Arte dell’antico Egitto

Pagine correlate: Arte degli antichi regni – Periodo aureo tebano – Immagini arte egizia nella Valle dei Re.

LA PITTURA E LA SCULTURA NELL’ANTICO EGITTO

La maschera di Tutankamon
La maschera di Tutankamon

Dalle  mastabe arrivano ai nostri giorni le opere più belle, importanti e significative di tutto l’Antico Regno. L’impiego della tecnica artistica in questi secoli è subordinato soprattutto ai tipi di supporti ed alla qualità delle pietre che gli artisti hanno a loro disposizione per eseguire le opere pittoriche, di bassorilievo e di scultura. Queste pietre venivano preventivamente selezionate e trattate da personale specializzato, quindi consegnate agli artisti per la loro decorazione. La pittura si sviluppò sia grazie alle tecniche che ai linguaggi, le raffigurazioni, in questo periodo, sono già in policromia e hanno abbinamenti coloristici di grande effetto che ancor oggi conservano forza, eleganza e fascino.

Oche, dalla Mastaba di Itet Meydum, Pittura Antico Regno, Museo Egizio del Cairo
Oche, dalla Mastaba di Itet Meydum, Pittura Antico Regno, Museo Egizio del Cairo

La tomba di Itet a Meydum: Prendiamo ad esempio la decorazione con oche ritrovata nella tomba di Itet a Meydum, che ancor oggi con grande vitalità raffigura una piccola parte di un’opera parietale di grandi dimensioni, il cui tema è la caccia. Questa decorazione è probabilmente il più antico capolavoro che ci giunge quasi intatto e senza aver sofferto minimamente l’usura del tempo. Sia le opere in bassorilievo che quelle in pittura raffigurano le stesse tematiche con gli stessi linguaggi espressivi, svolgendo il ruolo, non soltanto di imitare la natura ma di oltrepassarla e di ricostruirla, in una composizione di immagini sempre subordinata a un canone dettato dalla magia, che predomina sempre nelle opere artistiche.

Qui risulta abbastanza evidente che il bisogno di sentire sempre vivo colui che è defunto e di cogliere in una persona o in un oggetto i suoi più caratteristici elementi, sostanziali ed essenziali, sta all’origine del grande assortimento iconografico, derivato dalla vita di tutti i giorni, e dalle convenzioni che disciplinano il disegno. Si sente con forza l’esigenza di far risaltare le caratteristiche somatiche delle figure umane e di stimolare gli artisti egizi a raffigurarle in un insolito modo prospettico, come ad esempio: un viso disegnato di profilo, con occhio, spalle e petto, appartenenti invece ad una prospettiva frontale. L’attaccatura delle braccia è fortemente rimarcata proprio dalla combinazione delle due prospettive e gli arti sono volutamente di profilo per interpretare l’orientamento dell’incedere; ogni singolo elemento del personaggio in questione è raffigurato nella sua prospettiva più importante. La figura viene così sviluppata completamente sul piano e sfrondata da tutti gli elementi che non la caratterizzano, diventa così un condensato delle sue più importanti caratteristiche.

Nebamon a caccia, pittura su stucco, (da Tebe) British Museum di Londra
Nebamon a caccia, pittura su stucco, (da Tebe) British Museum di Londra

Il linguaggio artistico egizio è un insieme di rigidissime regole che ogni artista deve imparare sin dalla sua infanzia: le figure scultoree sedute devono essere raffigurate con le mani sopra le ginocchia, la pelle dell’uomo deve essere più scura di quella della donna, il dio raffigurato viene rigidamente prestabilito a seconda di ciò che  dovrà rappresentare. Ogni artista deve conoscere perfettamente la scrittura ideografica ed avere una grande abilità nell’arte dell’incisione su pietra. A tutto questo si deve aggiungere un occhio straordinariamente sensibile ai colori ed ai tratti. Uno dei più grandi pregi della pittura dell’Antico Egitto è che, ogni oggetto d’arte, sia esso d’architettura, scultoreo o pittorico, sembri dare l’impressione di inserirsi nello spazio al richiamo di una legge universale. Tale legge, cui obbediscono tutte le creazioni di questo periodo, ci porta ad assimilarla ad un linguaggio artistico vero e proprio. I canoni che regolano l’arte egizia conferiscono ad ogni individuale creazione un eccezionale equilibrio ed una rigorosa armonia.

particolare del Libro dei morti dello Scriba Hunefer, papiro dell'XI dinastia, British Museum di Londra
Particolare del Libro dei morti dello Scriba Hunefer, papiro dell’XI dinastia, British Museum di Londra

Possiamo osservare inoltre che anche gli intenti speculativi di mercanti d’arte, spingono gli artisti alla creazione di certe composizioni. Il commercio è fiorente e si sviluppa a tal punto che estende il suo interessamento anche alle persone che non hanno ruoli istituzionali. Chiuso in una costruzione a struttura cubica, il ritratto funerario di Chefren è il modello principe delle rappresentazioni faraoniche, del loro immutabile, maestoso, impassibile atteggiamento di riposo, che non dà assolutamente l’idea della morte, ma è esempio della grandezza e dell’immortalità. Le figure, malgrado le loro posizioni di immobilità (sedute o distese), rappresentate su legno o su pietra, emanano forte vitalità incarnando il personaggio e donandogli la continuazione della vita verso l’eternità. La scultura che raffigura Gioser, dentro il serdàb della piramide a gradoni, doveva essere in grado di vedere gli avvenimenti esterni da piccole aperture e viceversa non essere vista.

Sarcofago di Maherpra, XVIII dinastia, Museo Egizio, Cairo
Sarcofago di Maherpra, XVIII dinastia, Museo Egizio, Cairo

Nel Primo Periodo Intermedio, che va dalla settima alla decima dinastia, intorno agli anni tra il 2230 e il 2040 a.C., con il crollo del delicato equilibrio del periodo precedente, le tendenze centrifughe hanno purtroppo il sopravvento su tutto ciò che ruota intorno all’arte e, soltanto con la riunificazione nazionale fatta dai faraoni dell’11° dinastia, incomincia la lenta ripresa artistica sul modello dell’Antico Regno. Nel campo dell’architettura, tuttavia, l’umana misura del singolare tempio di Mentuhotep a Deyr el-Bahri non può essere paragonato alla grandiosità dei complessi funerari del periodo delle piramidi, mentre le rappresentazioni in rilievo ed in pittura hanno la caratteristica della chiarezza e del rigore tematico.

Le rappresentazioni statuarie di Sesostris III e della famiglia reale vengono espresse in forme gigantesche su granito rosso. Anche le sfingi con barba di Amenemhet III, che impersonano il faraone e la sua potenza sono colossali e su granito rosso. Più affrancato dai dettami dell’arte ufficiale è il complesso di piccole sculture in legno dipinte soltanto nei punti in cui l’artista ha colto energicamente i particolari della vita quotidiana. Con il secondo periodo intermedio ritorna il disordine nazionale e il potere del faraone viene indebolito; l’Egitto, rimasto ormai quasi senza nessuna difesa di fronte alla minaccia degli Hyksos dell’Asia Minore, come la fenice si rigenererà dalle proprie ceneri per trascorrere il suo più bello e significativo periodo artistico.




Arcaico, Liberazione e Stile Severo delle civiltà elleniche

Pagine correlate: Geometrico e Orientalizzante – Periodo Fidia – (per saperne di più sulla pittura).

Arcaico, Liberazione e Stile Severo delle civiltà elleniche

arcaico

Il linguaggio artistico arcaico, inteso nel suo vero senso, dura poco più di un secolo (600-480 a.C.), ed ha le sue origini nella città di  Atene, durante il regno di Solone (594-591 a.C.), che riconosce  i privilegi dei ricchi mentre affida al tribunale popolare le classi più povere.

