Velazquez, L’entrata della grotta a Villa Medici di Roma

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez

L'entrata della grotta a Villa Medici di Roma, Madrid Prado (cm. 42)
L’entrata della grotta a Villa Medici di Roma, Madrid Prado (cm. 42)

Sull’opera: “ENTRATA DELLA GROTTA NEL GIARDINO DI VILLA MEDICI A ROMA è un quadro autografo di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1650 (data non certa ma più probabile), misura 48 x 42 cm. ed è custodito al Prado di Madrid.

L’arco che poggia su un architrave supportato da colonne, un motivo palladiano raramente usuale in Spagna, affascinò Velàzquez durante il suo secondo soggiorno romano: l’architettura — ancor oggi esistente e praticamente identica — viene ancora attribuita ad Ammannati; il motivo è tipico dell’architettura manieristica.

 Sulla destra in una nicchia domina una virile statua, appartenente alla serie dei Niobidi, che per l’appunto guarnivano con maestria tali cavità. Si sa con certezza, (lo cita, fra glia altri, Palomino), che l’artista alloggiò a villa Medici, sotto la raccomandazione di F. Niccolini, al segretario di Stato (nel periodo, A. Cioli), datata 20 aprile 1630: “… Il S.r Co. di Monterei voleva ch’io facesse dar stanze, al giardino della Trinità de’ Monti, a un pittore del Re venuto qui, che di ritratti al naturale, — secondo mi si dice — è esquisitissimo, a fin che vi si possa trattener tutta l’estate”. Tuttavia per Palomino non esisteva né l’opera in esame e neanche il pendant N° 103 tra quelli che Velázquez riportò in Spagna dai sui due soggiorni romani. _Secondo lo studioso Gerstenberg (1957) le due opere avrebbero fatto parte di una serie di quattro paesaggi acquistati da J. de Villanueva nel 1634 dallo stesso Velázquez per donarli a Filippo IV. Nel 1666 entrambe le opere sono già inventariate all’Alcazar di Madrid e si trovano al Museo del Prado dal 1819. Nel quadro non si respira il solito realismo paesaggistico alla Momper o Jodocus di cui era solito Velázquez ma un realismo realizzato in piena libertà, vivo e pungente anticipando Corot, soprattutto per i giochi di luce e il peso delle ombre.




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