"Il trionfo dell’eletto" di William Hogarth

William Hogarth

William Hogarth: La campagna elettorale - Il trionfo dell'eletto
Il trionfo dell’eletto, cm. 101,5 x 127.

Ritorna al ciclo de “La campagna elettorale”

Sull’opera: “Il trionfo dell’eletto” è un dipinto autografo di William Hogarth, appartenente al ciclo di quattro tele intitolato “La campagna elettorale”, realizzato con tecnica a olio nel 1754, misura 101,5 x 127 cm. ed è custodito nel Soane’s Museum a Londra. 

 l’interminabile corteo, armato di fucili e bastoni, si stende tra l’abitazione di un avvocato e un cimitero (la casa è ubicata presso la finestra situata all”ultimo piano). In testa alla fila, un vecchio un violinista cieco, con un incedere impassibile nonostante la baruffa.

In primo piano, girato di spalle, un marinaio con una gamba di legno, armato anch’esso di bastone, e un contadino, col correggiato, si stanno menando di santa ragione. L’orso (per altri, uno grosso scimmione) del marinaio, recante una scimmietta armata sulle spalle, ne approfitta per rovistare in uno dei due barilotti caricati su un somaro e difesi dal padrone, in atto tirare bastonate a chiunque vi si avvicini. Il correggiato del contadino colpisce la testa di uno dei portatori dell’eletto, mettendo in pericolo l’equilibrio di quest’ultimo con il rischio di farlo cadere dalla grossa poltrona. Il trasportato è stato identificato in George Bubb Dodington, barone di Melcombe, uomo altolocato ed estremamente ricco, arrivato alla notorietà come politicante liberale: l’unico – in verità – che nelle elezioni del 1754 perse il proprio seggio.

In secondo piano, sul recinto del cimitero, appaiono due spazzacamini, di cui uno sta ponendo un paio d’occhiali sulla scultura di un teschio, mentre l’altro fa la pipì sulla scimmia armata di fucile (come appare nell’incisione, in atto di sparare effettivamente: probabilmente un allusione al capitano Turton che, proprio in campagna elettorale, assaltato da un gruppo di oppositori, si salvò facendo fuoco contro un spazzacamino). Sulla sinistra, la ‘dama’ del candidato sta  perdendo i sensi e viene prontamente sorretta da una servente negra.

Al centro, un maiale impaurito attraversa con violenza il corteo, facendo cadere una donna, e scappa con davanti i suoi piccoli maialini, uno dei quali è già finito nella roggia. Dietro di essi un’anziana donna sta prendendo a bastonate un sarto. Un barile pieno di vino viene portato ai manifestanti, mentre un’altro ormai completamente svuotato viene perlustrato a fondo da un uomo che sta tentando di racimolare le ultime gocce del prezioso liquido. I dimostranti, armati di fucili e bastoni, con le coccarde azzurre, sventolano una bandiera in cui si legge “True Blue”.

Il secondo candidato, sempre portato a spalle, e sulla sedia, non si vede ma la sua ombra si delinea sulla parete illuminata del municipio, in fondo. Contro un cielo ricco di forti variazioni cromatiche si staglia un’oca: l’artista allude all’aquila sopra Alessandro Magno nella “Battaglia del Granico” di Pietro da Cortona.

Nell’edificio di sinistra, davanti al quale un militare a torso nudo – pronto per un imminente incontro di pugilato – sta preparandosi una dose di tabacco, si tiene un festino (come indicano i tre domestici che con le vivande stanno per entrare dalla porta). Alcuni conviviali si sono affacciati alla finestra per seguire il corteo e il tafferuglio che ne consegue. Il personaggio, visibile nell’apertura di centro e con la sciarpa al collo, probabilmente è il duca di Newcastle.

L’edificio a destra è una chiesa sulla cui parete frontale appare una meridiana con su scritto il motto: “Pulvis et umbra / sumus”; e nel cui angolo, in basso a sinistra, è visibile una pietra miliare, dove di legge “XIX / miles / from / London”.

L’opera fu incisa da Hogarth e F. Aveline, la cui stampa venne pubblicata l’11gennaio 1758. Sull’incisione, nota in tre stati (38,5 X 53,5), appare la dedica a George Hay.




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