Le classi appartenenti alla nobiltà si gloriano dei koùroi* (kuoroi e korai fanciulli maschi e femmine dati in sacrificio alle divinità) a Capo Sounion (590-580 a.C.): il “fanciullo” esce dal “distacco” della concezione dedalica e viene offerto alla divinità come perikallès àgalma, “leggiadra e radiosa figura”.

* Il Kouroi raffigura un giovane di età compresa tra i 17 ed i 19 anni, la cui bellezza – fisica e spirituale – è al suo massimo splendore. Il soggetto, completamente nudo, è in posizione eretta con un accenno di movimento della gamba sinistra. Oltre alla nudità, un altro fattore che lo caratterizza, sono le braccia addossate al corpo che sembrano gravitare liberamente e terminanti con i pugni chiusi. Nel volto un sorriso un poco accennato che si avvicina al beffardo (“sorriso arcaico”).

Kouroi
Kouroi (foto da Wikimedia Commons)

A Corinto, Periandro figlio di Kypselos, uno dei famosi Sette Sapienti, tutela presso la sua corte, artisti di varia natura come musici, poeti, pittori e scultori, dando così vitalità alla creazione artistico-culturale del periodo  “corinzio medio”, di breve durata (600-560 a.C.), e avendo la meglio su tutti gli scambi commerciali della costa occidentale fino nell’entroterra. Sóphilos,  artista che opera nella città di Atene, primo caposcuola delle figure nere, firma un’opera epica, di pura creazione: i giochi in onore di Patroclo, alla presenza di Achille e di una moltitudine di Achei (ca. 580 a.C.). Segue il vaso Francois richiesto a Ergotimo e Clizia da un etrusco (ca. 570 a.C.). La seconda generazione dei koùroi è rappresentata ai nostri occhi dalla statua da Volomandra (ca. 565 a.C.). Prendono eleganza ed armonia nel movimento la giunzione del ventre triangolare e quella degli arti inferiori. Tutta la muscolatura è in atteggiamento dinamico e dà l’idea di essere contenuta nella pelle come nella realtà. La bocca, in atto di giovanile sorriso, segna le pieghe ai lati del viso. Con L’ultimo periodo corinzio (il tardo 560 a.C.), la grande metropoli peloponnesica perde l’esclusiva commerciale sul traffico di esportazione, che viene conquistata da Atene: proprio qui Pisistrato (561-555 e 546-528 a.C.) promuove con successo la sua programmazione politica economica d’espansione.

Si approfondiscono nella raffigurazione della narrazione l’interdipendenza tra l’uomo, gli eroi e le divinità. Nella terza fase della creazione dei koùroi, la bellezza muscolare è curata dalla ginnastica. La statua dell’eroico sepolto ad Anavysos si erge sulla sua base a gradini: «Fermati e piangi sul monumento per il morto Kroisos, che Ares violento travolse mentre combatteva tra i primi» (ca. 540 a.C.). Le braccia, armonicamente congiunte in alto ai pettorali, non toccano affatto il corpo. Nel volto si nota che la mandibola è ricoperta da un naturale strato di pelle e la bocca viene rappresentata come un’apertura del tegumento. Endoios è l’artista prediletto dai figli di Pisistrato (528-510 a.C.): gli si attribuisce il frontone dell’Acropoli nel quale Atena sconfigge i Giganti, una probabile dedica purificatrice di Ippia, dopo il soffocamento del tentativo criminoso di far fuori Armodio e Aristogitone, nel quale ha perso la vita Ipparco (514 a.C.).

Nelle rappresentazioni statuarie femminili dedicate sull’Acropoli (kórai), la plasticità risponde alla luce: il sole sfuma sul piano inarcato, penetra attraverso la struttura cristallina del marmo, in un punto che può considerarsi intermedio tra la vita sciolta e fluente e la figura innalzata.

Antenore in esilio è impegnato nello stesso periodo, a puro scopo provocatorio, con gli Alcmeonidi per la costruzione del frontone del tempio in onore di Apollo a Delfi, dove un dio ha la stessa configurazione strutturale della kóre firmata dall’artista sull’Acropoli, al suo rientro in Atene, in seguito al suo allontanamento. Al posto delle basi a forma cilindrica si mettono i plinti rettangolari, che comprendono in verticale tutte le estensioni gestuali e il meraviglioso rigonfiamento del drappeggio. Ad Antenore verrà dato poi l’incarico di raffigurare in bronzo il monumento celebrativo degli sfortunati Tirannicidi, nella fase storica nella quale Clistene degli Alcmeonidi dà origine alla democrazia (509-507 a.C.). Nello stesso periodo l’evoluzione dell’architettura nel campo religioso e lo splendore della cultura ionica, si trasferisce nei nuovi templi, ad iniziare da quello di Artemide a Efeso, con una doppia fila di colonnati (ca. 550), che incorpora nella fondazione l’edificio del periodo geometrico.

Liberazione

Nel 479 a.C. con la vittoria di Platea che ripristina l’ordine e la sicurezza nella città di Atene, tra le macerie provocate dai Persiani, si selezionano scrupolosamente tutti quei frantumi di statue destinati ad una regolare e religiosa sepoltura nel terrapieno dell’Acropoli. La furia devastante degli incendi appiccati dal nemico ha totalmente devastato tutte le opere pittoriche dei “primitivi”, che per lunghi secoli hanno raffigurato le divinità e gli eroi. All’esigenza di ricreare ogni nuova forma artistica si associa lo sforzo motivato del trionfo. La meraviglia provata nell’aver conquistato, con le proprie risorse, il totale e positivo cambiamento degli eventi, ed in conclusione la sicurezza di poter configurare un prosperoso avvenire per la città, portano a rivelazioni che assomigliano alla cultura di base dei nostri tempi: la storia per lo studio della condizione umana e il teatro per raffigurarla. I pittori dipingono i personaggi ambientandoli in eventi reali con atteggiamenti che cambiano a seconda delle varie circostanze: vengono analizzati a fondo anche i lati puramente emotivi.

Stile severo

Discobolo di Mirone (copia Museo Nazionale romano: l'originale è andato perduto
Discobolo di Mirone (copia Museo Nazionale romano: l’originale è andato perduto

Nel campo della statuaria, il mutamento verso una forma di espressione realistica avviene ad Atene per opera di tre grandi scultori: Crizio, Nesiote ed Egia. Argo era un nodo centrale e nevralgico della classicità greca, per opera di Agelada. Con forme a tracciati lineari e dinamici, Micone e Mirone controbattono la concezione immobile e stereometrica di Polignoto e di Calamide. Micone approfondisce nel campo della pittura gli intervalli, lo spazio arioso tra le figure e un introduttivo paesaggio, atteggiamenti e movimenti reali, l’insieme del tragico combattimento. L’opera scultorea del corridore Lada, eseguita da Mirone a Olimpia nel 460 a.C., sembra avere la forza di staccarsi dalla sua base di sostegno. Timante (456 a.C.) alza gli arti superiori verso la testa per allacciare la calotta di cuoio.   

Tideo attribuito ad Agelada 450 a.C. Reggio Calabria Museo Nazionale
Tideo attribuito ad Agelada 450 a.C. Reggio Calabria Museo Nazionale

Il Discobolo raffigura Giacinto, leggendaria vittima di Apollo a Sparta: gambe lunghe e possenti, torso scarno e muscoloso, corpo sfilato e scattante, muscolatura in atteggiamento di preparazione allo sforzo finale. Il capo ha una forma ingentilita dall’ovale ispirata dal Tideo attribuito ad Agelada. Dal capolavoro di Agelada (uno dei due bronzi di Riace) hanno origine atteggiamenti, posa e struttura anatomica del gigantesco Zeus eretto a Sam

Frammenti d’arte pittorica:

  • Il termine stile “Severo” viene coniato da Goethe.

