Arte della preistoria

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Arte della Preistoria:

L’istinto umano è sempre andato alla ricerca del bello. Quello che abbiamo oggi, è lo stesso istinto che avevamo ai tempi della nascita dell’umanità, e non è assolutamente mutato. Una sola differenza; prima ne facevamo più uso, oggi invece …… lo usiamo raramente  e senza neanche rendercene conto.

La prima domanda che ci viene spontanea prima di iniziare il meraviglioso cammino della storia dell’arte (in questo caso “frammenti di storia dell’arte”), è quella che riguarda la definizione stessa dell’arte: “Cos’è l’arte?” e poi “che significato ha per noi l’arte ?”  e poi ancora “l’arte nasce dalla razionalità o dall”istinto dell’uomo?”. Alla prima domanda penso si possa rispondere semplicemente asserendo che l’arte è semplicemente “creatività” in qualsiasi campo, nella costruzione di edifici, di sculture, pitture, mobili, tessuti e tutto ciò che la mente possa immaginare. Ognuno di noi può essere un artista, fornito di un, più o meno grande, potenziale creativo.

Alla seconda domanda è più difficile rispondere, dal momento che ognuno di noi sente l’arte in modo diverso. Dato che le opere d’arte sono perlopiù esposte nei musei, nelle gallerie, nei maestosi edifici, negli eleganti e ricchi salotti ……. possiamo rispondere con certezza soltanto ad una parte della domanda, ma se pensiamo allo scopo per cui sono nati certi capolavori che ci pervengono dall’antichità, ci accorgiamo che qualcosa non torna: certamente nell’età primordiale lo scopo di una nuova “creazione” non era la bellezza e l’armonia ma qualcos’altro che corrispondeva molto probabilmente alle effettive esigenze di organizzazione della vita di ogni giorno, di sopravvivenza, di culto ed anche di scaramanzia. C’era sicuramente la ricerca del bello, ma lo scopo non era proprio quello.

Alla terza domanda è ancora più difficile rispondere e si rientra in un dibattito che ha più o meno l’età della storia dell’arte: un eterno conflitto tra la razionalità e gli istinti provenienti dal profondo dell’anima. Una cosa però è certa: questi due fattori che si alternano continuamente, predominando l’uno sull’altro, rendono vivo ed alto il significato dell’arte.

ARTE DELLA PREISTORIA

Cavallo, 15000-10000 a.C. nella caverna di Lascaux in Francia
Cavallo, 15000-10000 a.C. nella caverna di Lascaux in Francia
La caverna di Lascaux in Francia
La caverna di Lascaux in Francia

Per arte della preistoria si intende l’espressione artistica di un lunghissimo periodo, della durata di circa un milione di anni, e terminato con la scoperta della scrittura. Le più lontane testimonianze di arte preistorica finora portate alla luce hanno un massimo di trentamila anni ed appartengono perciò al Paleolitico.

L’uomo delle caverne sente la necessità di apporre marchi indelebili con segni convenzionali (e non) per rappresentare il mondo naturale in cui è immerso. Nasce così, nell’era detta paleolitica superiore, l’affascinante arte che prenderà la denominazione di “Arte rupestre”: con essa sono rappresentate figure di animali molto ben definite nei loro dettagli, di uomini ed anche di cose astratte, ancora oggi per noi indecifrabili (forse lo erano anche per gli stessi autori, attratti dal fascino dell’irreale). Misurati intagli con andamenti curvilinei, retti e dalle più svariate forme geometriche eseguite su legno e su osso, sculture su pietre precariamente preparate, su rudimentali ceramiche  e su altre cose alle quali era destinato il normale uso quotidiano, ci rivelano che l’indagine sulla bellezza è sempre esistita.

La maggior parte dei beni artistici creati dall’uomo della preistoria s’è persa, perché purtroppo realizzata su supporti soggetti a consumarsi nel tempo, come ad esempio cortecce di alberi, legni di vario genere, pelli o fiancate rocciose esposte alle intemperie. Rimangono perciò pochi resti della lunga evoluzione dell’arte rupestre. L’elemento distintivo del periodo iniziale è il bisogno di marcare il dominio di una zona lasciando impronte con qualsiasi mezzo a disposizione, con le mani, i piedi ed anche i denti. Quando la caccia diviene l’occupazione dominante, alle impronte, seguono le incisioni realizzate con arnesi molto più funzionali: schegge ben lavorate di litio e scalpelli di selce. Anche le rappresentazioni con le pitture hanno il loro sviluppo e con il passare del tempo migliorano per le scoperte di nuovi procedimenti naturali, infatti gli uomini iniziano ad impiegare tinte sempre più variegate ricavate direttamente dalla natura come le terre, i vari tipi di carbone e gli estratti di erba.

Manufatti artistici risalenti all'Età della Pietra
Manufatti artistici risalenti all’Età della Pietra
Bisonte, 15000-10000 a.C. caverna di Altamura in Spagna
Bisonte, 15000-10000 a.C. caverna di Altamura in Spagna

L’arte dell’uomo primitivo prevalentemente cacciatore-pescatore appartenente al Paleolitico superiore deriva prevalentemente da incerte esigenze di tipo scaramantico: simboleggiando il duello con l’animale, esso pensa di garantirsi così l’esito positivo nella caccia (in questo senso poco o nulla è cambiato ai nostri tempi). Quando poi l’artista cacciatore, si trasformerà in coltivatore – nel Neolitico – scompariranno le tecniche e la cultura del gusto relative alla caccia e la sua concezione del mondo diverrà molto più statica: l’arte rupestre si ridurrà piano piano fino alla sua completa scomparsa per lasciare il posto alla scrittura ed alla rappresentazione figurativa su supporti non parietali ma mobili, preparati per tali scopi. L’espressione visuale dei capolavori rupestri arrivati a nostri giorni, si presenta come una forma di divulgazione del messaggio, che mette insieme il più pregiato archivio della storia della prima evoluzione dell’umanità. Purtroppo questi reperti sono pochi ed un’alta percentuale di essi risente fortemente l’effetto del tempo trascorso.

L’ordine cronologico delle date dei reperti artistici della preistoria è sempre stato oggetto di moltissime discussioni. Oggi esistono due diversi orientamenti relativi al metodo di assegnazione dei reperti artistici ai periodi della preistoria: il primo è legato alle tecniche di lavorazione che lentamente si sviluppavano nei secoli, mentre l’altro è legato ai vari stadi socioeconomici, che trasformandosi nel tempo, fanno cambiare anche i linguaggi ed i temi delle varie rappresentazioni artistiche. Queste rappresentazioni contengono generalmente figure di animali, figure umane, simboli ed ideogrammi, armi ed attrezzi, topografie, rappresentati in supporti mobili o parietali. Il soggetto “animale” è quello più rappresentato. Le opere preistoriche sono anche preziosissime testimonianze della fauna vivente in quel periodo.

Frammenti

  • L’arte considerata preistorica è quella appartenente a due lunghissimi periodi: il Preistorico, il Paleolitico fino ad arrivare all’età del bronzo

  • L’arte preistorica rappresenta prevalentemente la vita quotidiana

  • I primi prodotti d’arte che ci giungono appartengono all’età della pietra

  • L’arte preistorica paleolitica ha carattere magico e propiziatorio con tematiche che cercano collegamenti con  la divinità

  • Gli animali raffigurati sono prevalentemente quelli che danno la sussistenza alimentare e sono di utilità quotidiana.

  • Sono del Neolitico le costruzioni come i cromlech, i dolmen ed i menhir:

    • I menhir sono strutture tutte di un pezzo con un solo masso piantato verticalmente nel terreno

    • I dolmen hanno strutture di tre elementi, con due monoliti di sostegno piantati nel terreno ed uno di copertura,

    • I Cromlech hanno più strutture “composte”. Sono un insieme di costruzioni dolmen predisposti in circonferenza.




