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La tavola, date le piccolissime
dimensioni (26 x 24 cm.), molto probabilmente apparteneva
a un impianto pittorico, ad oggi ancora sconosciuto (fonte:
Catalogo della mostra, inaugurata nel 1955). Il Cavalcaselle,
con il pieno appoggio del Crowe, ipotizzò un collegamento
diretto con la "Incoronazione della Vergine" di Santa Maria
Nuova, indicandone anche la posizione come zona della predella,
ma tale ipotesi fu negata dal resto della critica ufficiale.
Più
convincente, invece, pare la supposizione del Longhi ("CA",
1940) che pone il dipinto in relazione al "San Giacomo che
libera Egemone" (tavola autografa dell'Angelico, 26 x 24 cm.
custodita a Parigi nella collezione del duca de Cars) e ad altre
due tavolette custodite nella Biblioteca Comunale di Forlì ("La
preghiera nell'orto" e la "Natività" , entrambe di 26 x 16 cm.).
Il dipinto viene citato dal Lanzi nella "Storia pittorica della
Italia...." (1795-96) e definito come il "più gaio e finito"
dell'artista.
Per quanto riguarda la
cronologia, la critica ufficiale converge sul non scendere oltre
la data del 1435, anno in cui il fiorentino Andrea di Giusto
(1400 - 1450) copiò l'opera in esame per il Polittico della
Pinacoteca di Prato. (fonte: Mario Salmi, "RA" 1936).
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