Fu il vero
precursore dei paesisti moderni, ma egli però seppe
animare i suoi vivacissimi quadri (di una intonazione un
po' fredda, quasi lunare), di una potenza suggestiva e
di una poesia profonda della natura da non aver
l'uguale. F.
malaguzzi-valeri, Catalogo della R, Pinacoteca di Brera,
Bergamo 1908
...
L'aria trasparente, il cielo alto portano una freschezza
come di rugiada nei panorami [di Varsavia], che
anticipano di molti anni i tratti caratteristici
essenziali del secolo successivo. H. A.
Fritzische, Bernard» Bellotto genannt Canaletto. 1936
[' Rosalba Carriera, poi Francesco Guardi; ...
il Canal, il Bellotto e Pietro I-nnghi Per essi soltanto,
e non per la retorica anacronistica del Piazzetta e del Tiepolo,
Venezia riacquista, accanto a Parigi, il grado di capitale
artistica : sono dunque essi i grandi pittori veneziani del
Settecento europeo. [...]
Il grande Antonio Canal [...] parte
dapprima dalla secca 'veduta' romana nel genere del Vanvitelli e
del Panini; poi, per esser più vero, si vale della 'camera
ottica' e proprio allora, miracolosamente, versa in poesia.
[...] Qua la sua certezza illuministica di verità assoluta,
volta alla luce dorata, a traversoni d'ombra, dei pomeriggi
inutili in una Venezia che si sbriciola e scupola come le rughe
delle sue mirabili acquaforti, ha la mestizia stereoscopica
delle vedute del 'mondonuovo'. Ne si può dimenticare che il poco
men grande nipote, Bernardo Bellotto, trasferì quella stessa
poesia sui ponti di Torino, sulle mura e sui campanili di Dresda
e di Pirna, anzi con una magica densità da prevedere quella dei
grandi descrittori russi dell'Ottocento. R.
longhi, Viatico per Cinque secoli di pittura veneziana,
Firenze 1952
Le prime vedute del Bellotto {...] assomigliano ancora molto
alle tele dello zio. Ma progressivamente arriva a farsi uno
stile proprio. Le sue opere si caratterizzano per un disegno più
secco, più duro, e per una netta delimitazione dei chiari e
degli scuri; colpiscono per la totale assenza di prospettiva
aerea, e inoltre le caratterizza il ritorno al colore locale.
Ciò si collega al passaggio dalla pittura del Barocco
tramontante e del Rococò, che trae ogni risorsa dalle macchie
cromatiche, a quella del classicismo che accentua la linea e i
contorni. Il Bellotto prosegue a dipingere sempre le figurette
umane con un fare largo e scorrevole, mentre la resa delle masse
architettoniche appare ormai più netta, più dura e più risentita
che nel Canal. Tuttavia la luce mantiene in lui un'intensità
uguale qualunque sia l'ora del giorno o la stagione, e rivela
con lo stesso grado oggetti vicini e lontani. È — come si ama
definirla — la luce del Meridione. I quadri del Bellotto non
offrono quell'atmosfera in cui appaiono armonizzarsi le tinte
per dare l'illusione della profondità. Malgrado tutto, non danno
nessun senso di ricchezza cromatica a causa del colore bruno
della preparazione che unifica le tinte. [...] Soprattutto dalla
prospettiva lineare il Bellotto ricava l'illusione della
profondità. Così come parecchi altri paesisti del suo tempo, per
tracciare gli scorci prospettici nei quadri dipinti dal vero si
serviva della camera nera (camera obscura), mentre nelle
fantasie architettoniche si valeva delle regole matematiche
della prospettiva. Alcune delle sue opere sono veri e propri
esercizi di virtuosismo nell'arte prospettica. Alcune sue
vedute, come per esempio / prati di Wilanóv o La campagna di
-Lazienki e così altre di Wilanóv, sono composte da schizzi
di edifici vari e di scorci campestri ripresi dal vivo [e poi
combinati]. Donde uno slargarsi della prospettiva, che sarebbe
impossibile abbracciare da un unico punto di vista. Donde,
inoltre, la luce affatto arbitraria di alcune vedute: per
esempio, il palazzetto Lubomirski a Mokotów è illuminato dal
sole sul lato settentrionale. M.