  • Dopo le guerre persiane si deve avviare un periodo di rigenerazione e i dettami devono essere ricostruzione, razionalità ed armonia.

  • Le tematiche artistiche si arricchiscono, nel figurativo, di nuovi miti, dove non mancano le rappresentazioni di amazzoni, Centauri, eroi, dei dell’Olimpo. A questi vengono conferite nuove valenze che contrappongono il razionale con l’irrazionale, l’ordine con la confusione, le barbarie con la civiltà.

  • Atene è il centro nevralgico della cultura e  dell’arte. Nel periodo dello Stile Severo nella città si concentrano moltissime botteghe d’arte. Nella ceramica il cromatismo delle figure tende al rosso e la ricerca tende al naturalismo, mentre nella scultura le teste si fanno più sferiche ed i volti meglio definiti e, la ricerca tende verso una maggiore espressività seguendo i dettami di Epiktetos.

  • Il mondo del reale e delle passioni umane incomincia ad essere analizzato con più entusiasmo. Nella pittura viene impiegato anche il cavalletto e non mancano le gare tra pittori.

  • Una grande personalità della pittura è Kleophrades, un abile decoratore di grandi vasi dalle tematiche mitologiche. Un altro grande esponente della pittura è Niobidi con i suoi eroi, le sue divinità, i suoi miti, i quali vengono rappresentati in una sfera umana, contrassegnata talvolta da una vera e propria drammaticità. Influenzato dalle pitture di Polignoto, inserisce nella sua pittura (Vaso di Orvieto) le nuove concezioni relative allo spazio ed al chiaroscuro.

  • Le più belle conquiste del periodo sono ascritte a Polignoto di Taso. Egli è in continua ricerca di uno spazio illusionistico. La pittura della ceramica continua ad essere influenzata dall’arte di questo pittore fino alle soglie del classicismo.

Scultura: Frammenti d’arte

  •  Viene data moltissima importanza alla ricerca della perfezione nella resa anatomica. Naturalismo, armonia e movimento, entrano nella massa corporea.

  • Le teste diventano più sferiche, il lineamento del naso si appiattisce ed allarga dolcemente, le guance diventano leggermente più tonde e morbide, il mento perde la forma appuntita addolcendosi in armonia con le forme adiacenti, le spalle acquistano più rotondità e movimento, l’espressione del volto insieme al sorriso perde la caratteristica arcaica e il torace acquista potenza e robustezza.

  • I soggetti raffigurati nella scultura, manifestano il loro mondo interiore.

  • Il vantaggio del bronzo è che permette il massimo della libertà nella creatività e nella sperimentazione. In più il bronzo mette meglio in evidenza le masse corporee, i muscoli ed il movimento.

  • Il lato negativo del bronzo è che la sua facile rifusione e rigenerazione, ha autorizzato molti artisti ed organizzazioni a distruggere un’immane quantità di opere (che reputavano di scarso valore) per recuperare materiale  per nuove raffigurazioni. Molti bronzi importanti sono andati distrutti. A noi sono arrivate molte copie romane ovviamente influenzate da questa cultura.

  • Pochissimi sono i bronzi che sono arrivati a noi e tra questi c’è l’Auriga di Delfi, anche ben conservata, se si pensa che faceva parte di un gruppo scultoreo raffigurante un carro e la quadriglia da lui condotta. La statua viene attribuita a Pitagora di Samo, ma c’è qualche dubbio in proposito, perché la data, su un’epigrafe in essa riportata, non coincide con il periodo della sua attività artistica.




L’arte dell’antico Egitto: La valle dei re

Pagine correlate: Valle delle regine – Accenni sull’arte dell’antico Egitto 1 – Accenni sull’arte dell’antico Egitto 2 – Accenni sul periodo aureo tebano.

L’arte dell’antico Egitto: La valle dei re

Alcune tra le tombe più importanti qui riportate e descritte: Tomba di Ramesse VI (KV9), di Thutmose III (KV34), di Amenofi II (KV35), di Tutankhamen (KV62), di Horemhab  (KV57), di Ramesse I (KV16), di Seti I (KV17), Ramesse III (KV11),  RamesseIX (KV6).

Foto 1: la valle dei re
La valle dei re
Foto 2: la montagna a forma di piramide
La montagna a forma di piramide
pianta delle tombe
Pianta delle tombe

La Valle dei Re a Luxor

Le sigle delle tombe, KV(numero) sono l’acronimo di King’s Valley, ovvero Valle dei Re.

La scelta di questo posto per la sepoltura ebbe origine da più motivi. Tra i principali c’è la credenza religiosa, per cui la tomba doveva essere sistemata a occidente del fiume Nilo, dove tramonta il sole; inoltre la posizione propria della valle, vicino  la capitale d’Egitto (Tebe), che permetteva una più  facile sorveglianza e quindi garantire l’inviolabilità delle tombe.

KV1 - Tomba di Ramses VII
KV1 – Tomba di Ramses VII: nella foto sono raffigurate le divinità
KIV" - Tomba di Ramesse IV
KV 2 – Tomba di Ramesse IV: nella foto, una decorazione parietale
42 antichi egizi - tomba di Ramesse IX
KV6 – Tomba di Ramesse IX: nella foto: Soffitto della sala del sarcofago con le scene dal Libro della Notte.
La tomba di Ramesse II (KV7)
KV7 – Tomba di Ramesse II: nella foto, la testa della mummia del faraone
KV8 Tomba di di Merenptah
KV8 Tomba di di Merenptah: nella foto, uno dei quattro sarcofagi – quello esterno
01 antichi egizi -Tomba di RamesseVI

KV9 Tomba di Ramesse VI: nella foto: Sala del Sarcofago, particolare della scena della creazione del disco solare

34 antichi egizi - tomba Ramesse III

KV11 Tomba di Ramesse III: nella foto, il corridoio

26 antichi egizi - tomba di Ramesse I

KV16 Tomba di Ramesse I: nella foto, il faraone fa un’offerta davanti al dio fiore di loto Nefertum. La decorazione della parete di fondo raffigura le scene dal Libro delle Porte

28 antichi egizi - tomba di Seti I
KV17 Tomba di Seti I: nella foto, la raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala)
KV18 Tomba di Ramesse X

(periodo, 1104 – 1094 a. C: dinastia XX): Si ipotizza che la tomba KV18 sia stata scavata per Ramesse X, ma non fu mai portata a termine e, verosimilmente mai utilizzata. Nel 1903 il sovrintendente della necropoli, all’epoca Howard Carter, impiegò la tomba per l’installazione di un generatore elettrico per illuminare l’intera vallata.

KV19 Tomba di Ramesse VIII

(periodo 1125 – 1123 a.C; dinastia XX):Questa tomba venne scavata in origine per ospitare le spoglie di Ramesse VIII ma non fu mai portata a termine, né di fatto mai occupata dal titolare. Si ipotizza invece fosse stata utilizzata dal suo successore Ramses IX, il figlio Mentuherkhepershef . Questi occupò anche la KV6, di cui ne è titolare, dalla quale venne poi trasferito in un nascondiglio di Deir el-Bahari (vedi KV6).  Le decorazioni interne raffigurano il defunto, accompagnato dal padre, al cospetto delle varie divinità. La tomba fu scoperta da Giovanni Belzoni.

03 antichi egizi - pianta Tomba di Thutmose III

KV34 Tomba di Thutmose III: nella foto, la pianta della tomba

/06 antichi egizi - Tomba di Amenofi

KV35 Tomba di Amenofi II; nella foto, il re davanti alla dea Hathor che gli offra il segno della vita.