Arte rupestre

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Arte rupestre:

La varietà della forma, del tema e del linguaggio esiste certamente nell’arte rupestre. Possiamo dire con certezza che l’uomo ha sempre avuto dentro di sé tutte le forme di creatività che abbiamo oggi.

Glifo di uomo-uccello su pietra, Cultura litica che durerà fino al Medioevo (Isola di Pasqua)
Glifo di uomo-uccello su pietra, Cultura litica che durerà fino al Medioevo (Isola di Pasqua)
Incisioni rupestri: vulve e falli XV-VIII millennio a.C:. fase dei cacciatori
Incisioni rupestri: vulve e falli XV-VIII millennio a.C:. fase dei cacciatori

Molte sono le caratteristiche da prendere in considerazione nell’arte rupestre: le rappresentazioni delle figure umane sono sempre vaghe e generalizzate, salvo qualche rara personalizzazione, mentre le vedute paesaggistiche sono semplici e toccanti, con ambienti agresti arricchiti di vegetazione di vario genere. Nella grande maggioranza delle opere rupestri ritrovate, gli enormi animali sono sempre raffigurati senza l’uomo, mentre quelli piccoli sono sempre accompagnati da presenze umane che variano di numero. Nelle rappresentazioni arcaiche europee gli animali grandi sono spesso bisonti e cavalli, mentre in quelle africane elefanti e giraffe.

Impronte di mani sinistre (probabilmente di donna) positive e negative, X millennio a.C. Patagonia, Chubut, Pinturas
Impronte di mani sinistre (probabilmente di donna) positive e negative, X millennio a.C. Patagonia, Chubut, Pinturas
Figura di animale e cacciatore con bovidi, cervi e stambecchi, VI-iV millennio a.C. Cueva de la Veja, Spagna
Figura di animale e cacciatore con bovidi, cervi e stambecchi, VI-iV millennio a.C. Cueva de la Veja, Spagna

L’arte rupestre ha origine nel Paleolitico superiore. Nel continente africano, più a sud del deserto del Sahara, in Tanzania, sono custodite, in caverne di granito e in gallerie di arenaria o su pareti laviche lisce, pitture monocromatiche gialle, nere e graffiti dei cacciatori primitivi all’opera. A queste sono sovrapposte altre opere in policromia appartenenti ad epoche posteriori: segni ideografici e pitture, segni impressi con le mani, figure umane sporadiche e di piccole dimensioni con enormi animali – generalmente in coppia – spesso elefante e giraffa. Altre testimonianze di questa grande arte si trovano nel Nord-Africa, allora densamente popolata, con pitture e incisioni su pareti all’aperto, ai piedi di massicci (Tibesti, Tassili), oggi purtroppo perduti in vastissimi deserti.

L’arte parietale si trova nelle zone provviste di grotte ed altri tipi di ripari: aree della Francia, Portogallo, Romania,  Russia e pochissime in Italia. Si pensa che appartengano al Paleolitico superiore antico le rappresentazioni sessuali in linguaggio realistico e le sagome di animali intensamente incisi che si trovano a La Ferrassie, Castanet in Francia. In questo tipo di pittura si impiegavano ocre di vario genere con gradazioni gialle, rosse, viola e nero di biossido di manganese, stemperati in grassi e stesi sui supporti impiegando dita, bastoncini ed anche pennelli rudimentali a pelo di animale. Nel periodo “arcaico”  iniziale comparvero bassorilievi in cui le figure animali e quelle umane erano descritte rispettando precisi canoni di stile. Nelle Americhe, si trovano testimonianze a Seminoie Canyon nel Texas in grotte e ripari piene di impronte di mani “in negativo”.

Processione umana stilizzata (probabilmente officiante un rito), V-I millennio a.C. Fase dei cacciatori evoluti nella fase evoluta
Processione umana stilizzata (probabilmente officiante un rito), V-I millennio a.C. Fase dei cacciatori evoluti nella fase evoluta

In Africa, ai primi cacciatori seguirono coltivatori primitivi di frutti spontanei, con raffigurazioni umane nell’atto di danzare, alberi, frutti e tutto ciò che si trova natura. La fase dei cacciatori comprendente tutta la loro evoluzione, durò in Africa, a sud del Sahara, dal 5000 al 1000 a.C. circa, ed utilizzò un linguaggio “realistico e dinamico”. Erano preferiti quasi sempre gli elefanti abbinati alle capre, e le giraffe. In Europa, ed in particolar modo nel Levante della Spagna e in Italia, si sviluppò un linguaggio pittorico naturalistico e allo stesso tempo statico, rappresentando grossi animali di chiara provenienza africana. Nella penisola scandinava ed in Siberia, agli animali ed alle figure umane si aggiunsero mezzi di trasporto fluviale. In Australia, le raffigurazioni con disegni di copulazioni idealizzate, erano legate al proseguimento dell’opera pittorica dei coltivatori arcaici. Nel Nord America è da segnalare lo stile di “Little Arm” nello Yukon.

Ideogrammi nelle incisioni rupestri (XII-V millennio a.C. Sud Australia
Ideogrammi nelle incisioni rupestri (XII-V millennio a.C. Sud Australia

L’arte parietale scomparve completamente quando finì la sua funzione di comunicazione, ma tutte le sue conoscenze ed i linguaggi espressivi si trasferirono nell”arte vascolare. In Sud Africa, le pitture si trovano in caverne, alte e sotterranee, dove dovevano essere sepolti i corpi dei cacciatori-coltivatori. Nel Nord Africa, i graffiti più antichi sono semplici tratti raffiguranti sagome in stile naturalistico di sporadiche figure umane e di animali ormai estinti o trasferitisi altrove come elefanti, rinoceronti e coccodrilli. I graffiti più recenti rappresentano vacche, cani, pecore e capre,perché l’uomo cacciatore primitivo e coltivatore cedette il passo all’uomo dedito alla pastorizia. In Egitto, i graffiti più antichi avevano un linguaggio di carattere nettamente naturalistico con rappresentazioni di barche fluviali.

Frammenti

  L’uomo “Sapiens”  ha per primo saputo progettare una figura dove prima non vi era nulla.

  Le varie associazioni culturali svizzere, francesi ed italiane, tra le quali il GAC, stanno realizzando una metodica comune rivolta alla schedatura,a livello internazionale, delle Alpi Occidentali.

  Le uniche opere che ci pervengono dalla preistoria sono su supporto litico.

 L’arte parietale ha prevalentemente come tematica l’animale.

 Nel Paleolitico la simbologia delle figure umane è assente. Compariranno nel Mesolitico.

  Nel Sahara algerino ed in Spagna sono state scoperte pitture su roccia all’aperto.

 Nell’età del rame le immagini hanno già la loro caratterizzazione. Nasce lo stile. Nell’età del bronzo le immagini si differenziano.

Nell’età del ferro: guerrieri armati e scene di duello.




Arte vascolare

Pagine correlate: Arte rupestre – Arte mobiliare.

Arte Vascolare:

Il vaso ha sempre affascinato l’uomo, l’ha sempre ispirato alla sua decorazione, l’ha sempre spinto a cercare forme rappresentative diverse ….. ed ancora oggi continua a contribuire allo sviluppo di inedite forme, che rafforzano ulteriormente gli stimoli alla creatività …..

Quella che oggi chiamiamo Arte vascolare è l’arte appartenente al neolitico. In Cina, con la cultura di Peiligang nel VII-VI millennio a.C. si fabbricarono a livello artistico i primi vasi di terracotta alquanto semplici, seguiti da altri con superfici intensamente decorate raffiguranti pesci e moltissimi altri animali.

