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più originale che grande ... Insomma, è un pittore
curiosissimo da studiare, perché in lui si ritrovano
tutte le virtù e i difetti della scuola paesana, di cui
in effetti è il capo. A.
siret, Bìographie nationale, 1872
È opportuno che il nostro tempo, giustamente orgoglioso
di aver rimesso in onore maestri come Frans Hais,
Adriaen Brouwer e Rembrandt, veda in Pieter Bruegel una
personalità artistica di molto superiore alla mera
preoccupazione del comico o anche dell'imprevisto.
H. hymans,
Piene Breughel le Vieux, "Gazette des Beaux-Arts", 1890
Postosi sulla via dell'arte senza aver avuto la disgrazia di
perdere, con un'educazione convenzionale, le idee in mezzo a cui
era sorta la sua vocazione artistica ... il Bruegel subordinava
senza scrupoli la forma all'essenziale, la teneva strettamente
legata alla sua originaria funzione espressiva, trascurando
invece — all'opposto dei pittori italianizzanti — la perpetua
ricerca della bellezza formale in pro della forza espressiva e
del carattere e, insensibile alla grazia dei gruppi, con ogni
naturalezza accostava nelle sue composizioni i visi più diversi.
Per effetto logico di un'ingenuità testarda riuniva così, nelle
opere della prima parte della carriera, temi e metodi di natura
essenzialmente popolari ... Ma nella seconda parte della sua
vita non fu più così. 11 Bruegel aveva il dono innato dello
stile, non di quello stile fatto di pretese d'eleganza e nobili
attitudini che stava così rapidamente per diventare un
manierismo con Bartholomaeus Spranger, ma di quella forza calma
e sicura che sa condensare l'espressione in una forma
abbreviata, e lo praticava nelle sue figure. Seguendo strade
affatto nuove egli applicò questo dono alla composizione;
rinunziò alla propria sovrabbondanza enciclopedica e alla
tendenza a riunire i gruppi in assiemi sinottici, per infondere
la massima forza espressiva in gruppi ristretti e, infine,
unici. Questa semplificazione viene conseguita altrettanto bene
nel paesaggio — in cui l'artista finisce col caratterizzare le
stagioni e le ore del giorno — che nei temi con figure; egli
giunse così, nell'ultimo tipo di composizione, a confondere i
due generi in opere armoniose dove l'ambiente naturale ... è
considerato soltanto nei suoi rapporti con l'umanità.
E in realtà occorre partire da questa
eletta visuale per valutare lo sforzo compiuto dal Bruegel a
vantaggio dell'arte di tutti i tempi. Prima di lui il soggetto
di costume, svincolato da ogni pretesto letterario, esisteva a
malapena; dopo, poteva ben stare accanto, per grandezza,
passione, forza, al genere storico o religioso. L'uomo, libero
da ogni contingenza aneddotica o morale, stava per bastare
all'arte, in un anonimato quasi simbolico. Pur prendendo come
modello il contadino, che conosceva così bene, il Bruegel aveva
allargato il proprio orizzonte, e il pubblico per il quale
dipingeva poteva ormai identificarsi con l'umanità intiera.
R. van bastelaer, Peter Bruegel l'Ancien, 1907
II periodo che vide l'affermazione del Bruegel come maestro ad Anversa fu assai critico nella storia dell'arte dei
Paesi Bassi. Cominciavano a dominare il campo pittori come
Floris e Cixie; quello che oggi ci appare genuino e fecondo era
considerato a quei tempi un andare contro corrente e
probabilmente il Bruegel non fu considerato dai suoi
contemporanei un grande artista. Si accusò la sua arte di essere
priva di uno stile nobile e dell'erudizione romana, di tutto
quello, cioè, che trasformava l'esecutore artigiano in un 'artista',
concetto, questo, comparso per la prima volta proprio in quegli
anni. Per i maestri della vecchia generazione le pitture del
Bruegel non erano di esecuzione accurata e mancavano di quella
tecnica che rendeva le superfici simili a uno smalto, mentre i
giovani si meravigliavano che Pieter avesse visitato l'Italia
senza ricavarne profitto al gusto ...
Vi fu in Bruegel, oltre all'amore per
l'osservazione diretta della natura, oltre alle sue tendenze
narrative, una ricerca di novità di natura protestante.
Diffidente di fronte ad ogni atteggiamento forzato, ad ogni
formula, ad ogni cerimoniale, estraneo agli antichi dèi e
d'altra parte ostile ai nuovi, niente gli fu più caro che
spingere l'occhio tanto addentro a quel che era sacro fino a
metterne a nudo ciò che in esso vi era di umano e di comune;
oppure allontanarsi tanto dalla ricerca fino a farla diventare
cosa insignificante e vuota. Egli cerca sempre una posizione
nuova, un nuovo punto di vista, una più ampia indagine.
