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Frammenti di arte neoclassica: Alcuni pittori
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Frammenti
d'arte: Pittori neoclassici
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Vicino all'Appiani vediamo Giuseppe
Bossi (1777-1815), pittore, poeta e scrittore, amico di
grandi personaggi letterati come il Parini, il Foscolo,
il Manzoni e Carlo Porta. A quest'ultimo si avvicina con
la sua poesia vernacolare. Il Bossi nella pittura è un
grande, ma assai poco prolifico. Alcune sue opere, come
le decorazioni di Bellagio a Villa Melzi ed il "Funerale
di Temistocle" (Galleria d'arte Moderna, Milano)
risultano appartenere ad un gusto teatralmente
accademico, mentre appare vivace ed energico il
bellissimo gruppo della "Collezione Treccani", un
dipinto dove i volti del Cattaneo, del Porta e del
Taverna sembrano uscire fuori dalla tela per la loro
piena vitalità. Vivi e ricchi di movimento e gusto
cromatico sono anche i suoi autoritratti sparsi in più
Musei italiani (Collezione Treccani, l'Ambrosiana e gli
Uffizi di Firenze). Il Bossi ama molto Leonardo e quindi
gli dedica ben quattro pubblicazioni di libri, oltre che
la realizzazione di una copia del famoso Cenacolo
(custodito nella Galleria d'arte Moderna a Milano).
Nella regione veneta
una delle prime adesioni al nuovo linguaggio è del
ritrattista bergamasco Lattanzio Querena (1768-1853), la
cui arte deve confrontarsi con quella di Venezia che
spesso è restia ad integrarsi con i cambiamenti
provenienti dall'esterno. Suoi maestri sono stati
Saverio della Rosa (a Verona) e il Maggiotto (a
Venezia). Il Querena è forte nel disegno ed è un esperto
decoratore e restauratore. Molte sono le sue tele a
tematica religiosa sparse per le varie chiese veneziane,
e molti i suoi ritratti custoditi a Clusone, sua città
natale.
Domenico Pellegrini
(Galliera
Veneta 1759 - Roma 1840), ha una
pittura influenzata dai suoi interminabili viaggi nei
vari centri di cultura europei, tra i quali Londra dove
frequenta la Real Accademia delle Arti. Fra le sue opere
maggiori possiamo citare quelle appartenenti al ciclo
dei quadroni di San Carlo nel Duomo di Milano ed il suo
spontaneo e disinvolto autoritratto all'Accademia di San
Luca a Roma, città dove terminerà la sua lunga attività
artistica.
Michelangelo Grigoletti (1801-1870)
originario di Rorai Grande nei pressi di
Pordenone, si forma a Venezia sotto la guida di Teodoro
Matteini (1754-1831) un artista pistoiese allievo del
Batoni, insegnante all'Accademia. Il Grigoletti realizza
pale d'altare e soggetti a tematica profana con tutta la
compostezza del linguaggio neoclassico. Si allontana dai
vincoli accademici nella realizzazione dei numerosi
ritratti, dove domina un cromatismo che li rende
freschi, vivaci e pieni di movimento.
Andando indietro nel tempo, già nei
primi decenni del Settecento, negli ambienti romani, il
pittore miniaturista Pompeo Girolamo Batoni (1708-1787),
di origine lucchese aveva studiato a fondo questo
raffinato linguaggio sotto la guida del Conca. Ma egli
amava molto di più la pittura ammanierata di Raffaello e
del Correggio, che gli permise di avere partita vinta
con il Mengs, suo famoso rivale, in tutte le sedi
sovrane europee. Il suo cromatismo era schietto,
nutrito, elegante e quindi piacevole. Fedelissimo alle
teorie neoclassiche nelle quali vedeva grandi sbocchi,
trasferiva il suo deciso cromatismo nella tavolozza di
Luigi David.
Nella capitale sotto la guida del
Batoni si forma Gaspare Landi (1756-1830) di origine
piacentina, un artista influenzato anche dalla pittura
del Mengs (1728-1779). La sua arte, specie quella
decorativa nelle pale e negli affreschi, è molto
apprezzata dal Ghoethe e dallo Schlegel. Nella
ritrattistica ha un cromatismo assai più vivace e
spontaneo, dove le figure sono ricche di luminosità e
piene di vita (autoritratto nella Pinacoteca di Faenza
ed il ritratto di Canova nella Galleria Borghese a
Roma).
