Il Dittico di Urbino di Piero della Francesca

Piero della Francesca

Piero della Francesca: Dittico dei duchi di Urbino
Dittico dei duchi di Urbino: sopra, il “Ritratto di Battista Sforza”, cm. 47 x 33,  Galleria degli Uffizi, Firenze

Il dittico

Sull’opera: Il “Dittico dei duchi di Urbino” è una serie di quattro dipinti autografi di Piero della Francesca (due sul recto e due sul verso) realizzati con tecnica ad olio su tavola intorno al 1465. Le parti misurano 47 x 33 cm. e sono custodite agli Uffizi di Firenze.

Il Dittico è dipinto anche sul verso. Nel recto sono raffigurati i ritratti di Federico II da Montefeltro e di Battista Sforza, entrambi conti Urbino, diventati poi duchi della stessa città; sul verso vengono rappresentati allegoricamente i trionfi dei due coniugi. Il “complesso”, che in origine si trovava nel Palazzo di Urbino, probabilmente esposto in una parete della “sala udienze” (fonte: Rotondi, Il Palazzo Ducale di Urbino, ed. 1950), pervenne alla Galleria degli Uffizi di Firenze nel 1631 insieme all’eredità della famiglia Della Rovere, quando la casata ducale fu estinta. Il suo primo inserimento nella storiografia artistica si deve al Masselli (in “Vasari“, ed. 1832), il quale gli assegnava una cronologia posteriore al 1460, che il Cavalcaselle spostò a non prima del 1469.

 Intorno a queste due date di riferimento c’è una completa concordia fra gli studiosi, tra i quali elenchiamo il Weisbach (“RFK” 1899), il Waters, il Calzini (“A” 1901), Franceschi Marini (“Rl” 1902). Altri critici d’arte, tra cui il Pichi e lo Schmarsow (Metozzo, 1885) anticipavano tale periodo di qualche anno, e il Witting lo portava intorno al 1459-60, mentre il Berenson (1897), con il pieno accordo della critica lo posticipò nuovamente al 1465, data che appare più verosimile considerando anche ciò che più avanti riporteremo. La tesi di riferimento al 1465 veniva sottoscritta dal Cinquini (“CN” 1, 1905, e “A” 1906) il quale vi affiancava la pubblicazione di un tema del carmelitano Ferabò, residente ad Urbino nel biennio 1465-66, dove parlava del ritratto del duca Federico da Montefeltro. Sostennero il Cinquini grandi nomi di studiosi di storia dell’arte, come la Logan (“RA”, 1905), il Longhi (1927), Graber, Focillon Mario Salmi, Clark e Bottari. Pochi dissentirono all’assegnazione di detta cronologia, tra i quali il Borenius (in Cavalcaselle, 1914) ed il Ragghianti, che la ritardavano però di un solo anno (1466).

31 Piero della Francesca - Dittico d'Urbino
Ritratto di Federico II da Montefeltro, cm. 47 x 33
33 Piero della Francesca - Dittico dei duchi d'Urbino
Trionfo di Battista Sforza, cm. 47 x 33
32 Piero della Francesca - Dittico dei duchi d'Urbino

Trionfo di Federico II da Montefeltro, cm. 47 x 33

Ritratto di Battista Sforza

A parte la sommaria definizione di “Maschera cerea di defunta” affibbiata all’opera da Adolfo Venturi – probabilmente senza considerarne abbastanza lo stato di conservazione – la composizione risulta ricca di gradevolissime variazioni cromatiche e molto particolareggiata. Al delicato carnato della duchessa si contrappone un cielo altrettanto tenue, mentre al forte cromatismo del vestito si oppone uno sfondo paesaggistico ben dettagliato con una efficace dilatazione spaziale. Quel fine tratto scuro fra il viso ed il collo, che a prima vista potrebbe sembrare un’enfatizzazione di demarcazione – per altro generalmente assente nel resto del profilo – è certamente in relazione all’acconciatura (di primaria importanza nella storia del costume) e si tratta probabilmente o di un fine legaccio o, meglio ancora, d’una trecciolina di capelli.

Ritratto di Federigo II da Montefeltro

Il Clark ipotizzò un importante “pentimento” riguardo il profilo del collo, pensandolo in origine più lungo e diversamente delineato, probabilmente in diretto rapporto col le fattezze modello, mentre nell’intero contorno del viso vi leggeva un’enfatizzazione atta a rendere monumentale il tono del profilo.

Trionfo di federigo II da Montefeltro

Dipinto da Piero sul retro del ritratto di Federico da Montefeltro. La scritta saffica sotto la scena “CLARVS INSIGNI VEHITVR TRIVMPHO./ QVEM PAREM SVMMIS DVCIBVS PERHENNIS./ FAMA VIRTVTVM CELEBRAT DECENTER./ SCEPTRA TENENTEM.” (Trionfo eccelso conduce il chiaro (riferito a Federico da Montefeltro), che la fama duratura delle sue virtù proclama degno reggitore dello scettro, pari ai condottieri sommi). Sul carro, trainato da due candidi cavalli e guidato da un putto alato, sta il duca Federico Da Montefeltro seduto sul tronetto mentre viene incoronato dalla Vittoria; sulla piattaforma del carro, nella zona anteriore, siedono le quattro Virtù cardinali

Trionfo di battista Sforza

Dipinto dall’artista sul verso del ritratto di Battista Sforza. La scritta saffica sotto la scena “OVE MODVM REBVS TENVIT SECVNDIS./ CONIVGIS MAGNI DECORATA RERVM./ LAVDE GESTARVM VOLITAT PER 0RA./ CVNCTA VIRORVM.” (la donna che seppe serbare misura nella sorte prospera e vola sulla bocca di tutti gli uomini, adorna della lode delle gesta gloriose del grande marito). Due liocorni, simboleggianti la castità, trainano carro alla cui guida sta un amorino con le ali. Quattro virtù della “Teologia” accompagnano la duchessa intenta alla lettura (due sedute davanti, sulla piattaforma del carro; due che l’affiancano ai lati del tronetto).




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