Il Ruskin chiama il Botticelli un
"greco resuscitato", e possiamo riprendere l'espressione
conferendole un senso di cui egli stesso forse non era
consapevole nel modo così suo di esprimere il contorno,
almeno per la parte della tecnica pittorica, il
Botticelli fu vicino più di qualunque altro artista del
tempo alla compiuta attuazione degli ideali del
Rinascimento, intesi come ripristino dell'arte
antica. H. Horne, Alessandro Fillipepi
commonly called Sandro Bolliceli!, 1908
Il gusto intimo per le emozioni inferiori da cui il Botticelli
trae il suo fascino è in se stesso un segno di debolezza, una
mancanza d'universalità. L'opera del Botticelli è viva, ma non
d'una vita piena, desiderabile. Si può dire dell'artista ciò che
è stato detto dell'uomo: è da accettare o da rifiutare. Sarebbe
meglio, forse, rifiutarlo. La mancanza d'universalità lo
condusse all'esagerazione, alla mancanza di misura. A
frequentarlo troppo si perde il vero senso della vita. Il
riaffermarsi della sua popolarità coincide con la separazione
tra il mondo dell'arte e quello dell'attività. Il suo gusto per
la debolezza non è un dato d'un uomo mediocre ne di un uomo
superiore; è il rifugio nel quale fa piacere ritirarsi per un
istante, lontani dalla vita, ma nel quale non si deve restare.
Ne consegue che il predominio del Botticelli o di un'arte
consimile significherebbe che, per la maggior parte degli
uomini, l'arte è fuori della vita, differente da essa. E ciò
sarebbe la morte dell'arte.
È meglio perciò, giudicando il Botticelli, non attardarsi sul
fascino capriccioso delle sue Madonne, delle sue Veneri, sulla
foga appassionata, sui mezzitoni, sul disegno imperfetto, ma sul
colore sostenuto, sulla composizione vigorosa di certi gruppi,
di certe forme, sulla forza calma e degna della sua concezione
dell'uomo. L'unione della forza e della debolezza, della
complessità e della semplicità, dell'energia e dell'indecisione
fanno del Botticelli una personalità che ci ammalia e ci seduce;
ma soltanto la sua forza permette di gustare la sua debolezza e,
ciò che è ancor più importante, questa forza può essere, e lo è
stato, una guida che ha permesso ad altri di creare opere.
A. P. Oppè, Botticelli 1913
I
fautori dei movimenti artistici moderni si scagliano talmente
contro la riproduzione naturalistica, che molte persone colte
esitano di fronte a un'opera ben rifinita e realistica, proprio
per la sua fedele traduzione della natura. Quanto al Botticelli,
gli csteti hanno preso a tenerlo in gran conto quale artista
'presentatore' anziché come 'rappresentatore': voglio dire, come
artista della linea funzionale, svincolata dalla
rappresentazione della natura. E ciò — lo riconosco — è
sostanzialmente vero per il Botticelli. Ma, presi
dall'entusiasmo d'aver scoperto il valore della 'presentazione'
all'incirca per la prima volta nell'arte europea, quegli esteti
si sono lasciati trascinare così in là, da convincersi che il
godimento della 'presentazione' si debba sempre risolvere a
spese della 'rappresentazione'. Si tratta, è vero, di concetti
incompatibili; però, soltanto in sede di logica astratta.