wallis, Canaletto
peintre de Varsavie, Warsaw 1954
La precisione nel riprodurre
l'architettura e i mutamenti dei singoli edifici è sorprendente;
leggeri spostamenti della disposizione di certi edifici sono
causati dall'uso della 'camera oscura' e dal fatto che i disegni
venivano trasportati su tela nello studio. Questo metodo ha
comportato che la disposizione delle luci e delle ombre non è
stato sempre conseguente, dato che i disegni venivano eseguiti
in varie ore del giorno; questa fu anche la ragione per cui non
sempre è stata debitamente presa in considerazione la
prospettiva coloristica e aerea. S.
lorentz in Mostra
di Bernardo Bellotto e Alessandro Gierymski, Venezia 1955
L'attività di disegnatore di Antonio [Canal] è stata oggetto
negli ultimi anni di seri studi. Il grande maestro della veduta
del Settecento veneto ci appare oggi come un grande disegnatore,
nella cui attività l'arte grafica diventa spesso un'arte
autonoma. Il suo disegno, quando è una immediata impressione dal
vero, diventa un'opera indipendente, finita, gettata sulla carta
con una linea leggera e immancabilmente sicura, con chiaroscuri
composti mediante un'estrema sensibilità di pittore. Non in
questo campo il nipote pieno di talento si avvicina al grande
zio. Il Bellotto è vicino al Canal dove il disegno non
costituisce arte per se stesso, ma dove aiuta e dove serve alla
creazione del quadro. Questo carattere ausiliario nei confronti
della pittura è riconoscibile solo in parte dei disegni del
Canal; ma il Bellotto sviluppa ulteriormente questa funzione del
disegno. Perciò negli elementi che ci interessano troveremo
molti tratti caratteristici che uniscono Canal e Bellotto, fermo
restando che chi riceveva fu l'artista più giovane. il
discepolo. [...] La loro tecnica è la seguente : sui contorni
appena tratteggiati a matita disegnano liberamente a penna,
usando l'inchiostro di terra di Siena bruciata. In disegni di
questo tipo non usano il chiaroscuro: può darsi che ciò consegua
alle osservazioni attraverso la 'camera oscura', oppure
all'intento di conservare la maggiore limpidezza del disegno,
necessaria quando esso deve venire impiegato per la pittura.
Questo sottoporre lo schizzo, anche se disegnato dal vero, ai
futuri scopi pittorici, spinge ambedue gli artisti alla tipica
trasparenza del contorno. E ciò conduce alla stilizzazione.
Nell'ambito dell'identità del procedimento grafico, i disegni
del Bellotto si differenziano da quelli del Canal per una linea
più nervosa, più tratteggiata. Nei disegni però più vicini alla
realizzazione del dipinto appare una linea secca che invano
cercheremmo nel Canal. È interessante che, assieme a una certa
aridità dei contorni in taluni disegni del Bellotto, le linee
complementari abbiano un carattere eminentemente pittorico.
Tracciando queste linee il Bellotto suggerisce già le macchie di
colore che collocherà, corrispondentemente, nel quadro : non
soltanto egli definisce nel tempo stesso i limiti delle macchie,
ma segnala con la linea in un modo sintetico la morbidezza o la
durezza della materia pittorica e la sua maggiore o minore
lucidità.
[,..]
Da molti fattori è facilitata la sua opera : elementi attinti
dai disegni dello zio, da acqueforti di contemporanei, dalle
stampe e da altre fonti; e la schematizzazione del disegno
appare accentuata via via che l'artista si approssima alla
realizzazione pittorica. Eppure, e malgrado questo, il disegno
del Bellotto non è un disegno inerte; esso vive. Il tratto da
lui tracciato non si lascerà mai sommergere dal linearismo;
magari soltanto nei particolari, in un piccolo dettaglio del
disegno più schematico, il Bellotto reagisce a quanto vede, o a
quanto ricorda, con una linea viva e immediata. ... S.
kozakiewicz in
Mostra di Bernardo Bellotto e Alessandro Gierymski, Venezia
1955
Quante volte non l'abbiamo sentito chiamare
fotografo, documentista pedante e, magari, e sarebbe quasi
l'opposto, accademico congelato e complimenti affini? [...]
