Arte dell’antico Oriente

Paleolitico e Civiltà Preclassiche

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ARTE DELL’ANTICO ORIENTE:

Dal 4000 al 3000 a.C. emergono dalla notte buia della preistoria, le vastissime regioni dei più importanti fiumi che attraversano l’India e la Cina. Queste civiltà esprimono caratteristiche estremamente singolari, un marcato vigore artistico e una vita dedicata alla creazione di opere, in costante evoluzione attraverso i secoli. La produzione artistica di queste civiltà è di grandissima importanza e completamente diversa nella forma e nell’espressione da quella delle popolazioni occidentali. Le urbanizzazioni che si potenziano lungo tutto il corso dell’Indo, diffondendosi dal Pakistan al Gange, hanno i loro punti nevralgici nelle città di Harappa (Punjab) e Mohenjo-daro (Khairpur, Pakistan).

ARTE DELL’INDO

Coerenza, razionalità e intransigenza governano l’urbanizzazione nelle epoche più antiche: isole urbanistiche regolarmente squadrate, ciascuna con estensione di 400 metri per 200 metri e strade perpendicolari orientate nelle direzioni dei meridiani e dei paralleli terrestri, dalle quali si diramano vie secondarie, che mettono a punto la mappa delle più importanti città; in posizione elevata sta il fulcro dell’acropoli, protetta dalle mura. L’esibizione del potere si manifesta nei maestosi centri monumentali, nella rappresentazione stessa di tutta la struttura urbanistica più che nei singoli fabbricati: di scarso rilievo artistico sono infatti gli sporadici templi e le tombe reali, che invece caratterizzano i popoli della Mesopotamia e dell’Egitto. Le dimore del popolo, tutte fabbricate con mattoni cotti e legno, sono posizionate intorno ad una grande corte, dalla quale si diramano gli accessi ai reparti dei bagni e ad altri ambienti di uso comune, non sempre direttamente comunicanti tra loro.

Il continuo sfruttamento del territorio, la costante lotta con i suoi fiumi, pieni di vita ma talvolta impietosi, danno modo alla popolazione dell’Indo di maturarsi durante il corso dei millenni: con l’ausilio di intelligenti apparati di irrigazione, ottiene abbondanti raccolti di grano, di cotone e sviluppa la pastorizia. Le innovazioni della tecnica idraulica permettono la realizzazione di una catena di fognature collegate tra loro, una ragnatela di tubolature per l’approvvigionamento dell’acqua, dighe, numerosissimi e capienti pozzi in mattoni a disposizione dell’intera comunità. La società, in questo periodo, che va dal 2000 al 1000 a.C., ha un livello di civilizzazione molto elevato rispetto alle altre popolazioni; è omogenea sotto il profilo artistico – culturale e concettuale, con sistemi universali per la misura e la scrittura, e risulta centralizzata sotto l’aspetto politico.

Eccezionale il livello espressivo ottenuto nel campo della lavorazione della ceramica. Le forme arrotondate dei vasi, create prevalentemente con il tornio, sono quasi sempre decorate in tinta nera con sfondo rosso, mentre quelli con più colori hanno generalmente uno sfondo molto più chiaro. Temi a forma geometrica, strisce racchiuse tra linee che corrono parallelamente, zone a scacchiera, tratti circolari, cerchi concentrici e segni a spirale si accostano a soggetti più realistici, come la rappresentazione della natura vegetale, animale (comprese le figure umane), non di rado frammisti con tematiche impressionanti, talvolta mostruose.

Il linguaggio espressivo delle popolazioni dell’Indo, ha la sua caratteristica più significativa nei i sigilli a stampo in steatite: di forma generalmente quadrata con superfici ben levigate, seguono codici consueti nella preferenza della tematica. La figura di spicco in senso assoluto è sempre l’animale, da solo o in gruppi, che costituisce l’immagine più assiduamente raffigurata sui reperti che sono giunti ai nostri giorni. Sotto una breve didascalia codificata, formata da non più di quattro o cinque segni, la figura dell’animale è posizionata in modo frontale verso oggetti dal significato talvolta sconosciuto: l’unicorno dall’aspetto bovino si protrae tutte le volte verso un imperscrutabile braciere, costituito da una trave verticale sulla quale si collocano un catino e un altro pezzo posto in verticale.

Accanto ai rarissimi piccoli bronzi ed alle ceramiche, la scultura in pietra del sacerdote da Mohenjo-daro – per la cura particolareggiata nella realizzazione della barba, per le eleganti forme del volto, per la torsione della testa – costituisce la testimonianza dei suoi alti linguaggi espressivi. La rapida evoluzione dei popoli dell’Indo viene troncata improvvisamente nel XVI secolo a.C.; le metropoli di Harappa e Mohenjo-daro scompariranno per sempre e saranno sostituite da numerosi villaggi agricoli.




Arte dell’antico Egitto

Pagine correlate: Arte degli antichi regni – Periodo aureo tebano – Immagini arte egizia nella Valle dei Re.

LA PITTURA E LA SCULTURA NELL’ANTICO EGITTO

Dalle  mastabe arrivano ai nostri giorni le opere più belle, importanti e significative di tutto l’Antico Regno. L’impiego della tecnica artistica in questi secoli è subordinato soprattutto ai tipi di supporti ed alla qualità delle pietre che gli artisti hanno a loro disposizione per eseguire le opere pittoriche, di bassorilievo e di scultura. Queste pietre venivano preventivamente selezionate e trattate da personale specializzato, quindi consegnate agli artisti per la loro decorazione. La pittura si sviluppò sia grazie alle tecniche che ai linguaggi, le raffigurazioni, in questo periodo, sono già in policromia e hanno abbinamenti coloristici di grande effetto che ancor oggi conservano forza, eleganza e fascino.

La maschera di Tutankamon
La maschera di Tutankamon

La tomba di Itet a Meydum: Prendiamo ad esempio la decorazione con oche ritrovata nella tomba di Itet a Meydum, che ancor oggi con grande vitalità raffigura una piccola parte di un’opera parietale di grandi dimensioni, il cui tema è la caccia: questa decorazione è probabilmente il più antico capolavoro che ci giunge quasi intatto e senza aver sofferto minimamente l’usura del tempo. Sia le opere in bassorilievo che quelle in pittura raffigurano le stesse tematiche con gli stessi linguaggi espressivi, svolgendo il ruolo, non soltanto di imitare la natura ma di oltrepassarla e di ricostruirla, in una composizione di immagini sempre subordinata a un canone dettato dalla magia, che predomina sempre nelle opere artistiche.

