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Numerosissime sono state le identificazioni nella
tematica della composizione in esame, tra le quali, la più
attendibile, risulta essere quella relativa al secondo passo biblico
(13) di Samuele, conosciuto a quel tempo – nell'ambiente fiorentino
– secondo il quale, il vestito mal ridotto della donna era di un
colore uniforme rossastro e non policromatico ed ampliamente
guarnito, come si trasformò in seguito nelle altre traduzioni
(fonte: Creizenach, 1898, che nella figura rappresentata identifica
Tamar, abusata e quindi allontanata dal fratellastro Amnon).
Nulla si sa dell'opera fino al 1816, anno in cui fu
acquistata dalla famiglia Rospigliosi, che la credeva del Masaccio e
con un tema ben diverso da quello attualmente assegnatogli: si
pensava infatti alla raffigurazione di Rea Silvia. Dal 1816 al 1898
furono moltissime le interpretazioni del dipinto del "Mantegna" di
cui scrissero studiosi come Zola (1896) che ci scorgeva lo
sconforto; Reinach che vi leggeva il dolore; Piccoli (1930), la
Verità scacciata dall'ignoranza; Lesser (1930), uno schiavo
cristiano prossimo ad essere divorato dalle belve; ecc.
La prima attribuzione al Botticelli provenne da
Adolfo Venturi al quale seguì un'ampia fascia della critica
ufficiale. Per la cronologia, il Gamba ipotizza una datazione
intorno al 1476, il Bellini gli assegna il biennio 1481-82, il
Baldini propone il 1480 circa. La data di realizzazione più
attendibile risulta quella intorno al 1495, indicata dal Venturi e
dal Salvini.
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