Biografia di Antonio Ligabue

Antonio Costa, conosciuto come Antonio Ligabue, nacque a Zurigo il 18 dicembre 1899. La madre era Elisabetta Costa ma sull’identità del padre non si hanno notizie.

Nel 1900 venne affidato ad una coppia di svizzeri-tedeschi (Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann), che mai ne legittimarono l’adozione. Il bambino si affezionò comunque moltissimo alla matrigna tanto che, nonostante i numerosi contrasti, talvolta anche aspri, visse con la coppia fino al 1919.

Nel frattempo, a distanza di poco più di un anno dalla nascita di Antonio, la madre Elisabetta si sposava con Bonfiglio Laccabue, un italiano emigrato in Svizzera, che nel giro di qualche mese regolarizzò la paternità del bambino dandogli il proprio cognome. L’artista però, in età adulta, preferì essere chiamato Ligabue, anziché Laccabue. Nel 1942, infatti, si fece ufficialmente cambiare il cognome (si pensa che nutrisse odio verso il patrigno, da lui ritenuto come l’uxoricida della madre e dei tre fratelli, tragicamente morti nel 1913 per una intossicazione alimentare [Cesare Zavattini cit.]).

A causa delle difficili condizioni economiche e culturali della coppia che lo accudiva Antonio dovette subirne i continui spostamenti. Il suo carattere, diffidente, complicato ed introverso, e la grossa problematica nell’apprendimento delle materie scolastiche, lo portarono a cambiare diverse scuole: prima a San Gallo, quindi a Tablat e infine a Marbach, da cui venne espulso per cattiva condotta nel maggio del 1915. Dopo l’ultimo spostamento scolastico Ligabue si trasferì con la sua famiglia adottiva a Staad.

Non ancora ventenne Antonio era già preda di periodiche crisi di nervi. Intorno ai primi mesi del 1917, a Pfäfers, in seguito ad un violento attacco nervoso, venne per la prima volta ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Nel 1919 fu espulso dalla Svizzera e condotto a Gualtieri dove viveva Bonfiglio Laccabue ma, per i forti disagi derivati dalla non conoscenza della lingua italiana, fuggì tentando il rientro in Svizzera. Ricondotto nello stesso paese, Antonio visse con l’aiuto dell’ospizio Carri, una struttura pienamente dedicata alla mendicità.

Nel 1920, proprio mentre l’artista iniziava a realizzare le prime tele, ricevette l’offerta di un lavoro da svolgere presso gli argini del Po.

Nel 1928 Renato Marino Mazzacurati, restando meravigliato dal suo modo di dipingere ed abbinare i colori, lo volle prendere sotto la sua protezione e guidarlo verso la meritata valorizzazione del suo talento insegnandogli la tecnica della pittura ad olio. Fu, quello, un periodo dedicato pienamente all’arte, alternato però da interruzioni girovaghe senza meta lungo gli argini Po.

Nel 1937, in seguito ad atti di autolesionismo, Ligabue venne ricoverato in manicomio a Reggio Emilia dove rimase alcuni anni, fino a quando, nel 1941, lo scultore Andrea Mozzali riuscì a farlo dimettere e ad ospitarlo nella propria residenza a Guastalla.

Nel corso della seconda guerra mondiale, ormai padrone della lingua italiana, il pittore fece da interprete ai militari tedeschi.

Nel 1945, dopo una violenta lite con un soldato tedesco, fu riportato nell’ospedale psichiatrico dove vi rimase per altri tre anni.

Dal 1948 Ligabue intensificò l’attività artistica mentre la sua fama si diffondeva a macchia d’olio in tutto il territorio italiano, tanto che fu preso in considerazione, oltre che dalla stampa e noti mercanti, anche dagli studiosi di Storia dell’arte: è del 1957 il bellissimo servizio fotografico su Ligabue di Severo Boschi ed Aldo Ferrari (fotografo) nel giornale “Il Resto del Carlino”.

Nel 1961, alla Galleria La Barcaccia di Roma, venne allestita la sua prima mostra personale.

Nello stesso anno, in pieno svolgimento della sua attività artistica, Ligabue subì un incidente in motocicletta e, nel 1962, fu vittima di una paresi.

Nell’anno successivo il gallerista Vincenzo Zanardelli, amico del pittore, dedicò a lui una grande rassegna antologica a Guastalla.

Ligabue, prima di morire, chiese di essere battezzato e cresimato. Morì il 27 maggio 1965 e venne sepolto nel cimitero di Gualtieri. Sulla lapide della sua tomba fu posta la maschera funebre in bronzo eseguita da Andrea Mozzali.




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