L'eloquenza del maestro ebbe un
flusso continuo e non si ripetè mai. Spinto dalla ricchezza
incalzante delle proprie idee, egli non aveva tempo di elaborare
i dettagli. Ogni cosa lo spingeva alla fretta: la maniera delle
sue illustrazioni, il fuoco della sua personalità, la gioia di
mostrare sempre qualcosa di nuovo. Bruegel diventò
impressionista per forza del proprio temperamento e creò per
suo uso un linguaggio decorativo che soddisfacesse al ritmo
della sua natura. M. J.
friedlaender, Von
Eyck bis Bruegel, 19212 (traduzione italiana di Mina
Bacci)
È senza dubbio un errore considerare il Bruegel semplicemente
come il prosecutore del Bosch ... Nel Bosch sono ancora presenti
il demoniaco medioevale e la simbolizzazione delle forze occulte
da cui l'uomo è circondato nella natura e nella vita;
nonostante l'inesauribile ricchezza dell'invenzione, in lui
il moralista è superiore al poeta. Quel che invece interessa al
Bruegel è osservare e descrivere le manifestazioni della vita:
proprio in queste egli ricerca, e trova, lo stravagante e il
grottesco. Poco gl'importa di mostrare gli uomini come
dovrebbero essere; al contrario, li raffigura con una sorta di
violento umorismo quali sono in realtà, con i loro difetti, le
passioni e le ubbie, lasciando allo spettatore la cura di trame
la morale.
...
Mai, in tutto il precedente svolgimento dell'arte,
l'indivisibilità dell'esistenza naturale fu così profondamente
sentita e resa con altrettanta convinzione. La malinconia della
natura morente e i segni tempestosi del suo ridestarsi, la dolce
intimità dell'inverno e l'esuberante fecondità delle messi, i
fenomeni atmosferici, Pària rarefatta e pallida dell'inverno,
quella pesante e carica di luce dell'estate, la poesia della
sera, la conformazione del suolo, i monti e le vallate, i campi
e le strade, il mutare della vegetazione col volgere delle
stagioni, il villaggio tranquillo e i suoi abitanti, le loro
fatiche quotidiane, le gioie e le pene, tutto questo è una sola
cosa con la natura e il processo vitale. Si intende perciò come
l'osservazione della natura;
così profonda nel Bruegel, scaturisse in definitiva da quella medesima concezione delia vita su cui si
fondava la sua nuova pittura dei costumi popolari, che
considerava l'uomo come un prodotto della natura, del suolo sul
quale vive, e di determinate condizioni ambientali e sociali.
Ma nulla da il senso della grandezza
dell'artista meglio dell'audacia con cui seppe bruciare in pochi
anni le tappe, traendo d'opera in opera nuove conseguenze da
tale nuova concezione. Ciò risulta con particolare chiarezza
nell'ulteriore elaborazione del principio compositivo. Un punto
di vista soggettivamente posto in alto e in lontananza, così da
livellare nell'espressione pittorica le scene raffigurate; lo
sguardo gettato dalla sommità della galleria della vita sullo
spettacolo che si svolge in basso non poteva bastare là dove era
necessario sperimentare in proprio gli effetti delle potenze
naturali sugli uomini. Occorreva inoltre che anche lo spettatore
fosse preso dal fascino di quegli effetti, ed ecco perché il
Bruegel trasporta in questo momento [dei 'Mesi'] il suo punto di
osservazione nel paesaggio medesimo.
...
In qualche luogo, dei poveri vecchi [la Parabola dei ciechi]
sono stati vittime di un incidente. Nessuno baderà ad essi.
Tutt'al più, l'uno o l'altro dei parenti verserà una lacrima su
di loro: la vita della natura e la vita degli uomini continuano,
come se una semplice foglia fosse caduta dall'albero. Ma la
novità consiste precisamente nel fatto che un evento talmente
insignificante, con così insignificanti protagonisti, sia
divenuto ora il centro della contemplazione universale. Quel che
sembra un caso, un fatto isolato, circoscritto nel tempo e nello
spazio, senza conseguenze storiche di rilievo, diviene
l'immagine del destino cui nessuno può sfuggire ed al quale
tutta l'umanità è ciecamente soggetta. M.
dvoràk,
Kunstgeschichte als Geistesgeschichte, 1928
Un artista profondo, serio, un pittore di composizioni vaste,
appassionato della realtà, innamorato della natura,
dell'umanità, che però sente fortemente la tragica sproporzione
tra la fragilità dell'una e le leggi ineluttabili o le tremende
scosse dell'altra. Ma senza amarezza, perché egli adora la vita
in tutte le sue manifestazioni, perché constata che la gioia
resta possibile anche sotto la forca, e dipinge questa
sbrigliata allegria che è anche una grande forza; egli sa che la
vita giovane ed esuberante rinasce sempre dalla morte, e tale
preziosa certezza lo rende, nonostante tutto, ottimista.
...