Nell'ambito dell'esperienza umana possono stare benissimo a
fianco; e in quello dell'arte figurativa vantano titoli uguali
per esercitare una propria funzione psichica. Dico di più:
nell'arte figurativa la 'rappresentazione' della natura visiva è
imprescindibile, essendo il requisito che la distingue da altre
arti, come la musica o il disegno decorativo. L'elemento della
'presentazione' ha una vitalità diretta e costituisce una
funzione psicologica determinante nel campo artistico; tuttavia,
per concretarsi in espressione pienamente plastica, necessita
del supporto di una forma realistica. Con la sua arte, il
Botticelli fu un dono raro per l'Europa, frammezzo al culto
troppo esclusivo del realismo; in pratica, fu l'unico ad attuare
una 'presentazione' libera ed eterea; e tanto più benedico la
fortuna che sia nato in tempi ardentemente rivolti proprio a ciò
di cui egli difettava per natura, e che era indispensabile per
fare di lui un gran pittore plastico. Y.
yashiro,
Botlicclli, 1925
... fiori di velluto sono le sue donne dai lineamenti arcuati,
dai lunghi occhi pallidi, le teste languenti sotto il peso di
masse d'oro; sciami di farfalle le lineate luci del mare, le
foglie minute che avvolgono senza quasi posarvisi gli arbusti
abbrividenti ancora del gelo invernale ... l'esotica malia dei
volti irregolari, il ritmo febbrile e languido dei corpi destano
impressioni di musica nell'animo dell'osservatore.
Contribuiscono al fascino delle visioni botticelliane anche i
toni soffocati, prediletti da Sandro nonostante il suo amore ai
velluti e alle faville d'oro : cieli pallidi, scoloriti e
limpidi, acque di un tenue verde, rose senza splendore, di velo
rosa stinto, o di velluto bruno, carni olivigne ... o grigie
miste d'argento ...; tinte smorzate nel pallore, che
accompagnano di una nota malinconica, sommessa e grave, il ritmo
vario della composizione. A.
venturi,
Botticelli, 1925
Ciò che fa del Botticelli un artista unico nel suo tempo e lo
eleva al di sopra di tanti formalmente più perfetti non è
soltanto questa fantasia poetica, che Piero di Cosimo poco
appresso ebbe in non minor grado anche se in forme tanto meno
belle; ma il senso della proporzione tra figure e spazio, del
ritmo lineare che collega le figure e i gruppi in masse
armonicamente disposte, della delicatezza cromatica idealistica
che accorda colori e auree lumeggiature. E sopra tutto la
sensibilità intima e assorta, l'intensa passione spirituale, che
emanano dalle sue creature ... C. Gamba,
Botticelli 1936
La
preferenza che egli da alla linea sul chiaroscuro e sul colore è
un limite della sua personalità; ma in questo limite è la sua
forza e la sua gloria. Botticelli è uno dei più grandi poeti
della linea ... Botticelli sogna immaginari arabeschi, ritmi
lenti e continui di danza, linee piene di grazia; e li sa
realizzare in funzione del rilievo e del movimento. E nulla
perde la linea del suo valore contemplativo, della sua
delicatezza di fiaba, benché si basi sulla visione naturale. Per
questo la visione naturale diviene la forma del suo sogno ...
La presentazione dell'immagine o di gruppi di immagini,
realizzate dalla linea, assume per il Botticelli tale importanza
da sacrificarle la forza d'illustrazione del racconto o
dell'allegoria, o del rapporto fra le narrazioni. ... Ma bisogna
rendersi conto che, se questo insieme esistesse, meno intenso
sarebbe il magico apparire di ciascuna delle immagini. Esse non
sorgerebbero più dal mistero come immagini di sogno. Così, si
può trovare un ritmo anche nelle composizioni del Botticelli : è
il 'ritmo del particolare', che trova la sua giustificazione
nell'intensità stessa con la quale il particolare è sentito.
