Hanno
detto sul Bronzino (Agnolo Allori)
... [nella chiesa di Santa Croce a Firenze] si vede dopo la
porta del mezzo alla cappella Zanchini una tavola di
mano di Agnolo Bronzino (tre sono stati i Bronzini :
questo Angelo è stato il primo, Alessandro fu il
secondo, e Cristofano il terzo; li due ultimi hanno
superato il primo, ma egli in questa tavola è stato
superiore alli due) di bellissimo colorito : in cui è
dipinto, quando va dopo la morte al limbo il nostro
Salvatore, onde sieno le anime de' santi Padri liberate.
Molte sono le figure, e di rara bellezza, ma con grazia
tale divisate, che nella moltitudine è chiaro tuttavia
ogni atto, che da questo artefice mirabile è stato
espresso. È bellissimo il sembiante del Salvatore, e di
dolce colorito : e pare, che di sua vista esca un certo
che di divino : e 'l posare de' piedi, che sono fatti
con artifizio maraviglioso, e l'atteggiare la man
destra, onde prende un vecchio da gli anni consumato, sì
come sono effigiati mirabilmente, così lodar con parole,
come conviene, già mai non si potrebbono, se bene ad
alcuni intendenti non piace il voltamento di quel torso,
e quell'attitudine sembra loro fuori del naturale ...
F. bocchi
- G.
ginelli, Le bellezze detta città di Firenze ....
1677
...
se dessa [la Natività nella chiesa di Santo Stefano a
Pisa] è priva di certo calor di tinte proprio de' Lombardi e
Veneti pennelli, e di quella composizione, che unita al maneggio
artificioso de' chiari, e dell'ombre forma vaghi riposi, e
spartimenti all'occhio dilettevoli, vedesi per altro arricchita
di buon disegno, di copiosa invenzione, di dolci arie ne' volti,
di estremità ben caratterizzate, di nudi ben'intesi, e di un
colorito locale impastato con gusto e morbidezza. In fatti non
ordinario piacere arreca la Madonna genuflessa, figura
d'angelica forma, che spira agilità e naturalezza, che veste bei
panni indicanti il rilievo ch'è sotto, e nel cui volto siede
grazia e beltà congiunte ad una tenera espressione ...
da morrona, Pisa
illustrata, 1787
Altro familiare del Vasari, ne molto distante dalla
età sua, fu Angiol Bronzino, tenuto per uno de' migliori, perché
gentile ne' volti e vago nelle composizioni. Ha luogo anche fra'
poeti ... Benché scolare e imitatore del Pontormo, vi si ravvisa
anche il maestro di quest'epoca [Michelangelo]. Assai son lodati
i suoi freschi di Palazzo ; Vecchio, entro una cappella, nelle
cui pareti figurò la Caduta della Manna e il Castigo de'
Serpenti, istorie piene di evidenza e di spirito; quantunque ad
esse non ben corrispondano le pitture della volta biasimate in
linea di prospettiva. Ha collocato per le chiese di Firenze
alquante tavole, fra le quali ve ne ha delle deboli con Angioli
di una beltà che ha troppo del molle e del donnesco. Ve ne ha al
contrario delle bellissime com'è la Pietà a S. Maria Nuova, e
specialmente il Limbo a S. Croce in un altare che spetta a'
signori baroni Ricasoli. È questa una tavola più a proposito per
un'accademia di nudo, che per un altare di chiesa: ma l'autore
era troppo addetto a Michelangiolo per non volerlo imitare anche
in questo errore. Tal pittura è stata assai ben rinetta. Nelle
quadrerie d'Italia veggonsi non pochi dei suoi ritratti,
lodevoli per la verità e per lo spirito; se non che scema loro
il credito non rade volte il colorito delle carni, or piombine,
or troppo nevose e variate di un rosso che sembra belletto. Ma
il colore che domina generalmente nei suoi dipinti è il
giallastro, e la maggior critica è il poco rilievo. L.
lanzi, Storia
pittorica dell'Italia, 1789
Il Bronzino può
essere considerato, dopo Michelangelo, come il migliore
artista-poeta toscano del Cinquecento, e soprattutto come quello
che più frequentemente alternò l'esercizio dell'arte colla
poesia, talvolta a sfogo degl'intimi moti dell'anima, tal altra
per iscoccare lo strale pungente della satira: precursore in
questo di un altro artista che doveva maneggiare la sferza un
secolo dopo, ma più gagliardamente : Salvator Rosa.