Si sforza in modo particolare di rendere l'uomo nella vita
universale e nella natura, che lo superano con la loro
grandezza, l'uomo nella vita sociale, alle prese con
l'oppressione, la crudeltà e la stupidità che massicòiamente
trionfano. Si noti come questa profonda emozione umana, che a
nostro avviso costituisce il carattere peculiare del Bruegel, si
esteriorizzi in composizioni i cui elementi saranno tutti presi
dalla realtà, e quasi sempre dal paese e dal popolo che il
maestro conosce meglio: quello della sua terra natale.
L'origine, l'ambiente, l'acuta
visione della realtà, il sentimento tragico e l'originalità, che
come una linfa anima tutte le sue opere, fanno di lui un
fiammingo sino al midollo; un fiammingo, però, che per
esprimersi, per dare forma a ciò che sentiva di veramente grande
e universale, ha imparato molto dall'Italia; non, come i suoi
contemporanei, imitando le forme esteriori dell'arte
meridionale, bensì intendendo la sua essenza, penetrandone la
più segreta struttura del linguaggio. E.
michel, Bruegel
1931
Hieronymus Bosch, nato nel momento
del dissolversi del sistema cosmico medioevale, segna nella sua
opera la frattura che separa dal regno di Dio il mondo profano,
divenuto preda dei demoni. La missione del Bruegel è di
sopprimere il dualismo creatore-creato, respingendo ogni forma e
ogni ente celeste; egli opera la sintesi della natura e
dell'anima umana, e codesta natura nuova porta ormai in se
stessa il proprio principio vitale.
ch. tolnay, Pierre Bruegel l'Ancien, 1935
...
soltanto ai nostri giorni si tornano a comprendere appieno il
suo modo senza retorica e del tutto genuino di guardare alle
cose, la sua visione così spiritualmente meditata del mondo e
degli uomini, il suo meraviglioso senso pittorico sorretto da un
gusto finissimo del colore, il talento di sintetizzare le forme
visibili e di penetrare l'affascinante contenuto psicologico dei
paesaggi. In verità non c'è artista del passato più prossimo a
noi in quanto a disegno e colore, che sappia comunicarci in
grado altrettanto elevato la propria intuizione del mondo e
della natura. Che il Bruegel sia così vicino alla nostra
sensibilità, al nostro cuore, può dipendere dal fatto ch'egli
visse in un tempo di sconvolgimento e di sovversione dei valori,
e che già qualcosa di quanto proviamo oggi, egli lo presentì con
l'arte sua. Ma ciò per cui è vissuto, ciò che nel suo genere
appare unico, inconfrontabile, ciò che ha creato, non vale
soltanto per i suoi tempi o per i nostri, ma per ogni tempo a
venire, fin quando si sappia apprezzare la vera grandezza della
forza creativa dell’arte
G. Gluck,
Das Bruegel Buch, 1936
II Bruegel, almeno per noi, comincia come disegnatore, non come
pittore. Si direbbe che sia giunto alla pittura dalla porta di
servizio: il che gli ha reso più facile rimanere indenne, o
liberarsi, dai pregiudizi e dalle convenzioni che in quel tempo
dominavano l'arte della pittura.
...
È certo che i suoi precedenti sono da ricercare nella miniatura
e negli arazzi (o nelle tempere che li sostituivano), piuttosto
che nella pittura da cavalletto. Tutti i possibili riferimenti,
per quanto significativi, non toccano che particolarità
secondarie. Il Bruegel era un genio, perciò fallisce ogni
tentativo di rintracciare precedenti o modelli al suo fare o
creare.... È un impressionista, la sua fantasia, la passione per
il movimento, tutto lo porta alla rapidità. Ciò che si muove non
lo si può afferrare che rapidamente. Il Bruegel fissa quasi come
un'istantanea fotografica, con un'infallibile memoria ottica del
contorno, del profilo. Il segreto di questa capacità sta nel
fatto che un'occhiata era sufficiente a lasciare in lui tracce
profonde e incancellabili.
M. J. friedlaender,
Pieter Bruegel, 1937
...
Come Rabelais e Shakespeare, il Bruegel ha fatto ingenuamente
sua una moda un po' pretenziosa del suo tempo, l'esibizione a
volte fin troppo pedantesca della cultura, camuffata sotto
apparenze del tutto insospettate. I suoi dotti contemporanei
avevano la passione delle scoperte; e il Bruegel, con la sua
immaginazione eccezionalmente fertile e fantasiosa, non ebbe
certo difficoltà nel conferire a molte delle sue Opere,
soprattutto in questo primo periodo, un'apparenza di rebus
abilmente intricati. Ciò non toglie che i quadri del maestro
abbiano aspetto popolare, giacché appunto al mondo dei
lavoratori, specie dei contadini, sono attinti gli accentuati
tipi maschili e femminili..... V. Denis, Tutta la
pittura di Pieter Bruegel, 1952