L. venturi,
Bolticelli, 1937
... Aveva uno spirito aperto, curioso, indagatore, che
precorreva di molto i problemi che gli si presentavano nella
pratica artistica; era, la sua, un'intelligenza viva e sottile
... se non gli mancarono del tutto la volontà, la coerenza e la
disciplina intcriore, furono tuttavia deboli o intermittenti. Da
qui le sue esitazioni, gli ondeggiamenti, i ritorni su se stesso
... [Nella Natività mistica] si discosta dalla composizione
geometrica in profondità, per cui le proporzioni delle figure
diminuiscono in concordia con la distanza: riempie la tela come
una pagina di messale, disponendo i personaggi su piani diversi
in altezza. La Madonna li domina tutti con la sua statura, ed è
molto più grande delle figure in primo piano che, stando alle
norme della prospettiva lineare, dovrebbero essere più grandi di
lei. ... Ogni realismo è assente da questa composizione, dove le
forme allungate e sdutte sono rese con una certa negligenza: un
fare maldestro che sarà da credere voluto, dal momento che il
Botticelli ci sapeva fare; i visi stessi non hanno una
espressione determinata, e il sentimento si rivela soprattutto
attraverso i gesti, attraverso la linea in movimento.
J Mesnil, Botticelli 1942
Berenson nota come il Botticelli preferisce la presentazione
alla rappresentazione: ciascun elemento del quadro — figura o
gruppo di figure — è da lui vedutq come una 'presenza' così
immediata, che ogni interesse di coordinato racconto passa in
seconda linea. [L.] Venturi aggiunge che codesto interesse per
il particolare crea i nuclei della stessa composizione del
Botticelli : l'intensità con cui il particolare è sentito e
realizzato con la linea determina quel 'ritmo del particolare',
che è poi il segreto della poetica botticelliana.
L'aggiustamento di Venturi . rende l'idea berensoniana più
concreta criticamente; e dirime il sospetto, che in quella
permaneva, d'una volubilità del linguaggio di Botticelli ... A
togliere poi anche l'uggia che essa sia stata dettata dal gusto
oggi divulgato, e alla fine arbitrario, di antologizzare, varrà
il richiamo a quanto si osservò più di una volta : che per
Botticelli codesto isolare le unità figurative significa
propriamente mettere a fuoco l'immagine: la 'presentazione' dei
particolari è effetto della necessità di rassodare il centro dei
ritmi, d'aggiustare con assorbimenti centrali l'enunciato che,
lasciato alla sua orizzontalità, si esaurirebbe in una fase
descrittiva ancora lippesca ... Pertanto, non è Botticelli un 'frammentario',
un facitore di mottetti, sviati dalla cultura del suo tempo in
lasse: egli veramente compone, anche nei grandi affreschi della
Sistina: soltanto, l'unità delle composizioni di questi non
risiede, classicamente, nell'ordinato equilibrio dei piani
prospettici, ma nella stessa serie ritmica, che rivela anzi qui
una puntuale esattezza in ordine alla coerenza lirica e un'unità
straordinariamente legata di strofe : una tessitura pittorica
ben fitta, il cui rovescio, per così dire, rivelerebbe una trama
di ritmi continuamente affioranti. S.
bettini,
Botlicelli, 1942
La pittura
del Botticelli ... segna la crisi dei grandi sistemi d'ordine
figurativo che erano stati elaborati nella prima metà del XV
secolo. È la crisi della concezione dello spazio e della
prospettiva; quella della forma in quanto conoscenza o
rappresentazione della natura; quella deìVhistoria considerata
come una figurazione drammatica delle azioni umane; quella del
carattere morale e religioso dell'arte; la crisi, infine, della
funzione sociale dell'artista come rappresentante di un
artigianato superiore, e quella della capacità produttiva di una
comunità. Anche l'arte tende al bello, come il pensiero
filosofico, lo studio dell'antichità e l'azione umana; o meglio,
l'arte è il processo specifico per la ricerca della bellezza,
per cui il lavoro dell'artista è più un esempio che un'opera
vera e propria. ... Per la prima volta, un pittore del
Rinascimento tende al 'bello' come fine supremo (e diciamo
'pittore' a ragion veduta, perché c'era già stato un artista,
Agostino di Duccio, che aveva avvertito, sia pure in modo meno
chiaro, una simile esigenza). È innegabile che il Botticelli,
vedendo nell'arte l'attuazione o il 'momento pratico' di un
ideale estetico, sia in qualche modo ritornato a certi dati
medievali del tardo gotico : ma il suo ideale di pulchritudo non
si collega più alle tesi torniste della bellezza e dell'armonia
della Creazione, intese come i segni sensibili della perfezione
del Creatore. Così si potrebbe dire che la pittura del
Botticelli, pur essendo profondamente permeata di un'aspirazione
religiosa, non raggiunge in realtà che un carattere religioso
indeterminato, 'laico'. G. C.