Vaso Guan in terracotta decorato con forme stilizzate di animali, Cultura Yangshao, Cina, Neolitico (V-IV) millennio, Henan, Miadigou
Vaso Guan in terracotta decorato con forme stilizzate di animali, Cultura Yangshao, Cina, Neolitico (V-IV) millennio, Henan, Miadigou
Vaso Guan in terracotta decorato con forme stilizzate di animali, Cultura Yangshao, Cina, Neolitico (V-IV) millennio, Henan, Miadigou

Le figure non erano legate a significati simbolici, ma avevano lo scopo di far spostare l’attenzione sulle stesse decorazioni, ricche di contrasti coloristici e con sfondi un po’ meno vivaci. Il vaso così configurato assumeva un significato spaziale, e i temi in essi raffigurati, pur essendo quegli stessi dell’arte parietale, prendevano valenze del tipo più svariato. Il vicino Medio Oriente, risentendo fortemente dell’influsso cinese, incominciò nel VI millennio a. C., dapprima in ambito familiare, la sua produzione di ceramica a livello artistico, inizialmente elementare e di color bruno con bocca tonda, adornata con conchiglie applicate in concavo o in sporgenza, poi utilizzando temi geometrici e figurativi, ed in seguito con forme e linguaggi arricchiti dalla creatività.

Nel continente africano, la prima ceramica povera, mischiata in fase di fabbricazione con paglia e decorata con temi figurativi, apparve a Merimde e poi Fayyum in Egitto nel V millennio a.C. In Europa, le prime lavorazioni in ceramica con superficie liscia, furono elemento distintivo dei brachicefali alpini nelle zone della Svizzera, Italia settentrionale e Francia orientale. Quella con la decorazione a nastro si propagò estendendosi fino all’Alsazia e al Belgio.

La ceramica decorata, nata nel IV millennio a. C. si era intensamente diffusa e si trovava dovunque, dalla Cina all’Europa centrale e la cultura del bicchiere a forma di calice, guarnito di fasce stampate con pettini o rotelle, incominciava ad espandersi a macchia d’olio dalla Spagna per tutto il continente.

Nel Nuovo Mondo, il Neolitico iniziò nel IV millennio a.C. e la prima lavorazione della ceramica incominciò nelle culture più avanzate con esplosive conseguenze di diffusione.

Frammenti

La ceramica nasce nel Neolitico.

In Sicilia e nelle regioni del bacino mediterraneo, nel IV millennio a.C., già esiste la ceramica con decorazione impressa, ma è probabilmente nata in Siria ed Asia Minore.

Nelle grotte dell”Uzo e del Kronio (Sciacca) in Sicilia abbiamo le testimonianze della ceramica più antiche.

Nei pressi di Centuripo (Enna) è stato trovato un frammento con volto umano modellato a rilievo.

La cultura denominata “Diana” appartiene all’alto Neolitico (il nome deriva da un villaggio trovato a Lipari nella contrada Diana.




Arte mobiliare

Pagine correlate: Arte vascolare – Arte degli antichi regni.

L’ARTE MOBILIARE:

Nell’arte dell’uomo preistorico predominavano i falli e le vulve. Questi erano naturalmente il simbolo della fertilità. Anche i vari generi di animali, che venivano raffigurati sui più svariati supporti e nelle più variegate forme di linguaggio artistico, facevano riferimento all’uno o all’altro sesso. Elefante e cavallo rappresentavano la virilità maschile, mentre mammut e giraffe rappresentavano il genere femminile.

Dell’arte mobiliare si sa che nasce nel lontanissimo Paleolitico inferiore (tra i 720000 e i 120000 anni a.C.) e che, protraendosi per tutto il periodo Paleolitico medio (tra i 120000 e i 40000 anni a.C.), arriva ad invadere gran parte del Paleolitico superiore (tra i 40000- e i 10000 anni a.C.).

Propulsore in osso a cavallo rampante del XIII millennio a.C. Bruniquel, Francia
Propulsore in osso a cavallo rampante del XIII millennio a.C. Bruniquel, Francia
Venere di Savignano, Roccia serpentinosa del XVIII-VIII millennio a.C., Modena
Venere di Savignano, Roccia serpentinosa del XVIII-VIII millennio a.C., Modena

Già veniva praticata l’arte della scultura e dell’incisione. La materia prima era l’osso che veniva inciso con linee, spesso parallele o incrociate tra loro ed a zigzag, in maniera rozza e grossolana usando arnesi costruiti appositamente con materiali come pietre, denti di animali e tutto ciò che si trovava di duro in natura. Attraverso tutto il periodo del Paleolitico superiore si ebbe il massimo sviluppo espressivo dell’arte mobiliare, in cui Leroi-Gourhan configurò ben quattro tipi diversi di linguaggi espressivi, dall’aurignaziano al maddaleniano:

  • 1. primitivo, con ricche raffigurazioni di simboli sessuali e sagome di ogni genere di animale;
  • 2. primitivo, con un’immensa quantità di statuette, che rappresentavano la donna;
  • 3. arcaico, con la stragrande maggioranza di opere eseguite tramite incisione su placche, poche con piccole sculture generiche (tutte testimonianze lasciateci dall”Europa occidentale) o piccole sculture raffiguranti il genere umano ed il mondo animale (Europa orientale);
  • 4. classico, con una grandissima quantità di piccole opere scultoree lavorate e rifinite in maniera  molto accurata sia per anatomia che per senso di morbidezza e movimento.

Le “Veneri”, create soprattutto come feticci di fecondità più che come incarnazioni della femminilità, erano i soggetti che più frequentemente realizzavano gli “scultori” dell’arte mobiliare per tutta la durata del periodo Paleolitico.

Bisonte in osso intagliato del XIII millennio a.C. Dordogna, La Madaleine
Bisonte in osso intagliato del XIII millennio a.C. Dordogna, La Madaleine
Le piccole sculture raffiguravano in genere seni femminili, ventre, pube e glutei sempre esageratamente grandi e, braccia, gambe e testa piccolissime, molto spesso appena accennate o ridotte all’essenziale, con rifiniture che terminavano con la punta, per essere poi infisse. Le sculture più significative ed eleganti fra tutti i reperti ritrovati sono le più antiche, quelle cioè appartenenti allo stile aurignaziano: grosse testimonianze di questo caratteristico linguaggio espressivo sono la famosa Venere di Lespugue e la piccola testa della Venere di Brassenpouy custodite entrambe in Francia.

Durante tutto il periodo del Paleolitico, le sculture di animali  venivano rifinite dagli artisti con molta scrupolosità ed erano talmente accurate nelle forme da permetterci, a distanza di tanti millenni,  l’identificazione delle specie e delle razze. La maggior parte di questi pregiatissimi pezzi raffiguravano cavalli, uri e bisonti.  Famosissimi tra questi, sono la testa di cavallo scolpita ed ancor più finemente decorata con segni a forma geometrica (Audry Francia) e le lastrine a disco raffiguranti animali tipo cerbiatti, uri, rinoceronti, molti tipi di pesce, e altri animali che vivevano nelle varie zone dell’Europa occidentale, soprattutto in quelle francesi.

Di opere che raffigurano i volatili ce ne sono poche, ma caratteristici ed eleganti sono i ciondoli a forma di cigni in volo della Siberia. Molto importanti sono anche gli uccelli scolpiti su pietra, osso o avorio di mammut del sud della Siberia. Rari sono i cervi giganti e i camosci, mentre i graffiti e le statuette di animali carnivori, come l’orso bruno europeo e il leone, sono in quantità superiore. Le teste di leonessa e di rinoceronte lanoso del gravettiano di Doinì Véstonice (Moravia) sono modellate in argilla bruciata, mentre la leonessa di Pavlov è scolpita in avorio. Nei periodi Mesolitico e Neolitico, era consuetudine raffigurare lo stambecco e gran parte degli animali da allevamento.

Frammenti

Così come succede con la religione, anche nell’arte del Neolitico c’è una significativa evoluzione: il funzionale viene aggiunto l’estetico.

L’arte mobiliare è ricca di statuine antropomorfe, i cosiddetti “idoletti”, prevalentemente connesse a culti femminili.

A Piano Veneto in provincia di Agrigento è stato trovato un idoletto raffigurante una donna con il corpo a forma di violino, testa d’uccello e collo allungato, con incisioni che richiamano il piumaggio.

