L'opera, in basso al centro e
sotto la mano del Cristo, reca la scritta "HAEC PERE OVVM
GEMITVS TVRGENTIA LVMINA PROMANT / BELLINI POTERAT FLERE IOANNIS
OPVS". In precedenza apparteneva alla collezione Sampieri a
Bologna. Si trova nella Pinacoteca di Brera dal periodo
napoleonico. L'autografia è accettata all'unanimità da tutta la
critica ufficiale, mentre per quanto riguarda la cronologia c'è
qualche piccola controversia ma la maggior parte degli studiosi
propende al periodo che precede quello dei Trittici della
Carità, realizzati tra il 1460 ed il 1464. Il Dussler, il Van
Marle (1935) ed il Robertson (in "JWC" 1950) posticipano la
realizzazione agli anni intorno al 1470. L'ipotesi avanzata dal
Pallucchini, di una cronologia alla fine degli anni Cinquanta,
sembra la più verosimile, considerata l'allora già affermata e
libera poetica del Giambellino, dalla quale si evidenzia tutta
la sua decisa personalità.
Il solito "Cristo morto" viene
trasformato in una 'sacra conversazione', ove il movimento
conferito dalla struttura compositiva e, soprattutto, dalla
coloristica, richiama sentimenti di tragicità e di
rassegnazione. L'impiego dello stile padovano è ancora
avvertibile negli accurati particolari della luce, conferendo ai
panneggi ed ai carnati gradevoli effetti vibranti, ma ....
"insieme, la campitura autorevole dei rossi, turchini e verdoni
delle vesti viene a riequilibrare con un 'largo' maestoso i
precedenti grafismi" (Pignatti, 1965).