Galleria degli Uffizi: descrizione, guida, artisti ed opere d’arte

Informazioni sulla Galleria degli Uffizi

(cosa vedere: guida, artisti e descrizione delle opere in essa conservate)

 Informazioni sul museo:
  • Galleria degli Uffizi (Piazzale degli Uffizi, 50122 Firenze, Italia).
  • Apertura: da martedì a domenica, ore 8,15-18,50.
  • Giorni di chiusura: Capodanno, 1° maggio, Natale e ogni lunedì.
  • Prenotazioni per la visita: telefonare al numero 055 294883.
  • Sito web: http://www.polomuseale.firenze.
  • Sito web: http://www.uffizi.firenze.it/

Cenni storici sulla Galleria

La Galleria degli Uffizi con sua preziosa raccolta di opere d’arte di inestimabile valore è considerata fra i più importanti musei del mondo.

L’edificio, voluto da Cosimo I dei Medici e progettato dal Vasari, fu costruito tra il 1560 ed il 1565 per ospitare gli Uffici (le principali magistrature di Firenze) e gli Archivi di Stato. Il suo corpo architettonico a forma di “U” è uno fra i più superbi esempi di architettura rinascimentale.

Ben presto vi furono trasferite le pregiate collezioni dei Medici e, nell’arco dei secoli, fu arricchito da lasciti, acquisti e scambi di ogni genere, tra cui è doveroso ricordare l’importante integro con una cospicua serie di opere a carattere religioso pervenuta tra il Settecento e l’Ottocento in seguito alle soppressioni di monasteri e conventi.

Suddivisi in sale, a seconda di stili e scuole succedutisi nel tempo, gli Uffizi espongono opere realizzate tra il XII ed il XVIII secolo fra cui alcune che costituiscono la migliore collezione in assoluto di opere rinascimentali. Nelle varie sale sono custoditi alcuni tra i più grandi capolavori dell’umanità realizzati da artisti come Cimabue, Giotto, Duccio, Michelangelo, Leonardo, Botticelli, Raffaello, Mantegna, Tiziano, Parmigianino, Caravaggio, Rubens, Dürer, Rembrandt, Canaletto, e molti altri. Di pregiatissimo valore sono anche le collezioni dei disegni e delle stampe e della statuaria antica.

 

Cosa vedere in questo importante museo:

Itinerario nella Galleria degli Uffizi – Le sale

1 – Sala Archeologica:

Il Torso di Gaddi, Uffizi
Il Torso di Gaddi, Uffizi

Attraverso un lungo corridoio ornato da un’antica statuaria si accede, sulla sinistra, alla prima sala (creata nel 1921) dove sono custodite sculture ed opere architettoniche antiche. Tra queste spiccano una Biga del V-IV secolo a. C. e le statue romane tra cui ne ricordiamo tre (una in marmo e le altre in bronzo e basalto), copie dell’opera greca antica rappresentanti il “Doriforo” di Policleto del I secolo a. C.. Da non perdere “Il Torso Gaddi“, probabilmente opera originale greca del I secolo a. C. ed il “Busto di Cicerone”..

2 – 3 – 4 – 5 – 6 – Sale del Medioevo

Madonna Rucellai, cm. 450 x 290, Galleria degli Uffizi, Firenze
Madonna Rucellai, cm. 450 x 290, Galleria degli Uffizi, Firenze

Con la prima di queste cinque stanze – la numero 2, detta del “Duecento e di Giotto” – si accede nel cuore delle sale “dei primitivi”, ove sono custodite opere in tempera su tavola e sfondo in oro, collocabili nei secoli XII, XIII e parte del XIV, provenienti da chiese toscane. Funzionali dal 1956, le sale furono istituite da Giovanni Michelucci, Ignazio Gardella e Carlo Scarpa. Nella prima si possono ammirare le monumentali Maestà di tre grandi interpreti del Gotico: la Maestà di Santa Trinita 1285-1300 di Cimabue, la Madonna Rucellai di Duccio (intorno al 1285) e la Maestà di Ognissanti (fotostoria dell’opera) di Giotto (1310 circa).