A. furno, La
vita e le rime di Angiolo Bronzino, 1902
L'arte del Bronzino è come un riflesso freddo e
pacato, una distillazione limpida, una preziosa
cristallizzazione di quella di Michelangiolo e di Pontormo.
Il
dinamismo ansioso e tragico di quei due artisti inquieti si
placa e si immobilizza in Bronzino, spirito sereno e senza
passioni. Tutte le immagini del vero sensibile appaiono nei
quadri di questo pittore filtrate, e sto per dire, sublimate
attraverso un intelletto sano, continuo, freddamente felice,
quasi imprigionate nella durezza e limpidezza di un ghiaccio.
L'acuto e indaginoso senso estetico dei Fiorentini, dopo le
sapienti esperienze dei Quattrocentisti trova nel Bronzino la
sua conclusione, il suo riposo equilibrato e sereno, la sua
espressione definitiva e, quindi, il suo punto di arresto. Il
disegno bronzinesco comprende e possiede le forme, seguendone i
contorni con una voluttà calma e nondimeno intensa; la
personalità dell'artista si assorbe e si confonde in quelle,
palesandosi solo col renderle nette, definitive, impeccabili,
come ricreate in una materia preziosa e incorruttibile. Tutto
ciò è perseguito con una scienza fredda e sicura, che solo in
grazia della sua intensità e perfezione attinge la lirica e
diviene arte. Come i Greci, la cui scultura egli guardò con
un'attenzione e un compiacimento maggiori di ogni altro artista
del Rinascimento, il Bronzino aspira ad una bellezza ideale
(vedere il Venere e Amore di Londra, quello di Budapest,
i "nudi" della Cappella di Eleonora e l'impersonalità stessa di
alcuni ritratti). La sua pittura, attraverso la semplificazione
delle forme, tende al rilievo e alla immobilità della scultura.
Le sue figure danno piuttosto il senso del marmo gelido, duro,
polito, che quello delle vive carni; e tutte le cose
indistintamente, anche le più minute, sembrano scolpite o
sbalzate, tanto i loro contorni sono vivi, netti, evidenti.
M.
tinti,
Il Bronzino, 1920
II Bronzino è rimasto impresso nella memoria dei
posteri più come ritrattista che come autore di opere
monumentali. Non v'è alcun dubbio che egli stesso pensasse di
raccogliere un più vasto plauso con i suoi affreschi e con le
pale d'altare, concepiti con un'indefettibile precisione,
piuttosto che con i ritratti, cui si dedicava a tempo perso e,
in proporzione, con un certo disimpegno. Ma il riconoscimento
generale di gran lunga superiore attribuito al Bronzino
ritrattista è più che giustificato, poiché non definisce
un'opera d'arte in base al cumulo di lavoro e di abilità tecnica
a essa applicato, bensì unicamente in base ai risultati.
Il talento più
congeniale del Bronzino si esplica, come già suggerisce
l'osservazione delle figurazioni religiose e mitologiche.
nell'immagine singola, nell'apparizione unica. Una figura
isolata, vista con lo sguardo acuto che la contraddistingue e
presentata con una stringatezza pittorica non comune, parla
all'osservatore mediante una forza e un'immediatezza inaudite;
al contrario, quando egli riunisce parecchie figure, pur
concepite in tal modo, l'effetto pittorico si indebolisce
reciprocamente per l'omogeneità dello svolgimento così come per
l'uniformità dell'interesse che esse sollecitano. Nello spazio
circoscritto del quadro da cavalletto un talento unidimensionale
di questo genere trova il terreno più fertile. Il predominio
della testa diventa naturale e gli accessori tanto ben descritti
rivelano con efficacia l'essenziale; solo sporadicamente gli
accessori assurgono a un ruolo fondamentale a danno dell'effetto
globale, soprattutto là dove il Bronzino si compiace nell'esatta
riproduzione dei vari tipi di stoffa dai colori contrastanti,
che occasionalmente si trovano accostati in taluni suoi dipinti.