Un idoletto in pietra verdastra e testa di volatile è stato ritrovato a San Calogero (Sciacca) nella Grotta delle stufe

Nella Grotta dell’Uzzo sono stati ritrovati oggetti impiegati per abbellire il corpo: conchiglie decorate e perforate appartenenti a  collane, pendagli composti da denti di cervo perforati e levigati, braccialetti formati da conchiglie e qualche dente di squalo.


Arte degli antichi regni: L’ARTE EGIZIA

L’Arte nelle civiltà preclassiche

Pagine correlate: Arte mobiliare – Arte dell’antico Egitto – Immagini dell’arte egizia nella valle dei re.

L’Arte nelle civiltà preclassiche

Occorre, secondo le credenze dell’Antico Regno, guadagnarsi il favore degli dei ed annullare gli effetti negativi con la creazione di opere di valore di cui solo l’arte può …

ARTE DEGLI ANTICHI REGNI: ARTE EGIZIANA

Dagli inizi del terzo millennio a.C., le popolazioni, soprattutto quelle di coltivatori sparse nelle vicinanze dei fiumi Nilo,Tigri, Eufrate, intorno al Mar Caspio ed al Mediterraneo, si presentano alla storia con istituzioni statali altamente evolute e prodotti artistici di altissimo valore, e nel tempo hanno dato origine alla nostra cultura artistica. In Egitto fra il 2900 e il 2800 a.C. il regno dell’Alto Nilo e quello del Basso Nilo, sono uniti insieme e governati da un sovrano che genera la prima dinastia, quella dei Menes. Nasce così il primo importante stato, con numerosissimi territori urbani oltre quello con la sede del re. Secondo l’antica religione egizia Khnum, il dio degli artigiani con testa di ariete, creò il  mondo e plasmò ogni essere vivente adoperando un tornio da vasaio. Solidamente strutturata con l’evoluzione creativa dell’universo, l’arte ha una grande responsabilità e il suo scopo non è il godimento individuale: l’Egitto nell’antichità è profondamente dominato dalla magia di tutti i tipi e dalla forte credenza nell’esistenza di forze soprannaturali, quindi è necessario per questo guadagnarsi il favore di queste forze e annullare i loro effetti negativi.

ARTE EGIZIA

La cultura dell’antico Egitto ci consegna, per le ragioni sopra citate, testimonianze di un’arte dalle forti caratteristiche e, soprattutto, non influenzata da altre civiltà perché circondata tra mari e deserti. L’arte degli antichi egizi è la manifestazione di uno Stato che si organizza rispettando rigorosi schemi. La figura più alta è il Faraone, governante, supremo sacerdote e divinità in terra. Al suo fianco sta l’alta rappresentanza religiosa che è la più potente e privilegiata casta. Prevalentemente le committenze dell’arte egiziana provengono dalle autorità politiche e religiose, che attraverso di essa vogliono magnificare le divinità ed il sovrano, incutendo nella popolazione venerazione e stima per una forte classe politica costante nel tempo. Gli artisti sono sottoposti a rigorosi schemi e la loro formazione si compie in giovanissima età. Le costruzioni monumentali diventano simbolo di potere e di grandezza sul territorio, mentre la scultura e la pittura adornano le residenze delle classi privilegiate.

Della grande passione per la cultura e per la creazione artistica, che sono le caratteristiche principali del periodo preistorico, sono arrivate a noi come testimonianza le lastre decorate a rilievo (le famose tavolozze) probabilmente impiegate per amalgamare i prodotti cosmetici per gli occhi. Queste venivano usate indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne. Con il passare del tempo, le tavolette crescono di misura e si si trasformano sempre più, acquistando alla fine un significato celebrativo ed ufficiale, richiamando nella decorazione ben definite circostanze storiche.

Tavolozza di Narmenr, Museo Egizio del Cairo
Tavolozza di Narmenr, Museo Egizio del Cairo

La tavolozza di Narmer segna l’origine del periodo storico,  poi suddiviso dalla tradizione in famiglie regnanti, nella quale il faraone è la personificazione del potere politico e religioso, l’emblema dell’unità nazionale, la divinità incarnata perché sempre vittorioso sulle forze degli sconvolgimenti. Tipi di composizione che continueranno a rimanere costanti in tutti i settori artistici degli antichi egizi sono utilizzati in questa tavolozza che commemora l’unificazione dell’Alto e Basso Egitto: la ripartizione del campo in registri, le dimensioni superiori per i personaggi del potere, il valore pittorico di qualche immagine, come il falco che trattiene la personificazione del Delta. L’intento simbolico che si percepisce è sulla disposizione degli oggetti come sono pensati, non come si vedono.

In tutte le rappresentazioni artistiche egiziane, il faraone che è anche un dio, risulta sempre più grande di qualsiasi altra personalità, e tale deve apparire nelle raffigurazioni di ogni genere. Il criterio della composizione artistica esprime la strutturazione delle gerarchie pubbliche e religiose: attribuire alle figure e agli oggetti rappresentati le dimensioni proporzionate ed un confronto reciproco persistente, risponde sempre al bisogno di esprimere un linguaggio che risulti  riconoscibile all’istante dall’osservatore, configurato in relazione alle regole che gestiscono il mondo e l’aldilà.

Con l’età delle dinastie This (2850 – 2650 A.C.) ha origine l’architettura monumentale, destinata a svilupparsi in modo incredibile per poi differenziarsi nei due tipi: a struttura rettangolare rastremata in pietra o in mattoni e a struttura piramidale. I re in questo periodo vengono sepolti nelle loro monumentali tombe ad Abido (Cenotafi) e a Menfi dove rimangono chiare testimonianze architettoniche, pittoriche ed un vastissimo assortimento di vari reperti artistici: sono queste le fondamenta ed i semi che porteranno il grandissimo sviluppo dell’arte nell’Antico Regno, corrispondente al periodo  che va dal 2650 al 2200 a.C. che incontra le terze, quarte, quinte e seste dinastie.

LE PIRAMIDI

La piramide di Cheope
La piramide di Cheope

Gioser, un importante faraone appartenente alla terza dinastia ed il suo affidabile architetto Imhotep sono gli artefici principali del grande complesso funerario di Saqqara, una vastissima area delimitata da un muro in calcare  di colore bianco, dove si edificavano la piramide a gradoni e i templi funerari. Il continuo rinnovamento degli impianti si abbinava sempre all’impiego esclusivo della pietra calcarea che rimpiazzava i materiali soggetti a deterioramento come i mattoni e il legno delle età antecedenti.

La piramide di Cheope

Con la quarta dinastia si passa, attraverso la piramide a rombo di Snefru a Dahshur, dalla struttura a gradoni alla struttura a pareti lisce ed omogenee delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino nella necropoli di Giza, nei pressi del Cairo. Nulla come la solennità di queste monumentali architetture funerarie, fatte per conservare in eterno il corpo del faraone, riesce a dare la sensazione di ciò che permane immutabilmente e che mai tramonterà. Le piramidi sono orientate verso le stelle alle quali il re, lasciando questa terra, andrà da vero dio, tra gli dèi che lo hanno creato. Attorno alla scrupolosa struttura geometrica delle piramidi si dispongono seguendo un preciso piano organico le tombe dei funzionari reali, che ora possono costruire per la propria sepoltura la mastaba, originariamente monumento funebre delle famiglie sovrane.

La tomba, oltre che ricordare il defunto, serve a conservarne il corpo per tutta l’eternità insieme agli oggetti personali, usufruibili nell’esistenza ultraterrena. Le forme monumentali sono di tre tipi: a periptero, a ipetrale, a penetrale. Il primo consta di un locale a base rettangolare con le aperture in uno od entrambi i lati più corti, circondato da un porticato strutturato a pilastri e colonne; il secondo è a cielo aperto ed esclusivamente riservato alla venerazione del dio Sole; il terzo, molto più articolato e rimasto strutturalmente invariato dal secondo millennio, ha la via di ingresso con affiancate le sfingi, la grande porta monumentale con piloni ed obelischi disposti ai lati, corte, atrio e cella. Il sacrario, al quale si accede con percorsi ben definiti e sempre più stretti, è un luogo dove possono entrare soltanto il faraone ed i sacerdoti: trattasi di una stanza  con incluso la cappella o il tabernacolo con raffigurazioni simboliche del dio. Il tempio e gli edifici sacerdotali sono racchiusi da una cinta muraria.