Presentazione al tempio di Ambrogio Lorenzetti
Presentazione al tempio di Ambrogio Lorenzetti

Nella sala n° 3 sono presenti le opere dei maestri senesi del Trecento tra cui ricordiamo la Presentazione al Tempio (1342) e la Pala della beata Umiltà (1340), rispettivamente di Ambrogio e Pietro Lorenzetti, e l’Annunciazione (1333) di Simone Martini e Lippo Memmi.

Nella sala n° 4, quella dedicata al Trecento fiorentino, si evidenziano gli sviluppi della pittura dopo l’epoca giottesca con opere della stessa scuola ma anche di artisti un po’ più originali tra cui si segnalano Giottino e Giovanni da Milano.

Nelle sale n° 5 e 6, del Gotico internazionale, si evidenziano la monumentale Incoronazione della Vergine (1414) di Lorenzo Monaco e Pala dell’Adorazione dei Magi (1423) di Gentile da Fabriano.

7 – 8 – 9 – Sale del primo Rinascimento

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Sant’Anna, la Madonna col Bambino e angeli cm. 175 x 103

Queste custodiscono una preziosissima raccolta di pittura appartenente alla prima metà del Quattrocento. Il nuovo linguaggio nella sala n° 7, che nasce intorno agli anni Venti, si evidenzia soprattutto nella Sant’Anna Metterza (1424) di Masaccio e Masolino. Nella stessa sala sono presenti anche le opere di Paolo Uccello (uno dei tre dipinti del ciclo della Battaglia di San Romano), Beato Angelico e Domenico Veneziano.

Nella grande sala, la n° 8, si trovano le pitture di Filippo Lippi, continuatore del linguaggio masaccesco, Piero della Francesca, Alesso Baldovinetti e Filippino Lippi.

Sala 9

La n° 9 è dedicata a fratelli Piero ed Antonio del Pollaiolo.

10 – 11 – 12 – 13 – 14 – Sale del Botticelli

Primavera del Botticelli
Primavera del Botticelli

Le sale del Botticelli costituiscono la migliore raccolta in assoluto delle opere del grande maestro, tra cui si evidenziano la Primavera e la Nascita di Venere, due dipinti che manifestano la sofisticata cultura neoplatonica sviluppatasi intorno alla seconda metà del Quattrocento in ambito fiorentino. Tali dipinti sono i primi lavori del Rinascimento italiano a tema non sacro realizzati su supporti di grande formato. Sono presenti la Madonna del Roseto e la Madonna in gloria di serafini, il Ritratto di Cosimo il Vecchio, la Madonna Magnificat, la Madonna della Melagrana, la Pala di San Barnaba, l’Incoronazione della Vergine, La Calunnia ed altre opere a carattere mitologico tra cui la Pallade e il Centauro. Nelle sale dedicate al Botticelli è possibile ammirare anche numerosi altri capolavori, tra i quali si segnalano il Trittico Portinari, di Hugo van der Goes, e la Deposizione nel sepolcro di Rogier van der Weyden.

15 – Sala di Leonardo

Battesimo di Cristo di Verrocchio e Leonardo
Battesimo di Cristo di Verrocchio e Leonardo

In questa sala sono presenti le opere del primo periodo del grande artista, ad iniziare dal Battesimo di Cristo realizzato con il Verrocchio  nel 1475, primo lavoro documentato giunto ai nostri giorni. La pregiata composizione di cui il giovane Leonardo dipinse diverse importantissime zone tra cui ricordiamo la testa dell’angelo di sinistra, lo sfondo paesaggistico e, secondo alcuni studiosi di Storia dell’arte, gran parte del Cristo posto proprio nella zona centrale. Altra opera relativa agli esordi di un Leonardo ancora ventenne è l’Annunciazione, ove si evidenziano alcuni errori prospettici. Nell”Adorazione dei Magi, lavoro incompiuto del grande giovane genio, si evidenziano invece sviluppi innovatrici in una originalissima struttura compositiva.