... L'adeguamento agli ideali del tardo Rinascimento
fiorentino-romano trova l'esito più congeniale nei quadri del
Bronzino. Il Pontormo, il Salviati e altri hanno sì creato
qualcosa di simile e forse persino di valore anche più alto, ma
non sono riusciti a creare il tipo valido che incarni
compiutamente la fisionomia di un'epoca. Il Bronzino, invece,
propende per l'ideale — identico nelle linee essenziali — del
ritratto quale viene concepito a Firenze e a Roma, così come il
Moroni propende per il gusto dominante nel nord-est dell'Italia
e il Parmigianino si fa portavoce dell'ambito culturale
dell'Emilia. Se si prescinde dal maestro di Panna, morto
giovane, il quale nel ritratto non è andato oltre il rifacimento
individuale del tipo proposto dall'Alto Rinascimento romano, in
verità nel Moroni e nel Bronzino ambedue gli estremi del gusto
artistico italiano si oppongono : quello prevalente al di qua
degli Appennini e quindi a Venezia e nelle città del Veneto, e
quello prevalente al di là degli Appennini e quindi nelle
capitali, Firenze e Roma. È indicativo come il loro spirito
antitetico, pur conservando intatta la rispettiva identità, si
traduca poi in un unico credo : quello della più alta oggetti
vita.
H. Voss, Die Molerei der Spatrenaissance in Rom und Florenz,
1920
... Firenze era anch'essa, nel secondo cinquecento, più
che non si creda, una fucina di 'tendenze'; che dico,
occorrerebbe rifarsi anche più addietro per avvertire, poiché
non mi pare lo sia stato da alcuno, che proprio nel cuore dei
movimenti più irrealistici del cosiddetto manierismo, e
addirittura nei più famosi rappresentanti dell'irrealismo come
il Bronzino e il Pontormo, si possono scorgere con una buona
lente d'ingrandimento, frammenti o residui di una vena
naturalistica, amorosa e dedita alla apparenza ottica delle
cose, ai 'valori', che è probabilmente eredità di uno degli
aspetti dello spirito figurativo del Quattrocento.
...
il Bronzino, oltre che nella Pietà dell'Accademia ..., persino
negli affreschi della Cappella di Eleonora di Toledo, mescola al
suo idealismo plastico superbamente glaciale, frammenti
ammirevoli di realistica e di 'valori'. Dietro il ritratto
della stessa Eleonora, a Torino, la tenda di velo rigata di
velluto nero è dipinta entro l'ambiente con una lucidità di
'valori' degna di un olandese del secolo dopo ... R.
longhi, Un San
Tommaso del Velázquez e le congiunture spagnole fra il '500 e
il '600, in "Vita artistica', 1927
Il Bronzino
pittore di corte dispiega a un tempo la fine precisione del
fiorentino e lo sfarzo dello spagnolo, la perfetta forma ideale
idoleggiata da Michelangelo e la realizzazione di ogni materia
degna di un grande colorista. Tutto il carattere ufficiale e
aulico del ritratto è portato a un tale estremo, che non vi
manca l'impronta della fantasia, della sintesi di forma e
contenuto, dell'equilibrio tra l'ideale aspirazione e la realtà
raggiunta; e ne risulta una opera d'arte completa e
perfetta. L.
venturi, Pitture italiane in America, 1931
II Bronzino fece i suoi inizi lavorando col Pontormo ...
Il fantasioso compagno avrebbe dovuto servire a scaldarlo, o
almeno, con la sua irrequietezza, a scuoterio, a sgranchirlo.
Preciso, tirato a lustro, minuzioso, fu chiamato a eseguire una
serie di miniature con i ritratti medicei, e poi a dipingere
nelle ville di Careggi e di Castello per Cosimo I. A trentasette
anni, maturo, fu assunto pittore della corte medicea per
eseguire specialmente ritratti, nei quali è inciso il segno come
su un cristallo, tornita la forma, e grande l'elezione
stilistica ... Il pittore ufficiale mise in opera tutto il suo
talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti
i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria
della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro
e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri
chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e
della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla
ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma.