Oche, dalla Mastaba di Itet Meydum, Pittura Antico Regno, Museo Egizio del Cairo
Oche, dalla Mastaba di Itet Meydum, Pittura Antico Regno, Museo Egizio del Cairo
Qui risulta abbastanza evidente che il bisogno di sentire sempre vivo colui che è defunto e di cogliere in una persona o in un oggetto i suoi più caratteristici elementi sostanziali ed essenziali, sta all’origine del grande assortimento iconografico, derivato dalla vita di tutti i giorni, e dalle convenzioni che disciplinano il disegno. Si sente con forza l’esigenza di far risaltare le caratteristiche somatiche delle figure umane e di stimolare gli artisti egizi a raffigurarle in un insolito modo prospettico, come ad esempio: un viso disegnato di profilo, con occhio, spalle e petto, appartenenti invece ad una prospettiva frontale. L’attaccatura delle braccia è fortemente rimarcata proprio dalla combinazione delle due prospettive e gli arti sono volutamente di profilo per interpretare l’orientamento dell’incedere; ogni singolo elemento del personaggio in questione è raffigurato nella sua prospettiva più importante. La figura viene così sviluppata completamente sul piano e sfrondata da tutti gli elementi che non la caratterizzano, diventa così un condensato delle sue più importanti caratteristiche. Il linguaggio artistico egizio è un insieme di rigidissime regole che ogni artista deve imparare sin dalla sua infanzia: le figure scultoree sedute devono essere raffigurate con le mani sopra le ginocchia, la pelle dell’uomo deve essere più scura di quella della donna, il dio raffigurato viene rigidamente prestabilito a seconda di ciò che  dovrà rappresentare. Ogni artista deve conoscere perfettamente la scrittura ideografica ed avere una grande abilità nell’arte dell’incisione su pietra. A tutto questo si deve aggiungere un occhio straordinariamente sensibile ai colori ed ai tratti. Uno dei più grandi pregi della pittura dell’Antico Egitto è che, ogni oggetto d’arte, sia esso d’architettura, scultoreo o pittorico, sembri dare l’impressione di inserirsi nello spazio al richiamo di una legge universale. Tale legge, cui obbediscono tutte le creazioni di questo periodo, ci porta ad assimilarla ad un linguaggio artistico vero e proprio. I canoni che regolano l’arte egizia conferiscono ad ogni individuale creazione un eccezionale equilibrio ed una rigorosa armonia.
Nebamon a caccia, pittura su stucco, (da Tebe) British Museum di Londra
Nebamon a caccia, pittura su stucco, (da Tebe) British Museum di Londra
Possiamo osservare inoltre che anche gli intenti speculativi di mercanti d’arte, spingono gli artisti alla creazione di certe composizioni. Il commercio è fiorente e si sviluppa a tal punto che estende il suo interessamento anche alle persone che non hanno ruoli istituzionali. Chiuso in una costruzione a struttura cubica, il ritratto funerario di Chefren è il modello principe delle rappresentazioni faraoniche, del loro immutabile, maestoso, impassibile atteggiamento di riposo, che non dà assolutamente l’idea della morte, ma è esempio della grandezza e dell’immortalità. Le figure, malgrado le loro posizioni di immobilità (sedute o distese), rappresentate su legno o su pietra, emanano forte vitalità incarnando il personaggio e donandogli la continuazione della vita verso l’eternità. La scultura che raffigura Gioser, dentro il serdàb della piramide a gradoni, doveva essere in grado di vedere gli avvenimenti esterni da piccole aperture e viceversa non essere vista.
particolare del Libro dei morti dello Scriba Hunefer, papiro dell'XI dinastia, British Museum di Londra
particolare del Libro dei morti dello Scriba Hunefer, papiro dell’XI dinastia, British Museum di Londra
Nel Primo Periodo Intermedio, che va dalla settima alla decima dinastia, intorno agli anni tra il 2230 e il 2040 a.C., con il crollo del delicato equilibrio del periodo precedente, le tendenze centrifughe hanno purtroppo il sopravvento su tutto ciò che ruota intorno all’arte e, soltanto con la riunificazione nazionale fatta dai faraoni dell’11° dinastia, incomincia la lenta ripresa artistica sul modello dell’Antico Regno. Nel campo dell’architettura, tuttavia, l’umana misura del singolare tempio di Mentuhotep a Deyr el-Bahri non può essere paragonato alla grandiosità dei complessi funerari del periodo delle piramidi, mentre le rappresentazioni in rilievo ed in pittura hanno la caratteristica della chiarezza e del rigore tematico.
Sarcofago di Maherpra, XVIII dinastia, Museo Egizio, Cairo
Sarcofago di Maherpra, XVIII dinastia, Museo Egizio, Cairo

Le rappresentazioni statuarie di Sesostris III e della famiglia reale vengono espresse in forme gigantesche su granito rosso. Anche le sfingi con barba di Amenemhet III, che impersonano il faraone e la sua potenza sono colossali e su granito rosso. Più affrancato dai dettami dell’arte ufficiale è il complesso di piccole sculture in legno dipinte soltanto nei punti in cui l’artista ha colto energicamente i particolari della vita quotidiana. Con il secondo periodo intermedio ritorna il disordine nazionale e il potere del faraone viene indebolito; l’Egitto, rimasto ormai quasi senza nessuna difesa di fronte alla minaccia degli Hyksos dell’Asia Minore, come la fenice si rigenererà dalle proprie ceneri per trascorrere il suo più bello e significativo periodo artistico.




Arte cinese

L’ANTICA CULTURA ARTISTICA CINESE

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L’ANTICA CULTURA ARTISTICA CINESE

La Cina, probabilmente, dà piena vita alla sua attività artistica entrando nella civiltà neolitica già verso l’VIII millennio a.C., ma sono stati i popoli degli Xia a far nascere (stando alle antiche scritture) la prima civiltà della storia cinese intorno al XXI secolo a.C. Seguono poi altri popoli e, sotto il dominio degli Shang-Yin, che va dal XVI all’ XI  secolo a.C., l’arte consegue la sua più elevata e completa espressione nella lavorazione del bronzo, prevalentemente con le raffigurazioni celebrative.

Queste forme artistiche designate per la rappresentazione di oblazioni e per offerte sacrificali agli dèi, differenti in tutti gli aspetti e nella tipologia, sono ornate da figure di animali prodotte dalla fantasia, con finalità totemiche. Il taotie, maschera del divoratore che cerca di inghiottire l’uomo, il dragone, la fenice, i volatili e i mostri creati dalla fantasia spiccano di frequente su sfondi a tematiche tortuose e spesso incomprensibili, con effetti di movimento, di linee parallele e di poligoni quasi sempre triangolari e, con decorazioni a forme di nuvola e a giro a spirale.

La reclusione dell’effigie animalesca o della creatura rappresentante il totem in una tematica celebrativa, tiene a freno la sua potenza, trasmettendo il controllo allo sciamano. Lo stretto rapporto tra politica e religione, insieme al potere esclusivo monopolizzato dagli sciamani, rende il sovrano coordinatore del culto e del legame con tutto ciò che è ultraterreno: dal momento che il criterio di vita terrestre deve esprimersi alla stessa stregua di quello divino, il controllo della magia e l’armonia delle forze celesti sono elementi che non possono mai mancare per la guida di buon governo.

Soppiantati gli Shang-Yin e subentrati gli Zhou nell’XI secolo a.C., lo stato sociale politico viene rivoluzionato, dando vita a correnti di pensiero filosofico e religioso: nasce il confucianesimo. Nell’arte, ai procedimenti di trattamento e lavorazione della giada, dell’osso e dell’avorio, si accosta la creazione di piccolissime statue in terracotta con caratteristiche antropomorfe piene di vitalità e di movimento, la cui finalità è unicamente quella di condurre il defunto nell’altro mondo, sostituendo il sacrificio umano. Nei bronzi, ormai consumato attraverso i secoli il ruolo di “tramite” di forze magiche e divine, emerge un’astrazione ancor più accentuata nelle tematiche ornamentali raffiguranti animali. Lunghe didascalie coprono le superfici metalliche: la celebrazione di un avvenimento glorifica la stirpe, commemora i capostipiti. Un elemento ornamentale tutto nuovo, il “pan chi”, un intreccio di draghi che si propaga a macchia d’olio nella famosa epoca delle “primavere e autunni”, che va dall’VIII al V secolo a.C., durante il quale lo stato si trasforma, prendendo caratteristiche feudali ed i governanti locali sono frequentemente in conflitto con il potere centrale.