Inoltre, nella sala n° 15 sono esposte opere di altri grandi artisti tra cui è doveroso ricordare le tre pale del Perugino ed i dipinti di Piero di Cosimo, Luca Signorelli e Lorenzo di Credi.

16 – Sala delle carte geografiche

In origine questa stanza era una loggia, più tardi fatta chiudere Ferdinando I de’ Medici che la fece affrescare con carte geografiche indicanti il dominio mediceo.

17 – Sala dello Stanzino delle Matematiche

La stanza fu istituita da Ferdinando I per accogliere la collezione dei suoi strumenti scientifici. Sul soffitto, infatti, appaiono un affresco rappresentante un’allegoria della Matematica e scene celebranti l’antica scienza. Attualmente vi sono conservate varie opere scultoree, alcune moderne (piccoli bronzi) ed altre antiche di pregiato valore.

18 – La Tribuna

La Tribuna è una piccola sala a pianta ottagonale realizzata da Bernardo Buontalenti su commissione di Francesco I de’ Medici nel 1584, il quale vi trasferì gran parte delle collezioni archeologiche. In essa attualmente sono esposte le opere più antiche e tutte le raccolte medicee più pregiate. Il soffitto, a cupola percorsa da costoloni dorati e lanterna, è incrostato da conchiglie e madreperla, mentre sulle pareti, ricoperte di velluto color rosso scarlatto, sono appesi i dipinti e le mensole su cui poggiano statue ed altri oggetti in esposizione. Il pavimento è a intarsi marmorei.

19- 20 – 21 – 22 – 23 – Sale del Rinascimento fuori Firenze

Le stanze, che si trovano sul braccio est, custodiscono opere di varie scuole, comprese quelle straniere. Qui si rileva lo spirito didattico del museo, sviluppatosi nel corso del Settecento tramite mirate e specifiche integrazioni, a testimoniare le ricerche nei filoni più importanti della pittura.

19 – Sala Armeria (ex America)

Sulla volta di questa stanza sono raffigurate le Allegorie di Firenze e della Toscana realizzate nel 1665 da Agnolo Gori. Sulle pareti sono esposte opere della pittura toscana, umbra, forlivese, emiliana e marchigiana con capolavori di pittori tra cui gli stessi incontrati nella sala di Leonardo e cioè: Pietro Perugino, Luca Signorelli, Piero di Cosimo e Lorenzo di Credi.

20 – Sala del Dürer

L’adorazione dei magi, cm. 100 x 114
L’adorazione dei magi, cm. 100 x 114

In questa stanza sono custodite cinque opere di Albrecht Dürer, grande esponente del Rinascimento tedesco, tra cui segnaliamo l’Adorazione dei Magi realizzata nel 1504. In essa sono esposte anche composizioni di Lukas Cranach, compresi i famosi pannelli con Adamo ed Eva dipinti nel 1528. Sul soffitto appaiono affreschi con grottesche cinquecentesche e  vedute di Firenze del Settecento.

21 – Sala della pittura veneta

Giovanni Bellini detto il Giambellino: Allegoria sacra
Giovanni Bellini detto il Giambellino: Allegoria sacra

Nella sala, la cui volta mostra affreschi di Ludovico Buti, sono custodite opere riferite alla pittura veneta di artisti come Giorgione, Carpaccio e Giambellino (Allegoria sacra). Qui si trova anche Cosmè Tura, un alto esponente della pittura del Quattrocento ferrarese con il suo San Domenico realizzato intorno al 1475.