argan, Bottìcelli,
1937
II Botticelli, geniale pittore di costumi e narratore intrepido,
fantasioso, ha preso lo spunto dagli orefici e dagli
illustratori fiorentini del 1460. Non ha dovuto creare i suoi
tipi, le sue figure volteggiami, gli abiti di velo, le
acconciature complicate, gli atteggiamenti romantici e i
contrasti sentimentali; ma ha ricreato questo repertorio vivace
e leggiadro, ha lavorato non tanto ad arricchirlo quanto ad
epurarlo. Ha saputo precisare i contorni, accomodare le pieghe,
incurvare le figure, annodare e sciogliere i movimenti con la
continua preoccupazione dell'arabesco. Il piccolo universo
romanico è come ricostruito dall'interno, ricomposto, ricondotto
a un ordine più acuto, a una eleganza più profonda, a una mimica
più rigorosa: si sottopone a una poetica più sostenuta. Sandro è
un distillatore, e la sua materia è il repertorio narrativo,
l'eleganza accentuata da un avanzo di preziosismo gotico, degli
ateliers fiorentini. Il tipo femminile longilineo, instabile,
dal naso corto, dal mento triangolare, dallo sguardo lontano, in
quest'arte fragile e leggiadra sembra attendere la venuta e il
dono poetico di Botticelli. A.
chastel,
Botticelli, 1957
Diverso, nelle diverse fasi del lungo percorso dell'artista,
l'accento; ma unitaria nella sua essenza l'espressione; coerente
il mondo poetico. Coerenza che si rispecchia nella costanza di
svolgimento del linguaggio, basato su di una linea che include e
riassume, in più discrete e in più spiegate allusioni, i valori
di volume e di spazio. Sempre si accende l'ispirazione del
Botticelli nel punto dove il moto trapassa nella posa, nel punto
dove la vita diviene contemplata memoria, dove la realtà si fa
immagine e simbolo e la storia si fissa nel cristallo del mito.
R. salvini,
BotliceUi, "Enciclopedia universale dell'arte", 1963
Nessun grande pittore del Quattrocento si è compiaciuto più del
Botticelli a diversificare gli schemi della 'divina proporzione'.
Certi di essi ... sono rivelatori d'una conoscenza scientifica
innegabile. Da dove gli veniva questo sapere? Rammentiamoci che
ancor giovane era stato ammesso alla corte medicea, dove aveva
conosciuto gli umanisti e i poeti — i cui influssi si
rispecchiano nelle raffigurazioni mitologiche — ma anche i
maggiori filosofi e matematici. Chi sa che tra questi e il
pittore non si sia stabilita una stretta collaborazione nel
tracciato di schemi prettamente geometrici ...
La geometria botticelliana fornisce il lume necessario per
capire appieno il significato dell'elogio del nostro artista,
scritto nel 1485-86 [sic] e conservato negli archivi di Milano:
le sue opere "hanno aria virile e sono cum optima ragione et
integra proportione". Non bisogna dimenticare che, a quel tempo,
'proporzione' significava l'equivalenza dei due rapporti che,
collegati geometricamente, componevano schemi regolatori ...
Tra le linee, tutte articolate le une alle altre per comporre
una figura geometrica, Botticelli eccelleva nel discernere
quelle suscettibili di guidarlo per collocare figure isolate o
in gruppo e queste giustificavano le loro positure e anche i
loro gesti, che esprimevano serenità perfetta o foga, sulla loro
base. E. mailard,
Bottìcelli, 1965
La critica prima del Novecento