Frammenti:

L’arte egizia ha origini antiche (intorno al III millennio a.C.) e si intreccia, nell’arco dei secoli, con l’arte delle civiltà siro-palestinese e fenicia.

L’arte nell’Antichi regni é legata a propositi celebrativi e propagandistici del potere centrale assoluto.

L’arte nell’Antichi regni é legata a propositi celebrativi e propagandistici del potere centrale assoluto.

Molto complesse sono le simbologie collegate alle tradizioni funerarie ed alla religione.

Nelle tombe egizie ogni elemento è orientato ad infondere una valenza di mistero e sacralità al sacello divino.

Nei rilievi, in genere, le figure sono rappresentate in modo rigidamente frontale.

La scelta del cromatismo in pittura conferisce di solito una valenza simbolica, in diretta relazione con le iscrizioni realizzate a  caratteri geroglifici che accompagnano le narrazioni figurative.

L’espressione principale di questa civiltà è l’architettura delle sue maestose piramidi.

La Piramide di Cheope è una delle costruzioni più antiche che si conoscano al mondo.

Le proporzioni “gerarchiche” sono tipiche dell’arte egizia: le importanti personalità vengono raffigurate in scala più grande.

Censimento della mandria, in legno, XI dinastia, Museo Egizio del Cairo
Censimento della mandria, in legno, XI dinastia, Museo Egizio del Cairo
Vendemmia, Pigiatura dell'uva, e riempimento dei contenitori di vino, XVIII dinastia, Tomba di Nakht, Tebe
Vendemmia, Pigiatura dell’uva, e riempimento dei contenitori di vino, XVIII dinastia, Tomba di Nakht, Tebe
Tomba di Iti a Gebeleyn, Trasporto del grano su di un asino, Primo periodo intermedio, Museo Egizio di Torino
Tomba di Iti a Gebeleyn, Trasporto del grano su di un asino, Primo periodo intermedio, Museo Egizio di Torino

Arcaico, Liberazione e Stile Severo delle civiltà elleniche

Pagine correlate: Geometrico e Orientalizzante – Periodo Fidia – (per saperne di più sulla pittura).

Arcaico, Liberazione e Stile Severo delle civiltà elleniche

arcaico

Il linguaggio artistico arcaico, inteso nel suo vero senso, dura poco più di un secolo (600-480 a.C.), ed ha le sue origini nella città di  Atene, durante il regno di Solone (594-591 a.C.), che riconosce  i privilegi dei ricchi mentre affida al tribunale popolare le classi più povere.

Le classi appartenenti alla nobiltà si gloriano dei koùroi* (kuoroi e korai fanciulli maschi e femmine dati in sacrificio alle divinità) a Capo Sounion (590-580 a.C.): il “fanciullo” esce dal “distacco” della concezione dedalica e viene offerto alla divinità come perikallès àgalma, “leggiadra e radiosa figura”.

* Il Kouroi raffigura un giovane di età compresa tra i 17 ed i 19 anni, la cui bellezza – fisica e spirituale – è al suo massimo splendore. Il soggetto, completamente nudo, è in posizione eretta con un accenno di movimento della gamba sinistra. Oltre alla nudità, un altro fattore che lo caratterizza, sono le braccia addossate al corpo che sembrano gravitare liberamente e terminanti con i pugni chiusi. Nel volto un sorriso un poco accennato che si avvicina al beffardo (“sorriso arcaico”).

Kouroi
Kouroi (foto da Wikimedia Commons)

A Corinto, Periandro figlio di Kypselos, uno dei famosi Sette Sapienti, tutela presso la sua corte, artisti di varia natura come musici, poeti, pittori e scultori, dando così vitalità alla creazione artistico-culturale del periodo  “corinzio medio”, di breve durata (600-560 a.C.), e avendo la meglio su tutti gli scambi commerciali della costa occidentale fino nell’entroterra. Sóphilos,  artista che opera nella città di Atene, primo caposcuola delle figure nere, firma un’opera epica, di pura creazione: i giochi in onore di Patroclo, alla presenza di Achille e di una moltitudine di Achei (ca. 580 a.C.). Segue il vaso Francois richiesto a Ergotimo e Clizia da un etrusco (ca. 570 a.C.). La seconda generazione dei koùroi è rappresentata ai nostri occhi dalla statua da Volomandra (ca. 565 a.C.). Prendono eleganza ed armonia nel movimento la giunzione del ventre triangolare e quella degli arti inferiori. Tutta la muscolatura è in atteggiamento dinamico e dà l’idea di essere contenuta nella pelle come nella realtà. La bocca, in atto di giovanile sorriso, segna le pieghe ai lati del viso. Con L’ultimo periodo corinzio (il tardo 560 a.C.), la grande metropoli peloponnesica perde l’esclusiva commerciale sul traffico di esportazione, che viene conquistata da Atene: proprio qui Pisistrato (561-555 e 546-528 a.C.) promuove con successo la sua programmazione politica economica d’espansione.

Si approfondiscono nella raffigurazione della narrazione l’interdipendenza tra l’uomo, gli eroi e le divinità. Nella terza fase della creazione dei koùroi, la bellezza muscolare è curata dalla ginnastica. La statua dell’eroico sepolto ad Anavysos si erge sulla sua base a gradini: «Fermati e piangi sul monumento per il morto Kroisos, che Ares violento travolse mentre combatteva tra i primi» (ca. 540 a.C.). Le braccia, armonicamente congiunte in alto ai pettorali, non toccano affatto il corpo. Nel volto si nota che la mandibola è ricoperta da un naturale strato di pelle e la bocca viene rappresentata come un’apertura del tegumento. Endoios è l’artista prediletto dai figli di Pisistrato (528-510 a.C.): gli si attribuisce il frontone dell’Acropoli nel quale Atena sconfigge i Giganti, una probabile dedica purificatrice di Ippia, dopo il soffocamento del tentativo criminoso di far fuori Armodio e Aristogitone, nel quale ha perso la vita Ipparco (514 a.C.).

Nelle rappresentazioni statuarie femminili dedicate sull’Acropoli (kórai), la plasticità risponde alla luce: il sole sfuma sul piano inarcato, penetra attraverso la struttura cristallina del marmo, in un punto che può considerarsi intermedio tra la vita sciolta e fluente e la figura innalzata.

Antenore in esilio è impegnato nello stesso periodo, a puro scopo provocatorio, con gli Alcmeonidi per la costruzione del frontone del tempio in onore di Apollo a Delfi, dove un dio ha la stessa configurazione strutturale della kóre firmata dall’artista sull’Acropoli, al suo rientro in Atene, in seguito al suo allontanamento. Al posto delle basi a forma cilindrica si mettono i plinti rettangolari, che comprendono in verticale tutte le estensioni gestuali e il meraviglioso rigonfiamento del drappeggio. Ad Antenore verrà dato poi l’incarico di raffigurare in bronzo il monumento celebrativo degli sfortunati Tirannicidi, nella fase storica nella quale Clistene degli Alcmeonidi dà origine alla democrazia (509-507 a.C.). Nello stesso periodo l’evoluzione dell’architettura nel campo religioso e lo splendore della cultura ionica, si trasferisce nei nuovi templi, ad iniziare da quello di Artemide a Efeso, con una doppia fila di colonnati (ca. 550), che incorpora nella fondazione l’edificio del periodo geometrico.