Con guerre civili che portano  alla piena crisi del dominio degli Zhou e con la successiva   restaurazione dell’ordine, ad opera della dinastia Qin nel 221 a.C., dopo un brevissimo periodo subentrano, nel 206,  gli Han occidentali, che governeranno fino alla nascita di Cristo. In questo periodo grandissimi risultati vengono concretizzati nel campo della scienza, nella coltivazione, nella produzione artigianale e soprattutto nell’arte; gli scambi commerciali rifioriscono grazie alla supervisione della via della seta. In bronzo vengono sagomate quasi esclusivamente figure di animali, raffigurati con pochissimi tratti quasi abbozzati, che manifestano con gli occhi pieni di vitalità e con gli atteggiamenti, un penetrante spirito di osservazione. Le peculiarità dei piccoli bronzi si manifestano con forza espressiva anche in numerosissime opere in terracotta: statuine raffiguranti animali o normalissime persone tratte dalle scene di vita di tutti i giorni, continuano la tradizione delle celebrazioni funerarie di epoca Zhou.

Grande importanza hanno le tombe ornate con mattoni incavati a lastra, decorati a rilievo con temi quasi sempre relativi alla caccia. Dalla propria tomba, proviene ai nostri giorni il vestito funerario del principe Liu Sheng (154-113 a.C.), effettuato con ben 2498 tessere di giada tenute assieme con 1100 grammi di filo da cucitura d’oro. Fasciare il corpo del defunto con la straordinaria protezione della giada – la pietra incorruttibile per antonomasia – soddisfa in questo periodo, la necessità di rendere immortale oltre lo spirito anche il corpo. Coincide con questo periodo la nascita di un secondo linguaggio espressivo, nel quale corrono parallelamente le due anime spirituali della venerazione cinese, quella taoista (mistica) e quella confuciana (concreta). Ci sarà presto una consistente restaurazione, ma la dinastia terminerà poco dopo con un’usurpazione effettuata dagli Han orientali  negli anni 250-220.




L’arte dell’antico Egitto: La valle dei re

Pagine correlate: Valle delle regine – Accenni sull’arte dell’antico Egitto 1 – Accenni sull’arte dell’antico Egitto 2 – Accenni sul periodo aureo tebano.

L’arte dell’antico Egitto: La valle dei re

Alcune tra le tombe più importanti qui riportate e descritte: Tomba di Ramesse VI (KV9), di Thutmose III (KV34), di Amenofi II (KV35), di Tutankhamen (KV62), di Horemhab  (KV57), di Ramesse I (KV16), di Seti I (KV17), Ramesse III (KV11),  RamesseIX (KV6).

Foto 1: la valle dei re
La valle dei re
Foto 2: la montagna a forma di piramide
La montagna a forma di piramide
pianta delle tombe
Pianta delle tombe

La Valle dei Re a Luxor

Le sigle delle tombe, KV(numero) sono l’acronimo di King’s Valley, ovvero Valle dei Re.

La scelta di questo posto per la sepoltura ebbe origine da più motivi. Tra i principali c’è la credenza religiosa, per cui la tomba doveva essere sistemata a occidente del fiume Nilo, dove tramonta il sole; inoltre la posizione propria della valle, vicino  la capitale d’Egitto (Tebe), che permetteva una più  facile sorveglianza e quindi garantire l’inviolabilità delle tombe.

KV1 - Tomba di Ramses VII
KV1 – Tomba di Ramses VII: nella foto sono raffigurate le divinità
KIV" - Tomba di Ramesse IV
KV 2 – Tomba di Ramesse IV: nella foto, una decorazione parietale
42 antichi egizi - tomba di Ramesse IX
KV6 – Tomba di Ramesse IX: nella foto: Soffitto della sala del sarcofago con le scene dal Libro della Notte.
La tomba di Ramesse II (KV7)
KV7 – Tomba di Ramesse II: nella foto, la testa della mummia del faraone
KV8 Tomba di di Merenptah
KV8 Tomba di di Merenptah: nella foto, uno dei quattro sarcofagi – quello esterno
01 antichi egizi -Tomba di RamesseVI

KV9 Tomba di Ramesse VI: nella foto: Sala del Sarcofago, particolare della scena della creazione del disco solare

34 antichi egizi - tomba Ramesse III

KV11 Tomba di Ramesse III: nella foto, il corridoio

26 antichi egizi - tomba di Ramesse I

KV16 Tomba di Ramesse I: nella foto, il faraone fa un’offerta davanti al dio fiore di loto Nefertum. La decorazione della parete di fondo raffigura le scene dal Libro delle Porte

28 antichi egizi - tomba di Seti I
KV17 Tomba di Seti I: nella foto, la raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala)
KV18 Tomba di Ramesse X

(periodo, 1104 – 1094 a. C: dinastia XX): Si ipotizza che la tomba KV18 sia stata scavata per Ramesse X, ma non fu mai portata a termine e, verosimilmente mai utilizzata. Nel 1903 il sovrintendente della necropoli, all’epoca Howard Carter, impiegò la tomba per l’installazione di un generatore elettrico per illuminare l’intera vallata.

KV19 Tomba di Ramesse VIII

(periodo 1125 – 1123 a.C; dinastia XX):Questa tomba venne scavata in origine per ospitare le spoglie di Ramesse VIII ma non fu mai portata a termine, né di fatto mai occupata dal titolare. Si ipotizza invece fosse stata utilizzata dal suo successore Ramses IX, il figlio Mentuherkhepershef . Questi occupò anche la KV6, di cui ne è titolare, dalla quale venne poi trasferito in un nascondiglio di Deir el-Bahari (vedi KV6).  Le decorazioni interne raffigurano il defunto, accompagnato dal padre, al cospetto delle varie divinità. La tomba fu scoperta da Giovanni Belzoni.

03 antichi egizi - pianta Tomba di Thutmose III

KV34 Tomba di Thutmose III: nella foto, la pianta della tomba

/06 antichi egizi - Tomba di Amenofi

KV35 Tomba di Amenofi II; nella foto, il re davanti alla dea Hathor che gli offra il segno della vita.

24 antichi egizi - tomba di Horemhab
KV 57Tomba di Horemhab: nella foto, il faraone è raffigurato di fronte a varie divinità
09 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen
KV62 Tomba di Tutankhamen: nella foto, un particolare della decorazione, con la barca solare ed i babbuini che alludono alla prima ora del libro dell’Amduat.
OGGETTISTICA VARIA
17 antichi egizi - Barca di alabastro
Barca di alabastro dipinto con al centro un catafalco (sopra), e poggiatesta d’avorio (sotto). (Museo Egizio del Cairo)
18 antichi egizi - Porta unguenti di alabastro
Porta-unguenti di alabastro. (Museo Egizio del Cairo)
19 antichi egizi - il dio Ihy
Statua del dio Ihy, figlio di Hathor.  Il suo carnato è dipinto  con un nero lucido, ossia il colore della rigenerazione che la connette ai riti, appunto, della rigenerazione. (Museo Egizio del Cairo)
20 antichi egizi - seggio ecclesiastico
Seggio ecclesiastico. Chiamato così perché ricorda le cattedre episcopali. (Museo Egizio del Cairo)
23 antichi egizi - testa di alabastro
Particolare di una delle quattro teste di alabastro dipinto che fungevano da coperchio per i ricettacoli dei vasi canopi.

