Blue Poles, Number 11 di Jackson Pollock

Action Painting e Dripping

Jackson Pollock è l’esponente più celebre della nuova arte americana del dopoguerra.

A partire dal 1943 mette a punto i mezzi per un nuovo modo di dipingere definito poi Action Painting (“pittura d’azione”). Prima di tutto elimina cavalletto e parete per lavorare sulla tela disposta sul pavimento.

Inizia inoltre a sperimentare la tecnica del Dripping (“sgocciolamento”), cioè intingendo larghi pennelli nel colore e lasciandoli sgocciolare con diversi movimenti della mano.

Sentirsi parte del quadro

Come egli stesso disse: <<Sul pavimento mi sento più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del quadro; posso camminarci intorno ed essere letteralmente dentro al quadro. Un metodo simile a quello degli indiani dell’Ovest che lavorano sulla sabbia>>.

Proprio le sorti degli indiani d’America, e nello specifico i Navajo, erano infatti oggetto di grande sensibilità da parte del pittore e dipingeva alla loro maniera utilizzando i più svariati materiali (pezzi di legno o stracci immersi nel colore, vernici, alluminio,  materiali da lanciare letteralmente sulla tela come sabbia, sassolini, pagliuzze…) abbandonando quasi completamente gli “attrezzi” classici del pittore.

Blue Poles: Number 11

Jacson Pollock: Blue Poles Number 11 ( 210 × 486,8 cm), anno 1952
Jacson Pollock: Blue Poles Number 11 ( 210 × 486,8 cm), anno 1952

Blue Poles: Number 11 (1952) è una delle tele più note dell’artista. La tela non ha né limite né cornice e il colore entra prepotentemente nel nostro spazio visivo riuscendo a far sentire lo spettatore parte del quadro, dando vita così alla pittura “all-over” (“a tutto campo”) .

La concezione tradizionale dello spazio pittorico viene infatti superata eliminando gli schemi compositivi e la sovrapposizione dei piani.

La presente opera (dimensioni 210 × 486,8 cm) fu realizzata dal pittore nel 1952 su commissione dell’architetto Tony Smith. Si trova attualmente nella National Gallery of Australia di Canberra.

Interpretazione

Osservando questa tela ci si immerge nel vortice di colori e segni creati dall’artista.

Pollock non segue nessun progetto , ma si fa semplicemente guidare dalla sua spinta creativa interiore.

Questa tela è chiaramente ispirata agli indiani d’America, infatti i pali sembrano non essere altro che dei totem indiani.

Ritengo che con quest’opera l’artista abbia voluto offrire omaggio a questo popolo rappresentando attraverso l’ingorgo di segni e colori confusi tra loro, l’inquietudine che ha dovuto subire, distrutto da guerre e violenza.

Credo che per descrivere questo quadro le parole più adatte siano crudo, reale e diretto perché rappresenta appunto una verità raccontata secondo l’idea, il sentimento e la capacità tecnica dell’artista.

Virginia Ciccariello




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