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Francesco Murra (1696-1765),
allievo di Solimena,
ha un tratto del disegno assai disinvolto che soverchia il
cromatismo dei chiari (maniera settecentesca), come si evidenzia
negli affreschi (Soffitto di Santa Chiara) e nelle opere da
cavalletto, tra cui numerosi ritratti.
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Corrado Giaquinto (1699-1765),
allievo del Solimena, ha un cromatismo morbido, leggero e
biondo, con molta luminosità, dal quale si evidenzia la sua
vigorosa sensibilità e nello stesso tempo la sua agile
personalità, scorrevole e lieta nelle opere d'affresco lasciate
a Roma (l'abside e la volta di Santa Croce in Gerusalemme).
Molto vicino alla sua pittura è Giuseppe Bonito (1707-1789);
anch'egli lavora alla volta in Santa Croce in Gerusalemme, ma
preferisce di gran lunga lavorare sui primi piani figurativi,
quali ritratti e mezzi busti, e su tematiche di genere, anziché
su pitture sacre.
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A Roma sono attivi Giuseppe
Chiari, Francesco Trevisani di origine veneta, Sebastiano Conca,
Benedetto Luti di origine fiorentina, Giuseppe Ghezzi
(1634-1721) ed il figlio Pierleone (1764-1755), il picenese
Antonio Mercurio Amorosi (1600...?-1736) esperto pittore dalle
intense luci ed ombre (Contadinello e contadinella), Eberhard
Keil (1624-1687) allievo di Rembrandt, e il piacentino Giov. Paolo
Panini (1691?-1764), un vedutista di Roma di ampia ariosità.
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In Toscana lavorano Pietro
Dandini, Anton Domenico Gabbani, Camillo Sagrestani, Sebastiano
Galeotti e Giovanni Domenico Ferretti (692-1768).
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A Bologna è attivo Giov.
Giosefo del Sole (1654-1719) che si avvicina allo stile del Reni
con la sua chiara intonazione cromatica. Marcantonio
Franceschini (1648-1729), influenzato dalle pitture di Giov.
Maria Bibbiena e del Cignani, con il suo armonico equilibrio
cromatico si avvicina molto all'Albani, sfiorando talvolta il
neoclassico. Vittorio Maria Bigari è un ottimo decoratore che
impiega la stessa formula prospettica di Stefano Orlandi
(ornamenti a Verona, Milano e al Palazzo Regale di Torino). I
fratelli Gaetano ed Ubaldo Gandolfidallo adottano uno spiccato e
vivace colorismo; il primo, ridondante di fantasia, si
avvicina alla pittura veneta del periodo.
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Nella regione emiliana è
attivo Giovanni Antonio Burrini che, influenzato dal Quercino e
dai pittori veneti, si collega ad una pittura di macchia. Il
modenese Donato Creti è idilliaco e postrenesco.
Giuseppe Gamberini conferisce respiro alle sue pitture di genere
con un saldo cromatismo. Ilario Spolverini, di origine
parmigiana, è forte nella ritrattistica. Felice Boselli è
esperto in nature morte adottando un efficace cromatismo che
conferisce ai soggetti valenze realistiche. Giuseppe Maria
Crespi, conosciuto come lo Spagnolo (1665-1747), con formazione
derivata dal Canuti e dal Cignani, passa piuttosto dalle pitture
del Burrini per arrivare a quelle del Guercino, nella sua
sostanza chiaroscurale, mentre per i tocchi luministici si
richiama ai pittori fiamminghi ed olandesi; importanti sono le
tele con i Sette Sacramenti (attualmente a Dresda).
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A Genova operano Gregorio de
Ferrari e Giov. Maria delle Piane, detto il Mulinaretto, che adotta
la maniera ornamentale francese che in questo periodo è molto
ricercata negli ambienti milanesi, parmensi e napoletani,
soprattutto alla corte di quest'ultimo. Carlo Tavella di origine
milanese si dedica alla paesaggistica con un cromatismo molto
vicino a Poussin ed al Tempesta (Pietro Mulier).
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Alla corte della famiglia
Savoia operano pittori decoratori di larga fantasia come D.
Guidobono, D. Seiter, S. M. Legnani, N. Grassi, F. de Mura,
Giuseppe Bibiena, C. Giaquinto, che collaborano alla
realizzazione delle pale di
Sebastiano Ricci, del Conca, del Maratta, del Trevisani.
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Un decoratore di spicco è G.
B. Crosato (1686c.-1758), di origine veneziana, con formazione
primaria avuta dall'Amigoni e dal Pellegrini, che con le sue
pitture si avvicina al Piazzetta ed al Tiepolo (fonti dicono che
di questi fosse discepolo, nonostante l'età più avanzata, del
Crosato). Il Crosato ha decorato la palazzina Caccia di Stupigni
e il Palazzo Reale di Torino. Altro decoratore meritevole di un
cenno è Bernardino Galliari di formazione crosatesca, pittore di
tematiche dove la prospettiva è dominante; opera a Milano,
Berlino e Parigi ma non disdegna qualche ambiente torinese dove
si va formando un gruppo dal carattere eclettico. A questo
gruppo appartengono Claudio Beamount, i fratelli Giovan Battista
e Carlo Andrea van Loo di origine francese e Domenico Molinari.
Fuori dal gruppo, ma che riflette lo stesso eclettismo con forte
fantasia, è il pittore Pietro Francesco Gaula.
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A Milano si
evidenzia Alessandro Magnasco, conosciuto come il Lissandrino
(1677-1749), che opera per un lungo periodo a Firenze (1723-27) ed in
altri centri d'Italia, ritornando nella sua città soltanto nel
1735. Si era formato con Filippo Abbati, del quale rimane pochissimo.
Il suo talento è soprattutto nella macchia, che lo porta a
creare con pennellate decise ed immediate, figure movimentate in
drammatici paesaggi, tormentati da piogge e turbinanti venti, o
ambienti interni con intonazioni fosche e grigie in penombra, animati
da colpi di luce o scintillii portati all'esasperazione. I suoi
soggetti più frequenti sono suore e frati in meditazione,
pezzenti, zingari e gentaglia.
(i testi
sopra riportati, redatti da Frammentiarte, rispecchiano il pensiero
di Mario Salmi, i cui concetti sono stati presi come riferimento).
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