"L’opera di convinzione" di William Hogarth

William Hogarth

William Hogarth: La campagna elettorale - L'opera di convinzione
L’opera di convinzione, cm. 101,5 x 127, Soane’s Museum a Londra.

Ritorna al ciclo de “La campagna elettorale”

Sull’opera: “L’opera di convinzione” è un dipinto autografo di William Hogarth, appartenente al ciclo di quattro tele intitolato “La campagna elettorale”, realizzato con tecnica a olio nel 1754, misura 101,5 x 127 cm. ed è custodito nel Soane’s Museum a Londra. Il dipinto è conosciuto anche coni titoli: “Sollecitazione di voti” e “La visita del candidato”. 

 La scena è ambientata alla periferia di Guzzledown, in una piccola piazza con – sulla destra – una birreria e – sulla sinistra –  l’osteria della Quercia reale, quest’ultima collegata al partito del “Vecchio Interesse”. Nel fondo, in un altro edificio, l’osteria della Corona, per i simpatizzanti del partito avverso.

 Sulla porta dell’osteria in primo piano, la padrona sta contando le monete, seduta sulla polena d’una prora, a forma di un grosso leone in atto di azzannare un giglio: secondo alcuni studiosi l’artista sembrerebbe fare espresso riferimento alla guerra anglo-francese del 1756, dove l’ingloriosa ritirata dell’ammiraglio Byng suscitò sdegno e perplessità presso la popolazione, ma a tale data il quadro – probabilmente – era già stato portato a termine. Dietro di essa, oltre lo stipite, un granatiere sta controllando con vistosa avidità il denaro sull’ampio grembiule della donna. Più oltre appaiono un venditore ambulante ebreo (seduto) che vuole piazzare la propria mercanzia ad un candidato del “Vecchio interesse” che – già molto deciso – intende farne dono alle due donne affacciate al balcone del primo piano, mentre un facchino gli sta recapitando due colli ove si legge: “Punch’s Theatre Royal Oak Yard” e “Sr Your Vote & Interest”, facendogli avere anche un biglietto con il nome del destinatario (“To Tim Partitool Esq.”).

Al centro, un fattore appena arrivato dalla campagna che viene conteso fra i gestori delle due osterie che gli offrono danaro; il furbo agricoltore accetta la somma da entrambi i padroni, insieme ai biglietti, validi per un opulento pranzo (”Your Company to Dine at the Royal Oak” e “Your Company to Dine at the Crown”): per alcuni studiosi, probabilmente, il gruppo potrebbe parodiare “Ercole al bivio”.

Nella zona di destra, sul banco della birreria, un calzolaio presta attenzione alle parole di un barbiere, che, servendosi d’una lunga pipa piegata – probabilmente rotta – e d’un grosso boccale in cui si legge “John Hill at the Porto Bello”, descrive dettagliatamente la famosa impresa dell’ammiraglio Vernon, che nel 1739, conquistò nei Caraibi la roccaforte spagnola.

In alto, al centro, domina – parzialmente coperta da un manifesto elettorale suddiviso in due registri – l’insegna della “Quercia reale” ove viene raffigurata – per l’appunto – una quercia con Carlo II (Carlo II Stuart: Londra, 1630 – Londra, 1685) che si nasconde dietro i rami dopo la battaglia di Worcester (3 settembre 1651 presso Worcester, battaglia finale della rivoluzione inglese). Attorno a Carlo II, sotto l’albero, tre corone e due cavalieri del parlamento che lo stanno cercando.

Nel telone elettorale che, come abbiamo accennato, copre parte dell’insegna dell’osteria, appare un carro (“Oxford”) dinanzi al ministero del Tesoro, su cui si caricano sacchi colmi di danaro, mentre nello sfondo s’intravede la sede delle guardie a cavallo di Whitehall, con l’arco esageratamente aperto (gli edifici del telone elettorale furono disegnati da W. Kent, un forte antagonista di Hogarth, che il nostro artista associa in tal modo alla corruzione negli organi di governo). Nel registro inferiore appare il “Punch candidate for Guzzledown”, certamente adombrante il duca di Newcastle, che, accompagnato della moglie, elargisce danaro a manciate a destra e manca.

L’osteria della Corona, che appena si scorge nel fondo, sta subendo invece una vera e propria invasione di dimostranti, verso i quali un uomo affacciato dalla finestra del primo piano spara colpi di fucile; alcuni manifestanti sono riusciti ad attaccare una fune all’insegna, ove si legge “The Excise Office” (l’ufficio delle imposte: a ricordo di un imposta interna progettata nel 1733 da R. Walpole, poco più tardi ritirata per palese impopolarità). Un conservatore, arrivato fin sopra il palo orizzontale dell’insegna lo sta segando, senza però rendersi conto di trovarsi sulla parte destinata alla caduta.

La composizione in esame fu poi incisa –  cm. 40,3 X 54 e nota in sei stati – da C. Grignion, sotto la supervisione dello stesso Hogarth, in una stampa, datata 20 febbraio 1757, ove compare la dedica a sir Charles Hanbury.




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