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Antonello da Messina: Vergine annunziata di Palermo.
Dai Colluzio passò a monsignor Di Giovanni, che nel 1906 la fece pervenire al Museo Nazionale di Palermo, l'odierna sede. Già qualche anno prima (1904) il Brunelli ("A" 1904), a proposito del dipinto, che secondo lui non si presentava ancora con caratteristiche della pittura veneziana, parlava di autografia di Antonello con riferimento all'anno d'esecuzione, 1474. Inoltre lo studioso vi evidenziava forti analogie stilistiche con l'Annunciazione di Siracusa (si veda la pagina successiva), con la Madonna Benson della National Gallery di Washington, con la Vergine Annunziata del Bayerische Staatsgemäldesammlungen di Monaco e con il Salvator Mundi della National Gallery di Londra: ipotesi queste che confermerebbero un periodo precedente al soggiorno veneziano (1476) dell'artista. L'ipotesi del Brunelli – autografia e datazione – venne favorevolmente accolta da molti critici, tra i quali citiamo Allmayer ("ASM", 1907), Lauts, C. Brandi ("Mostra dei dipinti di Antonello da Messina", 1942), Bottari ("AV" 1951). Sempre d'accordo con l'autografia ma con ipotesi di cronologia più tarda – cioè nel periodo veneziano (1476) di Antonello – si propose il Longhi ("A" 1914), a cui seguirono gli avalli di altri critici.
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