5

        Sull’opera: “La trinità” è un dipinto autografo del Masaccio, realizzato con tecnica a fresco su muro (oggi su tela) nel 1426-28, misura 667 x 317 cm. ed è custodito nella basilica (navata sinistra – terza campata) di Santa Maria Novella a Firenze.

Ormai universalmente considerata come una fra le più importanti opere che contribuirono alla nascita del Rinascimento, la Trinità (probabilmente l’ultima creazione del Masaccio) venne citata addirittura da fonti antecedenti al Vasari (il Billi, l’Albertini e l’Anonimo Magliabechiano), oltre che dallo stesso autore de “Le Vite” il quale non risparmiò parole nella descrizione e nella lode delle qualità, senza tralasciare quelle riguardanti l’inganno prospettico dell’architettura “che pare che sia bucato quel muro” (Le vite, seconda edizione, 1568).

Non esiste nessuna documentazione attestante la cronologia dell’affresco, né quella relativa alla committenza la cui raffigurazione corrisponde probabilmente alle due immagini ai piedi dell’opera. Si sono avanzate delle ipotesi riguardo l’identificazione dei richiedenti in relazione a fra Benedetto di Domenico di Lanzo, un priore che in quel periodo frequentava il convento, il quale, in onoranza ad un suo defunto parente, commissionò l’affresco facendoci inserire la sua figura insieme a quella della consorte.

Il progetto richiese molti mesi di preparazione con precise valutazioni prospettiche che richiesero, per essere messe in pratica, anche la muratura del vuoto della finestra ubicata sulla stessa parete per acquisire maggior spazio pittorico in altezza. L’opera non è riuscita a raggiungere i nostri tempi in ottime condizioni; il tempo gli ha certamente recato il suo naturale logorio ma le varie vicissitudini provocate dalla mano dell’uomo ne hanno certamente amplificato i danneggiamenti: per quasi tre secoli (1570 – 1860)l’affresco rimase sfacciatamente incustodito, nascosto dietro la grande pala del Vasari che sormontava un nuovo altare di pietra. Quando l’opera venne “riscoperta”, con minuziosa opera d’ingegneria fu trasportata su tela ed applicata, tramite speciali collanti, alla controfacciata della basilica. Dal 1952 la Trinità è ubicata nel suo posto d’origine. Tra il 1999 ed il 2001 subì un altro importante restauro recuperando le antiche tonalità.

La Schlegel, nelle sue “Observations on Masaccio’s Trinity fresco in Santa Maria Novella” (1963) parla di una svolta nello stile dell’artista, facendo osservare che al Carmine (le tre opere precedenti) dominava una creatività plastica, potenziata da forti integrazioni di chiaroscuro arrivando a sferzare i volumi stessi dell’oggetto, mentre il tratto aveva tensioni dinamiche, tanto da conferire espressività ad una “storia” tragicamente e tangibilmente in svolgimento, mossa dalla volontà; nella Trinità, invece, predomina il disegno, ed una più rigida e distanziata oggettività, nella pacatezza della luce che colpisce frontalmente, in un armonico decrescendo adeguandosi alla graduale ma efficace dilatazione dello spazio.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *