Le prime opere di Giovanni furono alcuni ritratti
di naturale, che piacquero molto ... Fece dopo ... una tavola
nella chiesa di San Giovanni ... La qual opera fu delle migliori
che fusse stata fatta insino allora in Venetia. G.
vasari, Le site
.... 1568'
Zambelin per el manco è un Rafael, Per
l'idee, per le forme, e diligenza ...
Zambelin se puoi dir la primavera Del Mondo
tuto, in ato de Pitura:
Perché da lù deriva ogni verdura, E senza lù l'arte un
inverno giera. M.
boschini, La carta del navegar pitoresco, 1660
Alcuni hanno creduto che il maggior merito di Gian Bellino, non
dall'originale miglioramento delle vecchie maniere provenisse;
ma unicamente dall'aver veduto le belle opere di Gior-gione, e
pensarono che il discepolo avesse aperto gli occhi al maestro ;
ma non posero mente all'ordine de' tempi, e non hanno
considerato, che varie belle opere di Giovanni fatte furono
nella puerizia di Giorgione, in tempo forse ch'egli cominciava
ad apprendere i primi insegnamenti di esso Giovanni. Non può
negarsi dall'altra parte, che in fine il discepolo fatto già
adulto non dasse maggior coraggio al maestro nel colorire e
nell'ombreg-giare; ma di tutto ciò nell'esame d'ogni sua opera
si parlerà. A. M.
zanetti, Della pittura veneziana, 1771
Con più felicità condusse altre opere dopo gli esempi di
Giorgione. Ideò allora più novamente, e diede più rotondila alle
figure, riscaldò le tinte, passò con più naturalezza dall'una
all'altra, più scelto divenne il nudo, più grandioso il vestito;
e se avesse avuta una perfetta morbidezza, e tenerezza di
contorni, a cui mai non giunse, si potrebbe proporre come
compito esemplare dello stile moderno. L.
lanzi, Storia
pittorica della Italia, 1795-96
Con un ingegno, forse nella composizione minor del fratello,
lo superò di lunga mano nelle altre parti della pittura, perché
riuscì disegnatore savio, chiaroscuratore ragionatissimo, e
soave poi in tutti que' volti ed atti in cui era mestieri
manifestare la mansuetudine amorosa, la speranza devota, la
malinconica aspirazione ai mistici prodigi del ciclo.
S'aggiunga, a suprema sua lode, che in tutta la storia dell'arte
non vi ha forse altri, da Raffaello in fuori, che al par di lui
abbia dato passi più progressivi, dal cominciare di sua carriera
fino alla fine. Per la qual cosa, quando si paragonano le sue
opere prime con quelle ch'egli condusse decrepito, siamo quasi
indotti a credere ch'esse appartengano a secoli differenti, e
che più generazioni abbisognassero per valicare una tale
distanza: sicché ben si appose chi il disse "il più antico de'
moderni, il più moderno fra
gli
antichi. P Selvatico, Storia estetico-critica delle
arti del disegno, 1856
Lasciando al Mantegna lo studio più recondito del classico e gli
astrusi problemi della prospettiva lineare, Giovanni Bellini ne
imparò quanto bastava allo scopo del colorista. Lasciando al
Crivelli il combinare la serenità mantegnesca con la vaghezza
degli umbri, ai Vivarini gli effetti più superficiali del
realismo padovano, egli potè inoltrarsi fino ai più riposti
penetrali del cuore umano, e schivando la rigida maniera
bizantina vi sostituì la naturalezza delle espressioni, dalla
maestosa serenità sino alla calma beata, all'ardente simpatia ed
al geniale sorriso. Sostituì nei suoi dipinti all'effetto
pesante e convenzionale dei fondi dorati o di finte pareti, fin
allora in uso, ondulazioni di terreno con qualche alberetto o
ruscello sotto un limpidissimo cielo azzurro, talora cosparso di
crespe nuvolette, oppure v'introduceva qualche fabbrica ed altri
accessori, producendo così un insieme più piacevole e naturale.
Anche per questo riguardo è notevole il progresso fatto
dall'artista, se ne confrontiamo i primi tentativi coi lavori
più maturi dell'età progredita. Nulla ritenendo d'orientale, ove
si eccettui la pittoresca foggia del vestire, evitando del pari
i violenti contrapposti dei colori vivaci e forti, e la
debolezza delle tinte troppo chiare fatte risaltare
imperfettamente col mezzo di forti scuri nelle ombre, egli si
avvicinò alla natura quieta e riposata assai più di qualunque
suo contemporaneo ...
G. B. Cavalcaselle
- J. A. crowe,
Tiziano .... 1877-78
Molti dei lavori tardi del Bellini hanno già questo carattere:
essi sono pieni di quella sottile, raffinata poesia che si può
esprimere solo in forma e colore. Pure, essi erano ancora un po'
troppo austeri nella forma, troppo rigidi nel colore, per la
gaia, spensierata gioventù del suo tempo. B.
berenson, The
Venetian Painters of the Renaissance, 1894
Nessuna Galleria d'Europa che si rispetti potrebbe oggidì fare a
meno del nome del Giambellino nel catalogo, eppure dalla seconda
metà del secolo XVI, sino circa alla metà del nostro, non si
pensava quasi più a lui quando si parlava dei pittori veneziani,
ma solo ai suoi grandi scolari e successori ... G.
morelli, Della
pittura italiana. Le Gallerie Borghese e Doria Pamphili in Roma,
1897
Nel settimo e nell'ottavo decennio, Giambellino mantiene nel
disegno vari ricordi mantegneschi ; ideando nuove pose ai
gruppi, ora s'allontana ora s'avvicina alle concezioni parallele
del Mantegna ; la gamma coloristica muta interamente ; sparisce
il risalto tra due tonalità vicine; alla vivacità non frenata di
due gradazioni subentra una maggiore armonia, uno studio più
raffinato dei passaggi. Così Giambellino progredisce verso la
verità della vita, veduta attraverso l'aria che attenua,
armonizza ogni tinta; le carni diventano più morbide, le vesti,
anche sul disegno antico, piegano naturalmente. L.
Venturi, Le origini
della pittura veneziana, 1907
La
Santa Giustina della collezione Bagatti Valsecchi di
Milano è uno dei più completi capolavori della pittura italiana
del Quattrocento. Persino in un secolo dove il genio abbondava
a, tal punto, non si trova un artista tanto grande da non poter
esser fatto ancora maggiore dall'attribuzione di una tale
pittura. B.
berenson, La Sainte Justine ..., in "Gaiette des
Beaux-Arts", 1913
...
La trasformazione che il mantegnismo subisce qui [nella pittura
di Giovanni Bellini] è opera di un artista che tende a dare allo
sbalzo statuario di Mantegna e al suo altorilievo una maggiore
larghezza di piani, un contorno più riposato e meno nervoso, che
passa cioè dall'altorilievo e dalla finta statuaria allo
stacciato del bassorilievo, evidentemente per intenti pittorici,
cioè di superficie. Questo è appunto il compito del primo
periodo di Bellini. Il senso del bassorilievo era il massimo
risultato pittorico che potesse raggiungere un artista ancora
aggiogato dall'orbita mantegnesca come Giovanni Bellini: ed era
vente bassorilievo il suo, se Pietro Lombardo poteva traspor
tarlo talora nel marmo con perfetto risultato estetico.
R. longhi, Piero
dei Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana, in
"L'Arte', 1914
...
Giovanni sapeva trarre dalla sua lira solo le più delicate
armonie. Pareva inebriarsi della dolcezza dei suoni, farsi
fanciullo coi fanciulli, per cantare con le loro voci argentine
le litanie alla Vergine, e unirsi ai loro giochi, e vivere della
loro vita ingenua. Col cuore semplice e pio, offrì alla Vergine
i fiori della bellezza primaverile, della gentilezza umana, ai
santi porse forme incorrotte, temprate dalla salute eterna e
dalla grazia • infinita. Nulla dimenticò dei materiali del suo
lavoro : la forma del trono della primitiva Madonna adorante il
Bambino dormiente, e perfino le volute fogliate dello scanno,
ritornano poi, si ripetono con qualche modificazione, più tardi.
