|
La pittura gotica: Giotto
e la Cappella degli Scrovegni
(,
, )
Continua dalla
pagina precedente
|
|
Pagine correlate:
le opere di
Giotto
Cosa ha detto la critica su Giotto
il
periodo Gotico nella pittura
Pittura gotica: Giotto e la Cappella degli Scrovegni
La pittura giottesca si sviluppa
con la ricerca di un linguaggio – come detto nelle pagine
precedenti – capace di conferire espressività umane ai
personaggi sacri. Nelle sue opere, le scene più toccanti si
consumano in ambienti sempre naturali, dove le architetture
vengono rappresentate come scatole in prospettiva, molto
spesso iterate per aumentare l'effetto di profondità.
|
Il forte senso plastico delle
figure nella pittura di Giotto, riecheggia ininterrottamente nelle opere
realizzate dopo l'esperienza di Assisi. Si prenda ad esempio la Fuga in
Egitto con le ripetute pendenze delle rocce che sembrano guidare i
pellegrini nel loro cammino; San Giuseppe, la Madonna ed il Bambino Gesù per
sottrarsi ad Erode fuggono in Egitto, dopo essere stati informati da un angelo
nel sogno. Lo stesso angelo indica al gruppo la giusta via da seguire. Nel
gruppo c'è una giovane donna con una corona d'edera sul capo ed altri tre
giovani a seguito. Oltre al plasticismo, ottenuto dalle ricche variazioni
cromatiche, le figure sono cariche di espressività e di calda umanità.
 |
La fuga in Egitto, cm. 185, Cappella degli Scrovegni, Padova |
La Deposizione (o Compianto)
è una delle scene più espressive di tutto il ciclo di affreschi, grazie
all'impareggiabile vigore di Giotto nella rappresentazione della spazialità,
delle immagini e degli atteggiamenti delle figure che circondano il Cristo
esanime. Giovanni apostolo, al centro del riquadro e leggermente chino verso
Gesù con le braccia aperte, sembra addirittura ripreso in tre dimensioni; Maria
ha uno sguardo profondo che manifesta chiaramente la disperazione umana, come
pure i dieci angeli che volano agitatamente nel cielo che esprimono con dramma
la stessa angoscia. Nella scena, un solo albero privo di foglie riassume
sinteticamente con forza la desolazione della natura, dove una roccia, come un
lungo ed irreale muro, si fa spazio verso i piani superiori per raggiungere la
scena centrale del dolore.
 |
Giotto: Particolare della Deposizione o
Compianto (Cappella degli Scrovegni, Padova) (foto da
Wikimedia) |
Nella rappresentazione della
Salita al Calvario, Giotto conquista la calma e l'ordine, mentre nel
Bacio di Giuda con una forte movimentazione di aste e lunghe fiaccole in uno
sfondo assai scuro, egli conferisce all'opera un'atmosfera cupa e drammatica
della folla che si stringe in direzioni centripete verso i due principali
protagonisti, Cristo e Giuda. Il primo ha uno sguardo triste e fermo mentre il
traditore è chiaramente turbato in volto. Il grosso mantello che avvolge
quest'ultimo riecheggia il malvivente che arresta San Pietro.
 |
Giotto: Il bacio di Giuda (Cappella degli
Scrovegni, Padova) (foto da Wikimedia) |
Nel maestoso Giudizio finale,
presieduto dal Cristo Redentore – giudice imponente ed assoluto – vi sono
particolari dettagliatamente descritti riguardo le pene infernali che portano la
pur impareggiabile arte di Giotto al semplice carattere illustrativo. Ve ne sono
altri – e sono i più numerosi – che invece sono colmi di calda umanità, come ad
esempio nella scena dove Enrico Scrovegni presenta alla Vergine il modello
della sua Cappella. Osservando bene la scena (in basso sotto la croce a
sinistra) ci si accorge che Enrico è stato raffigurato con le identiche
proporzioni delle tre immagini nimbate che stanno accettando l'offerta.
 |
Giotto: Il Il Giudizio Finale (Cappella degli
Scrovegni, Padova) (foto da Wikimedia) |
Bibliografia:
-
"The Scrovegni Chapel in Padua" (La Cappella degli
Scrovegni a Padova), collana Mirabilia Italiae - Guide, Editore
Franco Cosimo Panini, 2005.
-
"I volti segreti di Giotto. Le rivelazioni della Cappella degli
Scrovegni",
Giuliano Pisani, Rizzoli, Milano 2008.
-
"Il programma della Cappella degli
Scrovegni", in Giotto e il Trecento,
Giuliano Pisani. Il
catalogo è a cura di A. Tomei, Skira, Milano 2009, I – I saggi,
pp. 113 – 127.
continua
|
|
|