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L'opera in esame fu
commissionata da Antonio Segni il quale la lasciò in eredità al
figlio Fabio nella cui residenza, nel 1550, fu vista dal Vasari.
Dalla famiglia Segni pervenne palazzo Pitti, e quindi, nel 1773,
alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Il tema della
composizione è allegorico ed è tratto dagli scritti di Luciano
di Samosata – uno scrittore greco di origine siriana – e
riportato nel trattato dell'Alberti (De pictura, 1435-36), il
quale si riferiva alla falsa accusa che un rivale rivolgeva ad
Apelle, di cospirazione contro re Tolomeo Filopatore. Questo
tema fu trattato spesso dagli artisti del Quattrocento sia in
riferimento al testo latino che al "De Pictura" dell'Alberti
(1435-36). Il testo seguito dal Botticelli è, come già detto in
precedenza, quello del Samosata, che ha certamente contiene meno
dettagli di quello dell'Alberti: il re Mida, come un cattivo
giudice dalle orecchie da asino ed in preda ad una grande
agitazione, è seduto nel trono fra le figure che simboleggiano
il Sospetto e l'Ignoranza, protendendo il braccio verso il
Livore che tiene per mano la Calunnia mentre l'Insidia e la
Frode le stanno acconciando la capigliatura. Il Calunniato, nudo
e sofferente, viene trascinato dalla Calunnia che lo tiene
stretto per i capelli. Infine, la Penitenza è raffigurata mentre
si rivolge alla Verità ignuda. L'edificio in cui è ambientata la
scena è del tipo classicheggiante, adornato da bassorilievi
dorati statue.
La critica ufficiale è tutta
concorde nell'attribuire la cronologia al periodo maturo del
Botticelli, ma c'è discordanza nell'ipotizzare l'anno preciso:
Bode pensa al periodo 1485-90; Yashiro, Ulmann e, con molta
riserva, il Salvini assegnano al dipinto il biennio 1490-91;
Horne, Adolfo e Lionello Venturi, Gamba, Bettini, Mesnil e Argan
ipotizzano il biennio 1494-95. Più tardi lo stesso Salvini,
ripensandoci, non esclude la data 1496.
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