A. Venturi - Storia dell’'arte italiana, IX, 1933
... Il maggiordomo Riccio scriveva 1'8 maggio [1545]: "El
Bronzino ha finito perfectamente il ritraete del S. Don
Giovanni, et è veramente vivo". Nel tentativo di stilizzare, di
epurare la forma e il colore, l'opinione popolare non vedeva
altro che questa naturalistica immediatezza. Ed il Bronzino la
riscopriva con la stessa obiettiva analisi sia negli aspetti
esteriori delle cose che in episodiche notazioni spirituali,
fossero i fugaci accenti della vivacità infantile, o la pensosa
intimità del ritratto di giovinetta con un libro, forse
anch'essa un'ignota principessa medicea, agli Uffizi. La testa
ravviata s'arrotonda come una sfera, le palpebre s'aprono sugli
occhi come la buccia sul frutto, il naso è sfaccettato come un
piccolo poliedro. Ma questa figura ci guarda con occhio intenso,
quasi stanco, come se un po' della tristezza del Pontormo fosse
discesa anche in quella stillata sublimazione d'ogni aspetto
sensibile : i gioielli, gli ornati della veste, il minuto
capriccio d'un'acconciatura. Non a caso si sono istituiti
paralleli tra i ritratti del Bronzino e quelli di Holbein. Una
percezione naturalistica, immediata come nella pittura del Nord,
vi si decantava nei filtri sottili dell'intellettualismo
fiorentino. Ma non ne era inaridita, anzi appariva riscoperta a
nuovo fuori dalle convenzioni pittoriche della tendenza di Fra' Bartolomeo e di Andrea del Sarto. Son i 'valori' che il Longhi
ha tanto acutamente intuiti in questa pittura come origine di
tante realizzazioni del colore secentesco.
Per questa
percezione di essi il Bronzino resta un grande
pittore anche nel suo estremo edonismo formale. L.
becherucci,
Manieristi toscani, 1944
...
Lo stile del Bronzino sembra più razionalmente concepito di
quello del Pontormo e quindi si prestò meglio all'imitazione e
al ricalco mediocre da parte di altri — lo testimoniano il
numero di quadri nello stile del Bronzino che riscossero più o
meno successo e che sovente vanno sotto il suo nome. Si potrebbe
dire che nella misura in cui il Pontormo venne trasposto nei
quadri del Bronzino, il Pontormo stesso, attraverso il
Bronzino, diventò più accessibile al suo tempo. Comunque, vale
la pena di rilevare che l'influenza di Raffaellino del Garbo sul
Bronzino illumina due caratteristiche formali del suo stile
maturo, che appaiono notevoli in quel secolo. Si può forse
meglio comprendere ora perché egli fosse particolarmente adatto
a incarnare la corrente incline all'irrigidimento plastico, in
netto contrasto con le sostanze vitali e animate, rintracciabili
in un dipinto più visuale e atmosferico, verso cui il
Cinquecento aveva cominciato a orientarsi, anche perché durante
tutta la carriera egli si attenne a un tipo di impostazione
composita, a mosaico, caratteristica peculiare del Quattrocento
e nemica dell'interrelazione coerente e naturale conquistata
dalla pittura dell'Alto Rinascimento. Nelle composizioni degli
anni Quaranta, per esempio, come nell'Allegoria di
Londra, il Bronzino era arrivato a una considerevole complessità
manieristica. Tuttavia, la costruzione del dipinto sembra
basarsi sulla giustapposizione frammentaria delle singole figure
scultoree, sostanzialmente isolate, entro uno spazio
circoscritto (e parallelo al piano del quadro), come se
l'effetto finale fosse il risultato di un inserimento abile e di
una sistemazione conseguente di parti separate piuttosto che di
una germinazione spontanea. L'ultimissima opera, il Martirio
di san Lorenzo in San Lorenzo, tradisce ancora gli stessi
principi. Giudicate in relazione con lo stile predominante nella
pittura europea dell'Alto Rinascimento fino al secolo seguente,
tali peculiarità costituiscono altrettante 'deviazioni'. Nel
Bronzino le predilezioni e i limiti dell'ormai declinante
Quattrocento fiorentino si levarono a ossessionare il
Cinquecento e il suo idioma manieristico.
Nell'ultimo
periodo della carriera, nell'atmosfera sempre più repressiva
della Controriforma e sotto l'azione trasformatrice degli stili
decorativi romani, facili e impersonali, con i quali era venuto
a contatto in occasione del viaggio a Roma nel 1546, anche
l'arte del Bronzino divenne meno personale e perse inoltre
qualcosa del carattere locale fiorentino; nel tempo stesso
l'anticlassicismo divenne in lui qualcosa di convenzionale e di
statico, come accadde per altri. Si avviò poi seriamente verso
un manierismo accademico e 'manierista'.
C. H. smtth, The
earliest Works of Bronzino, in "Art Bulletin", 1949
continua