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Antonello da Messina: Pala di San Cassiano (Madonna col Bambino in trono)
Viene identificata in diverse citazioni di antichi storiografi che ne parlano senza però descriverla nei particolari: M. Colazio in "Opuscoli di retorica" (anno 1486), M. Sanudo in "Cronica" (anno 1493), M. A. Sabellico in "De Venetae urbis" (anno, 1494), M. A. Michiel (1543). Anche il Vasari, il Sansovino ("Venetia, città nobilissima et singolare") e il Ridolfi (Meraviglie dell'arte) citano la pala. Quest'ultimo si rammarica, tra l'altro, per la sua scomparsa dalla chiesa di San Cassiano. Dieci anni dopo dalla sua realizzazione viene segata e, probabilmente già a "pezzi", compare – con l'attribuzione al Giambellino – nella raccolta dell'arciduca Leopoldo Guglielmo a Bruxelles. La Pala, secondo la maggior parte degli studiosi, riveste una valenza fondamentale nella carriera artistica del Maestro e si inserisce fra episodi più significativi nello sviluppo della pittura veneziana: certamente creò consistenti spunti al pittore Alvise Vivarini (1445 circa – 1505) per la sua pala (già nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino ma distrutta nel 1945), al Giorgione (1470/77? - 1510) per la Pala di Castelfranco ed al Cima da Conegliano (Conegliano, 1459/1460 – Conegliano, 1517/1518) per quella datata 1493, custodita nel duomo di Treviso.
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