|
Il Gotico ed i suoi continuatori
Ambrogio Lorenzetti
Tra il 1324 ed il 1327) Ambrogio
realizza i dipinti parietali nella basilica di San Francesco
a Siena con il Martirio dei frati francescani in Ceuta e San
Francesco da Siena con San Ludovico di Tolosa (attualmente
nell'ottava cappella, quella Bandini Piccolomini). Qui
l'artista, andando oltre i concetti dettati dai precedenti
tirocini culturali, riesce a creare armoniose composizioni
con immagini grandiose e tranquille.
 |
 |
| Ambrogio Lorenzetti -
Madonna col Bambino, Chiesa di Sant'Angelo (Vico
l'Abate), San Casciano, Val di Pesa |
Ambrogio Lorenzetti - Madonna del
latte, seminario, Siena |
Nella Maestà del Palazzo comunale di Massa Marittima, il
cromatismo preziosamente articolato e il tratto calmo dei
contorni, conferiscono alle figure un profondo senso
plastico. Un'altra importante opera è la Madonna del Latte
(Natività della Vergine) dove le figure hanno atteggiamenti
più sciolti e pieni di vitalità, nonostante un cromatismo
calmo e poco articolato.
Ambrogio Lorenzetti appartiene agli
artisti fiorentini fino al 1327. Nel 1332 raffigura i santi Nicola e Procolo per
la chiesa di San Procolo a Firenze (attualmente custoditi nel Museo Bandini di
Fiesole): due figure allungate ed alquanto smagrite. Sempre nello stesso anno
Ambrogio dipinge le quattro storie di Nicola di Bari (oggi custodite agli
Uffizi). Qui le composizioni sono più equilibrate, come pure le stesse forme,
inserite nei vari piani prospettici in uno spazio ben delineato, tanto da
apparire Ambrogio - non a ragione per alcuni studiosi del periodo successivo -
come anticipatore del Rinascimento in fatto di spazialità. Ma effettivamente, la
forza ed il talento del Lorenzetti nel disegnare, sono certamente lontani dalla
logica della Rinascita fiorentina, essendo esso ancora attaccato alle astratte
visioni medioevali. Nonostante ciò, la permanenza di Ambrogio nelle zone del
fiorentino, ha grande rilevanza storica per quell'ambiente trencentesco, come in
seguito avremo modo di vedere.
 |
Ambrogio Lorenzetti - Maestà , cm. 150 x 205, Palazzo Comunale,
Massa Marittima |
 |
Ambrogio Lorenzetti - Miracoli di San Nicola da Bari, cm. 48 x 51,
Galleria degli Uffizi, Firenze. |
Nel frattempo Ambrogio inserisce le sue morbide peculiarità
nel carnato delle figure rappresentate nella Pala del Municipio di Massa
Marittima, in un'articolata composizione dove una meravigliosa Vergine con il
Bambino spicca fra angeli, evangelisti, profeti, apostoli, patriarchi e le tre
virtù teologali. Il tema della Maestà viene filosoficamente sviluppato dal
Lorenzetti che crea un ambiente con una visione ultraterrena.
 |
Più tardi gli vengono commissionati gli affreschi del
Palazzo Pubblico Senese nella "Sala dei Nove", dove rappresenta una moralità
simbolicamente figurata sul "Buon Governo" e sul "Cattivo Governo". Qui egli
riesce a districarsi dai vincoli potenzialmente crescenti che immancabilmente si
incontrano nella narrazione delle allegorie, specialmente nella descrizione
degli effetti del governo nelle città e nelle zone di campagna, ma cadendo
talvolta in infelici ispirazioni, come quella dell'antica statuaria per la
personificazione della Pace. Infine l'opera offre una visione cartografica,
irreale e fantastica dello Sato Senese, dove la panoramica ostenta audacia e
vastità, con colline, che graziosamente ondulanti, si succedono con ritmi
cadenzati.
|
 |
Nella
rappresentazione della fosca città medioevale, dove le
regole prospettiche si devono adattare a sempre più
complicate composizioni, prende ancora più forza
l'evocazione fiabesca. Il linguaggio descrittivo di
Ambrogio, in questa particolare fase, si avvicina a
quello di Duccio di Boninsegna, ma trasfigurando la vita
profana anziché le narrazioni religiose. Questo può
essere derivato dagli incessanti rapporti culturali tra
Siena e gli artisti francesi, che già nel Duecento
sentivano l'attrazione al reale. |
|
|
|