24 antichi egizi - tomba di Horemhab
KV 57Tomba di Horemhab: nella foto, il faraone è raffigurato di fronte a varie divinità
09 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen
KV62 Tomba di Tutankhamen: nella foto, un particolare della decorazione, con la barca solare ed i babbuini che alludono alla prima ora del libro dell’Amduat.
OGGETTISTICA VARIA
17 antichi egizi - Barca di alabastro
Barca di alabastro dipinto con al centro un catafalco (sopra), e poggiatesta d’avorio (sotto). (Museo Egizio del Cairo)
18 antichi egizi - Porta unguenti di alabastro
Porta-unguenti di alabastro. (Museo Egizio del Cairo)
19 antichi egizi - il dio Ihy
Statua del dio Ihy, figlio di Hathor.  Il suo carnato è dipinto  con un nero lucido, ossia il colore della rigenerazione che la connette ai riti, appunto, della rigenerazione. (Museo Egizio del Cairo)
20 antichi egizi - seggio ecclesiastico
Seggio ecclesiastico. Chiamato così perché ricorda le cattedre episcopali. (Museo Egizio del Cairo)
23 antichi egizi - testa di alabastro
Particolare di una delle quattro teste di alabastro dipinto che fungevano da coperchio per i ricettacoli dei vasi canopi.



La Valle delle Regine

La Valle delle Regine

Biban el-Harim o Biban el-Sultanat ovvero, in italiano, la “Valle delle Regine si trova alle spalle di Medinet-Habu , a su-ovest della Valle dei Re, e dalla parte opposta a Deir el-Medina, un villaggio con con il quale comunicava tramite un sentiero in costa.

La necropoli, ad iniziare dalla XVIII dinastia, ma prevalentemente nel corso delle XIX e XX, era destinata ad ospitare i corpi delle regine e dei principi reali. Tra il 1903 ed il 1906, Ernesto Schiaparelli alla direzione della Missione Archeologica Italiana, scoprì un’ottantina di tombe in questa necropoli, qualcuna incompiuta e nessuna inviolata. Le tombe hanno una superficie inferiore a quelle dei re e sono decorate in modo diverso. Non ci sono i pozzi, e le raffigurazioni dei cicli connessi al viaggio del Sole sono rare. Molte invece sono le scene tratte dal Libro dei Morti e le rappresentazioni dei defunti di fronte alle divinità. Il cromatismo, le forme, le composizioni, la cura dei particolari ed il grande equilibrio, evidenziano grande preparazione e gusto degli artisti che vi hanno lavorato. Tra le ottanta tombe, la più interessante è quella della regina Nefertari, moglie di Ramesse II. Hanno un grande rilievo, anche le tombe dei principi Amonherkhopeshef e Khaemuaset, figli di Ramesse III.

Tomba di Nefertari Merenmut (QV66)

Tomba di Nefertari Merenmut (n. 66). La tomba ha una rampa di scale all’ingresso, che porta ad una vasta stanza trasversale, la quale dalla destra, accedendo ad una piccola anticamera conduce in una seconda stanza. Dalla prima camera, un’altra scalinata conduce alla sala a quattro pilastri del sarcofago, la quale ha tre annessi. La tomba fu violata nell’antichità, per cui soltanto pochi elementi sono stati trovati, alcuni dei quali portati al Museo di Torino: pochi resti della mummia, alcuni usciabti lignei,  frantumi del coperchio del sarcofago, cocci di ceramica. Ha avuto ingenti danni dovuti alla forte umidità.

  1. è visibile l’ingresso, dalla prima camera, l’ingresso all’anticamera e, sullo sfondo, le raffigurazioni parietali della seconda stanza. In primo piano sulla sinistra Osiri e Anubi, sotto i sacelli, e, lungo lo sguincio d’entrata, la dea Seikis. Nella raffigurazione di fondo dell’anticamera il dio Kheperi, con la testa di scarabeo ( ovvero il Sole nascente). Al di là della seconda entrata, sul fondo, Osiri e Atum.

  2. questa foto riprende la stesse stanze che sono nella foto 1, con la stessa prospettiva ma sulla parte destra. Lungo lo sguincio d’entrata è visibile la dea Netfh, mentre sulla parete di fondo la dea Hafhor dell’Occidente e le mani di Ra-Harakhte.

  3. la regina Nefertari gioca agli scacchi ed ha di fronte un uccello anima (Ba) sopra un naos. La raffigurazione ha un significato ben specifico nella simbologia funeraria e corrisponde ad una “prova di passaggio “. Sotto, la mummia sul letto di morte tra Nefti ed Isi con sembianze di falchi

  4. la regina Nefertari nell’atto di offrire due vasi a forma globulare. Davanti a sé c’è  una ben fornita tavola d’offerta.

  5. Scene dal Libro dei Morti, il famosissimo testo funerario che, ad iniziare dal Nuovo Regno, rimane un’integrazione indispensabile dell’apparato funerario non regale. Nella scena parietale della seconda camera sono visibili cinque delle sette vacche sacre, ognuna col proprio nome, insieme ad un toro. In basso sono visibili tre dei quattro timoni del ciclo che corrispondono ai quattro punti cardinali.

  6. La regina Nefertari, che tiene per mano Isi-Hathor, è raffigurata con le vesti che seguono la moda della XIX dinastia. Ha una lunga e comoda veste, bianca e trasparente, con maniche larghissime, ornata con un ampio collare e da una lunghissima cintura annodata su due giri di vita. La sua acconciatura regale è formata dalla spoglia di avvoltoio con sovrapposto un modio con penne ammoniane; la dea Isi-Hathor è raffigurata con l’arcaico vestito a bretelle in policromia

45 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari
46 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari
47 antichi egizi - tomba di Nefertari Merenmut
tomba di Nefertari Merenmut
48 antichi egizi - tomba di Nefertari Merenmut
tomba di Nefertari Merenmut
49 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari
50 antichi egizi - tomba di Nefertari
tomba di Nefertari

51 antichi egizi - tomba di Khaemuaset52 antichi egizi - tomba di Khaemuaset

Tomba di Khaemuaset (QV44)

La tomba è formata da un corridoio abbastanza lungo con due annessi, che conduce a una camera ornata da raffigurazioni in rilievo ben mantenuti.

La foto in alto a sinistra mostra una figura di giovane ignudo, dal colore rossastro, seduto su di un cuscino (il dio grande Herymaat) che ha di fronte a sé un genio con la testa di leone (Nebnery) che gli volta le spalle. Nella foto in basso a sinistra, il faraone che ha di fronte Shepes.

53 antichi egizi - tomba di Amonherkhopeshef
tomba di Amonherkhopeshef
54 antichi egizi - tomba di Amonherkhopeshef
tomba di Amonherkhopeshef
55 antichi egizi - tomba di Amonherkhopeshef
tomba di Amonherkhopeshef

Tomba di Amonherkhopshef (QV55)

La tomba è formata da una scala d’ingresso, da una camera quadrata, un corridoio con annesso che conduce alla sala del sarcofago. Le raffigurazioni parietali sono scene dal Libro delle Porte e altre dove il re presenta il figlio (in proporzioni inferiori e con il capo con la treccia dell’infanzia) alle varie divinità.

Le tre foto mostrano il re di fronte a Ptah ed a Duamutef.

  1. Foto 1: il re di fronte a Isi-La Grande

  2. Foto 2:il re di fronte a Ptah

  3. Foto 3:il re di fronte a Duamutef.

Nell’altra pagina altre tombe (valle dei re) e reperti: Tomba di Ramesse VI (KV9), di Amenofi II (KV35),  di Thumtmose III (KV34), di Tutankhamen (KV62), di Horemhab  (KV57), di Ramesse I (KV16)


Arte egizia: Il periodo aureo tebano

Pagine correlate: Arte dell’antico Egitto – Arte dei Sumeri – Immagini dell’arte egizia nella valle dei re.