Questi ed altri particolari ci danno il modo di comprendere come
tutta l'arte di Giambellino, per il continuo assiduo lavoro di
elaborazione purificatrice, giunse a scoprire la bellezza: dal
minerale, col cadere di mano in mano delle scorie, uscì la
purissima gemma. A. Venturi, Storia dell'arte italiana,
1915
Intimi nei rapporti sociali, per la stretta parentela (erano
cognati), il Mantegna e Giovanni Bellini rimasero differenti e
lontani l'uno dall'altro nell'arte loro. Tutto dogma il primo,
tutta fede il secondo: l'uno lavorava seguendo un programma,
l'altro si affidava alla propria spontaneità; mentre il padovano
tracciava una linea schematica a contenere una figura, nel
veneziano il contorno era la vibrante esteriorizzazione di una
intrinseca energia. Il Mantegna era professionalmente un
intellettuale, il Bellini invece non concepì forse mai
un'astrazione; il padovano era un romano infervorato, il
veneziano non appartenne di proposito deliberato ad alcun tempo
o ad alcun luogo. Di conseguenza limitato per necessità il
progresso del primo, non mai arrestato nel secondo. La storia
dell'arte quasi non annovera grande maestro in cui la fine meno
s'allontani dall'inizio come nel Mantegna e tanto se ne
distacchi come nel Bellini. Per cinquant'anni Giovanni guidò la
pittura veneziana di vittoria in vittoria, la trovò che rompeva
il suo guscio bizantino, minacciata di pietrificarsi sotto lo
stillicidio di canoni pedanteschi, e la lasciò nelle mani di
Giorgione e di Tiziano, l'arte più completamente umana di
qualsiasi altra che il mondo occidentale conobbe mai dopo la
decadenza della cultura greco-romana. B.
berenson, Venetian
Paintings in America, 1916
Giovanni Bellini non sentì soltanto la poesia realistica
dell'anima umana ma bensì quella della natura, come forse nessun
altro prima di lui.
In Toscana e altrove vi furono
artisti che intesero il valore complementare del paesaggio quale
fondo di scena; vi furono artisti che cercarono di risolvere
scientificamente i segreti della natura; vi furono artisti che
immaginarono paesi di fantasia animati da spiritosi particolari.
Giovanni Bellini invece volle riprodurre i paesi come li vedeva
e renderne l'incanto naturale. Egli studiò sul vero fin dai
primi tempi i rapporti di colore e di tonalità fra i vari
elementi paesistici, tra terra nuda e prati, tra acque e rive,
tra rocce e piante, tra edifizi in ombra e in luce, tra monti
vicini e lontani, e studiò con passione il cielo con le sue
sfumature di colore dall'orizzonte alla sommità, così all'alba
come al tramonto, con le varie forme di nuvole estese o gonfie,
adombrate o lucenti e i conseguenti riflessi sul suolo e sulle
cose circostanti. Egli fu il primo a dar un valore compositivo
cromatico e illuminativo al cielo; ciò che diverrà una delle
caratteristiche della pittura veneziana. C.
gamba, Giovanni
Bellini, 1937
Anche il sentimento religioso che il Bellini espresse in tante
sue opere con rara interiorità ebbe un accento di particolare
armonia. Una elezione tuttavia umana, ne astratta ne legata al
caratteristico, altamente spirituale ma con amoroso studio degli
aspetti corporei. Ciò s'avverte in particolare nella figurazione
della Madonna, della quale pochi artisti sentirono intimamente
l'idealità quanto il Bellini.
D'altra parte la purezza dello stile
prova l'intensità di un sentimento sul quale talvolta, magari
ingenuamente, gli artisti hanno speculato.
Si comprende quindi come la
religiosità stessa del Bellini ci appaia sotto un aspetto
classico, improntata ad un ideale di bellezza intimamente legato
ad un senso armonico e sintetico degli aspetti formali
... V. Moschini,
Giambellino, 1943
Scrivere di Giovanni Bellini è come scrivere la storia della
pittura europea. Egli fu davvero una grande figura del
Rina.scimento, il figlio di Masaccio e il padre di Giorgione e
di Tiziano; ma attraverso costoro egli divenne anche il
protagonista di un grande movimento europeo. La storia della sua
evoluzione artistica è forse unica. Le premesse delle sue idee
si possono scorgere nella vita dei grandi artisti che lo
precedettero, da Gioito a Masaccio e a Piero della Francesca; ma
nessuno di loro giunse così lontano. Uno sviluppo simile al suo
si può trovare in Tiziano o nel Greco e in Rubens; ma egli aveva
dato un indirizzo indispensabile a tutti gli artisti futuri, ed
essi non avevano fatto che seguirlo. La sua evoluzione tecnica,
persino la varietà della sua espressione, sono soltanto un segno
esteriore di una rivoluzione della visione, nella quale egli
travasò tutta una inedita profondità spirituale e un caldo
soffio di vita. Il suo atteggiamento nuovo verso l'uomo e la
natura e i mezzi nuovi e particolarmente aderenti con cui li
espresse, trasformarono la pittura italiana del Rinascimento
nella pittura europea, e misero le basi per il suo sviluppo nei
secoli futuri.