Arte dell’antico Egeo

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ARTE DELL’EGEO ANTICO

Dal 2500 a.C. nell’isola di Creta ed in tutto l’arcipelago delle isole Cicladi (la denominazione deriva dalla loro disposizione a cerchio con Delo pressoché al centro), nascono e si sviluppano civiltà che si espandono rapidamente grazie alle fiorenti rotte commerciali marittime. Queste nuove popolazioni creano caratteristici modelli artistici che forniranno un preziosissimo contributo alle future civiltà, in modo particolare a quella ellenica. Un’immensa migrazione proveniente dall’entroterra e da tutta l’Asia Minore incomincia a prendere forza nel Mare Egeo.

Il mare Egeo costituisce l’intelaiatura dell’arte pre-ellenica, grazie al suo arcipelago, formato da numerosissime isole strategicamente posizionate, che facilita gli scambi commerciali. Un intenso sviluppo, che oggi possiamo definire come un vero e proprio boom artistico-culturale, ha origine intorno alla metà del III millennio nelle isole Cicladi: vasi, tavole, bracieri, contenitori di ogni tipo, statuette, teste umane, animali, tutti in ceramica decorati con cerchi a spirale, con simboli marinareschi (dove immancabilmente viene raffigurata la nave come simbolo principale, per la sua importantissima funzione negli scambi commerciali) e puntali di lance, formano la creazione artistica cicladica in questa prima fase.

È soprattutto il marmo, di cui le Cicladi sono abbondantemente fornite, che permette la nascita della forma scultorea: figure femminili, molto probabilmente dee della fertilità, kourotróphoi (donne con l’immancabile figlioletto in braccio), figure umane mentre suonano una piccola arpa poggiata sulle ginocchia  o un flauto, sono tra i temi più frequentemente rappresentati. Le dimensioni di queste opere sono le più disparate e vanno da pochi centimetri fino ad oltrepassare abbondantemente il metro. Le caratteristiche somatiche sono molto semplificate: la testa ed il collo, nel loro insieme, sono rappresentati da un unico cilindro, con un piccolo accenno protuberante ad indicarne il naso. Osservando più reperti appartenenti ai diversi periodi progressivi,  si riesce ad intravedere che gli artisti sono in una preliminare fase di indagine, per quanto riguarda le proporzioni dei caratteri somatici.

Intorno al 2000 a.C., la superiorità assoluta dell’espressione artistica nella vasta area dell’arcipelago, è attestata a Creta: qui si costruiscono i palazzi reali  di Knossos, di Phaistos e di Mallia che hanno anche caratteristiche templari. Sin dalla fase prepalaziale (minoico antico, che va da circa il 2500 al 2000 a.C.) i Minoici, il cui nome deriva dal famoso Minosse, avevano dato vita ad espressioni artistiche di nuovo interesse. L’attenzione nella natura si è già rivelata nei rhytà con la  testa a forma di toro, nella modellazione plastica dei vasi; il vigore e la forza del colore ornamentale sono nelle chiazze a forma di fiamma policroma della ceramica di Vasiliki (considerato come il più importante centro produttivo) e nei sigilli che presentano variegate forme geometriche del mondo vegetale ed animale. Molto vaste e di alto interesse sono le creazioni e le elaborazioni vascolari nel periodo delle prime importanti edificazioni (2000-1650 a.C.). Il linguaggio espressivo è in continuo sviluppo e, dopo l’esperienza dello stile di Kamares, prende forza, specialmente a Knossos, un tipo di decorazione che impiega tinta bianca su fondo scuro tendente al bruno, nel quale viene immancabilmente raffigurata la natura in tutte le sue forme: frastagliati ramoscelli, fragili liliacee, moltissime margherite e delfini in pieno dinamismo.

Palazzo di Cnosso
Palazzo di Cnosso (foto da Wikimedia Commons).
Un affresco del sito archeologico di Cnosso
Un affresco del sito archeologico di Cnosso

Nella rappresentazione scultorea, l’uomo è coperto soltanto dal piccolo perizoma, mentre la figura femminile è cinta da un busto aperto, che lascia vedere il petto, e la gonna abbondantemente lunga e voluminosa: il ventre sottile e il torso a sezione quasi perfettamente triangolare, la vitalità negli atteggiamenti nella funzione religiosa o nella danza, alimentano la rigogliosa vivacità alle figure rappresentate. Molto articolata è la dea dei serpenti, dove l’interesse minoico, che punta sulla molteplicità dei colori, si fonde con l’uso della faìence (ceramica non argillosa invetriata a base di silice). Insieme alle creazioni di artisti di alto livello, ci sono le terrecotte artigianali che raffigurano animali domestici, papere e gazzelle; molto divulgata è la raffigurazione del toro. La vivace esplorazione della natura sorprende gli animali nelle pose più caratteristiche: nei sigilli, la capra selvaggia è sul cocuzzolo della roccia e il toro in un atteggiamento dinamico per raffigurare la sua corsa.

La dea dei serpenti, in ceramica smaltata, Museo Archeologico di Iràklion
La dea dei serpenti, in ceramica smaltata, Museo Archeologico di Iràklion
Suonatore di lira, Museo Archeologico Nazionale, Atene
Suonatore di lira, Museo Archeologico Nazionale, Atene

Nuovi e sontuosi “palazzi reali” vengono edificati nelle città di Knossos e di Phaistos, sulle macerie dei precedenti, tra il 1630 ed 1425 a.C. Nel campo della ceramica, anche in questo periodo, il tema principale è il mondo della natura, per esempio, sono rappresentate grandi distese di mare e con gli abitanti del suo fondale: eleganti polipi che si sgrovigliano, con gli scivolosi tentacoli in prospettiva obliqua sulla superficie del vaso, argonauti, stelle marine di tutti i tipi, coralli, conchiglie e contorni di rocce sinuose. L’alto livello tecnico della scultura minoica, mancando quella con caratteristiche monumentali, è manifestata nei vasi, anfore, rhytà in steatite, basalto e porfido, decorati generalmente con figure a rilievo. Una fila ordinata e vivace di mietitori con forconi aventi a capo una figura con corsetto, un suonatore di sistro e tre cantanti, si distende sul rhytón piriforme: l’artista ottiene la profondità prospettica mettendo i corpi strato su strato, intersecando i forconi; poco evidente è così lo stacco tra il busto visto di fronte e le gambe di profilo. L’uomo è soltanto uno dei componenti della tematica realistica, che è fortemente sentita e riprodotta nei suoi più variegati aspetti. Nella ceramica si nota l’assenza di quell’energia della tematica che aveva contraddistinto la pittura minoica: il polipo viene ora rappresentato disposto sull’asse perpendicolare alla base, gli altri componenti  di origine marina, fiori, papiri e edere si combinano in un linguaggio rigoroso e conforme allo “stile di palazzo”. Dopo i danni provocati dall’eruzione del vulcano di Thera e da altre calamità, che producono la devastazione dei palazzi da poco ricostruiti, nel 1425 a.C., il centro nevralgico si sposta dall’arcipelago alla terraferma, nella Grecia continentale, dove l’apprendimento artistico dalle popolazioni cretesi aveva migliorato di molto la locale cultura elladica. Approfittando delle difficoltà di Creta, i Micenei si sostituiscono ai Minoici affermando piano piano il loro dominio sull’Egeo e su tutta la parte orientale del Mediterraneo. La pianificazione sociale di Micene, di Orcomeno, di Tirinto e la dominazione di una casta militare, hanno portato ad abbinare ai leggendari Achei, cantati da Omero, i padroni di queste città greche fortificate e tutte costruite su alture. Le cinta che proteggono l’acropoli di Tirinto hanno una larghezza che varia tra i 5 e i 17 metri. Le grandi torri irrobustiscono le mura, mentre gallerie interne ad esse e passaggi sotterranei l’attraversano internamente per l’intera area. La maestosità viene messa in risalto dai Leoni di Micene nell’ingresso principale, schematica e potente nei massi che la edificano: le due belve in atteggiamento araldico mentre scavalcano la trave principale di sostegno, sorvegliando l’entrata della città, sono le prime più evidenti testimonianze della scultura monumentale prodotte dalla Grecia. Nodo nevralgico di tutte le fortificazioni è il palazzo del sovrano, accentrato attorno ad una corte molto piccola rispetto a quella minoica.