22 – Sala dei fiamminghi e tedeschi del Rinascimento

Madonna col Bambino dal Trittichetto Portinari di Memling
Madonna col Bambino dal Trittichetto Portinari di Memling

In questa stanza, anche qui col soffitto decorato da Ludovico Buti, sono esposte testimonianze del fortunato periodo di scambi tra Firenze e le Fiandre avvenuto nel corso del Quattrocento, tra cui si ricordano opere di artisti come  Hans Memling (Ritratti del Trittichetto Portinari), Albrecht Altdorfer (Regensburg, 1480-1538, fondatore della Scuola Danubiana, famoso per le sue raffigurazioni religiose esaltate dal fascino della natura), e Hans Holbein il Giovane. Non a caso sono esposti anche dipinti di Antonello da Messina, un pittore italiano assai vicino alla pittura fiamminga, con la Madonna col Bambino e angeli reggicorona e il San Giovanni Evangelista, realizzati intorno al 1470-75.

23 – Sala dei maestri del Nord Italia

Madonna in Adorazione del Correggio
Madonna in Adorazione del Correggio

In questo ambiente – nato per ospitare strumenti da guerra, la cui volta mostra affreschi di Ludovico Buti raffiguranti officine per polvere da sparo e inespugnabili fortezze – sono esposte le opere di artisti attivi nel Nord-Italia. Tra questi segnaliamo la Madonna in adorazione ed una Madonna col Bambino del Correggio, nonché un pregiato trittico del Mantegna (per l’appunto denominato Trittico degli Uffizi con L’adorazione dei Magi – L’Ascensione – La Circoncisione). Altri artisti da non perdere sono i lombardi, seguaci della pittura leonardesca.

24 – Gabinetto delle miniature

Una stanza chiusa e non squadrata, a pianta ellissoidale sin dal 1872 e godibile soltanto dall’esterno, in cui sono esposte centinaia di miniature (soprattutto ritratti) appartenenti alla collezione dei Medici.

I due corridoi:

Corridoio sull’Arno

In questo ambiente, che si affaccia a sud sul fiume con le meravigliose vedute di Ponte Vecchio e delle colline limitrofi, è custodita la migliore collezione dell’antica statuaria, tra cui è doveroso segnalare le copie romane di statue ellenistiche. I soffitti sono decorati nella quasi totalità con affreschi a tema sacro, realizzati da Giuseppe Nicola Nasini e Giuseppe Tonelli tra il 1696 e il 1699 su commissione di Cosimo III. Le prime due campate(sempre del soffitto), invece , ove appaiono grottesche ed un finto pergolato, furono eseguite nel Cinquecento. Tra le statue esposte ci sono le copie dell’Alessandro morente e di un Amore e Psiche: la prima è una riproduzione ellenistica da un originale di Pergamo, mentre la seconda è di fattura romana da un originale ellenistico. Nello spazio appartenente ad entrambi i corridoi sono esposte statue del tipo Olympia (IV e I secolo), che più o meno ricalcano la Venere seduta di Fidia. Altre importanti statue di questo tratto di collegamento tra corridoi sono: la Fanciulla seduta pronta alla danza (II secolo a. C.), un’antica copia in marmo nero di un Marte del V-IV secolo a. C. E, un frammento in porfido di Lupa e un Dionisio con satiro.

 Corridoio ovest

Il corridoio ovest, che una volta ospitava le officine dell’artigianato, è oggi una vera e propria galleria ove continua la collezione statuaria classica, soprattutto romana, fatta pervenire in gran parte al tempo di Cosimo III. Qui è possibile ammirare le due  statue di Marsia (rosso, bianco), poste frontalmente, ed altre pregiate sculture di artisti romani tratte da originali ellenistici. Continuando il percorso si incontra una copia del Discobolo di Mirone ed un pregiato Mercurio tratto da un originale di Prassitele. Da non perdere, presso il vestibolo d’uscita, il busto di Caracalla che tanto ispirò le posture di Cosimo I de’ Medici per i propri ritratti. Altre opere sono un Musa del IV secolo a. C., un busto di Apollo con la cetra, la Venere celeste, la Nereide sull’Ippocampo, il Nerone bambino. Infine, in fondo al corridoio, si incontra un’opera di epoca medicea: la riproduzione del Laocoonte realizzata da Baccio Bandinelli su commissione di Cosimo I. Gli affreschi del soffitto (fra cui quelli delle 12 campate distrutti da un incendio) furono realizzati tra il 1658 e il 1579, da Angelo Gori, Cosimo Ulivelli, Jacopo Chiavistelli e altri artisti su richiesta di Ferdinando II de’ Medici. La completa reintegrazione decorativa della parte distrutta fu realizzata nel 1762 da Giuseppe del Moro, Giuseppe Terreni e Giuliano Traballesi.