Anche nel suo caso è sicuro che la
chiesta del committente era soltanto documentaria. Ricordi
esatti si volevano del proprio palazzo di città, della propria
villa di campagna, e delle proprie res gestae. Ma codesta
esigenza puntigliosa, una volta intesa dal pittore, si colmava
in lui di una realtà integra e brulicante di vita,
stereoscopicamente incantata entro il viraggio continuo dei
giorni lunghi del Nord. Spiazzi assolati, accigliature d'ombra
sotto le gronde, fra le tegole rosso-paprica schizzate di bigio
dalle piogge, brillio gremito sui grandi alberi dei parchi; ma
anche la vita comune che vi trascorre, raggiunta, sorpresa ad
ogni distanza dal tocco identificante, infallibile : la berlina
del principe che passa scintillando, i luccichi! della parata
militare, il tessuto d'acque a rispecchiare i barconi a vela
sulla Vistola, e poi i borghesi a spasso, gli ebrei che
disputano sottovoce, i suonatori girovaghi, gli straccioni, i
muratori sui tetti, il venditore di stampe appese alla
cantonata, già in ombra, della "Ulica Senatorska". Qui la grafia
prodigiosa del Bellotto, quasi un alfabeto Morse di linee,
punti, tratteggi d'ogni specie e colore, svela il segreto
sintattico di un trapasso dall' 'ottico' al 'narrativo' che è
quasi da leggere come certi brani del famoso Ottocento russo.
[...] La stessa precisione stregata. R.
longhi, Varsavia
ebbe dall'Italia il suo grande pittore, 'L'Europeo" 1955
... Castelli, palazzi, ville e parchi,
cattedrali e conventi, nella loro qualità di pietra, di sasso,
di laterizio, quasi cristallizzata, sono in iscena, come i
protagonisti di un tale appassionato racconto. Tutto vi si snoda
e svolge, tranquillo e pacato e trasognato come in un 'romanzo'
della narrativa russa ottocentesca. Qualcosa tra la limpidezza
di Puskin e la pienezza, la concretezza di natura, di Tolstoi.
D'altra pane, e in quelle opere un sottinteso di impassibile
osservazione. che incrina e intiepidisce il dato
dell’osservazione della ricerca quasi scientifica, ottica.
Impassibilità, limpidezza e sottigliezza, del ragionamento
cartesiano. Il pensiero, ma soprattutto il sentimento del
pensiero di Cartesio, da oltre un secolo, dominavano l'Europa.
Ma anche la civile, l'umana ironia, della meditazione, e della
scrittura di Diderot. Un "Neveu de Rameau", nelle strade, in un
caffè di Varsavia, G.
raimondi, Bernardi,
Bellotto a Varsavia, "II Mondo' 1959
...
Certamente il Bellotto trae forza per il suo turgido stile
proprio dalla partecipazione così piena ed intensa del motivo.
Ma è motivo sempre realizzato con una "magica densità" [Longhi]
: cioè potenza di trasfigurazione lirica e non piatto verismo.
Il paesaggio bellottiano nasce così
fedele interprete di un clima e d'un ambiente; ma ricco della
presenza umana del suo autore. Nasce cioè già ottocentesco nella
disposizione descrittiva e nella concezione di uno stato
d'animo, che è la nostalgica e smemorata malinconia del Bellotto,
ormai lontano e sganciato dalla frivolità del suo tempo. In lui
non v'è solo la tristezza d'un promeneur solitaire, ma la
pienezza di possesso di un ambiente e di una atmosfera che
ritroverà poi l'Ottocento francese, a partire da Courbet.
Dobbiamo rimpiangere che il nostro Ottocento non abbia potuto
raccogliere ne comprendere l'eredità del Bellotto, di questo
figlio di Venezia divenuto grande pittore europeo.
pallucchini,
Vedute del Bellotto, Milano 1961
...
Esprimendo qui [Rovine della Kreuzkirche di Dresda, n.
177] per la prima volta l'idea della vitalità cittadina in forma
valida e a tutti accessibile •[...] come dichiarazione parziale
nell'ambito d'una visione generale e completa della città
•[...], il Bellotto eleva la raffigurazione ben al di sopra d'un
dipinto meramente documentario. H.
menz in Bernardo
Bellotto genannt Canaletto in Dresden und Warschau, catalogo
della mostra di Dresda, 1963-64
continua