Tomba monumentale, cosiddetta tomba di Clitennestra
Tomba monumentale, cosiddetta tomba di Clitennestra
Acropoli di Micene
Acropoli di Micene
La diversità dello stile di vita delle due civiltà si manifesta soprattutto sul modo di concepire l’urbanistica, sia sui temi ornamentali che nei modelli architettonici: alla configurazione strutturale del tipo aperto del palazzo cretese si sostituisce quella del tipo chiuso del mégaron, sala di rappresentanza squadrata e coperta, riportata spesso nei canti di Omero. Negli affreschi i pittori micenei affrontano tematiche che glorificano l’esercizio del sovrano; scenari bellici, lunghe ed ordinate sfilate di figure maschili e femminili che sfoggiano sulle pareti degli edifici, scene di caccia dove si vede l’uomo e l’animale in atteggiamenti dinamici.
La maschera di Agamennone
La maschera di Agamennone

La Valle delle Regine

La Valle delle Regine

Biban el-Harim o Biban el-Sultanat ovvero, in italiano, la “Valle delle Regine si trova alle spalle di Medinet-Habu , a su-ovest della Valle dei Re, e dalla parte opposta a Deir el-Medina, un villaggio con con il quale comunicava tramite un sentiero in costa.

La necropoli, ad iniziare dalla XVIII dinastia, ma prevalentemente nel corso delle XIX e XX, era destinata ad ospitare i corpi delle regine e dei principi reali. Tra il 1903 ed il 1906, Ernesto Schiaparelli alla direzione della Missione Archeologica Italiana, scoprì un’ottantina di tombe in questa necropoli, qualcuna incompiuta e nessuna inviolata. Le tombe hanno una superficie inferiore a quelle dei re e sono decorate in modo diverso. Non ci sono i pozzi, e le raffigurazioni dei cicli connessi al viaggio del Sole sono rare. Molte invece sono le scene tratte dal Libro dei Morti e le rappresentazioni dei defunti di fronte alle divinità. Il cromatismo, le forme, le composizioni, la cura dei particolari ed il grande equilibrio, evidenziano grande preparazione e gusto degli artisti che vi hanno lavorato. Tra le ottanta tombe, la più interessante è quella della regina Nefertari, moglie di Ramesse II. Hanno un grande rilievo, anche le tombe dei principi Amonherkhopeshef e Khaemuaset, figli di Ramesse III.

Tomba di Nefertari Merenmut (QV66)

Tomba di Nefertari Merenmut (n. 66). La tomba ha una rampa di scale all’ingresso, che porta ad una vasta stanza trasversale, la quale dalla destra, accedendo ad una piccola anticamera conduce in una seconda stanza. Dalla prima camera, un’altra scalinata conduce alla sala a quattro pilastri del sarcofago, la quale ha tre annessi. La tomba fu violata nell’antichità, per cui soltanto pochi elementi sono stati trovati, alcuni dei quali portati al Museo di Torino: pochi resti della mummia, alcuni usciabti lignei,  frantumi del coperchio del sarcofago, cocci di ceramica. Ha avuto ingenti danni dovuti alla forte umidità.

  1. è visibile l’ingresso, dalla prima camera, l’ingresso all’anticamera e, sullo sfondo, le raffigurazioni parietali della seconda stanza. In primo piano sulla sinistra Osiri e Anubi, sotto i sacelli, e, lungo lo sguincio d’entrata, la dea Seikis. Nella raffigurazione di fondo dell’anticamera il dio Kheperi, con la testa di scarabeo ( ovvero il Sole nascente). Al di là della seconda entrata, sul fondo, Osiri e Atum.

  2. questa foto riprende la stesse stanze che sono nella foto 1, con la stessa prospettiva ma sulla parte destra. Lungo lo sguincio d’entrata è visibile la dea Netfh, mentre sulla parete di fondo la dea Hafhor dell’Occidente e le mani di Ra-Harakhte.

  3. la regina Nefertari gioca agli scacchi ed ha di fronte un uccello anima (Ba) sopra un naos. La raffigurazione ha un significato ben specifico nella simbologia funeraria e corrisponde ad una “prova di passaggio “. Sotto, la mummia sul letto di morte tra Nefti ed Isi con sembianze di falchi

  4. la regina Nefertari nell’atto di offrire due vasi a forma globulare. Davanti a sé c’è  una ben fornita tavola d’offerta.

  5. Scene dal Libro dei Morti, il famosissimo testo funerario che, ad iniziare dal Nuovo Regno, rimane un’integrazione indispensabile dell’apparato funerario non regale. Nella scena parietale della seconda camera sono visibili cinque delle sette vacche sacre, ognuna col proprio nome, insieme ad un toro. In basso sono visibili tre dei quattro timoni del ciclo che corrispondono ai quattro punti cardinali.

  6. La regina Nefertari, che tiene per mano Isi-Hathor, è raffigurata con le vesti che seguono la moda della XIX dinastia. Ha una lunga e comoda veste, bianca e trasparente, con maniche larghissime, ornata con un ampio collare e da una lunghissima cintura annodata su due giri di vita. La sua acconciatura regale è formata dalla spoglia di avvoltoio con sovrapposto un modio con penne ammoniane; la dea Isi-Hathor è raffigurata con l’arcaico vestito a bretelle in policromia

45 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari
46 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari
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tomba di Nefertari Merenmut
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tomba di Nefertari Merenmut
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tomba di Nefertari
50 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari

51 antichi egizi - tomba di Khaemuaset52 antichi egizi - tomba di Khaemuaset

Tomba di Khaemuaset (QV44)

La tomba è formata da un corridoio abbastanza lungo con due annessi, che conduce a una camera ornata da raffigurazioni in rilievo ben mantenuti.

La foto in alto a sinistra mostra una figura di giovane ignudo, dal colore rossastro, seduto su di un cuscino (il dio grande Herymaat) che ha di fronte a sé un genio con la testa di leone (Nebnery) che gli volta le spalle. Nella foto in basso a sinistra, il faraone che ha di fronte Shepes.

53 antichi egizi - tomba di Amonherkhopeshef
tomba di Amonherkhopeshef
54 antichi egizi - tomba di Amonherkhopeshef
tomba di Amonherkhopeshef
55 antichi egizi - tomba di Amonherkhopeshef
tomba di Amonherkhopeshef

Tomba di Amonherkhopshef (QV55)

La tomba è formata da una scala d’ingresso, da una camera quadrata, un corridoio con annesso che conduce alla sala del sarcofago. Le raffigurazioni parietali sono scene dal Libro delle Porte e altre dove il re presenta il figlio (in proporzioni inferiori e con il capo con la treccia dell’infanzia) alle varie divinità.

Le tre foto mostrano il re di fronte a Ptah ed a Duamutef.