25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33 – 34 – Sale del Cinquecento

La "Venere di Urbino" di Tiziano
La “Venere di Urbino” di Tiziano

Queste sale, dalla n° 25 alla n° 34, mostrano i capolavori del Cinquecento.

La prima di queste stanze, la n° 25, è dedicata a Michelangelo ed ai pittori fiorentini. In essa è esposto il Tondo Doni del grande artista, un’opera dal carattere fortemente innovativo sia nella struttura compositiva che nel cromatismo, affiancato da dipinti della Scuola di San Marco (Fra’ Bartolomeo, Mariotto Albertinelli), dalla monumentalità assai più pacata da cui trassero, Raffaello e lo stesso Buonarroti.

Nelle sale sale 26 e 27, in riallestimento, erano ospitate le opere di Raffaello, Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto e Pontormo, attualmente esposte nelle “Sale rosse” ubicate al primo piano.

La n° 28 mostra le opere di pittori veneziani come Tiziano Vecellio (una serie nudi e ritratti, tra i quali si evidenziano Flora e la Venere d’Urbino) e Sebastiano del Piombo .

Nelle due sale che seguono, la n° 29 e la 30, si possono ammirare pregiati dipinti di pittori emiliani, tra cui segnaliamo Amico Aspertini, Dosso Dossi, il Parmigianino (con la Madonna dal collo lungo), Ludovico Mazzolino ed il Garofalo.

Nelle sale 31 e 32 sono custodite opere di artisti veneti tra cui spiccano quelle del Veronese. Vi sono anche capolavori del Tintoretto, di Paris Bordone, dei Bassano ed altri.

La n° 33 per la sua caratteristica pianta, stretta e spezzata, viene conosciuta come “Corridoio del Cinquecento”. In essa sono presenti dipinti di più piccolo formato: ritratti, opere erotiche, ed altre capziose composizioni degli artisti che decorarono lo studiolo di Francesco I in palazzo Vecchio. Interessanti sono anche alcuni lavori di pittori che aderirono alla Controriforma.

Infine si arriva alla sala degli artisti lombardi, la n° 34, ove si trovano le opere dei più grandi esponenti della della pittura attivi in Lombardia nel corso del Cinquecento, tra le quali segnaliamo la Susanna e i vecchioni di Lorenzo Lotto e dipinti di altri pittori come Giovanni Girolamo Savoldo e Giovanni Battista Moroni. Seguendo ancora l’itinerario, prima della sala n° 35 troviamo l’accesso al Corridoio Vasariano, un percorso che mette in comunicazione la Galleria degli Uffizi con Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti.

La sala n° 35

Questa è dedicata a Federico Barocci e ai pittori attivi in Toscana che aderirono alla Controriforma. Del Barocci ricordiamo la maestosa pala della Madonna del Popolo.

36 – 37 – 38 – 39 – sale in in riallestimento

Le sale dalla n° 36 alla 39 in data odierna (2014) sono in ristrutturazione.

Sala n° 40

Qui vi sono esposte opere pittoriche e statuarie.

Sala n° 41

In precedenza si trovavano opere di Rubens; attualmente è usata come deposito.

Sala n° 42

La bellissima sala 42, realizzata intorno alla fine del XVIII secolo dall’architetto Gaspare Maria Paoletti, ospita le famose statue romane, copie di originali ellenistici, del Gruppo dei Niobìdi. Sulle pareti pendono quadri di grandi dimensioni, tra i quali segnaliamo due tele di Rubens (appartenenti all’incompiuto ciclo pittorico commissionato all’artista da Enrico IV di Francia) e i dipinti di Giuseppe Grisoni e Sustermans.