Liberazione

Nel 479 a.C. con la vittoria di Platea che ripristina l’ordine e la sicurezza nella città di Atene, tra le macerie provocate dai Persiani, si selezionano scrupolosamente tutti quei frantumi di statue destinati ad una regolare e religiosa sepoltura nel terrapieno dell’Acropoli. La furia devastante degli incendi appiccati dal nemico ha totalmente devastato tutte le opere pittoriche dei “primitivi”, che per lunghi secoli hanno raffigurato le divinità e gli eroi. All’esigenza di ricreare ogni nuova forma artistica si associa lo sforzo motivato del trionfo. La meraviglia provata nell’aver conquistato, con le proprie risorse, il totale e positivo cambiamento degli eventi, ed in conclusione la sicurezza di poter configurare un prosperoso avvenire per la città, portano a rivelazioni che assomigliano alla cultura di base dei nostri tempi: la storia per lo studio della condizione umana e il teatro per raffigurarla. I pittori dipingono i personaggi ambientandoli in eventi reali con atteggiamenti che cambiano a seconda delle varie circostanze: vengono analizzati a fondo anche i lati puramente emotivi.

Stile severo

Nel campo della statuaria, il mutamento verso una forma di espressione realistica avviene ad Atene per opera di tre grandi scultori: Crizio, Nesiote ed Egia. Argo era un nodo centrale e nevralgico della classicità greca, per opera di Agelada. Con forme a tracciati lineari e dinamici, Micone e Mirone controbattono la concezione immobile e stereometrica di Polignoto e di Calamide. Micone approfondisce nel campo della pittura gli intervalli, lo spazio arioso tra le figure e un introduttivo paesaggio, atteggiamenti e movimenti reali, l’insieme del tragico combattimento. L’opera scultorea del corridore Lada, eseguita da Mirone a Olimpia nel 460 a.C., sembra avere la forza di staccarsi dalla sua base di sostegno. Timante (456 a.C.) alza gli arti superiori verso la testa per allacciare la calotta di cuoio.   

Il Discobolo raffigura Giacinto, leggendaria vittima di Apollo a Sparta: gambe lunghe e possenti, torso scarno e muscoloso, corpo sfilato e scattante, muscolatura in atteggiamento di preparazione allo sforzo finale. Il capo ha una forma ingentilita dall’ovale ispirata dal Tideo attribuito ad Agelada. Dal capolavoro di Agelada (uno dei due bronzi di Riace) hanno origine atteggiamenti, posa e struttura anatomica del gigantesco Zeus eretto a Sam

Frammenti d’arte pittorica:

  • Il termine stile “Severo” viene coniato da Goethe.

  • Dopo le guerre persiane si deve avviare un periodo di rigenerazione e i dettami devono essere ricostruzione, razionalità ed armonia.

  • Le tematiche artistiche si arricchiscono, nel figurativo, di nuovi miti, dove non mancano le rappresentazioni di amazzoni, Centauri, eroi, dei dell’Olimpo. A questi vengono conferite nuove valenze che contrappongono il razionale con l’irrazionale, l’ordine con la confusione, le barbarie con la civiltà.

  • Atene è il centro nevralgico della cultura e  dell’arte. Nel periodo dello Stile Severo nella città si concentrano moltissime botteghe d’arte. Nella ceramica il cromatismo delle figure tende al rosso e la ricerca tende al naturalismo, mentre nella scultura le teste si fanno più sferiche ed i volti meglio definiti e, la ricerca tende verso una maggiore espressività seguendo i dettami di Epiktetos.

  • Il mondo del reale e delle passioni umane incomincia ad essere analizzato con più entusiasmo. Nella pittura viene impiegato anche il cavalletto e non mancano le gare tra pittori.

  • Una grande personalità della pittura è Kleophrades, un abile decoratore di grandi vasi dalle tematiche mitologiche. Un altro grande esponente della pittura è Niobidi con i suoi eroi, le sue divinità, i suoi miti, i quali vengono rappresentati in una sfera umana, contrassegnata talvolta da una vera e propria drammaticità. Influenzato dalle pitture di Polignoto, inserisce nella sua pittura (Vaso di Orvieto) le nuove concezioni relative allo spazio ed al chiaroscuro.

  • Le più belle conquiste del periodo sono ascritte a Polignoto di Taso. Egli è in continua ricerca di uno spazio illusionistico. La pittura della ceramica continua ad essere influenzata dall’arte di questo pittore fino alle soglie del classicismo.

 Discobolo di Mirone (copia Museo Nazionale romano: l'originale è andato perduto
Discobolo di Mirone (copia Museo Nazionale romano: l’originale è andato perduto
Tideo attribuito ad agelada 450 a.C. Reggio Calabria Museo Nazionale
Tideo attribuito ad Agelada 450 a.C. Reggio Calabria Museo Nazionale

Scultura: Frammenti d’arte

  •  Viene data moltissima importanza alla ricerca della perfezione nella resa anatomica. Naturalismo, armonia e movimento, entrano nella massa corporea.

  • Le teste diventano più sferiche, il lineamento del naso si appiattisce ed allarga dolcemente, le guance diventano leggermente più tonde e morbide, il mento perde la forma appuntita addolcendosi in armonia con le forme adiacenti, le spalle acquistano più rotondità e movimento, l’espressione del volto insieme al sorriso perde la caratteristica arcaica e il torace acquista potenza e robustezza.

  • I soggetti raffigurati nella scultura, manifestano il loro mondo interiore.

  • Il vantaggio del bronzo è che permette il massimo della libertà nella creatività e nella sperimentazione. In più il bronzo mette meglio in evidenza le masse corporee, i muscoli ed il movimento.

  • Il lato negativo del bronzo è che la sua facile rifusione e rigenerazione, ha autorizzato molti artisti ed organizzazioni a distruggere un’immane quantità di opere (che reputavano di scarso valore) per recuperare materiale  per nuove raffigurazioni. Molti bronzi importanti sono andati distrutti. A noi sono arrivate molte copie romane ovviamente influenzate da questa cultura.

  • Pochissimi sono i bronzi che sono arrivati a noi e tra questi c’è l’Auriga di Delfi, anche ben conservata, se si pensa che faceva parte di un gruppo scultoreo raffigurante un carro e la quadriglia da lui condotta. La statua viene attribuita a Pitagora di Samo, ma c’è qualche dubbio in proposito, perché la data, su un’epigrafe in essa riportata, non coincide con il periodo della sua attività artistica.


Arte di Babilonia ed Assur

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BABILONIA E ASSUR

Hammurabi, re di Babilonia, riesce a unificare l’intera area della Mesopotamia sconfiggendo Mari, Larsa, Eshnunna, e proclamandosi monarca assoluto. In tutta l’epoca babilonese, che va dal 1792 al 1550 a.C., la cultura artistica rimane ancorata ai temi e al linguaggio neosumerico.

Le opere di questo periodo sono piene di animali modificati dalla fantasia: tori e  leoni sono rappresentati di guardia presso gli ingressi dei palazzi del potere e dei templi ; le opere di rilievo mostrano la continua ripetizione strutturale, compositiva e dei temi, ciò si evidenzia anche nella stele che ha in sé il codice di Hammurabi: sulla parte superiore sta il re, seduto sul trono mentre chiede consiglio al Sole, dio della giustizia, che gli illumina la mente per il suo difficile incarico.

Intorno al 1500 a.C. la geografia politica del Vicino Oriente viene sconvolta per l’ennesima volta: il regno di Babilonia si piega alle invasioni di popolazioni che discendono dalle montagne iraniche e dalla regione anatolica. Sulla scena della storia si presentano con forza gli Assiri che, dopo aver istituito uno stato autonomo nella Mesopotamia settentrionale, danno origine ad un vasto e potente impero. La grande cultura artistica degli Assiri, generalmente libera dai temi religiosi, si manifesta principalmente in rilievi a tematiche narrative, che ornano, insieme alle opere pittoriche, le pareti degli edifici.