  1. Foto 1: il re di fronte a Isi-La Grande

  2. Foto 2:il re di fronte a Ptah

  3. Foto 3:il re di fronte a Duamutef.

Nell’altra pagina altre tombe (valle dei re) e reperti: Tomba di Ramesse VI (KV9), di Amenofi II (KV35),  di Thumtmose III (KV34), di Tutankhamen (KV62), di Horemhab  (KV57), di Ramesse I (KV16)


Riassunto 00-15 sulle evoluzioni delle ciiviltà dal 3000 alla nascita di Cristo

BREVE PANORAMICA SULLE EVOLUZIONI DELLE CIVILTÀ

Pagine correlate: Arte iranica – Arte anatolica – Arte dell’antico oriente – Arte cinese – Arte dell’antico Egeo – Inizio del riassunto correlato – Civiltà elleniche ed italiche.

SUMER: Nascita e forti sviluppi delle città-stato di Ur, Lagash e Mari tra il 2800 ed il 2500 a.C. Edificazioni di mura di cinta fortificate, edifici sacri in mattoni su alte piattaforme e ziqqurat. Opere scultoree dalle forme aggraziate, modello della Mesopotamia.

INDIA: Si sviluppa nel 3000 a.C. la prosperosa civiltà dell’Indo, nei centri di Harappa e Mohenjo-daro. Una popolazione tecnicamente progredita: caratteristica è la creazione di sigilli in steatite con rappresentazione di animali e di animate statuette in terracotta.

SUSA: Nasce nel 4000 a.C. la civiltà elamitica. La sua produzione artistica è soprattutto la ceramica decorata con temi a carattere realistico del mondo vegetale ed animale, in campitura geometrica.

EGITTO: Durante il periodo dei faraoni della IV dinastia, che va dal 2723 al 2536 a.C., viene inaugurata una nuova tipologia di costruzione delle piramidi – quella a facciata spianata e forma triangolare – soppiantando quella a grandi scaloni. Rilevante è il progresso nel campo della pittura in policromia su supporti piani ed a rilievo, con una raccolta  iconografica derivata quasi totalmente dallo svolgimento della vita quotidiana.

EGEO: Ha origine nell’Egeo verso il 2400 a.C. la cultura artistica delle Cicladi. Vasellame ornato con tratti a spirale, divinità e figure di suonatori di coinvolgente astrazione raffigurati  nel marmo di Paro.

ANATOLIA: Intorno al 2600 a.C., creazione e lavorazione di oggetti in oro filigranato e laminato, in argento ed elettro, straordinariamente plasmati, come quelli che vengono riferiti al “Tesoro di Priamo”, rinvenuto nel secondo livello di Troia.

SIRIA: Intorno al 2400 a.C., si sviluppa ulteriormente ad Ebla e in tutta l’area settentrionale del paese, una urbanizzazione già molto progredita e caratteristica. Notevole è la produzione di vasi in ceramica, collane bracciali e gioielli in genere, armi in bronzo e portafortuna intagliati in avorio. Caratteristiche sono le realizzazioni di oggetti di venerazione, frequentemente rettangolari, composte da due vasche combacianti, con abbondanti decorazioni a rilievo su tre lati.

CRETA: Dal 2000 a.C. nasce e si sviluppa una civiltà urbana molto articolata. Vengono costruiti i palazzi reali a Phaistos. Nel campo della ceramica si trasmette con forza l’elegante linguaggio artistico stile Kamares.

AKKAD: Nel periodo che va dal 2350 al 2150 a.C Akkad è al centro di una grande rivoluzione artistica-culturale legata alla nascita del primo impero mesopotamico. Si riscontrano nelle opere in rilievo di questo periodo  libertà di espressione artistica, di composizione e un animato realismo.

BABILONIA: Grande sviluppo artistico-culturale durante il regno degli Hammura (1792-50 a.C).

ANATOLIA Nel 1200 a.C. avviene l’aggressione dei Popoli del Mare e la distruzione dell’impero degli ittiti compresa la sua maestosa capitale Hattusa. Negli insediamenti ittiti della Siria si assiste alla nascita di una caratteristica proliferazione artistica, in cui si combinano elementi semitici, ittiti e con un’influenza sempre maggiore della cultura assira.

CINA: Sotto la dinastia degli Shang-Yin dal 1770 al 1025 a.C. si assiste ad un grande sviluppo artistico. Molto variegata è la creazione di vasellame raffigurante celebrazioni religiose, decorata con figure di animali – molto spesso mostruose – come draghi, fenici e creature orribili, frutto della fantasia, su un sfondo quasi sempre geometrico. Molto articolate sono le tecniche, soprattutto quella della fusione a stampo o a cera persa.

EGEO: Si dissolve intorno al 1100 a.C. la cultura artistica micenea, rinata nel 1425 a.C. sulle ceneri della tradizione minoica. Appartengono al XII secolo a.C. gli affreschi del secondo palazzo di Tirinto, raffiguranti scene di caccia e di guerra.

ASSUR: Ha un forte sviluppo fra il 900 e il 550 a.C. un’arte con caratteristiche laiche. Le opere celebrano le imprese belliche dei regnanti. I bassorilievi della cultura assira rappresentano la nascita dei cicli narrativi della storia dell’arte.

IRAN: Dario I nel 518 a.C. fonda la città di Persepoli. L’architettura è maestosa e monumentale; vi si fondono in essa elementi assiri per quanto riguarda la decorazione con rilievi celebrativi, elementi sumerici nello stile e rigidità ed elementi caratteristici achemenidi (sala a colonne).

CITTA-STATO FENICIE: Nel periodo tra il 900 e il 550 a.C., nasce e prende forza un’arte eclettica con esiti caratteristici nella creazione di statuine in materiale bronzeo e terracotta.

CINA: Durante i Regni Combattenti (481-221 a.C.), sotto la dinastia Chan-Kuo, molto sviluppata è la produzione di animali in bronzo raffinatamente elaborati in stile ageminato. Con la dinastia Chin (221-206 a.C.) ha origine un un nuovo realismo naturalistico nel campo della terracotta con rappresentazioni di figure umane e animali. Nasce la Grande Muraglia cinese.


Arte egizia: Il periodo aureo tebano

Pagine correlate: Arte dell’antico Egitto – Arte dei Sumeri – Immagini dell’arte egizia nella valle dei re.

Il periodo aureo tebano

….. è questo un periodo molto fecondo per tutto ciò che riguarda l’Arte. Questa tocca le vette più alte ma nello stesso tempo subisce inevitabilmente gli sgraditi effetti della speculazione.

La città di Tebe diventa quindi la meravigliosa ed affascinante capitale del Nuovo Regno formatosi sulle ceneri del precedente. Le dinastie che la governano vanno dalla XVIII alla XX, ed il periodo dal 1570 al 1085 A.C. Prodigio, incanto e grandiosità governano la cultura, la creatività e quindi l’arte di questo “aureo” periodo, che sviluppa forme pittoriche e plastiche sempre più eleganti e ricercate, rende parzialmente indipendenti le figure dall’immobilità e dalla rigidezza a confronto degli antichi linguaggi espressivi, pur risalendo sempre dallo stile conforme alla tradizione. 