Il periodo aureo tebano

….. è questo un periodo molto fecondo per tutto ciò che riguarda l’Arte. Questa tocca le vette più alte ma nello stesso tempo subisce inevitabilmente gli sgraditi effetti della speculazione.

La città di Tebe diventa quindi la meravigliosa ed affascinante capitale del Nuovo Regno formatosi sulle ceneri del precedente. Le dinastie che la governano vanno dalla XVIII alla XX, ed il periodo dal 1570 al 1085 A.C. Prodigio, incanto e grandiosità governano la cultura, la creatività e quindi l’arte di questo “aureo” periodo, che sviluppa forme pittoriche e plastiche sempre più eleganti e ricercate, rende parzialmente indipendenti le figure dall’immobilità e dalla rigidezza a confronto degli antichi linguaggi espressivi, pur risalendo sempre dallo stile conforme alla tradizione. 

La regina Nefertiti, Calcare dipinto, Staatliche Museen, Berlino
La regina Nefertiti, Calcare dipinto, Staatliche Museen, Berlino
Trono di Tutankhamon in legno dorato e dipinto, Museo Egizio, Cairo
Trono di Tutankhamon in legno dorato e dipinto, Museo Egizio, Cairo

Il realismo ricco di particolari che era comparso nelle raffigurazioni durante il Medio Regno, si rinnova arricchendosi  nelle opere pittoriche celebrative e soprattutto in quelle funerarie, rompendo con le raffigurazioni ripetitive. In un’opera pittorica parietale della tomba di Nebamon a Tebe, il personaggio principale viene raffigurato in atteggiamento di caccia nell’acquitrino, in un contesto paesaggistico ornato da fiori di loto, cumuli di papiro e volatili. La raffigurazione del paese di Punt, nel tempio funerario della regina Hatshepsut a Deyr el-Bahri, è ricchissimo di particolari, messi in risalto per imprimere per sempre il ricordo della spedizione in quella terra esotica, differente per i tipi di piante, case ed abitanti. Più convenzionali sono la pittura e il rilievo a carattere ufficiale e celebrativo. Con Thutmosis III, diretto discendente di Hatshepsut, nasce il primo rilievo monumentale, sulla parete a sud del settimo pilone di Karnak.

La raffigurazione di un faraone vittorioso che annienta il nemico, trasmessa sin dai tempi più antichi, è in questo periodo eseguita in dimensioni imponenti per tutta l’altezza del torrione. Il gruppo di nemici asiatici che il faraone tiene fermi afferrandoli per i capelli è espresso in modo quanto mai scrupoloso, quasi come una rappresentazione grafica, con i volti in prospettive diverse da quella principale, in un rilievo con alternanze di sporgenze e rientranze. Personaggi autorevoli, in un contesto di piante e animali sacri, si vedono procedere in fila vicino a emblemi religiosi e alla scrittura ideografica nei rilievi in policromia della tomba di Thutmosis III, consacrata alla dea Hathor, esemplificando i soliti ornamenti santuari, dove si riaffermano gli atteggiamenti sacrificali del re alla divinità. Dopo lo sconvolgimento politico e religioso avvenuto nel periodo di Amenophis IV e la successiva famosa restaurazione di Tutankhamon, sotto i Ramessidi appartenenti alle dinastie XIX e XX, la capitale viene trasferita a Tanis, nel Basso Egitto, ma va avanti la costruzione di  templi e santuari nei pressi di Tebe e della Nubia.  Prima di Amenophis IV, in un periodo durato circa tremila anni, l’arte egizia non subisce rilevanti mutamenti. Tutto ciò che era bello ed elegante al tempo delle piramidi è alla stessa stregua ritenuto ottimo dopo circa tre millenni, con la sola e non significativa differenza che compaiono nuovi soggetti, ma il modo in cui vengono raffigurati l’uomo, i regnanti e la natura rimane essenzialmente lo stesso. Amenophis riesce a trasgredire i rigidi modelli dello stile egizio. Egli è re della XVIII dinastia, nota come “Nuovo Regno”, risorta dopo una terribile devastazione in seguito all’invasione dell’Egitto. Questo sovrano, essendo un autorevole eretico, elimina tutte le usanze consacrate da millenni e si rifiuta di rendere omaggio agli dei dell’Egitto raffigurati in quel modo bizzarro, ammettendo soltanto un solo sommo dio che si chiama Aton. Lo ama a tal punto che lo fa rappresentare sotto forma di sole che irradia lui e la sua famiglia, i cui raggi terminano con una mano. Dopo di lui, con Tutankhamon, tutte le vecchie tradizioni vengono ripristinate ed anche la pittura riprende il suo caratteristico stile. Uno stile che continuerà ad esistere ancora per un abbondante millennio.

L’attività edilizia ha uno sviluppo notevole in questo periodo e, ad Abido, città sacra a Osiride, Seti I dà il via all’edificazione di un vastissimo organismo templare, ultimato dal figlio Ramesses II, dove per una volta ancora vengono raffigurati in supporti parietali interni opere in bassorilievo, che verranno poi sostituite dal rilievo avvallato, più economico. Ramesses II è uno dei sovrani egizi più famosi ed il più grande edificatore del Nuovo Regno: è lui che ha eretto la foresta di colonne della sala ipostila a Karnak, il Ramesseo a Tebe e i templi di Abu Simbel. Il rilievo storico che ricopre le pareti murali di questi edifici ha un linguaggio tutto nuovo; sono descritte gesta che possono essere bene identificate, in cui il re, liberato dalla sua generica ritualità, opera in un contesto ben specificato: il richiamo alla battaglia di Qadesh è evidenziato da una chiara e dettagliata didascalia, come un “bollettino” delle imprese glorificate. La grandezza è la dominante di questo vasto complesso soprattutto nella statuaria, di cui l’esemplare più sbalorditivo è la figura di Ramesses II seduto sul granito nero con la prima moglie Nefertari e il primogenito scolpiti in dimensioni più piccole. Le imprese eroiche nello scontro contro i “popoli del mare” sono commemorate nel tempio di Medinet Habu, nei pressi di Tebe, edificato da Ramesses III, l’ultimo autorevole sovrano (XX dinastia) del Nuovo Regno. Questo complesso, con cui termina nella maniera più fantastica la prima fase dell’arte egizia, sembra una roccaforte inattaccabile: l’unità del paese si romperà, e rimarrà tale per tutta la durata della XXI dinastia. Dovranno passare più di due secoli (935 – 720) per essere ripristinata, dalla XXII dinastia.

Tomba di Nefertari, Tebe, Valle delle Regine
Tomba di Nefertari, Tebe, Valle delle Regine
Tomba di Tutankhamon: Le pareti della camera di sepoltura.
Tomba di Tutankhamon: Le pareti della camera di sepoltura. L’angolo che si vede nella foto è quello nella direzione di nord-ovest
Amenofi IV e la moglie Nefertiti insieme ai figli, 1350 a.C.
Amenofi IV e la moglie Nefertiti insieme ai figli, 1350 a.C.
Il dio dei morti Anubi con la testa di sciacallo che pesa il cuore umano, e Il dio- messaggero Thoth con la testa dìibis che scrive il risultato (scena dal libro dei morti), rotolo di papiro, 1285 a.C.
Il dio dei morti Anubi con la testa di sciacallo che pesa il cuore umano, e Il dio- messaggero Thoth con la testa dìibis che scrive il risultato (scena dal libro dei morti), rotolo di papiro, 1285 a.C.
Cofanetto ligneo di Tutankhamon (part. della scena con la battaglia), Museo egizio del Cairo
Cofanetto ligneo di Tutankhamon (part. della scena con la battaglia), Museo egizio del Cairo
Tutankhamon con la moglie, Particolare del trono ligneo dorato e dipinto trovato nella tomba di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo
Tutankhamon con la moglie, Particolare del trono ligneo dorato e dipinto trovato nella tomba di Tutankhamon, Museo Egizio del Cairo

Arte dei Sumeri

Pagine correlate: Periodo aureo tebano – Arte di Akkad

SUMER E L’ARTE DEI SUMERI

Centro di culture che si ispirano le une alle altre con contributi artistici reciproci di diversa natura, sia pure globalmente in un’omogeneità di base, la Mesopotamia, sostiene in questo periodo lo sviluppo di un’arte la cui influenza si irradierà a macchia d’olio per gran parte dei territori, permanendo a lungo nel tempo.

