Vita artistica di Botticelli: la filosofia neoplatonica

Continua dalla pagina precedente: Botticelli nei primi anni di attività: biografia e stile” 

Pagine correlate all’artista: Biografia e stile di Botticelli Le opere – L’elenco delle opere – Il periodo artistico – La critica – L’artista dalle Vite di Giorgio Vasari (pdf) – Bibliografia.

Anche per il Botticelli la teoria neoplatonica fu un efficace contributo ad una rivalutazione dell’antica cultura.

Tali principi riuscirono a risanare in gran parte la frattura creatasi tra i primi umanisti e i sostenitori della religione cristiana, che disapprovavano ogni cosa dell’antichità perché pagana.

I neoplatonici, rinunciando a riproporre integralmente la “virtù degli antichi come modello etico” della quotidianità, scelsero la conciliazione tra gli ideali della cultura classica ed i principi della cristianità, ispirandosi – per l’appunto – a Platone ma anche alle idee di altri movimenti mistici tardo-pagani che approvavano la religiosità delle comunità pre-cristiane.

Tali filosofie influirono profondamente anche sulle arti figurative – e Botticelli non ne fu esente – così che le tematiche relative alla bellezza e all’amore erano sempre presenti e centrali: secondo il sistema neoplatonico l’amore poteva spingere l’uomo dal regno della materia a quello dello spirito.

In tal modo venne riabilitata totalmente la mitologia, le cui soggetti ottennero uguale dignità rispetto a quelli sacri, permettendo così una larga diffusione anche alle decorazioni a sfondo profano.

Venere, la figura più immorale dell’Olimpo pagano, fu presto reinterpretata dalla filosofia neoplatonica che stimolò gli artisti (tra questi lo stesso Botticelli) alla raffigurazione di tematiche, ad essa relative, non più ad esclusivo sfondo pagano ma in duplice tipologia: la Venere celeste, come simbolo dell’amore spirituale e la Venere terrena quale simbolo della passione e degli istinti.

Un altro tema che andava alla grande era la contrapposizione tra un principio superiore ed uno inferiore: Ercole, ad esempio, era sempre vincente contro i mostri, mentre Venere riusciva ogni volta ad abbonire Marte.

Tutte scene, queste, che simboleggiavano il contrasto continuo degli stati d’animo dell’uomo, sospesi tra vizi e virtù, che non è mai stato capace – e mai lo sarà – di conseguire la perfezione. In pratica, però, la sua tendenza è rivolta verso il bene, anche se i suoi istinti sfociano spesso nell’irrazionalità. Tale consapevolezza della propria gracilità crea così un dramma esistenziale – tipico dell’uomo neoplatonico – che sa di dover vivere sempre una condizione irraggiungibile.

Sandro Botticelli conobbe diversi filosofi neoplatonici, da cui trasse i principi fondamentali delle loro idee riuscendo, infatti, a raffigurare la bellezza da essi teorizzata, integrandola – a differenza di altri artisti a lui contemporanei, legati al medesimo ambiente culturale – con apporti caratteriali personali oscillanti tra il contemplativo ed il malinconico.

Nel 1474 all’artista fu commissionato un ciclo di affreschi per il Camposanto Monumentale di Pisa. Prima di iniziarlo avrebbe dovuto realizzare – come prova della sua abilità – una pala d’altare raffigurante l’Assunta.

Entrambe le commissioni non furono mai portate a compimento per ragioni sconosciute[Santi, citazione a pagina 86].

Continua nella pagina successiva: “Botticelli al servizio della famiglia de’ Medici“.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *