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Acquaforte
Litografia
Dal greco lithos + ghafhé = pietra + scrittura.
La litografia in origine veniva realizzata da una matrice di
pietra, soltanto in periodi successivi furono adottate anche lastre di
materiale poroso come l’alluminio e lo zinco. La caratteristica principale
di questa tecnica è che sulla matrice non viene eseguita l’incisione e che
la sua superficie, dopo l’intervento dell’artista, rimane piana e senza
graffi. L’invenzione di questo procedimento tecnico per la stampa, sul
finire del XIII secolo, ha comportato una duplice rivoluzione nel campo
delle arti visive: ha messo a disposizione di tutti i pittori, bravi e meno
bravi, un facile mezzo incisorio, ed ha finalmente portato – con un
elementare procedimento – il colore alla tecnica della stampa, dando un
forte contributo allo sviluppo industriale della riproduzione artistica. La
litografia venne subito sperimentata da grandi esponenti della pittura quali Daumier, Toulouse-Lautrec, Goya, Redon, per esplorarne le potenzialità
espressive.
La tecnica
La tecnica della litografia si basa sul principio, già
abbastanza noto fin dall’antichità, della repulsione fra sostanze grasse e
l’acqua. Nel 1976 Senefelder prende in considerazione questo fenomeno per la
realizzazione di un sistema di stampa. La matrice è una pietra calcarea
“litografica” o “pietra di Senefelder” dalla struttura granulare, dove il
granulo, più o meno fine, è regolare in tutto il suo volume. La pietra è
composta da carbonato di calcio e viene squadrata a parallelepipedo con
tutti gli angoli a 90 gradi e le grandi facce perfettamente parallele fra
loro. Il perfetto parallelismo delle facce e lo spessore che deve essere non
inferiore ai 6 cm. (generalmente tra i 6 ed i 12), contribuiscono ad
ottenere una maggiore resistenza alla pressatura, diminuendo il rischio di
rottura. La superficie che deve essere utilizzata viene granita fino
all’asportazione di qualsiasi graffio o traccia di qualsivoglia natura.
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Gli strumenti che l’artista utilizza non sono del tipo “da
incisione” ma atti soltanto a lasciare impresso in superficie il segno
grafico, quali il gessetto litografico, la matita litografica,
l’inchiostro litografico da stendere con pennini, pennelli, tamponi,
aerografo ecc. Dopo la realizzazione del disegno avviene la fase
successiva che è l’acidazione.
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Su tutta la superficie della pietra con il disegno realizzato
dall’artista si passa del talco, quindi un velo sottile ma uniforme di
mordente, una soluzione composta di acido nitrico diluito con acqua e
gomma arabica.
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Nelle parti non disegnate, cioè dove manca l’inchiostro,
l’acido provoca la trasformazione del carbonato di calcio (esistente
nella pietra matrice) in nitrato di calcio con proprietà idrofila,
mentre nella parte protetta (quella disegnata) il carbonato di calcio
trattiene l’inchiostro, essendo questo un materiale grasso.
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Si fanno passare circa ventiquattro ore dall’acidazione,
quindi si procede alla pulizia completa della piastra con essenza di
trementina, compreso il disegno realizzato dall’artista. La piastra non
presenta più nessuna visibile modificazione fisica ma risulta preparata
chimicamente a ricevere e repellere l’inchiostro di stampa
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Si passa al risciacquo della pietra con un abbondante
quantità di acqua corrente.
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Senza attendere che la lastra si asciughi completamente viene
inchiostrata con un composto prevalentemente di sapone e nerofumo
(inchiostro litografico) impiegando un rullo di caucciù. Soltanto alcune
aree assorbiranno l’inchiostro, cioè quelle in carbonato di calcio.
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Si passa alla torchiatura, dove l’inchiostro trattenuto dalle
suddette aree verrà trasferito nel foglio.
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Ad ogni tiratura verrà eseguita l’umidificazione e
l’inchiostrazione della pietra.
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La litografia monocromatica è pronta per essere fruita.
Se si vuole realizzare una cromo-litografia (litografia
colorata), occorre decidere quanti colori impiegare, quindi preparare tante
lastre con tanti disegni (tutti perfettamente accostabili) per quanti sono i
colori dell’opera finale.
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