Le origini e la provenienza del popolo dei Sumeri sono ancora del tutto sconosciute. Sappiamo che non era una stirpe semitica e che le zone del Tigri e l’Eufrate hanno ospitato, in precedenza, altre civiltà. Alcune fonti sembrano dimostrare con testimonianze di tipo archeologico, che verso il IV millennio a.C. la civiltà sumera viveva sui monti Zagros, a nord della Mesopotamia, e che intorno al 3500 a.C. abbia occupato le zone del Tigri e dell’Eufrate. Poche sono le testimonianze di questa popolazione, per due fondamentali motivi: il primo è che, per mancanza di cave di pietra, le costruzioni venivano realizzate prevalentemente con mattone cotto, e il secondo è che questa civiltà non condivideva affatto le credenze religiose degli egizi, per le quali il corpo umano dopo la vita, dovesse mantenersi intatto per l’eternità affinché anche l’anima potesse sopravvivere.

L’arte sumerica conosce quattro fasi:

  1. La predinastica che comprende il periodo tra il 3100 ed il 2800 a.C.
  2. La protodinastica tra il 2800 ed il 2350 a.C.
  3. La accadica (da Akkad) tra il 2375 al 2800 a.C.
  4. La neosumerica tra il 2112 ed il 2004 a.C.

I reperti, pur essendo alquanto scarsi, mettono in evidenza la peculiarità figurativa e formale della loro arte, al di là degli influssi iranici ed asiatici. Alla prima fase appartengono i primi esempi di costruzioni monumentali a carattere religioso. Esempi caratteristici di questa architettura, sono il tempio di Eridu ed il tempio Bianco di Uruk.

Dopo la lunga fase protostorica  appartenete al IV millennio, durante tutto il periodo protodinastico che va dal 2800 al 2350 a.C. ed oltre, progrediscono  le città-stato di Ur, Lagash, Mari. L’organismo  teocratico dei Sumeri impregna ogni forma di espressione artistica.

Gudea, principe di Lagash: Statua seduta è dedicata al dio Ningishzida, anno 2120 a.C. (neo-sumerico), rinvenuta tra le rovine di Girsu, Tellō in Iraq meridionale
Gudea, principe di Lagash: Statua seduta è dedicata al dio Ningishzida, anno 2120 a.C. (neo-sumerico), rinvenuta tra le rovine di Girsu, Tellō in Iraq meridionale

Nel campo dell’architettura vengono eretti edifici, templi e santuari. Il tempio, edificato con l’impiego di mattoni d’argilla (a causa della scarsa reperibilità della pietra), è il punto di riferimento generale degli interessi della città che sono principalmente religiosi ed economici: al tempio sono collegati altri locali dove vengono effettuati lavori di vario genere, compresi quelli amministrativi. Nel progetto è prevista la corte al centro del tempio, alla quale si accede da un maestoso ingresso con un’imponente rampa di scale. Un chiaro esempio è il tempio di Sin a Khafagia: l’immagine del recitante le preghiere ha la supremazia sulle altre figure.

Gli artisti veri e propri, e anche quelli a livello artigianale, producono piccole statue in gesso, terracotta ed alabastro, replicando continuamente una forma usuale e consueta oltre che anonima. Le piccole statue raffiguranti le divinità e gli oranti, che continuamente arrivano da Teli Asmar, come pure la figura seduta dell’intendente Ebih II (oggi custodita al Louvre di Parigi) che rappresenta colui che dedica, che dà garanzie, sono collocate nei templi, in una continua presenza per significare l’onore perpetuo tributato alla divinità.

L'intendente di Ebih. Mari, 2400 a.C., Musée ddu Louvre, Parigi
L’intendente di Ebih. Mari, 2400 a.C., Musée ddu Louvre, Parigi

Ebih II ha le spalle rilassate, le mani a dita unite accavallate (la destra sopra la sinistra) all’altezza del petto, l’espressione concentrata, i grandi occhi guardinghi contornati da linee di bitume, che annunciano l’intrinseco dialogo con il dio, in un’espressione di umile devozione.

Il prediligere le forme tondeggianti, messo a confronto con l’abbondanza cubica della forma statuaria egizia, esalta ancora di più queste immagini coperte dal vello di pecora, stanti, sedute o accasciate con le gambe incrociate. Le dimensioni in linea di massima ridotte, distanti da quelle gigantesche delle figure egizie, si giustificano con la difficile reperibilità di sasso marmoreo e soprattutto con il differente modo di concepire la religione: è la maestosità di tutto l’organismo architettonico ed ornamentale a rimarcare il potere assoluto del re. Nei sigilli, all’impassibilità del recitante subentrano la fantasia creativa, il gusto per la narrativa, l’energia naturalistica. Montoni distesi, buoi, e dinamici scontri fra animali, arricchiscono gli scenari di queste piccole opere.

Stendardo di Ur: faccia della guerra
Stendardo di Ur: faccia della guerra
Stendardo di Ur: faccia della pace
Stendardo di Ur: faccia della pace
Collana della regina Puabi di Ur. Museo irakeno di Baghdad
Collana della regina Puabi di Ur. Museo irakeno di Baghdad

Arte di Akkad e Neosumer

Pagine correlate: Arte dei Sumeri – Arte di Babilonia ed Assur

AKKAD E L’ARTE DEI SUMERI

La regione di Sumer viene unificata intorno al 2335 a.C.  da Sargon e rimane sotto il suo dominio espandendosi in breve tempo verso l’Elam e la Siria. La capitale del nuovo regno sarà la città di Akkad. La nascita dell’impero di Sargon segna la prima fase della dominazione semitica in tutta la  regione (2350-2150 a.C.) e si evidenzia anche nella Mesopotamia il modello della  monarchia assoluta ed universale governata da un sovrano deificato.

Il distacco dall’astrazione formale propria delle precedenti tradizioni e la nuova concezione di regalità, si percepiscono nella “testa in bronzo dorato di Sargon” da Ninive (città assira posizionata sulla riva sinistra del Tigri), improntata a solenne maestà, che ci consegna probabilmente i caratteri somatici dello stesso Sargon.

Nelle opere in rilievo una grandissima libertà di espressione ammorbidisce la rigidezza delle composizioni sumeriche. Nella lastra in arenaria rosa che celebra le glorie di Naram-Sin, nipote di Sargon, le figure umane sono distribuite liberamente in tutta l’estensione spaziale, in relazione ad una composizione piramidale, chiudendo con la noiosa ripetizione della ripartizione in registri del rilievo sumerico. Il re, protetto da due stelle, raffigurato in grande dimensione a rimarcare il proprio prestigio, sorveglia l’avanzata dei guerrieri, proporzionalmente più piccoli. Il realismo continua ad esprimersi nelle raffigurazioni degli animali e negli scenari della vita di tutti i giorni.

L’ARTE DEI NEO SUMER

Frammento ligneo dorato ed intarsiato di arpa, 2600 a.C. rinvenuto ad Ur
Frammento ligneo dorato ed intarsiato di arpa, 2600 a.C. rinvenuto ad Ur

Il dominio akkadico termina con l’assalto dei Gutei nel 2150 a.C. Dopo aver restaurato l’ordine e fortificato tutta la regione ad opera dei re della III dinastia di Ur, tra il 2112 ed il 2004 a.C., il potere centrale ritorna ad esercitare il suo ruolo presso i territori del delta.

