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Bellotto: Capriccio romano con il Campidoglio
In quel periodo i quattro dipinti erano attribuiti a Francesco Guardi, e con tale nome furono inseriti nei cataloghi della Galleria Nazionale fin quando, nel 1896, il Ricci avanzò il nominativo del Bellotto, che subito venne accolto all'unanimità dalla critica ufficiale. A questo proposito però nacquero due quesiti: uno riguardante la cronologia e uno inerente alla stesura delle "macchiette". Fritzsche, pienamente approvato da Voss [1937] e da altri eminenti studiosi, li riferiva al soggiorno di Varsavia (tra il 1767 ed il 1780), mentre la stragrande maggioranza della critica (A. O. Quintavalle, Catalogo della galleria, 1936) ipotizzava per la permanenza in Italia. Nella realizzazione delle figure, secondo il Ricci – seguito dal Ferrari, Pallucchini e Pignatti – ci fu la mano dello Zuccarelli (almeno nel caso del "Capriccio romano con il Colosseo e i resti del tempio di Vespasiano") mentre per il Voss, che condivideva tale ipotesi soltanto nelle "macchiette antistanti", tutte le altre sarebbero state realizzate dal Canaletto. Per Fritzsche, Constable e Kozakiewicz, invece, sarebbero tutte autografe del Bellotto: ipotesi dura da condividere per l'evidente diversità del modo di dipingere, più "delicato e vibrante", di come è non era solito il Bellotto.
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