-
Bologna: Francesco Albani
(1578-1660), di prima formazione fiamminga sotto la guida di D.
Calvaert (fiammingo), lascia la bottega di quest'ultimo per
intraprendere una nuova strada: sceglie quella di Annibale
Carracci. L'Albani ci lascia testimonianze della sua pittura,
sia a tematica sacra con le pale d'altare e con gli affreschi,
sia a carattere profano; la prima viene considerata poco
espressiva ed alquanto faticosa, mentre la seconda ha accenti di
eleganza e serenità nella classica paesaggistica, soprattutto
dove rappresenta l'infanzia (danza degli amori, Brera).
-
La strada intrapresa da Albani
viene proseguita da Carlo Cignani (1628-1719), anch'esso pittore
e frescante di temi a carattere sacro e profano. La sua pittura
è morbida e vezzosa. Dall'Albani si forma anche Andrea Sacchi
(attivo a Roma, quindi si parlerà più avanti) e Pierfrancesco
Mola (1612-1666). La pittura di quest'ultimo, con il tocco
influenzato dal fare guercinesco, risulta essere più vigorosa di
quella del suo maestro.
-
Il Domenichino (Domenico
Zampieri, 1582-1641), è un pittore e frescante di formazione
carraccesca. Influenzato soprattutto da Ludovico Carracci,
integra le sue pitture con un eclettismo che va dalle maniere di
Michelangelo a quelle del Caravaggio, senza disdegnare la
tradizione raffaellesca. Aiuta Annibale negli affreschi della
Galleria Farnesiana. Il sapiente equilibrio della sua pittura,
che si evidenzia nelle opere, sia a tematica sacra che
profana, è apprezzato anche dal Poussin (affreschi del Martirio
di Sant'Andrea in San Gregorio al Celio).
-
Guido Reni (1575-1642) aderisce ad un classicismo di
eleganza più comprensibile agli amanti dell'arte, e per questo
motivo è il più amato dalla popolazione bolognese.
-
Seguaci del Reni sono il
fiammingo Michele Desubleo, Andrea Sirani e la figlia
Elisabetta, Gianfranco Gessi, Guido Canlassi (meglio conosciuto
come il Cagnacci) e Simone Cantarini da Pesaro. Fra questi, il
Cantarini è quello che meglio interpreta la pittura del Maestro,
nonostante il cromatismo un po' più sordo, ricordato dal Poussin.
-
Il
Guercino (Giovan Francesco Barbieri, 1591-1666), con
formazione presso l'Accademia dei Carracci, sente fortemente
anche gli influssi caravaggeschi, che interpreta con foga
pittorica ancor più chiara e nervosa dello stesso Michelangelo
Merisi. Significativa è la pala con la rappresentazione della
"Vestizione di San Guglielmo". I continuatori della pittura del
Guercino sono il fratello Paolo Antonio con le sue nature morte
di eco caravaggesco, ed i nipoti Cesare e Benedetto Gennari.
-
A Bologna sono attivi anche i
fratelli Bibiena, pittori che lavorano prevalentemente nel campo
della decorazione. Essi sviluppano, come prospettici, una
quadratura che in questo periodo riesce a diffondersi
anche fuori dagli ambienti bolognesi. A questo contribuiscono
con entusiasmo Angelo Michele Colonna, Agostino Mitelli e
Francesco Algarotti, esperti di virtuosi artifici.
-
Sempre a Bologna si
distinguono Pietro Faccini, studioso della pittura veneta ed
originale nella coloristica; Lionello Spada, con i suoi vigorosi
colpi di luce di stampo caravaggesco; Alessandro Tiarini, con
una pittura solida, plastica e vigorosa; Giovanni Andrea
Donducci, meglio conosciuto come il Mastelletta
(1575-1655), con una coloristica libera e fluida che talvolta
raggiunge la spregiudicatezza; Paolo Bonzi detto il Gobbo dei
Carracci, si distingue accanto al Guercino, con le sue nature
morte.
-
Carlo Bonone, che è attivo a
Ferrara, ha un vivo cromatismo con efficaci effetti di
chiaroscuro dettati dalla maniera veneto-provinciale del periodo.
-
Giacomo Cavedoni di Sassuolo,
attivo a Modena, ha un vigoroso cromatismo che conferisce forza
alle sue solide figure.
-
A Parma spicca la figura di
Giovanni Lanfranco (1582-1647) di formazione bolognese, molto
vicino ad Annibale Carracci e al Reni, soprattutto nella linea
correggesca, che conferisce alle sue pitture grandi effetti
luministici. Oltre alla realizzazione di pale d'altare, affresca
importanti edifici a Roma ed a Napoli (Il Paradiso nella cupola
della Cappella di San Gennaro , 1643). Altra figura di rilievo è
quella di Bartolomeo Schedone (1576-1615), modenese, con una
pittura assai vicina a quella del Correggio e di Giulio Cesare
Amidano, ma integrata da un cromatismo costruttivo negli effetti
di luce-ombra, che conferisce larghezza e solidità alle sue
raffigurazioni. È bene
ricordare anche un artista minore, come il marchigiano Giov.
Batta Salvi (1605-1685), meglio conosciuto come il Sassoferrato,
influenzato dal Domenichino e cultore della pittura raffaelliana,
che nonostante il suo gelido e stridente cromatismo, risulta
essere un solerte e diligente pittore.
-
A Milano Ercole Procaccini, di
formazione bolognese integrata con lo studio del Parmigianino e
del Correggio, inserisce nella sua pittura barocca veri e propri
elementi manieristici. Di tali elementi ne faranno più largo
impiego i figli Camillo e Giulio Cesare. Quest'ultimo, seguendo
la stessa strada, sviluppa una sua pittura postmanieristica
adeguata al periodo, con un cromatismo morbido e caldo dai
preziosi effetti luministici. Con il Procaccini collaborano Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (1576-1633) e Pier
Francesco Mazzucchelli (1571-1626) detto il Morazzone, nella realizzazione della tela con il
"Martirio delle Sante Rufina e Seconda" (Brera). Il primo,
avendo fatto esperienza anche nel campo della scultura, riesce a
dare più plasticità alle forme ed a bilanciare meglio le
composizioni, avvicinandosi alla maniera decorativa del
Gaudenzio Ferrari (Valduggia, 1475/1480 – Milano, 1546).
Un continuatore del Crespi è suo
genero, Melchiorre Gilardini.
Continua nella prossima pagina
|