Sala n° 43

Questo ambiente, che prima era dedicato alle opere seicentesche nazionali ed europee, attualmente non comprende artisti stranieri (trasferiti al primo piano nelle sale blu). Qui compaiono il Guercino, Annibale Carracci, Mattia Preti, Bernardo Strozzi, Domenichino e altri.

La sala n° 44

La n° 44 è dedicata a Rembrandt ed alla pittura fiamminga ma attualmente è chiusa per riallestimento.

Sala n° 45, detta Sala del Settecento

Qui sono esposte opere del Settecento italiano, tra le quali ricordiamo quelle di Tiepolo, Canaletto, Guardi, Rosalba Carriera, Giuseppe Maria Crespi ed Alessandro Magnasco.

46 – 47 – 48 – 49 – 50 – 51 – 52 – 53 – 54 – 55 – Sale blu (primo piano)

Istituite intorno alla fine del 2011, le “Sale blu” ospitano le opere del Seicento e del Settecento di pittori stranieri. Nella n° 46 appaiono dipinti di artisti spagnoli quali El Greco, Velázquez, Goya; nella 47 è esposta la pittura della Scuola di Leida, nella 48 (come pure nella 51) quella dei pittori francesi (Chardin, Le Brun, Boucher, Vouet). La sala n° 49, con Rembrandt, è dedicata ad Amsterdam, mentre la 50 all’Aia. La 52 (come anche la 55) ai Paesi Bassi (Jan Brueghel il Vecchio, Rubens, van Dyck, Teniers e Bril), la 53 alle città Delft e Rotterdam, mentre la 54 ad Haarlem e Utrecht.

56 – 57 – 58 – 59 – 60 – 61 – 64 – 65 – 66 – Sale rosse

Madonna delle arpie
Andrea del sarto: Madonna delle arpie, Uffizi

Le nove sale, dalla 56 alla 61 e dalla 64 alla 66, sono state istituite nel 2012. In esse sono presenti opere di pittori fiorentini, soprattutto quelli del Tardo-Rinascimento. Nella n° 56 si possono ammirare anche opere scultoree ellenistiche, compresi una Venere accovacciata, il Torso Gaddi e un Niobide. Nelle sale n° 57 – 58 – 59 appaiono le opere di Andrea del Sarto (tra cui tre rare pitture monocromatiche nella 58, realizzate in occasione del carnevale del 1513, la famosa Madonna delle Arpie e la Dama col cestello di fusi) e suoi seguaci (59). Nella n° 60 sono esposti quadri di Rosso Fiorentino, mentre nella 61 quelli di Pontormo. Le sale successive, legate alla pittura a sfondo religioso (64) e al rapporto con la famiglia de’ Medici (65), sono dedicate al Bronzino: da segnalare il Cristo morto con la Madonna e Maddalena, la Sacra famiglia con San Giovannino ed i celebri ritratti di famiglia (interessanti sono il Ritratto di Eleonora da Toledo col figlio Giovanni ed il Ritratto di Bia di Cosimo de’ Medici). La sala n° 66 ospita le opere di Raffaello, tra le quali si ricorda la celeberrima Madonna del Cardellino.

62 – 63 – Sale Ademollo

Le sale 62 e 63, nonostante siano state strutturalmente portate a compimento nel giugno del 2012, sono ancora da allestire in via definitiva con le opere di Giorgio Vasari ed Alessandro Allori. Attualmente sono adibite per manifestazioni temporanee.

64 – 65 – 66 – Sale rosse (si veda sopra)

Verone sull’Arno

Dopo le Sale rosse si arriva al Verone sull’Arno che si affaccia, oltre che sul fiume, sul piazzale della Galleria. Qui è custodito il Vaso Medici da Villa Medici, una scultura risalente alla seconda metà del I secolo a. C. con alla base un episodio a bassorilievo dove gli eroi Achei si preparano alla partenza per la guerra di Troia. Di particolare importanza sono anche Marte Gradivo di Bartolomeo Ammannati ed il Sileno con Bacco fanciullo di Jacopo del Duca (tratto da una copia romana, attualmente conservata al Louvre, di un bronzo del IV secolo, probabilmente di Lisippo).

