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Jacopo Carrucci,
meglio conosciuto come il Pontormo (1495-1555), originario di
Empoli compie la sua formazione artistica sotto la guida di
Piero di Cosimo e di
Andrea del Sarto.
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Giambattista di Iacopo, meglio conosciuto
come il
Rosso Fiorentino (1494-1541), nonostante la sua
formazione sotto la guida di Andrea del Sarto, si allontana
dalla raffinata eleganza di questi e dalle regole costruttive
classiche che caratterizzano gli artisti del suo periodo. Egli è
facinoroso sin dai suoi esordi con accesi e ridondanti
cromatismi nelle soverchianti immagini panneggiate a vaste
stesure. Questo cromatismo fa sì che il Rosso Fiorentino senta
con forza la questione luministica nei piani sfaccettati,
mettendo a confronto il morbido cromatismo del carnato con
quello del contesto generale (Mosè che uccide i pastori madianiti). In età matura egli riesce a costruire un luminismo
dato a grandi piani, ritornando ad un modello già sperimentato
con successo da Filippo Lippi e dal Perugino, dove prevale
l'irrazionalità sulle strane trasfigurazioni e sulle fantasiose
iridescenze (Deposizione, Galleria comunale di Volterra).
Tuttavia il Rosso Fiorentino evidenzia spesso un cromatismo
unitario e cupo con figure movimentate in un greve contesto, e
sente anche gli influssi del grande Michelangelo, soprattutto
sul tornito plastico.
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Agnolo Tori,
meglio conosciuto come il
Bronzino (1507-1572),
si ispira al Pontormo ma si
dirige verso una forma
classicheggiante di sapore intellettualistico, che si
evidenzia nelle
opere a tematica sacra, dove è sentito un
compromesso con la maniera michelangelesca
nella realizzazione di grandi figure ed incurvati nudi,
talvolta di dimensioni gigantesche (affreschi
in Palazzo Vecchio
di Toledo
nella cappella di Eleonora).
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Domenico Beccafumi (Montaperti,
1486?- Siena1551), di cui non si conosce il maestro, alla
pittura senese tradizionale aggiunge le morbidezze dei
chiaroscuri raffaelleschi e le iridescenze dei pittori
fiorentini, finendo in brillanti sfaldature cromatiche che lo
accostano al Rosso Fiorentino (Arcangelo
nella chiesa di Santo Spirito a Siena). Tuttavia
bisogna riconoscere che non raggiungerà mai la violenza
coloristica di quest'ultimo. Il Beccafumi è anche un abile
decoratore e realizza, come la maggior parte dei grandi pittori
dell'ambiente fiorentino e romano, soffitti, volte e pareti,
rispettando le tradizioni e soprattutto la cultura del periodo,
legata alle tematiche storiche ed alle allegorie della
letteratura.
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In
questo periodo domina l'idealizzazione del disegno accademico,
propriamente indirizzato a rafforzare i contenuti della retorica
e della letteratura. Il nudo incomincia a dominare ad onta
della bellezza decorativa e non soltanto come semplice presenza,
ma con realizzazioni di bravura e di grande virtuosismo,
talvolta rendendo trasfigurato il significato della parola
"Arte". Francesco de Rossi, meglio conosciuto come Cecchino
Salviati (1510-1563), si forma con Andrea
del Sarto ed il Pontormo. Diventa un abilissimo ritrattista
evidenziandosi dai suoi contemporanei, soprattutto per il tratto
e l'eleganza del disegno nelle sue articolate composizioni
("Pace che brucia le armi" e "Storie di Camillo", custodite a
Palazzo Vecchio a Firenze). Sicuramente inferiore a Cecchino
Salviati è Giorgio Vasari (Arezzo 1511-Firenze 1574), pittore,
ritrattista, scultore, architetto, ma reso famoso per il
trattato "Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et
scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri". Il Vasari
compie la sua formazione sotto la guida di Michelangelo e di
Andrea del Sarto.
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Alessandro Allori (1535-1607)
è intento a portare avanti la tradizione dei grandi frescanti,
confluendo però
in un'evidente
tendenza decorativa puramente esteriore.
Domina in questo periodo la pittura
del Vasari e dei suoi seguaci, con tematiche narrative integrate
da cervellotici intellettualismi e con richiami alla pittura di
Andrea del Sarto e dello stesso Michelangelo, con echi stranieri
(decorazione dello studio di Francesco I a Palazzo Vecchio).
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Alcuni importanti seguaci del Vasari sono Cristoforo
Ghepardi, meglio conosciuto come il Doceno, Francesco Morandini
detto il Poppi, Domenico Buti, Iacopo Coppi, Giovan Battista
Naldini, Maso da San Friano, G. M. Butteri, Iacopo Zucchi e soprattutto, i più famosi per disinvoltura ed eleganza,
Mirabello Cavalori e Girolamo Macchietti. "
continua
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Pittura
del Cinquecento nord e centro 2) |