"Ritratto di giovane (Giustiniano)" del Giorgione

Giorgione

Giorgione: Ritratto di giovane
Ritratto di giovane, cm. 46, Staatliche Museen Gemäldegalerie-Dahlem, Berlino.

Al primo elenco opere del Giorgione

        Sull’opera: “Ritratto di giovane (Giustiniano)” è un dipinto autografo del Giorgione, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1503-1504, misura 58 x 46 cm. ed è custodito a Berlino (Staatliche Museen Gemäldegalerie-Dahlem).

Quanto detto sopra sull’opera in esame, il riferimento “Giustiniano” non è rivolto al nome del giovane effigiato ma alla “Raccolta Giustiniani” di Padova, al quale il dipinto apparteneva. Le lettere “V V”, che chiaramente si leggono sul parapetto in primo piano non hanno avuto, nel corso dei secoli,  una credibile interpretazione; verosimilmente dovrebbero costituire le iniziali del nome e cognome del personaggio raffigurato, che, molto probabilmente era lo stesso committente ed anche il primo possessore dell’opera. Nel 1884 il dipinto, che già apparteneva alla collezione Giustiniani di Padova, passò a J. P. Richter, il quale, dopo averlo autorevolmente assegnato al Giorgione (1891), lo vendette alla Staatliche Museen Gemäldegalerie-Dahlem di Berlino. L’assegnazione all’artista si è mantenuta, in seguito, sempre con sostegno universale, fatto davvero molto raro di fronte ad un’opera priva di ogni documentazione storica. Per quanto riguarda la cronologia, G. M. Richter, nel 1937, ipotizzava che l’opera fosse stata realizzata nel periodo giovanile del Giorgione (“dipinta approssimativamente nello stesso periodo della Giuditta”), intorno al 1504; il Fiocco (1941), gli ritardava la data al periodo della maturità perché riconosceva in essa altre peculiarità (“il primo ritratto moderno in cui non si sente più il committente devoto ed eroico uscito da una icona, ma l’uomo solo velato di leggera malinconia”); il Morassi, invece, riteneva che andasse riferita al periodo intorno al 1502-03 (“solo a poca distanza dalla Madonna di Castelfranco”). Quello in esame è senza dubbio uno dei ritratti più belli, non solo del Giorgione ma del primo Cinquecento, la cui stesura coloristica, allo stesso tempo dolce e corposa, crea effetti di luce ed ombra in perfetta armonia con tutto il contesto, nonostante avesse subito quella drastica pulitura avvenuta nella prima metà del Novecento di cui parlarono il Morassi (1942) ed il Longhi (1951).




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