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Il
Trecento
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Pagine correlate
Inizi del Gotico -
Scuola romana -
La pittura di Giotto
La pittura di S. Martini -
La pittura di Duccio -
Al pieno 1300
Il
Trecento: Se una
delle peculiarità più incisive della Rinascita deriva dal bisogno di
un'attenta osservazione della natura e di una genuina realtà priva
di contraffazioni, si può certamente affermare che già nella prima
metà del Duecento si respira l'aria del grande Rinascimento. Questo
avviene presso la corte di Federico II Hohenstaufen del Sacro Romano
Impero (Federico I di Sicilia o di Svevia :1194 - 1250).
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Il
Rinascimento è già da tempo in incubazione: con la struttura
artistica umanistica italiana, così come si presenta alla fine del
1300, si sente il bisogno di introdurre l'idea di un completo
rinnovamento e di un riavvicinamento alle fonti classiche romane,
rompendo con la tradizione medioevale. Nelle città fiamminghe è in
atto un'altra trasformazione che tende al naturalismo. La fusione
tra le due tendenze rinascimentali fa nascere l'Arte Moderna
Europea.
L'interesse,
e quindi la tendenza del ritorno alle tradizioni del mondo classico,
che non è mai venuto meno già dagli inizi del 1300, diviene nella
seconda metà del secolo il fattore trainante per sviluppo della
cultura italiana ed in generale europea. Mentre nella cultura
italiana si sente il bisogno del ritorno al classicismo romano, in
Europa, a partire dalle città fiamminghe, assistiamo ad una
trasformazione che porta al naturalismo. Queste due tendenze si
fondono e danno origine alla prima stagione del Rinascimento. Il
recupero, la lettura e l'imitazione dei testi antichi, danno vita ad
una profonda trasformazione nell'ambito letterario, che di
conseguenza si ripercuote in tutto il mondo artistico. Tutti i
protagonisti letterari che recuperano testi latini e greci,
partecipano attivamente alla vita artistica interessandosi anche
della Pittura. Il Petrarca diventa amico di Simone Martini,
Poliziano diventa amico di Sandro Botticelli. Il rapporto tra studi
umanistici ed arti figurative ha una particolare influenza nelle
categorie di interpretazione dei fenomeni artistici, inizialmente
prese in prestito dalla retorica classica.
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Frammento d'arte: Quante
volte sentiamo parlare di concorsi artistici? Uno dei più celebri
concorsi della storia dell'arte è quello indetto nel 1401 a
Firenze per appaltare la porta principale del battistero di S.
Giovanni. Vi partecipano due personaggi d'eccezione con due opere
d'eccezione: Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti presentano le
loro opere con lo stesso titolo, "Il sacrificio di Isacco", due
formelle piene di drammaticità oggi custodite a Firenze nel Museo
Nazionale del Bargello. |
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Filippo Bunelleschi |
Lorenzo Ghiberti |
Jacopo della Quercia:
Jacopo della Quercia nasce a Siena nel 1371 e muore nel 1438. È un
grande scultore con una personalità piuttosto ambigua nell'ambito
dell'arte umanistica. Alcuni dei suoi più grandi capolavori sono "la
tomba di Ilaria del carretto" eseguita nel 1407, le sculture della
"Fonte Gaia" di Siena, il fitto polittico della famiglia Trenta in
San Frediano a Lucca e i rilievi per San Petronio a Bologna, dai
quali Michelangelo Buonarroti prenderà ispirazione per i suoi
monumentali lavori.
Nasce l'idea del moderno:
Già nel 1300 la letteratura incomincia a dirigersi verso il genere
biografico, che unisce all'elogio di uno o più artisti,
l'esaltazione del vivere nella città, evidenziando il superamento di
posizioni ormai vecchie, a favore delle novità ormai definite
moderne proprio come fa Ghiberti, che nei suoi commenti inserisce la
propria autobiografia, e Manetti che scrive la Vita di Filippo
Brunelleschi. L'inizio della rinascita dell'Arte ed in particolare
del nuovo linguaggio della Pittura, viene identificato nel
contributo realistico dato da Cimabue e da Giotto, cui la nuova età
dal Masaccio a Perugino dà, secondo il giudizio di Vasari,
un'ulteriore spinta verso la definitiva concorrenza con la verità
della natura.
Il gotico internazionale, per la
bellezza e la vivacità in tutti i suoi contenuti, è in continua
verifica con il protrarsi nel tempo e nello spazio di alcune
sue tematiche privilegiate, tra le quali emergono il naturalismo
visto ed accettato ormai come punto di riferimento, preferenza
e quindi riproposta della realtà. Pensiamo inoltre ad esempio
all'ambito fiammingo, dove due grandi personalità come Van Eyck e
Robert Campion – detto il maestro di Flémalle – contribuiscono con
le loro opere a stimolare nuove ricerche di approfondimento, con
conseguente irradiazione all'intero continente. I punti nevralgici
di irradiazione del nuovo, non sono solo l'Italia e le Fiandre;
anche la Germania con due altri grandi personaggi come Konrad Witz
(1410-51) e Stephan Lochner (1410-1451), si trova colpita in pieno
da questa visione vivacissima di tutto il reale. Con il primo,
attraverso un plasticismo di forme modellate come nel legno, con il
secondo attraverso atmosfere sfumate e luminosissime che richiamano
il nostro Stefano da Verona. Si spiega facilmente come possano
avvenire tutte queste forti influenze. I concili del primo 1400, gli
scambi commerciali, la nascita e lo svilupparsi delle filiali
bancarie: una fitta trama di rapporti ecclesiali mescolati con
quelli economici favorisce un continuo scambio di opere d'arte e
nuove idee.