La regina Nefertiti, Calcare dipinto, Staatliche Museen, Berlino
La regina Nefertiti, Calcare dipinto, Staatliche Museen, Berlino
Trono di Tutankhamon in legno dorato e dipinto, Museo Egizio, Cairo
Trono di Tutankhamon in legno dorato e dipinto, Museo Egizio, Cairo

Il realismo ricco di particolari che era comparso nelle raffigurazioni durante il Medio Regno, si rinnova arricchendosi  nelle opere pittoriche celebrative e soprattutto in quelle funerarie, rompendo con le raffigurazioni ripetitive. In un’opera pittorica parietale della tomba di Nebamon a Tebe, il personaggio principale viene raffigurato in atteggiamento di caccia nell’acquitrino, in un contesto paesaggistico ornato da fiori di loto, cumuli di papiro e volatili. La raffigurazione del paese di Punt, nel tempio funerario della regina Hatshepsut a Deyr el-Bahri, è ricchissimo di particolari, messi in risalto per imprimere per sempre il ricordo della spedizione in quella terra esotica, differente per i tipi di piante, case ed abitanti. Più convenzionali sono la pittura e il rilievo a carattere ufficiale e celebrativo. Con Thutmosis III, diretto discendente di Hatshepsut, nasce il primo rilievo monumentale, sulla parete a sud del settimo pilone di Karnak.

La raffigurazione di un faraone vittorioso che annienta il nemico, trasmessa sin dai tempi più antichi, è in questo periodo eseguita in dimensioni imponenti per tutta l’altezza del torrione. Il gruppo di nemici asiatici che il faraone tiene fermi afferrandoli per i capelli è espresso in modo quanto mai scrupoloso, quasi come una rappresentazione grafica, con i volti in prospettive diverse da quella principale, in un rilievo con alternanze di sporgenze e rientranze. Personaggi autorevoli, in un contesto di piante e animali sacri, si vedono procedere in fila vicino a emblemi religiosi e alla scrittura ideografica nei rilievi in policromia della tomba di Thutmosis III, consacrata alla dea Hathor, esemplificando i soliti ornamenti santuari, dove si riaffermano gli atteggiamenti sacrificali del re alla divinità. Dopo lo sconvolgimento politico e religioso avvenuto nel periodo di Amenophis IV e la successiva famosa restaurazione di Tutankhamon, sotto i Ramessidi appartenenti alle dinastie XIX e XX, la capitale viene trasferita a Tanis, nel Basso Egitto, ma va avanti la costruzione di  templi e santuari nei pressi di Tebe e della Nubia.  Prima di Amenophis IV, in un periodo durato circa tremila anni, l’arte egizia non subisce rilevanti mutamenti. Tutto ciò che era bello ed elegante al tempo delle piramidi è alla stessa stregua ritenuto ottimo dopo circa tre millenni, con la sola e non significativa differenza che compaiono nuovi soggetti, ma il modo in cui vengono raffigurati l’uomo, i regnanti e la natura rimane essenzialmente lo stesso. Amenophis riesce a trasgredire i rigidi modelli dello stile egizio. Egli è re della XVIII dinastia, nota come “Nuovo Regno”, risorta dopo una terribile devastazione in seguito all’invasione dell’Egitto. Questo sovrano, essendo un autorevole eretico, elimina tutte le usanze consacrate da millenni e si rifiuta di rendere omaggio agli dei dell’Egitto raffigurati in quel modo bizzarro, ammettendo soltanto un solo sommo dio che si chiama Aton. Lo ama a tal punto che lo fa rappresentare sotto forma di sole che irradia lui e la sua famiglia, i cui raggi terminano con una mano. Dopo di lui, con Tutankhamon, tutte le vecchie tradizioni vengono ripristinate ed anche la pittura riprende il suo caratteristico stile. Uno stile che continuerà ad esistere ancora per un abbondante millennio.

L’attività edilizia ha uno sviluppo notevole in questo periodo e, ad Abido, città sacra a Osiride, Seti I dà il via all’edificazione di un vastissimo organismo templare, ultimato dal figlio Ramesses II, dove per una volta ancora vengono raffigurati in supporti parietali interni opere in bassorilievo, che verranno poi sostituite dal rilievo avvallato, più economico. Ramesses II è uno dei sovrani egizi più famosi ed il più grande edificatore del Nuovo Regno: è lui che ha eretto la foresta di colonne della sala ipostila a Karnak, il Ramesseo a Tebe e i templi di Abu Simbel. Il rilievo storico che ricopre le pareti murali di questi edifici ha un linguaggio tutto nuovo; sono descritte gesta che possono essere bene identificate, in cui il re, liberato dalla sua generica ritualità, opera in un contesto ben specificato: il richiamo alla battaglia di Qadesh è evidenziato da una chiara e dettagliata didascalia, come un “bollettino” delle imprese glorificate. La grandezza è la dominante di questo vasto complesso soprattutto nella statuaria, di cui l’esemplare più sbalorditivo è la figura di Ramesses II seduto sul granito nero con la prima moglie Nefertari e il primogenito scolpiti in dimensioni più piccole. Le imprese eroiche nello scontro contro i “popoli del mare” sono commemorate nel tempio di Medinet Habu, nei pressi di Tebe, edificato da Ramesses III, l’ultimo autorevole sovrano (XX dinastia) del Nuovo Regno. Questo complesso, con cui termina nella maniera più fantastica la prima fase dell’arte egizia, sembra una roccaforte inattaccabile: l’unità del paese si romperà, e rimarrà tale per tutta la durata della XXI dinastia. Dovranno passare più di due secoli (935 – 720) per essere ripristinata, dalla XXII dinastia.

Tomba di Nefertari, Tebe, Valle delle Regine
Tomba di Nefertari, Tebe, Valle delle Regine
Tomba di Tutankhamon: Le pareti della camera di sepoltura.
Tomba di Tutankhamon: Le pareti della camera di sepoltura. L’angolo che si vede nella foto è quello nella direzione di nord-ovest
Amenofi IV e la moglie Nefertiti insieme ai figli, 1350 a.C.
Amenofi IV e la moglie Nefertiti insieme ai figli, 1350 a.C.
Il dio dei morti Anubi con la testa di sciacallo che pesa il cuore umano, e Il dio- messaggero Thoth con la testa dìibis che scrive il risultato (scena dal libro dei morti), rotolo di papiro, 1285 a.C.
Il dio dei morti Anubi con la testa di sciacallo che pesa il cuore umano, e Il dio- messaggero Thoth con la testa dìibis che scrive il risultato (scena dal libro dei morti), rotolo di papiro, 1285 a.C.
Cofanetto ligneo di Tutankhamon (part. della scena con la battaglia), Museo egizio del Cairo
Cofanetto ligneo di Tutankhamon (part. della scena con la battaglia), Museo egizio del Cairo
Tutankhamon con la moglie, Particolare del trono ligneo dorato e dipinto trovato nella tomba di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo
Tutankhamon con la moglie, Particolare del trono ligneo dorato e dipinto trovato nella tomba di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo

Panoramica riassuntiva eventi civiltà A. C.

UNA BREVE PANORAMICA RIASSUNTIVA DEI PRINCIPALI EVENTI E DELLE PRINCIPALI CIVILTÀ DAL 3100 AL 550 A.C.

Pagine correlate: Arte iranica – Arte anatolica – Arte dell’antico oriente – Arte cinese – Arte dell’antico Egeo – Continuo del riassunto correlato.

3100-2900 a. C.: Le tavole di Uruk a Sumer sono la testimonianza della nascita dei segni grafici cuneiformi impiegati per la scrittura.

Intorno al 3000 – 2900 a. C.: Menes accorpa tutto l’Egitto sotto un solo sovrano.

2700 – 2400 a. C: Nasce nella zona nord dell’India la più remota civiltà dell’Indo. In Egitto vengono impiegati per la prima volta il papiro e l’inchiostro per la raffigurazione grafica e la scrittura che soppianteranno in breve tempo le tavolette di argilla morbida.

2500 2300 a.C.: Nasce e si sviluppa ulteriormente nella città di Ebla in Siria, una cultura letterale tutta giocata nella locale lingua semitica.