L’attività culturale ed artistica di questo periodo, denominato neosumerico, si manifesta principalmente nell’architettura a tema religioso: la grandiosa “Ziqqurat” di Ur-Nammu si erge su un complesso di terrazze poste una sopra l’altra, al cui apice si innalza il tempio consacrato a Nan, il dio della Luna. Nelle arti figurative e soprattutto nel settore statuario si ripristina il vigore, la forza suggestiva e la religiosità delle opere dell’arte sumerica. Le effigi di Gudea, governatore di Lagash, con aspetto da orante, in piedi o sedute, colgono nel segno e sorprendono per le forme ed il modo in cui è stato trattato il materiale impiegato: generalmente diorite verde e nera, sempre del tipo lucido o artificialmente levigata.

Stele di Naram-Sin, re di Akkad, Museo del Louvre, Parigi
Stele di Naram-Sin, re di Akkad, Museo del Louvre, Parigi

Il crollo definitivo di Sumer, dovuto all’intervento degli Amorrei, conduce alla configurazione di una serie di stati autonomi, la cui storia è documentata nei traboccanti archivi reali di Mari con circa 20.000 tavolette.

Nonostante in Mesopotamia l’arte non fosse utilizzata per la decorazione dei sepolcri, gli artisti, in modi diversi, dovevano rappresentare le immagini affinché potessero salvaguardare la vita degli uomini e soprattutto dei potenti. Fin dai più remoti periodi, i governanti delle zone mesopotamiche per magnificare le loro vittorie in battaglia usavano commissionare monumenti, per testimoniare nel tempo le loro conquiste. La Stele di Naramsin evidenzia il re vittorioso che calpesta con il piede il corpo senza vita dell’avversario.

Scena scacrificale, particolare dell'affresco dal Palazzo di Mari, Museo di Aleppo
Scena scacrificale, particolare dell’affresco dal Palazzo di Mari, Museo di Aleppo

Arte babilonese: arte di Babilonia ed Assur

Pagine correlate: Arte di Akkad – Arte siriana e palestinese

BABILONIA E ASSUR

Hammurabi, re di Babilonia, riesce a unificare l’intera area della Mesopotamia sconfiggendo Mari, Larsa, Eshnunna, e proclamandosi monarca assoluto. In tutta l’epoca babilonese, che va dal 1792 al 1550 a.C., la cultura artistica rimane ancorata ai temi e al linguaggio neosumerico.

Sigillo paleosumerico con figure di antilopi
Sigillo paleosumerico con figure di antilopi

Le opere di questo periodo sono piene di animali modificati dalla fantasia: tori e  leoni sono rappresentati di guardia presso gli ingressi dei palazzi del potere e dei templi ; le opere di rilievo mostrano la continua ripetizione strutturale, compositiva e dei temi, ciò si evidenzia anche nella stele che ha in sé il codice di Hammurabi: sulla parte superiore sta il re, seduto sul trono mentre chiede consiglio al Sole, dio della giustizia, che gli illumina la mente per il suo difficile incarico.

Intorno al 1500 a.C. la geografia politica del Vicino Oriente viene sconvolta per l’ennesima volta: il regno di Babilonia si piega alle invasioni di popolazioni che discendono dalle montagne iraniche e dalla regione anatolica. Sulla scena della storia si presentano con forza gli Assiri che, dopo aver istituito uno stato autonomo nella Mesopotamia settentrionale, danno origine ad un vasto e potente impero. La grande cultura artistica degli Assiri, generalmente libera dai temi religiosi, si manifesta principalmente in rilievi a tematiche narrative, che ornano, insieme alle opere pittoriche, le pareti degli edifici.

Stele di Hammurabi
Stele di Hammurabi

I bassorilievi costituiscono la documentazione visiva dello splendore, dei progressi, delle conquiste e della remissività dei popoli stranieri; le scene descrivono con chiarezza le preparazioni e le tecniche di guerra, le imprese eroiche del re, sia durante battute di caccia di animali selvatici che in battaglia contro il nemico. Assurnasirpal II (883-859 a.C.) è il primo dei re assiro a far eseguire opere ornamentali nella parte inferiore della sala del trono ed in altri locali del palazzo reale a Nimrud, con un fregio a rilievo su ortostati in calcare di origine alabastrina. La descrizione figurativa della scena si sviluppa attraverso una serie ordinata di avvenimenti, ciascuno dei quali eseguito in quanto momento di suprema importanza; queste opere diventano vere e proprie cronache figurate. La meglio conservata (attualmente al British Museum) è proprio il rilievo d’alabastro che raffigura l’esercito assiro durante l’assedio di una fortezza: qui sfilano tutti gli eventi di una campagna militare organizzata nei minimi particolari. Si vedono gli accampamenti, i soldati che attraversano i fiumi ed attaccano le fortificazioni nemiche e si assiste al pasto dei guerrieri.

Il calco del sigillo paleosumerico
Il calco del sigillo paleosumerico

Il modo della raffigurazione richiama un po’ quello egizio, ma è meno stilizzato e meno ordinato, però dà la sensazione di assistere alla visione di un documentario televisivo di circa tremila anni fa. In tutte le guerre vince chi subisce pochissime perdite rispetto a quelle inflitte al nemico: curiosamente in queste spaventose scene di guerra, dove si vedono molti morti, neanche uno è assiro. L’arte della millanteria, dell’ipocrisia e della propaganda, risulta essere abbastanza sviluppata anche a quei tempi.

Toro androcefalo, Museo del Louvre, Parigi
Toro androcefalo, Museo del Louvre, Parigi

Con il regno di Salmanassar II tra l’anno 858 e l’anno 824 a.C., il bassorilievo è raffigurato su lastre di bronzo come ornamento delle porte dei palazzi della sua reggia a Balawat. “Palazzo senza rivali” era quello maestoso di Sargon II (721-705 a.C.), dentro la città di Khorsabad, delimitata da impressionanti mura: figure di tori androcefali erano posati a protezione degli ingressi principali. Le cinque zampe della mostruosa creatura alata permettono di far sembrare il toro androcefalo immobilizzato in una data prospettiva, ed  in movimento in un’altra.

Dopo il crollo di Ninive nel 612 a.C., la Mesopotamia meridionale rinasce dal punto di vista artistico, soprattutto nelle sue monumentali architetture. Sotto il regno di Nabucodonosor II a Babilonia si erigono grandi templi, maestosi palazzi con giardini pensili e ziqqurat altissime, alcune superano i cento metri, che rimandano il pensiero alla biblica torre di Babele. Nel 539 a.C. Babilonia conquistata da Ciro entra a far parte dell’Impero Persiano.

Saccheggio e demolizione di Hamaan
Saccheggio e demolizione di Hamaan
Esercito assiro all'assalto di una fortezza (proveniente dal palazzo di Assurnazipal)
Esercito assiro all’assalto di una fortezza (proveniente dal palazzo di Assurnazipal)

Arte della Siria e della Palestina

Pagine correlate: Arte di Babilonia ed Assur – Arte Iranica

LA CULTURA E L’ ARTE SlRIANA E PALESTINESE

Nodo principale e di grande interesse con vie di collegamento che mettono in comunicazione tre continenti, tutta la parte litoranea che si affaccia al Mediterraneo, Mesopotamia, Anatolia ed Egitto, trova nella situazione geografica la spiegazione del precario frazionamento politico.

Alle culture dei popoli di lingua semitica, che si avvicendano nell’area, si associano quelle dei nuovi potenti imperi che ormai dominano l’intera superficie.