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Frammenti
d'arte:
Varietà di gotico italiano nella pittura
(i testi sotto riportati, redatti da Frammentiarte, rispecchiano il
pensiero di Mario Salmi, i cui concetti sono stati presi come
riferimento).
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Giotto,
nella sua tarda attività, probabilmente tempra il proprio
plasticismo ideale in accordo con gli ornamenti pittorici.
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Taddeo Gaddi (probabile
nascita intorno al 1300 - morte, 1366) ha come scopo principale
la continuazione della tradizione giottesca. Lo testimoniano il
suo Polittico di San Giovanni Forcivitas a Pistoia (Uffizi), gli
affreschi della Cappella Baroncelli con le storie della Vergine
e gli affreschi nel camposanto di Pisa con le storie di Giobbe.
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Maso di Banco detto il
Giottino (appellativo creato dal Vasari) aiuta Giotto nelle
"Storie di San Silvestro alla Cappella Bardi in Santa Croce, in
alcune tavole e durante il soggiorno napoletano dello stesso
Giotto. Maso, sentendo moltissimo la valenza delle masse
giottesche e portandole ad una straordinaria calma insieme ad un
caldo cromatismo, raggiunge una nuova sintesi, sia nell'ampiezza
spaziale che negli effetti di cromatismo.
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Nardo di Cione, Giusto de'
Menabuoi e l'Orcagna sono artisti fiorentini che occupano una
posizione notevole nella pittura trecentesca, ma poco hanno di
originalità, subendo notevolmente gli influssi di Maso di Banco.
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Bernardo Daddi, di formazione
giottesca, passa più tardi ad una visione "spaziale" di stampo
senese, come testimoniano i suoi affreschi con le storie di San
Lorenzo e santo Stefano in Santa Croce. Nelle sue opere si
riscontra una certa coerenza narrativa ed un caldo cromatismo,
soprattutto nel panneggio (polittico di San Pancrazio, Uffizi).
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Giotto di Stefano detto il
Giottino (da non confondere con Maso di Banco), attivo negli
ultimi decenni del Trecento, mostra un'alta sensibilità al
cromatismo della pittura settentrionale, che integra con gli
schemi giotteschi, aumentando di numero le figure sacre e
committenti che turbano il dramma.
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Dal 1350 in poi, soltanto
Andrea di Cione detto l'Orcagna riesce a conservare un ritmo
compositivo monumentale nella realizzazione del polittico di
Santa Maria Novella nella cappella Strozzi (1359), un'opera
questa, degna della più alta tradizione giottesca, nell'ariosità
e nell'alta moralità delle figure con un fluido cromatismo dei
drappeggi.
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Francesco Traini, originario
di Pisa, riesce ad integrare la forza del disegno fiorentino con
la fantasia cromatica dei senesi, aggiungendoci un pizzico di
drammaticità popolaresca, che richiama quella dei pittori
bolognesi.
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Spinello Aretino è un
brillante frescante che riesce a fondere il senso della forma
fiorentina con la scorrevole narrativa senese (cicli di Santa
Caterina all'Antella con le storie della Santa).
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Masolino di Panicale
(1383-1435 o forse più tardi) è un grande esponente del
tardogotico. Iniziato all'arte con la scultura Ghibertiana poi
approdato alla pittura, a causa di un temperamento dolce e
gentile subisce le influenze dei pittori che entrano in contatto
con lui. Decora la Cappella Brancacci al Carmine con il suo
grande discepolo, Masaccio, padre del Rinascimento. I contatti
con il Masaccio proseguiranno nella Madonna col Bimbo, nella
Pietà e nella collegiata, poi partirà per l'Ungheria.
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Intanto a Bologna va
formandosi una scuola di genuina parlata popolaresca alimentata
dal sentimento gotico senese. Il suo esponente di spicco è
Vitale Cavalli che affresca il duomo di Udine e l'abside della
chiesa di Pomposa con un morbido e delicato chiaroscuro. Questa
scuola ha contatti con quella di Rimini, dove Francesco da
Rimini è l'esponente di spicco. Questi a Bologna affresca il
refettorio del convento di San Francesco.
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Giovanni di Giacomo da Como,
meglio conosciuto come Giovanni da Milano (probabili date,
1350-1369) è attivo a Firenze per la realizzazione di affreschi
nella cappella Rinuccini in Santa Croce ed a Roma in Vaticano.
Egli fonde con armonia il cromatismo dei senesi con il disegno
dei fiorentini. I colori dei suoi carnati tendono al cupo ed al
livido, ma con forma dolcemente modellata.
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Nel Veneto la tradizione
bizantina continua grazie soprattutto ai grandi mosaicisti del
Trecento che rivestono la facciata della basilica di San Marco.
Questa tradizione fa sì che anche la pittura faccia lo stesso
percorso sulle tavole con stesure di pitture "fosche e smaltate" e
d'oro. Esperto di questa maniera, con figure allungate, deperite
e balzanti, è il maestro Paolo, accompagnato da un artista che
proseguirà la sua opera, ma con colori più caldi e più aperto al
Gotico: Lorenzo Veneziano.
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Gentile da Fabriano (1360?-1428), riprende il cromatismo
della pittura bizantina integrandolo con un morbido e delicato
chiaroscuro, che richiama quello di Tommaso, ed una linea
alquanto fluente già quattrocentesca.
Antonio Pisano detto il Pisanello (probabili date, 1395-dopo il
1450) di formazione alticherana subisce gli influssi di Gentile
da Fabriano e di Giovannino dei Grassi. Le sue figure spaziano
in un deciso disegno e in un sicuro modellato (L'Annunciazione
del monumento Berenzoni di San Fermo maggiore a Verona).
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