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Frate Giovanni Angelico da Fiesole ... essendo non meno stato
eccellente pittore e miniatore che ottimo religioso,
merita, per l'una e per l'altra cagione, che di lui sia
fatta onoratissima memoria...
Insomma, fu questo non mai abbastanza lodato Padre in tutte
l'opere e ragionamenti suoi umilissimo e modesto, e
nelle sue pitture facile e devoto; ed i santi che egli
dipinse hanno più aria e somiglianza di santi, che
quelli di qualunque altro. Aveva per costume non
ritoccare ne raccorciare mai alcuna sua dipintura, ma
lasciarle sempre in quel modo che erano venute la prima
volta, per credere, secondo ch'egli diceva, che così
fusse la volontà di Dio Vasari nelle vite 1568.
..
vero Guido [Reni] per quella età, anche nella soavità
de' colori, che, benché a tempera, pur giunse ad unire
poco meno che perfettamente. Fu tenuto un de' primi del
suo tempo anche in lavori a fresco... L. Lanzi,
Storia pittorica della Italia ... 1795-96
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Beato
Angelico
La
biografia
Cenni su biografia e vita artistica
Le opere
Il periodo artistico
Bibliografia |
La compunzione del cuore, i suoi slanci verso Dio, il
rapimento estatico, il gusto anticipato della beatitudine
celeste, tutto questo genere di emozioni profonde ed esaltate
che nessun artista può rendere senza averle prima provate, ecco
quale fu il misterioso ciclo che il genio di Fra Angelico amava
percorrere, e che rifece daccapo dopo averlo terminato. In
questo genere, egli sembra aver esaurito tutte le combinazioni,
tutte le sfumature possibili, almeno per quanto riguarda la
qualità e la quantità dell'espressione, e per poco che si
esaminino da vicino certi dipinti in cui sembra regnare una
certa monotonia, vi si scoprirà una varietà prodigiosa che
abbraccia tutti i gradi di poesia esprimibili dalla fisionomia
umana. È soprattutto nell'Incoronazione della Vergine in mezzo
agli angeli e alle gerarchle celesti, nella raffigurazione del
Giudizio universale, almeno per quanto riguarda gli eletti, e in
quella del Paradiso, supremo limite di tutte le arti di
imitazione; è in questi soggetti mistici così perfettamente
armonizzati con i presentimenti vaghi ma infallibili della sua
anima, che egli ha profuso le inesauribili ricchezze della sua
immaginazione. A. F. Rio, De l'art chrétien, 1836 (ediz.
1874)
_- Nella storia dell'arte fra Angelico è situato
cronologicamente tra il delizioso Gentile da Fabriano ... e fra
Filippo Lippi — Tra quali due realisti di cui l'uno ha la
minuziosità
dell'orafo, l'altro la disinvoltura dell'improwisatore,
[l'Angelico] si distingue per il misticismo amabile e quasi
francescano, di ispirazione profondamente religiosa; un intenso
idealismo che contrasta con lo spirito generale del secolo, e
che l'ha fatto definire 'l'ultimo dei gotici'.
Definizione ingiusta, se con ciò si
vuole intendere che il frate fu un 'primitivo ritardatario', un
visionario che nella sua cella di domenicano avrebbe ricevuto il
'dono' della pittura così come il cielo la intendeva alla fine
del XIV secolo, che si sarebbe sentito artista senza aver
imparato l'arte e per grazia dello Spirito Santo, come afferma
la leggenda ... Fra Angelico, dopo aver troppo a lungo confuso
l'arte del pittore con quella del miniaturista, e considerato un
dipinto come una miniatura di grandi dimensioni, ha saputo
tuttavia staccarsi dall' 'arte tedesca', dal 'goticismo'; ha
avuto un'evoluzione, sempre progredendo; e la verità a cui è
giunto, senza rinnegare il suo misticismo, ha finito per
incontrarsi col realismo del secolo:
l'Angelico degli ultimi affreschi eseguiti a Roma sembra sul
punto di superare lo stesso Masaccio nella scienza della
prospettiva. P
schottmuller, Fra
Angelico, 1911
...
costruttore vigoroso, che seppe trasmettere intatta ai grandi
classici — sottraendosi alle deviazioni e alle debolezze degli
ultimi primitivi e alle esitazioni dei precursori di Raffaello —
la grandiosa logica strutturale di Giotto, fra Angelico non
dubitò mai di celebrare il cristianesimo un po' alla maniera in
cui si illustra, in margine a un vecchio libro, una leggenda.