I bassorilievi costituiscono la documentazione visiva dello splendore, dei progressi, delle conquiste e della remissività dei popoli stranieri; le scene descrivono con chiarezza le preparazioni e le tecniche di guerra, le imprese eroiche del re, sia durante battute di caccia di animali selvatici che in battaglia contro il nemico. Assurnasirpal II (883-859 a.C.) è il primo dei re assiro a far eseguire opere ornamentali nella parte inferiore della sala del trono ed in altri locali del palazzo reale a Nimrud, con un fregio a rilievo su ortostati in calcare di origine alabastrina. La descrizione figurativa della scena si sviluppa attraverso una serie ordinata di avvenimenti, ciascuno dei quali eseguito in quanto momento di suprema importanza; queste opere diventano vere e proprie cronache figurate. La meglio conservata (attualmente al British Museum) è proprio il rilievo d’alabastro che raffigura l’esercito assiro durante l’assedio di una fortezza: qui sfilano tutti gli eventi di una campagna militare organizzata nei minimi particolari. Si vedono gli accampamenti, i soldati che attraversano i fiumi ed attaccano le fortificazioni nemiche e si assiste al pasto dei guerrieri. Il modo della raffigurazione richiama un po’ quello egizio, ma è meno stilizzato e meno ordinato, però dà la sensazione di assistere alla visione di un documentario televisivo di circa tremila anni fa. In tutte le guerre vince chi subisce pochissime perdite rispetto a quelle inflitte al nemico: curiosamente in queste spaventose scene di guerra, dove si vedono molti morti, neanche uno è assiro. L’arte della millanteria, dell’ipocrisia e della propaganda, risulta essere abbastanza sviluppata anche a quei tempi.

Con il regno di Salmanassar II tra l’anno 858 e l’anno 824 a.C., il bassorilievo è raffigurato su lastre di bronzo come ornamento delle porte dei palazzi della sua reggia a Balawat. “Palazzo senza rivali” era quello maestoso di Sargon II (721-705 a.C.), dentro la città di Khorsabad, delimitata da impressionanti mura: figure di tori androcefali erano posati a protezione degli ingressi principali. Le cinque zampe della mostruosa creatura alata permettono di far sembrare il toro androcefalo immobilizzato in una data prospettiva, ed  in movimento in un’altra.

Dopo il crollo di Ninive nel 612 a.C., la Mesopotamia meridionale rinasce dal punto di vista artistico, soprattutto nelle sue monumentali architetture. Sotto il regno di Nabucodonosor II a Babilonia si erigono grandi templi, maestosi palazzi con giardini pensili e ziqqurat altissime, alcune superano i cento metri, che rimandano il pensiero alla biblica torre di Babele. Nel 539 a.C. Babilonia conquistata da Ciro entra a far parte dell’Impero Persiano.

Sigillo paleosumerico con figure di antilopi
Sigillo paleosumerico con figure di antilopi
Stele di Hammurabi
Stele di Hammurabi 
Il calco del sigillo paleosumerico
Il calco del sigillo paleosumerico 
Toro androcefalo, Museo del Louvre, Parigi
Toro androcefalo, Museo del Louvre, Parigi
Saccheggio e demolizione di Hamaan
Saccheggio e demolizione di Hamaan 
Esercito assiro all'assalto di una fortezza (proveniente dal palazzo di Assurnazipal)
Esercito assiro all’assalto di una fortezza (proveniente dal palazzo di Assurnazipal)

Arte della Siria e della Palestina

Pagina correlata: Arte di Babilonia ed Assur

Pagina correlata: Arte Iranica

LA CULTURA E L’ ARTE SlRIANA E PALESTINESE

Nodo principale e di grande interesse con vie di collegamento che mettono in comunicazione tre continenti, tutta la parte litoranea che si affaccia al Mediterraneo, Mesopotamia, Anatolia ed Egitto, trova nella situazione geografica la spiegazione del precario frazionamento politico.

Alle culture dei popoli di lingua semitica, che si avvicendano nell’area, si associano quelle dei nuovi potenti imperi che ormai dominano l’intera superficie.

Nel campo dell’architettura sin dal III millennio a.C., si erigono maestosi palazzi ad Ebla e ad Alalakh, con tecniche che dimostrano un notevole sviluppo della civiltà urbana. Nell’arte figurativa risulta evidente una nuova attenzione alla resa plastica ed all’articolazione della testa con il busto, come testimonia il piccolo idolo di Hama. Strutturalmente originale nella planimetria, se paragonato alle testimonianze della Mesopotamia dello stesso periodo (XVIII secolo a.C.), risulta essere l’edificio di Yarim-Lim (1790-1770) ad Alalakh, sistemato su tre terrazze consecutive, delle quali la prima a carattere pubblico è edificata con ortostati in basalto, del tutto uguali a quelli che si manifesteranno in seguito in Anatolia e Assiria. L’accesso alla sala più importante, provvista di una colonna al centro, attraverso una stanza minore, il cui sbocco è retto da pilastri, ci dà un’idea del “bit hilani”, cioé della dimora principesca che si affermerà nel corso di tutto il primo millennio.

Un elevato livello artistico si raggiunge nella scultura con l’immagine del re Yarim-Lim, soprattutto per la testa: accanto a elementi carichi di riferimenti alla cultura della Mesopotamia – la conformazione del collo, la parte riguardante il sottogola e la configurazione espressiva degli occhi – qualche tratto, come le sopracciglia che non vengono congiunte ed i baffi a rilievo privi di ogni tratteggio verticale, sono una caratteristica unica. Rappresentato seduto sul trono è Idrimi, re di Alalakh, come appunto ricorda l’iscrizione.

Di grandissimo interesse per l’evoluzione che avranno nella cultura fenicia e punica, sono le coppe in oro: quella sbalzata da Ugarit (l’attuale Ras Shamra vicina all’odierna Latakia), mette in mostra la scena del re sul carro in atteggiamento da caccia. L’invasione dei “popoli del mare”, nel 1200 a.C., tiene lontane ed oltre i confini le potenze nemiche; l’intrusione degli Ebrei e degli Aramei, rispettivamente a sud ed a nord, toglie ai popoli precedenti quasi tutto il territorio, lasciandogli solo la fascia litoranea: le città-stato fenicie, sono in continua ricerca di nuove vie di scambio commerciale.

Ugarit è in testa per quanto riguarda il trattamento e la lavorazione dei metalli, nella tecnica della manipolazione del vetro soffiato, nell’ornamento e nella decorazione di pietre pregiate. Artisti prolifici versatili, i Fenici, attenti alle attrattive culturali, sviluppano temi delle diverse culture esistenti in tutto il continente asiatico, impiegando efficientemente i più svariati elementi esterni  con le proprie tecniche.

La creazione di piccoli bronzi, che ha i suoi precedenti in Siria, continua ininterrottamente il suo cammino oltrepassando il XII secolo a.C. L’influenza della cultura egizia si avverte nella piccola opera in bronzo di Eracle-Melqart ripescata a Selinunte, nell’atteggiamento del “dio abbattente”, nel gonnellino e nel copricapo. Il dinamismo dei trafficanti fenici continuerà anche dopo la conquista delle loro terre ad opera dei popoli persiani: le colonie sulla linea costiera di tutto il Mediterraneo occidentale ne trasmetteranno l’eredità per un lunghissimo periodo.


Arte iranica antica

ARTE IRANICA (periodo 4000-3000 a. C.)

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Nell’altopiano iranico, esattamente a sud ovest, ha origine a partire dal 4000 a.C., la civiltà elamita che ebbe il suo maggior sviluppo nella città di Susa. Nel campo della ceramica, alle figure a motivo geometrico (quadrati, triangoli, rombi, croci, ellissi, cerchi concentrici, svastiche) si accostano elementi di genere vegetale che ornano l’intera area esterna dei vasi, lavorati manualmente e con l’aiuto del tornio. Rare sono invece le figure animate, che pur nel loro caratteristico linguaggio, rivelano un marcato realismo.

