"San Vincenzo Ferrer" di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo

Fra' Bartolomeo: San Vincenzo Ferrer
San Vincenzo Ferrer, 130,6 x 118,3, Museo di S. Marco, Firenze.

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Sull’opera: “San Vincenzo Ferrer” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1512, misura 130,6 x 118,3 cm. ed è custodito nel Museo di S. Marco a Firenze. 

Spostamenti:  Chiesa di San Marco a Firenze; 1810, Accademia di Belle Arti a Firenze; 1982, Museo di San Marco a Firenze.

Restauro: dal 1993 a 1994 a cura di Nicola Mc Gregor e Sandra Freschi.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: BMLF, San Marco 903, Ricordanze B, 1493 e 1532, c. 128r; ACSMF, Loddi, ‘Notizie…”, 1736, c. 225; ACSMF, “Entrate…”, 1761 e 1798, c. 281r; AABAF, “Stato dei quadri…”, 1810, c. 30r, n° 658; AABAF, “Inventario.. .”, 1810, c. 73r n° 658; AGF, Masselli, 1855-59, n° 108; AGF, Inv. Accademia 1910 n° 66; Colzi, 1817, pag. 58 n° 46; Ugolini, 1827, pag. 42 n° 57; “Descrizione…”, 1836, pag. 42; “Descrizione…”, 1837, pag. 38; Pieraccini, 1884, Sala III, pagine 120 e121 n° 61; Pieraccini, 1893, Sala del Perugino, pagine 37 e 38 n° 58; Pieraccini, 1901, pag. 26 n° 58; Procacci, 1936, pag. 51; Procacci, 1951, pag. 54; Bonsanti, 1985, pag. 55; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 191, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Il ritratto del San Vincenzo Ferrer viene descritto dal Vasari come uno tra i più appassionati dipinti di fra’ Bartolomeo (fonte: Milanesi in “Vasari”, 1879): “Si vede negli atti e ne la testa particularmente quel terrore e quella fierezza, che sogliono essere nelle teste de’ predicanti quando più s’affaticano con le minacce de la giustizia di Dio di ridurre gli uomini ostinati nel peccato, a la vita perfetta, di maniera che non dipinta, ma vera e viva apparisce questa figura a chi la considera attentamente, con sì gran rilievo è condotta” …….. “ed è peccato che si guasta e crepa tutta per essere lavorata in su la colla fresca i colori freschi”.

Così ne parla il Resini nel 1843: “….. quadro che quantunque abbia non poco sofferto e pel tempo e forse per l’incuria degli uomini, rimane però sempre come bel monumento del suo modo di concepire e di esprimere le sembianze degli uomini ispirati”.




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