Sale di Caravaggio e dei suoi seguaci (pittori caravaggeschi)

Il sacrificio di Isacco, cm. 104 x 135, Uffizi, Firenze.
Il sacrificio di Isacco, cm. 104 x 135, Uffizi, Firenze.

Le ultime sale del museo, che si trovano a piano terra, lato est, sono dedicate alle opere di Michelangelo Merisi (Caravaggio), dei suoi seguaci e di Guido Reni. Istituite nel 1993 e poi riallestite in altre sale più a nord negli anni duemila, non sono ancora state numerate e non avranno numero fin quando non sia stato portato a compimento l’intero lavoro di innovazione degli ambienti. Le opere di Caravaggio nella Galleria degli Uffizi, poche e nella maggior parte realizzate nel periodo giovanile,  rappresentano chiaramente lo sviluppo dello stile del maestro: tra queste ricordiamo il Bacco e la Testa di Medusa. Una più specificata affinità con il linguaggio maturo del Merisi si evidenzia invece nel Sacrificio di Isacco, dove il gesto violento viene miracolosamente bloccato dall’angelo protettore. Gli artisti caravaggeschi esposti nelle sale sono: Artemisia Gentileschi, Bartolomeo Manfredi, Battistello Caracciolo, Gherardo delle Notti, il Rustichino, Nicolas Regnier, lo Spadarino e Matthias Stomer.

Gabinetto dei disegni e delle stampe

La ricca raccolta di arti grafiche, tra le maggiori al mondo, si trova al primo piano presso i locali ove una volta si trovava il Teatro Mediceo. La sede, che in precedenza era esterna, fu integrata agli Uffizi intorno al 1700. Della struttura del teatro attualmente rimane soltanto il prospetto all’altezza dello scalone, ove appaiono tre opere scultoree: il busto di Francesco I de’ Medici (al centro), la copia romana di una Venere del V secolo a. C. e una statua ellenistica raffigurante un corpo femminile. La raccolta – abbozzi, disegni, stampe e ogni altro genere di grafica – comprende circa 150.000 opere, realizzate dalla fine del Trecento allo scorso secolo. Qui sono conservate  le testimonianze di monumentali opere di maestri come Michelangelo e Leonardo.

Collezione Contini Bonacossi

Madonna di casa Pazzi
Madonna col Bambino e santi, cm. 290 x 212, affresco staccato, anno 1444, Collezione Contini-Bonacossi, Firenze.

Accedendo da via Lambertesca, nel loggiato di destra, si entra in contatto con la straordinaria raccolta Contini Bonacossi lasciata in dono agli Uffizi intorno alla fine dello scorso secolo, un’integrazione che viene considerata come il più importante accrescimento del museo degli ultimi cento anni. Qui si possono ammirare, oltre le monumentali opere di eminenti artisti toscani (pittori e scultori), le maioliche antiche, il mobilio e le terrecotte robbiane. Fra le opere pittoriche si segnalano una Maestà della bottega di Cimabue, la Madonna di casa Pazzi di Andrea del Castagno (intorno al 1445 ), la Madonna della Neve del Sassetta (intorno al 1432) e il San Girolamo del Giambellino (intorno al 1479).

Navata della ex-chiesa di San Pier Scheraggio

Della chiesa in esame, che si trovava presso Palazzo Vecchio, rimangono soltanto diverse arcate e una navata che attualmente è parte integrante degli Uffizi, adiacente alla ex biglietteria.

La sala di San Pier Scheraggio, in cui vengono allestite mostre temporanee, è spesso usata per conferenze.

Sala delle Reali Poste

Questa sala, situata nella parte destra al piano terreno, viene usata dall’associazione Amici degli Uffizi che via via prepara spettacoli a ingresso gratuito, con opere temporaneamente prelevate dai depositi.




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