Questa leggenda senza dubbio lo inteneriva, e anche lo
divertiva. E Faure 1926
...
un primitivo sui generis tanto si rivela esperto
disegnatore e accorto coloritore, anche nei suoi sogni di
Paradiso. N.
tarchiani, in "Emporium", 1935
... Che il problema dell'Angelico giovane
s'abbia a legare sempre più intimamente a quello di Masaccio
giovane e magari del Masolino, confuso di mente, sui primi tempi
del Carmino, si trae anche dal rilevare che per il San
Gerolamo della raccolta Mather a Washington Crossing ... si
è pensato variamente a Masolino e al Sassetta, curiosamente
cancellando l'esistenza dell'Angelico, cui tocca assai bene l'idolesca
tornitura di una così devota violenza; e proprio nel momento di
maggiore amicizia con un Masaccio ancor giovine ... Subito dopo,
e credo ancora negli anni tra il '25 e il '30, l'Angelico mostra
di essere tornato a seguire davvicino la straordinaria
crescenza, lì accanto, di Masaccio ... Se ho veduto bene, questo
momento di straordinaria fraternità dell'Angelico con Masaccio
dovette sorgere, ripeto, questi ancor vivo, e per frequentazione
diretta fra i due artisti; ma risparmierò ai colleghi la
trascrizione dei colloqui che pure gioverebbe qui reimmaginare
puntualmente per rappresentarci al vivo quella che fu la reale
consistenza nella vicenda artistica di anni tanto decisivi: una
rappresentazione che stranamente repugna ai negatori di 'influenze',
come se gli scambi mentali fra gli uomini non fossero cosa seria
e di peso tanto maggiore quanto più alta è la levatura
spirituale dei contraenti ... Ma, anche a risparmiare i
colloqui. che questo tempo di apprensione masaccesca nel!'
-Angelico tocchi in buona parte ancor prima del '30, va
par di ricavarlo dal fatto certo che già nel 1433 col sublime
altare dei Linaioli, l'Angelico ricostruisce più personalmente
questa sua cultura serrandola in un castone più severamente
liturgico, in una nuova forma, insomma, di 'soprannaturalismo'
da cui non denetterà sostanzialmente più, fino alla fine.
R. longhi, in
Critica d'arte, 1940
...
In termini di svolgimento stilistico, l'Angelico è un artista
reazionario. Disinteressato alla rivoluzione operata dai suoi
grandi contemporanei nella tecnica visiva, tranne che dove essa
poteva contribuire all'efficacia espressiva, egli è in una
posizione opposta alla pittura del suo tempo. Nella prima metà
del quindicesimo secolo l'Angelico è il solo che torni
deliberatamente ai modelli di Ciotto e seguaci, e anche le sue
opere più avanzate, gli affreschi in Vaticano, richiamano più di
una volta i cicli narrativi del Trecento. Il linguaggio da lui
impiegato non è il risultato di un'involontaria incapacità di
affiancarsi al progresso del suo tempo, bensì di intenzioni che
differiscono in modo fondamentale da quelle di altri artisti
... J.
pope-hennessy, Fra Angelico, 1952
...
l'Angelico rappresenta, grosso modo, nel quadro delle correnti
intellettuali della prima metà del Quattrocento, la filosofia
tomista in opposizione alla filosofia neo-platonica
personificata dall'Alberti. Ma egli stabilisce altresì la
possibilità di mediazione tra le due espressioni. È lui che, tra
il realismo di Donatelle e le teorie di storicità dell'Alberti,
ha creato il compromesso del naturalismo, aprendo così la via a
un'arte che non è più una rappresentazione immobile, ma, al
contrario, un discorso animato, un colloquio umano. È lui che
traccia la strada che più tardi percorreranno tutti i grandi
pittori di 'racconti' del Quattrocento, da Benozzo Gozzoli al
Ghirlandaio; ed è ancora lui, infine, che ha identificato nella
luce quel principio di qualità che permette all'esperienza
umana, limitata e attaccata alla 'quantità', di elevarsi fino a
comprendere l'idea suprema dell'essere. Piero della Francesca
partirà di qui per raggiungere quell'identità di spazio e di
luce che è la sintesi di tutti i grandi temi dell'arte nei primi
anni del XV secolo: la ricerca di una conoscenza che ha
dell'umano e del divino, di una forma che possa esprimere
altrettanto bene il dramma e il contrasto della vita umana, e le
leggi eterne e razionali della natura. G. C.
argan, Fra Angelico,
1955
...
La Cappella Nicotina rappresenta il massimo sforzo del Beato
Angelico per adeguare, compiacendo al Papa umanista, la sua
maniera 'conventuale' e, in un certo senso, arcaicizzante, al
gusto della Rinascita, alla sua predilezione per le storie
composte in architetture solenni e monumentali, al suo amore per
l'antichità classica. E prodigiosamente vi è riuscito senza
nulla sacrificare del carattere più intimo dell'arte sua, che
rimane anche qui, come fu sempre, una preghiera dipinta.