Per circa cinque secoli, tra il 3500 ed il 3000 a.C., i governati dell’Elam si scontrano ripetutamente con Sumer ed Akkad: l’influsso culturale della Mesopotamia si percepisce nell’immagine della dea Innin, con le stesse caratteristiche della Ishtar babilonese. Un periodo tutto nuovo di autonomia artistica e culturale si accompagna alla resurrezione dello stato elamita tra il 1300 ed il 1200 a.C. La delicatezza e l’eleganza della monumentale statua in bronzo di Napir-Asu, coniuge del re di Susa Untash-Khuban, la Ziqqurat di Choga Zanbil, le opere in rilievo di Kurangun  preannuncianti la celebrazione di una processione a carattere religioso che si dirige verso la divinità, le rappresentazioni degli edifici achemenidi, sono probabilmente tra le più importanti testimonianze che ci arrivano dalla cultura orientale.

La grandissima espansione, in vasti territori, delle popolazioni di lingua iranica (Medi e Persiani) intorno al 1000 a.C., cambia radicalmente la configurazione politica di tutta la regione. Il fuggevole regno dei Medi, con governo centrale nella capitale di Ectabana (fondata nel 722 a.C.), viene prontamente rimpiazzato dal dominio persiano: nel 539 a.C., Ciro, dopo aver abbattuto il re dei Medi Astiage, di cui era suddito, getta le fondamenta del futuro e vastissimo impero, i cui confini si estenderanno dal Nilo all’Indo.

La cultura artistica persiana fa parte della grande tradizione mesopotamica, dalla quale riceve in eredità le sue caratteristiche principali. Ciro, Dario, Serse e tutti gli altri sovrani della discendenza achemenide, danno idealmente il loro contributo artistico per raggiungere e superare la magnificenza di Nabucodonosor nel rendere più belle le loro principali città, Pasargade e Susa; gli ingressi degli edifici sono protetti da grandi statue raffiguranti animali feroci come quelli della Mesopotamia; gli artisti persiani, per la realizzazione delle loro opere, prendono spunto principalmente dall’arte assira, soprattutto per quelle in bassorilievo  a tema commemorativo.

Epicentro dell’impero è Persepoli, le cui fondamenta furono gettate da Dario I nel 518 a.C. Concepita come emblema significativo dell’impero universale, come punto nodale attraverso il quale si fondono cielo, mare e terra, Persepoli celebra in tutte le sue opere in rilievo e nella maestosa monumentalità dei suoi ambienti, la grandiosità e la potenza della dinastia. La grande sala del trono, quella dei trattenimenti e quella delle riunioni mondane, tutte di sorprendente vastità, avevano altissime colonne scanalate, molte delle quali superiori ai venti metri di altezza, collocate in file parallele e perpendicolari. La configurazione assiale definisce il complesso strutturale dell’edificio, il cui cardine è costituito dall’apadana o sala delle udienze.

Il palazzo di Dario
Il palazzo di Dario
Proskynesis
Proskynesis

Arte nobile e raffinata per antonomasia, quella persiana è imperniata sulla sacralità del sovrano, re di tutti i re, e sulla sua grandiosa operosità. Il clima artistico e culturale di tranquillo splendore, che gli Achemenidi vogliono come marchio riconoscitivo del potere, si percepisce nella sontuosa architettura e nelle opere in rilievo che sprigionano un senso armonico e cadenzato, accompagnato da un intento religioso e rituale, molto differente dalle caratteristiche drammatiche del modello mesopotamico.

Nel 331 a.C., Alessandro, stabilendo la fine dell’impero, dà inizio ad un nuovo capitolo della storia internazionale: Oriente ed Occidente per la prima volta sono riuniti sotto il dominio di un unico regnante, erede degli Eracliti, dei faraoni e del Gran Re.


Arte Anatolica

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ARTE ANATOLICA

Definite spesso immeritatamente come marginali e di scarsa importanza in relazione alla cultura artistica delle zone della Mesopotamia, le opere realizzate dagli artisti dell’Anatolia ostentano invece caratteristiche di originalità che hanno le proprie origini sin dall’epoca preittita. La vitalità artistica si carpisce soprattutto dalla lavorazione dell’oro, argento, e bronzo, la cui accurata manifattura raggiunge livelli espressivi straordinari già intorno al 2200 a.C. con gli emblemi di Alaca Hòyuk.

 Il rivoluzionario progresso urbanistico è confermato da quello che è giunto fino a noi dalla città di Beycesultan sul Meandro. Edificato in pietra in tutta la sua base ed in mattoni del tipo “crudo” irrobustiti con travi di legno nella parte alta, rispettando la tradizionale tecnica anatolica, il maestoso edificio, con ornamenti pittorici, è concepito come una concatenazione di cortili su cui orbitano tutte le stanze (1950 a.C.).

Le invasioni degli Ittiti, popolazione delle indie occidentali, stravolgono l’assetto di tutta regione. Il dominio centralizzato degli ittiti, se non altro nella seconda fase (dal 1450 al 1200 a.C.), si manifesta nella superiorità assoluta di Hattusa, l’attuale Boghazkóy, su tutte le altre città. Punto nevralgico  e capitale dell’impero, cuore del potere militare e politico, i suoi edifici e le mura fortificate esprimono e rendono percepibile la sete di potere e di esaltazione dei re. A custodia degli imponenti ingressi ad arco, che si aprono nella poderosa doppia cerchia di torri che circonda tutta la città, sfruttando la struttura naturale del terreno, sono innalzate non soltanto sfingi e leoni come negli edifici e nei templi di Babilonia, ma anche statue raffiguranti la divinità armata. Sebbene tutta la configurazione di questo maestoso monumento mostri due diverse prospettive per uno unico punto di osservazione, cioè il busto frontale e le gambe di profilo, manifesta l’elegante senso estetico per la raffigurazione e la resa plastica degli elementi.

Posizionato sulla facciata nord della porta del re, l’ortostato con la divinità, testimonia la stretta relazione tra l’arte scultorea e quella architettonica con la funzionalità dell’una rispetto all’altra. Grande e prevalente progresso hanno perciò le opere monumentali a rilievo che si dispongono lungo le cinta di tutte le più importanti città. Arte celebrativa, non come per i fregi degli edifici della Mesopotamia e dei templi del regno egizio, il rilievo ittita commemora senza nessuna narrazione tanto meno di pura descrizione. Lo sfoggio e la rispettabilità del potere non si esprimono nella narrazione storica degli eventi bellici, ma nella raffigurazione propria della divinità e di riti cultuali, nei quali il sovrano è l’irrinunciabile figura di spicco. Intorno al 1150 a.C. la conquista effettuata dai “popoli del mare” sconvolge irrimediabilmente l’impero dell’antico dominio indoeuropeo. Rimangono in piedi ed in piena attività soltanto le colonie attestate in Siria.

Una nuova stagione artistica e culturale nasce dagli incontri delle tradizioni ittita e di quelle del sostrato semitico. L’arte si ricollega al linguaggio espressivo ittita nelle rappresentazioni iconografiche delle immagini con grosse barbe senza baffi, cappelli a forma conica e gonnellini a lunghezza limitata: la componente siriana riproduce in questa circostanza l’atto di alzare minacciosamente l’arma con il braccio e il simbolo del tuono. Il forte sviluppo e l’influenza degli Assiri si percepiscono nelle creazioni artistiche, nelle caratteristiche delle sfingi dalle ridondanti chiome che spiccano con vigore dagli ortostati paragonati ai modelli ittiti;  nella forza dell’esercito di Ninive, che pone termine all’indipendenza anche dei piccoli centri limitrofi (VII secolo a.C.); nell’arte e nella cultura dell’Anatolia e della Siria che sarà fatta propria dalle più grandi strutture politiche dominanti nella storia del Vicino Oriente.

Hattusa otri nei magazzini dei cereali
Hattusa otri nei magazzini dei cereali
Hattusa porta dei leoni
Hattusa porta dei leoni