Nel campo dell’architettura sin dal III millennio a.C., si erigono maestosi palazzi ad Ebla e ad Alalakh, con tecniche che dimostrano un notevole sviluppo della civiltà urbana. Nell’arte figurativa risulta evidente una nuova attenzione alla resa plastica ed all’articolazione della testa con il busto, come testimonia il piccolo idolo di Hama. Strutturalmente originale nella planimetria, se paragonato alle testimonianze della Mesopotamia dello stesso periodo (XVIII secolo a.C.), risulta essere l’edificio di Yarim-Lim (1790-1770) ad Alalakh, sistemato su tre terrazze consecutive, delle quali la prima a carattere pubblico è edificata con ortostati in basalto, del tutto uguali a quelli che si manifesteranno in seguito in Anatolia e Assiria. L’accesso alla sala più importante, provvista di una colonna al centro, attraverso una stanza minore, il cui sbocco è retto da pilastri, ci dà un’idea del “bit hilani”, cioé della dimora principesca che si affermerà nel corso di tutto il primo millennio.

Un elevato livello artistico si raggiunge nella scultura con l’immagine del re Yarim-Lim, soprattutto per la testa: accanto a elementi carichi di riferimenti alla cultura della Mesopotamia – la conformazione del collo, la parte riguardante il sottogola e la configurazione espressiva degli occhi – qualche tratto, come le sopracciglia che non vengono congiunte ed i baffi a rilievo privi di ogni tratteggio verticale, sono una caratteristica unica. Rappresentato seduto sul trono è Idrimi, re di Alalakh, come appunto ricorda l’iscrizione.

Di grandissimo interesse per l’evoluzione che avranno nella cultura fenicia e punica, sono le coppe in oro: quella sbalzata da Ugarit (l’attuale Ras Shamra vicina all’odierna Latakia), mette in mostra la scena del re sul carro in atteggiamento da caccia. L’invasione dei “popoli del mare”, nel 1200 a.C., tiene lontane ed oltre i confini le potenze nemiche; l’intrusione degli Ebrei e degli Aramei, rispettivamente a sud ed a nord, toglie ai popoli precedenti quasi tutto il territorio, lasciandogli solo la fascia litoranea: le città-stato fenicie, sono in continua ricerca di nuove vie di scambio commerciale.

Ugarit è in testa per quanto riguarda il trattamento e la lavorazione dei metalli, nella tecnica della manipolazione del vetro soffiato, nell’ornamento e nella decorazione di pietre pregiate. Artisti prolifici versatili, i Fenici, attenti alle attrattive culturali, sviluppano temi delle diverse culture esistenti in tutto il continente asiatico, impiegando efficientemente i più svariati elementi esterni  con le proprie tecniche.

La creazione di piccoli bronzi, che ha i suoi precedenti in Siria, continua ininterrottamente il suo cammino oltrepassando il XII secolo a.C. L’influenza della cultura egizia si avverte nella piccola opera in bronzo di Eracle-Melqart ripescata a Selinunte, nell’atteggiamento del “dio abbattente”, nel gonnellino e nel copricapo. Il dinamismo dei trafficanti fenici continuerà anche dopo la conquista delle loro terre ad opera dei popoli persiani: le colonie sulla linea costiera di tutto il Mediterraneo occidentale ne trasmetteranno l’eredità per un lunghissimo periodo.


Arte iranica antica

ARTE IRANICA (periodo 4000-3000 a. C.)

Pagine correlate: Arte siriana e palestinese – Arte anatolica

Nell’altopiano iranico, esattamente a sud ovest, ha origine a partire dal 4000 a.C., la civiltà elamita che ebbe il suo maggior sviluppo nella città di Susa. Nel campo della ceramica, alle figure a motivo geometrico (quadrati, triangoli, rombi, croci, ellissi, cerchi concentrici, svastiche) si accostano elementi di genere vegetale che ornano l’intera area esterna dei vasi, lavorati manualmente e con l’aiuto del tornio. Rare sono invece le figure animate, che pur nel loro caratteristico linguaggio, rivelano un marcato realismo.

Per circa cinque secoli, tra il 3500 ed il 3000 a.C., i governati dell’Elam si scontrano ripetutamente con Sumer ed Akkad: l’influsso culturale della Mesopotamia si percepisce nell’immagine della dea Innin, con le stesse caratteristiche della Ishtar babilonese. Un periodo tutto nuovo di autonomia artistica e culturale si accompagna alla resurrezione dello stato elamita tra il 1300 ed il 1200 a.C. La delicatezza e l’eleganza della monumentale statua in bronzo di Napir-Asu, coniuge del re di Susa Untash-Khuban, la Ziqqurat di Choga Zanbil, le opere in rilievo di Kurangun  preannuncianti la celebrazione di una processione a carattere religioso che si dirige verso la divinità, le rappresentazioni degli edifici achemenidi, sono probabilmente tra le più importanti testimonianze che ci arrivano dalla cultura orientale.

La grandissima espansione, in vasti territori, delle popolazioni di lingua iranica (Medi e Persiani) intorno al 1000 a.C., cambia radicalmente la configurazione politica di tutta la regione. Il fuggevole regno dei Medi, con governo centrale nella capitale di Ectabana (fondata nel 722 a.C.), viene prontamente rimpiazzato dal dominio persiano: nel 539 a.C., Ciro, dopo aver abbattuto il re dei Medi Astiage, di cui era suddito, getta le fondamenta del futuro e vastissimo impero, i cui confini si estenderanno dal Nilo all’Indo.

La cultura artistica persiana fa parte della grande tradizione mesopotamica, dalla quale riceve in eredità le sue caratteristiche principali. Ciro, Dario, Serse e tutti gli altri sovrani della discendenza achemenide, danno idealmente il loro contributo artistico per raggiungere e superare la magnificenza di Nabucodonosor nel rendere più belle le loro principali città, Pasargade e Susa; gli ingressi degli edifici sono protetti da grandi statue raffiguranti animali feroci come quelli della Mesopotamia; gli artisti persiani, per la realizzazione delle loro opere, prendono spunto principalmente dall’arte assira, soprattutto per quelle in bassorilievo  a tema commemorativo.

persepoli-palais_de_darius
Persepoli-palais_de_darius (Palazzo di Dario)

Epicentro dell’impero è Persepoli, le cui fondamenta furono gettate da Dario I nel 518 a.C. Concepita come emblema significativo dell’impero universale, come punto nodale attraverso il quale si fondono cielo, mare e terra, Persepoli celebra in tutte le sue opere in rilievo e nella maestosa monumentalità dei suoi ambienti, la grandiosità e la potenza della dinastia. La grande sala del trono, quella dei trattenimenti e quella delle riunioni mondane, tutte di sorprendente vastità, avevano altissime colonne scanalate, molte delle quali superiori ai venti metri di altezza, collocate in file parallele e perpendicolari. La configurazione assiale definisce il complesso strutturale dell’edificio, il cui cardine è costituito dall’apadana o sala delle udienze.

Proskynesis
Proskynesis

Arte nobile e raffinata per antonomasia, quella persiana è imperniata sulla sacralità del sovrano, re di tutti i re, e sulla sua grandiosa operosità. Il clima artistico e culturale di tranquillo splendore, che gli Achemenidi vogliono come marchio riconoscitivo del potere, si percepisce nella sontuosa architettura e nelle opere in rilievo che sprigionano un senso armonico e cadenzato, accompagnato da un intento religioso e rituale, molto differente dalle caratteristiche drammatiche del modello mesopotamico.

Nel 331 a.C., Alessandro, stabilendo la fine dell’impero, dà inizio ad un nuovo capitolo della storia internazionale: Oriente ed Occidente per la prima volta sono riuniti sotto il dominio di un unico regnante, erede degli Eracliti, dei faraoni e del Gran Re.