D. redig de campos, in Catalogo della Mostra delle opere del
Beato Angelico. 1955
Del 1433 ... è il grande trittico dei
Linaiuoli. Rispetto alla pala di Cortona, questo nuovo
capolavoro accentua i punti di riferimento alla tradizione
masaccesca, ma quasi imponent dote una inconsueta
verifica, cioè il confronto con la coeva tra| (linone
scultoria. Va notato che mentre un analogo procedimento è
costitutivo per il filone di pittura fiorentina che fa capo al
Lippi e al Castagno — dove appunto l'interpretazione di Masaccio
è data sulla base di Donatelle —, nell'Angelico risulta una
diversione stilistica occasionale e senza seguito;
almeno nel senso con cui qui appare orientata: sul Ghiberti e
su Nanni di Banco. Ove non si acceda alla corrente ipotesi
psicologica, per la quale un simile spostamento stilistico gli
sarebbe stato dettato dal carattere particolare della
commissione, e quindi dal desiderio di adattarsi ai celebri
tabernacoli 'laici' di Orsanmichele ; vi si potrà forse
riconoscere — a prescindere dal riferimento alla scultura — il
primo accenno a quell'alternativa formale che a più riprese
interverrà nelle opere susseguenti, e i cui opposti poli si è
soliti ravvisare negli affreschi conventuali di San Marco e
negli affreschi del Vaticano. È bensì vero che anche in questo
caso l'occasione può parere determinante, confermando il senso
generale dell'ipotesi già accennata: che l'Angelico tenesse la
propria pittura su due piani: l'uno da servire all'intima
convinzione religiosa, quando s'indirizzava all'ambiente
monastico e al fine strettamente devoto della pala d'altare;
l'altro rivolto al secolo, da ribadire il medesimo proposito, ma
adeguandovi le esigenze umanistiche e classiciste della cultura
rinascimentale. Da un lato il rarefatto simbolismo mistico di
San Marco, dall'altro l'eroica monumentalità celebrativa degli
affreschi vaticani; o la retorica statuaria del presente
tabernacolo, in cui avrebbe dovuto illustrarsi, senza danno alla
devozione, il vanto civile dei tessitori di stoffe.
Da questo punto di vista, suffragato
da un presupposto storicistico per forza di cose inesauriente,
l'arte dell'Angelico rischia di definirsi al difuori della
propria realtà formale. Il problema qualitativo, ad esempio,
scivola dall'opera sulla moralità dell'artista, essendo
inammissibile che costui possa esprimersi con uguale interezza
sull'uno o sull'altro piano, ovvero riesca ad attribuire la
medesima tonalità di sentimento religioso a due modi espressivi
condizionati differentemente. Se si fa tanto di ammettere che
rispetto al Rinascimento una certa maniera di "porsi in
situazione" religiosa non esige un senso univoco, fisso e ben
determinabile in una problematica speciale, non si vede in che
consista la prerogativa dell'Angelico di fronte a ogni altro
pittore del suo tempo, solo che abbia dipinto, come era
consuetudine universale, soggetti di carattere sacro.
Dal punto di vista formalistico, che è appunto il nostro,
l'oscillazione dell'Angelico fra l'immagine semplificata e
quella più deliberatamente complessa è solo un problema di
stile, perfettamente indagabile nel processo creativo
dell'artista. È chiaro infatti, e ancora più lo sarà quando ne
misureremo le conseguenze nelle opere successive, che il
tabernacolo dei Linaiuoli apre una crisi che non si esaurisce
nel contesto del suo aspetto 'd'eccezione'. La ricerca della
monumentalità, il riferimento alla statua, e in genere allo
spessore corporeo, 'eroico', dell'immagine rinascimentale, è di
fatto un'altra componente del processo creativo dell'Angelico:
opposta a quella che abbiamo indicato nella miniatura, ma al
pari di essa assunta quasi per traslato dalla sua originaria
modalità figurativa. Come per quanto riguarda la miniatura,
infatti, sarebbe vano attendersi che questo nuovo rapporto
divenga pianamente precisabile o nel nome di un artista, o nella
scelta d'un determinato mezzo formale. E in realtà, i nomi che
in questo caso si è soliti fare, dal Ghiberd a Nanni di Banco e
al Brunelleschi, non indiziano più che una suggestione di fondo,
a stento precisabile in qualche secondaria clausola di spazio o
di plasticità. Ma attraverso essi l'Angelico cerca un'altra via
per completare 1''intensificazione della propria immagine
'facile', intensificazione che, per quanto riguardava il dato
cromatico, aveva raggiunto col suggerimento della miniatura.