ph. hendy - Goldscheider,
Giovani» Bellini, 1945
Uomo di meditazioni instancabili, mai pago di evocare l'anitico,
d'intendere il nuovo e di provarli, egli fu tutto quel che si
dice: prima bizantino e gotico, poi mantegnesco e padovano, poi
sulle tracce di Piero e di Antonello, in ultimo fin giorgionesco;
eppure sempre lui, caldo sangue, alito accorato, accordo pieno e
profondo tra l'uomo, le orme dell'uomo fattosi storia, e il
manto della natura. Accordo tra le masse umane prominenti e le
nubi alte, lontane, e cariche di sogni narrati; tra le chiostre
dei monti e le absidi antiche, le grotte di pastori e le
terrazze cittadine, le chiese color tortora del patriarcato e il
chiuso delle greggi, le rocche medievali e le rocce friabili
degli Euganei. Una calma che spazia fra i sentimenti eterni
dell'uomo: cara bellezza, venerata religione, eterno spirito,
vivo senso; e una paicificazione corale che fonde e sfuma i
sentimenti, dall'alba di rosa al tramonto di viola, secondo
l'ora del giorno. R.
longhi, Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, 1946
...
[Il Bellini] nell'attività giovanile aveva prediletto la vivida
luce dell'alba e del tramonto, e sempre, poi, era tornato a
raffigurare quei momenti di esaltata emozione quando potevano
sottolineare il significato dei suoi temi, come nella
Resurrezione del Friedrich Museum di Berlino ... Ma,
invecchiando, l'artista andò sempre più innamorandosi della
piena luce del giorno, in cui tutte le cose possano espandersi
ed essere completamente se stesse. Questo è il sentimento che
pervade il San Francesco ora nella collezione Frick, vera
illustrazione dell'inno al sole di san Francesco. Nessun'altra
grande pittura, forse, contiene in così grande numero
particolari naturali osservati e resi con incredi.bile pazienza:
perché nessun altro pittore è stato capace di dare ad una simile
varietà di cose Punita cui perviene solo l'amore ... K.
clark, Landscape
into Art, 1949
...
Le cento e più Madonne non sono temi di un pittore "divoto", ma
semplici spunti al vagare di una fantasia artistica che prende a
pretesto la realtà per esprimere, nella trasfigurazione della
natura, un'interiore e armoniosa liricità. Il Giambellino non è
un pittore religioso, ma un 'umanista', privo tuttavia del
tormento intellettuale toscano, classico per istinto. E della
classicità egli rappresenta il primo tempo : proprio la
'circoscrizione' delle forme nello spazio è il segno stilistico
di una 'misura' che Tiziano con la sua poesia edonistica e
Giorgione con la sua romantica sensualità oltrepasseranno.
Il Giambellino resta invece in quella
fase platonica del Quattrocento in cui miracolosamente si
conciliarono le antitesi del mondo cristiano e pagano.
F. wittigens, Pietà e Madonne di Giovanni Bellini, 1949
... Fu piuttosto Antonello, giunto nell'Italia
settentrionale quando già a Venezia grandeggiava l'opera di
Giovanni (a non parlare dell'arte di Piero della Francesca, che
doveva già essergli nota da tempo), ad aver la rivelazione di un
nuovo stile ... Non che sia negabile un influsso inverso di
Antonello su Giovanni, ma. non fu un influsso eversivo:
esso operò nel senso di promuovere nello stile di Giambellino
una maturazione di forme plastiche più tornite e serene. Le
antiche spezzature, il rovello lineare, di cui qualche intensa
vibrazione innerva ancora le forme della pala di Pesare, non
torneranno più nelle opere successive, che procedono verso uno
stile sempre più disteso e pittorico. A. M.
brizio,
Considerazioni su Giovanni Bellini, in "Arte veneta", 1949
Continua la critica sul Giambellino