Intorno al 2000 a. C.: Si potenzia ancor più il dominio cretese nell’arcipelago del mare Egeo. 

1900 – 1890 a. C.: Viene fondata Babilonia  a ridosso delle rive del fiume Eufrate.    

Già nel 1700 a. C: Sicuramente a Creta si fa uso di una scrittura che nessuno è mai  riuscito a decifrare: l’ancora lineare A..

1600 a. C.: Avvengono con la dinastia degli Shang le prime urbanizzazioni delle città in Cina.

Intorno al 1500 a. C.: Appare a Ugarit in Siria un nuovo tipo di scrittura, con caratteristiche alfabetiche, fatta da ventinove caratteri.

Intorno al 1400 a. C.: Durante il periodo regnante di Amenophis III, l’Egitto è al massimo della sua fortuna ed all’apice del suo splendore artistico monumentale. Vengono sviluppati in Armenia, dagli Ittiti, il trattamento e la lavorazione a caldo del ferro.

1347 a. C.: Il faraone d’Egitto Tutankhamon, mette fine alla venerazione di Aton (il Sole), che fu introdotta da Echnaton,  restaurando il tradizionale culto di Amon che si era quasi spento.

Intorno al 1200 a. C.: In India viene ultimata la raccolta dei Veda, il più remoto testo religioso in lingua sanscrita che si conosca.

Intorno al 1200 a. C.: Si verificano in Grecia i primi spostamenti della popolazione dei Dori che combatteranno e metteranno fine alla civiltà micenea.

Dal 1100 a. C.: Si spande a macchia d’olio in tutta l’Asia Minore l’impiego della sella per cavalcare i cavalli.

883 a. C.: Con Assurbanipal il regno degli Assiri conosce il suo massimo splendore.

Nel 770 a. C.: L’impero cinese si sbriciola in numerosissimi piccoli regni.

550 a. C.: Ciro il Grande di Persia abbatte i Medi, occupa tutta l’Asia Minore e tutta la regione iranica. 


Arte dei Sumeri

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Pagina correlata: Arte di Akkad

SUMER E L’ARTE DEI SUMERI

Centro di culture che si ispirano le une alle altre con contributi artistici reciproci di diversa natura, sia pure globalmente in un’omogeneità di base, la Mesopotamia, sostiene in questo periodo lo sviluppo di un’arte la cui influenza si irradierà a macchia d’olio per gran parte dei territori, permanendo a lungo nel tempo.

Le origini e la provenienza del popolo dei Sumeri sono ancora del tutto sconosciute. Sappiamo che non era una stirpe semitica e che le zone del Tigri e l’Eufrate hanno ospitato, in precedenza, altre civiltà. Alcune fonti sembrano dimostrare con testimonianze di tipo archeologico, che verso il IV millennio a.C. la civiltà sumera viveva sui monti Zagros, a nord della Mesopotamia, e che intorno al 3500 a.C. abbia occupato le zone del Tigri e dell’Eufrate. Poche sono le testimonianze di questa popolazione, per due fondamentali motivi: il primo è che, per mancanza di cave di pietra, le costruzioni venivano realizzate prevalentemente con mattone cotto, e il secondo è che questa civiltà non condivideva affatto le credenze religiose degli egizi, per le quali il corpo umano dopo la vita, dovesse mantenersi intatto per l’eternità affinché anche l’anima potesse sopravvivere.

L’arte sumerica conosce quattro fasi:

  1. La predinastica che comprende il periodo tra il 3100 ed il 2800 a.C.
  2. La protodinastica tra il 2800 ed il 2350 a.C.
  3. La accadica (da Akkad) tra il 2375 al 2800 a.C.
  4. La neosumerica tra il 2112 ed il 2004 a.C.

I reperti, pur essendo alquanto scarsi, mettono in evidenza la peculiarità figurativa e formale della loro arte, al di là degli influssi iranici ed asiatici. Alla prima fase appartengono i primi esempi di costruzioni monumentali a carattere religioso. Esempi caratteristici di questa architettura, sono il tempio di Eridu ed il tempio Bianco di Uruk.

Dopo la lunga fase protostorica  appartenete al IV millennio, durante tutto il periodo protodinastico che va dal 2800 al 2350 a.C. ed oltre, progrediscono  le città-stato di Ur, Lagash, Mari. L’organismo  teocratico dei Sumeri impregna ogni forma di espressione artistica.

Nel campo dell’architettura vengono eretti edifici, templi e santuari. Il tempio, edificato con l’impiego di mattoni d’argilla (a causa della scarsa reperibilità della pietra), è il punto di riferimento generale degli interessi della città che sono principalmente religiosi ed economici: al tempio sono collegati altri locali dove vengono effettuati lavori di vario genere, compresi quelli amministrativi. Nel progetto è prevista la corte al centro del tempio, alla quale si accede da un maestoso ingresso con un’imponente rampa di scale. Un chiaro esempio è il tempio di Sin a Khafagia: l’immagine del recitante le preghiere ha la supremazia sulle altre figure.

Gli artisti veri e propri, e anche quelli a livello artigianale, producono piccole statue in gesso, terracotta ed alabastro, replicando continuamente una forma usuale e consueta oltre che anonima. Le piccole statue raffiguranti le divinità e gli oranti, che continuamente arrivano da Teli Asmar, come pure la figura seduta dell’intendente Ebih II (oggi custodita al Louvre di Parigi) che rappresenta colui che dedica, che dà garanzie, sono collocate nei templi, in una continua presenza per significare l’onore perpetuo tributato alla divinità. Edib II ha le spalle rilassate, le mani a dita unite accavallate (la destra sopra la sinistra) all’altezza del petto, l’espressione concentrata, i grandi occhi guardinghi contornati da linee di bitume, che annunciano l’intrinseco dialogo con il dio, in un’espressione di umile devozione.

Il prediligere le forme tondeggianti, messo a confronto con l’abbondanza cubica della forma statuaria egizia, esalta ancora di più queste immagini coperte dal vello di pecora, stanti, sedute o accasciate con le gambe incrociate. Le dimensioni in linea di massima ridotte, distanti da quelle gigantesche delle figure egizie, si giustificano con la difficile reperibilità di sasso marmoreo e soprattutto con il differente modo di concepire la religione: è la maestosità di tutto l’organismo architettonico ed ornamentale a rimarcare il potere assoluto del re. Nei sigilli, all’impassibilità del recitante subentrano la fantasia creativa, il gusto per la narrativa, l’energia naturalistica. Montoni distesi, buoi, e dinamici scontri fra animali, arricchiscono gli scenari di queste piccole opere.

Gudea, principe di Lagash: Statua seduta è dedicata al dio Ningishzida, anno 2120 a.C. (neo-sumerico), rinvenuta tra le rovine di Girsu, Tellō in Iraq meridionale
Gudea, principe di Lagash: Statua seduta è dedicata al dio Ningishzida, anno 2120 a.C. (neo-sumerico), rinvenuta tra le rovine di Girsu, Tellō in Iraq meridionale
L'intendente di Ebih. Mari, 2400 a.C., Musée ddu Louvre, Parigi
L’intendente di Ebih. Mari, 2400 a.C., Musée ddu Louvre, Parigi
Stendardo di Ur: faccia della guerra
Stendardo di Ur: faccia della guerra 
Stendardo di Ur: faccia della pace
Stendardo di Ur: faccia della pace
Collana della regina Puabi di Ur. Museo irakeno di Baghdad
Collana della regina Puabi di Ur. Museo irakeno di Baghdad