Questa volta è la struttura stessa della forma che deve
crescere, appunto fino a fornire la base d'appoggio di quel
colore. G.
urbani, Beato Angelico, 1957
...
egli non fu un gotico fuori tempo, o appena toccato dalla
Rinascita; aderì programmaticamente a questo movimento e ne fu
uno degli artisti maggiori. Ma, dato che fu così programmatico,
è da chiederci se volontà e riflessione prevalgono in lui sulla
fantasia e sulla sensibilità. Egli ha ricorsi ed oscillazioni di
ordine stilistico e psicologico i quali rivelano che possedeva
un suo temperamento, ed un suo sincero, impegno spirituale
proprio di tutti i veri artisti. Però la sua fede profonda e la
sua disciplina religiosa potrebbero farlo sembrare — per
equivoco — un pittore non spontaneo, un intellettuale
riflessivo. Invece, divenuto esperto del mestiere, ad onta delle
origini miniatorie, il frate sente di poter dipingere con largo
respiro, si guarda intorno e con senso di amistà ritrae il mondo
che crede creato da Dio, ne esalta la purezza, ritrae le
creature fatte da Dio a simiglianza di Dio, per dar loro
sembianze di un bello superumano non solo perché sublimemente
realizzato, ma perché è riflesso della sua candida anima, e
pertanto bello morale ...
Così la profonda religiosità
dell'Angelico che informa la sua vita e che si basa certo su di
una cultura religiosa sicura e profonda, quando si sposti verso
l'arte va collegata col fatto stilistico. Nel quale ha sua parte
essenziale la prospettiva, ma essenzialissima la luce che
spiritualizza la pittura di lui ...
La bellezza della luce che diviene nella filosofia luce
spirituale non esclude tuttavia per quella piena concordia fra
il contenuto e la forma osservata nell'Angelico, fra la vita
intemerata e l'arte immacolata, che l'artista fosse forte di una
sua preparazione di ordine tecnico, diciamo meglio, scientifico
nella disposizione della luce che senza contrasti si effonde
nell'ambiente o che sembra promanare dalle figure. Luce albare o
meridiana o di tramonto, ma che essa pure si sublima
nell'astrazione, potenzia o senz'altro determina la spiritualità
dell'opera d'arte. Anche per questo l'Angelico è rinascimentale.
Il vicin suo grande Masaccio da alla luce la determinata e
razionale funzione di raggiungere effetti di plastico risalto e
di volumetria perché contrastante col chiaroscuro a fini
drammatici. L'Angelico si vale della luce anch'egli
razionalmente e la vede non contrastata ma diffusa per dar vita
a purificate creature in una atmosfera di eterna primavera. Non
dunque fra i due pittori l'antitesi che è divenuta un luogo
comune della critica; poiché essi appartengono alla stessa
civiltà figurativa anche se sono paragonabili solo a se stessi.
E di luce fisica come di luce morale splende l'arte
dell'Angelico, umanista cristiano, specchio del divino spirito
che gli splende nell'animo candido e pio. M.
salmi, II Beato
Angelico, 1958
...
il contributo dell'Angelico al Rinascimento risulta, al tirar
delle somme, immenso: lo sviluppo cromatico, la prospettiva
luminosa, cagionate dal suo 'tomismo estetico', che dovettero
impressionare per primo Domenico Veneziano; poi oggi si suppone
che da lui, e non viceversa, Michelozzo abbia avuta influenzata
la formazione del suo stile architettonico. E quella purezza di
volumi, quella luce e quella, spesso, sintesi, furono il primo
suggerimento per il giovane Piero della Francesca, maggiore
ancora di quelli di Domenico da Venezia ; poi, per un più lungo
filo, nella tradizione di San Marco, armonia di sottili
membrature e nervature, lievi trapassi d'ombra e luce sulle
murature bianche di calce, affreschi di poche figure
semplicizzate in larghi ritmi, voce cantata e pura, quasi
monodica, dei colori e della luce, per tutto un processo di
semplicizzazione, spiritualizzazione ed idealizzazione, in cui
rientreranno anche Savonarola e Fra' Bartolomeo, ecco, aprendosi
il secolo seguente, una delle componenti più essenziali per il
nostro classicismo. L.
berti, in
"Bollettino d'arte , 1962
...
L'Angelico, vivendo a Firenze, sa tutto; è assai più abile
prospettico, è al corrente delle varie questioni sul
proporzionamento delle figure umane, conosce di giorno in giorno
i pettegolezzi, ha anticipazioni preziose sull'opera dei maestri
coevi ... Non c'è quadro, forse, che non nasconda un'eco di
qualche grosso capolavoro, che non introduca qualche espediente,
oggi si dice, d'avanguardia. E, confessiamolo, così facendo,
egli trasmise a lungo, più a lungo di tutti i suoi
contemporanei, fino alla morte, le idee della prima generazione
fiorentina, le portò a Roma, contribuì, quasi certamente, a
farle diventare un patrimonio europeo ... B.
battisti, l’Angelico
e l'impegno, in Angelico a San Marco, 1966