Il linguaggio
pittorico di Luigi David viene portato avanti da altri
pittori tra cui Vincenzo Camuccini (1771-1844) che lo
integra, prima con quello del Batoni e poi con quello
derivato dall'amore per il grande Raffaello. Tuttavia la
sua pittura è decisamente orientata al Neoclassicismo,
soprattutto nelle tematiche religiose. Molto apprezzato
dai papi a lui contemporanei, dirige il cantiere
vaticano di mosaico. Sue opere significative sono la
"Conversione di S. Paolo" in San Paolo fuori le mura
(1835), l'"Incredulità di S. Tommaso" (1803) nel Museo
di San Pietro, la "Morte di Virginia" nella villa di
Capodimonte a Napoli e "Furio Camillo" nel Palazzo Reale
di Genova. Queste due ultime opere sono considerate di
grande valore storico.
Filippo Agricola
(1795-1857) si forma sotto la guida diretta del padre
Luigi, poi frequenta gli studi del Landi e del Camuccini.
Raggiunge la celebrità per i suoi dittici che
raffigurano coppie innamorate di celebri personaggi.
Nella tematica storica la pittura dell'Agricola diventa
romantica. Egli realizza anche i quadroni a tematica
religiosa e i disegni su cartoni per mosaici (facciata
di San Paolo). La sua pittura rimane comunque di alto
valore soltanto nella ritrattistica. Un suo ritratto
passato alla storia e celebrato da un sonetto di
Vincenzo Monti è quello raffigurante Costanza Portuari
Monti.
Francesco Podesti
(1800-1895) originario di Ancona, si forma sotto la
guida del Landi e del Camuccini. La sua pittura è aulica
e teatrale sia nelle tematiche religiose che in quelle
profane. Nonostante il suo grande amore per i luoghi di
origine, passa gran parte della sua interminabile vita
artistica negli ambienti romani.
Pietro Benvenuti
(1769-1844) di origine aretina compie la sua prima
formazione artistica negli ambienti fiorentini sotto la
guida del Cavallucci, poi in quelli romani (1782-1804 )
collaborando strettamente con il Camuccini e con I. A.
Carstens. Il suo linguaggio pittorico si avvicina a
quello di David come testimonia il "Trionfo di
Giuditta", opera famosissima nel Duomo aretino, dove
domina un tratto elegantissimo ma con un cromatismo che
lascia trasparire una certa insensibilità agli effetti
coloristici. La sua pittura è a tematica religiosa,
mitologica e storica, ed è anche un ottimo frescante
(affreschi a Palazzo Pitti nella sala di Ercole ed in
San Lorenzo nella cappella dei Principi). Le sue
composizioni sono spesso colme di vitalità ed i suoi
disegni sono raffinati ed energici allo stesso tempo, ma
la sua coloristica non riesce ad eguagliare queste sue
peculiarità. Tuttavia, riguardo quest'ultima, spiccano
fra i suoi dipinti l'autoritratto agli Uffizi e di
ritratto di Elisa Baciocchi a Versailles (1813).
Luigi Sabatelli
(1772-1859) di origine fiorentina, si forma prima a
Firenze, poi a Roma e Venezia. A Milano insegna
all'Accademia di Brera. Anche il Sabatelli dipinge
un'ampia tela (David ed Abigaille) nel Duomo aretino ma
la sua coloristica, ricca di gradevoli effetti tonali, è
certamente superiore a quella del Benvenuti. La sua
sensibilità al colore è testimoniata dai suoi dipinti
nei palazzi Serbelloni Busca e Arconati a Milano, e
nella sala dell'Iliade a Palazzo Pitti (1810-1820) a
Firenze. Sempre a Firenze spiccano i dipinti di Palazzo
Capponi. Nella realizzazione delle sue opere ha come
attivi aiutanti i figli Giuseppe e Francesco. La sua
dote principale, che è quella del disegno, si evidenzia
nella ritrattistica e soprattutto nelle opere dove non è
stata impiegata la tavolozza ma soltanto il tratto.
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