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Antonello da Messina: Ecce homo di Piacenza.
Il dipinto viene citato nell'inventario, redatto nel 1735, del palazzo dell'Alberoni a Roma ed in quello del 1753, poiché gli averi furono ereditati dal Collegio apostolico di San Lazzaro a Piacenza. Da documentazioni certe si ricava che l'opera, il 16 febbraio 1760, insieme ai beni ereditati, si vendeva in un'asta alla modesta somma di sei scudi romani (valutazione fatta dal pittore Stefano Pozzi, accademico di San Luca, che stimò l'intera eredità). Tuttavia il dipinto non ebbe compratori e passò alla villa Alberoni a Roma, per poi pervenire, nel 1761, a Piacenza. Vigni (1952) lo ipotizzava invece pervenuto nella residenza siciliana del cardinale, nel periodo in cui questi, ministro di Filippo V prendeva accordi con gli spagnoli per riconquistare l'isola. La tavola riapparve nel 1901, indicata da G. Ferrari ("RDA"); più tardi fu esposta al pubblico e commentata dai critici, che non sollevarono alcun dubbio sull'autografia del Maestro. L' "Ecce homo" subì un primo restauro nel 1903, ad opera di un certo Merlarti, e un intervento scientifico nel 1942 per conto dell'Istituto centrale di Roma. Oggi la stesura pittorica utile copre cm. 43 x 32,4 a fronte di quella della tavola di 48,5 x 38. Sul parapetto c'è un piccolo cartiglio con la scritta autografa "Antonellus messaneus me / pinxit", preceduta da un'altra che può verosimilmente essere interpretata come una data: "1470", o "1473", o "1475".
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