"Il trionfo di Scipione" del Mantegna

Mantegna: Il trionfo di Scipione

Mantegna: Il trionfo di Scipione
Il trionfo di Scipione 73,5 x 268 cm, National Gallery di Londra.

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Sull’opera: “Il trionfo di Scipione” o “L’introduzione del culto di Cibele in Roma” è un dipinto autografo in monocromo del Mantegna, realizzato su fondo variegato intorno al 1500, misura 73,5 x 268 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra.

Mantegna: Il trionfo di Scipione
Un particolare de “Il trionfo di Scipione”,  cm. 11 (circa). Altro particolare

L’opera è stata realizzata in monocromia con un bruno che simula alla perfezione un rilievo su fondo variegato. Il suonatore, ultima figura sull’estrema destra, reca sulla mantellina la scritta “SPQR”, come pure lo stendardo che si trova più o meno al centro del dipinto. Sulla sommità delle due tombe verso sinistra si può leggere, nel fondo, altre due scritte: “SPQR / GN SCYPIO /NI CORNELI /VS F (ilius) P.(osuit)” e “P SCYPIONIS / EX HYSPANIENSI / BELLO / RELIQVIAE”. Un’altra scritta, certamente ritoccata,  che si riferisce a Cibele – un’antica divinità anatolica definita la “Gran Madre” degli dei, raffigurata sulla portantina e non sul tradizionale trono tra leoni e leopardi – si trova sullo zoccolo del supporto: “S HOSPES NVMINIS IDAEI C”.

La tematica è tratta da un episodio della guerra punica del 204 a. C. dove si racconta che Annibale era arrivato nella nostra penisola e che, per metterlo in condizione di andarsene, si cercò la soluzione nei libri sibillini i quali suggerivano il trasferimento da Pergamo a Roma del busto di Cibele, dea della natura: fu decretato dall’oracolo di Delo che ad accoglierlo fosse la persona più meritevole della città, e venne quindi richiesta la presenza di Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore; sempre nell’occasione dell’arrivo della Gran Madre, la matrona Claudia Quinta (figura inginocchiata al centro e rivolta verso la dea) poté dimostrare alla gente la propria castità. Scipione viene identificato – ma non con certezza – nella figura alle spalle di Claudia Quinta.

L’opera venne commissionata all’artista nel 1504 da Francesco Cornaro, un veneziano che si presumeva discendente della famiglia dei Corneli. A causa di disaccordi che si riferiscono al pagamento dell’opera, questa rimase presso la bottega del Mantegna e passò per eredità al figlio Francesco; pervenne più tardi nella collezione del cardinale Sigismondo Gonzaga (1469-1525), quindi, in palazzo Cornaro a San Polo di Venezia. Nel 1815, o forse prima, il dipinto fu acquistato da Antonio Sanquirico, poi passò in Inghilterra alla famiglia Vivian dalla quale pervenne, nel 1873, alla National Gallery di Londra.




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