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La Primavera di Botticelli è un'opera importantissima
che viene citata e descritta anche dalle fonti più antiche, tra le
quali
l'Anonimo Gaddiano, il Vasari, ed altri con le varie documentazioni degli archivi
medicei, ecc. Fu commissionata per la villa medicea di Castello
(Firenze) ed acquistata nel 1477 da Lorenzo il Popolano e dal padre
Giovanni di Pierfrancesco de' Medici. Quando, nel 1503, Lorenzo
morì, della villa con tutto il suo patrimonio artistico divenne
proprietario Giovanni di Giovanni de' Medici, il celebre Giovanni
delle Bande Nere (figlio di Giovanni de' Medici e Caterina Sforza).
Nel 1526 passò al figlio, Cosimo I. Nel 1815 pervenne all'odierna
sede, la Galleria degli Uffizi di Firenze, per poi essere trasferita
all'Accademia e, quindi nel 1919, ritornare agli Uffizi.
L'allegoria della composizione è sempre stata oggetto
di grandi discussioni, e, fra le ipotesi, degne di essere riportate,
c'è quella Warburg (1893) il quale ritiene che l'artista abbia
tratto spunto dai canti degli antichi poeti e del Poliziano,
rappresentando il "Regno di Venere": a destra della tavola c'è
Zefiro che vuole possedere Flora la quale, in seguito all'amplesso,
si trasforma nell' "ora" della Primavera (figura più a sinistra)
occupandosi di spargere fiori in gran quantità sul mondo intero;
Venere, sotto la cui signoria si posero gli umanisti appartenenti
alla famiglia de' Medici, è ubicata al centro della composizione e
raffigura l'Humanitas; più a sinistra stanno le tre Grazie danzanti
con Mercurio che dissolve le nubi dal cielo.
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