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Carpaccio: La
critica degli storici d'arte (citazioni tratte
dai "Classici dell'Arte", Rizzoli Editore)
Entrando [a San Giorgio degli Schiavoni], ci troviamo in una
piccola stanza la quale ha all'incirca le dimensioni del
salotto comune d'una locanda inglese all'uso antico;
forse n'è un po' più alto il soffitto, di buone travi
orizzontali, strette e numerose, per dare un'impressione
di ricchezza. ... Prendete un binocolo, e guardate fisso
ed a lungo i due principi, che vengono cavalcando, a
sinistra — il re saraceno, con l'alto turbante bianco, e
la figlia, dietro a lui, con la rossa acconciatura, alta
come la torre d'un castello. Guardateli bene, e a lungo.
Perché, in verità, e ve lo dico con la sicura e ben
guadagnata cognizione in materia, in tutto questo nostro
globo, cercando quanto di più splendido la migliore sua
vita abbia prodotto, in tutti i tempi e in tutti gli
anni, non troverete altro che veramente s'eguagli a
questo piccolo lavoro, per la suprema, serena, sincera,
sicura dolcezza della perfetta arte pittorica. Nella sua
semplicità, si eleva al di sopra d'ogni altra cosa
preziosa, tra quante io ne conosca, perché riunisce la
perfetta gioia della prima infanzia con la perfetta
gioia dell'età cadente, e, insieme, la forza e lo
splendore dell'età virile. In varia misura, quest'è, in
vero, pregio comune a tutta l'opera del Carpaccio ed
alla mente sua; ma qui lo vedete in un vero gioiello,
raggiante, inestimabile.
J. ruskin,
Guide To the Principal Pictures in the Accademy ...
at Venice ..,, 1877
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Carpaccio
Biografia e vita artistica
Le opere
l periodo artistico |
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Per quanto Carpaccio amasse motivi di cerimonia, non gli piaceva
meno dipingere episodi casalinghi. ... La qualità del Carpaccio
è di pittore di genere; in questo, e in ordine di tempo, egli fu
il primo italiano. Il suo genere differisce dall'olandese e dal
francese, nel grado oltre che nella specie. Il genere olandese è
assai più democratico, e come pittura è di qualità tanto più
raffinata; ma interpreta il soggetto, come fa appunto il
Carpaccio, in vista delle possibilità pittoriche e degli effetti
di chiaroscuro e colore.
B. Berenson,
The Venetian Painters of the Renaissance, 1894
Ah, in che puro e poetico sonno posa la vergine Orsola sul suo
letto immacolato! Il più benigno dei silenzi tiene la stanza
solitaria ove sembra che le pie labbra della dormiente disegnino
la consuetudine della preghiera. Per le porte e per le finestre
dischiuse penetra la timida luce dell'alba, e illustra la parola
scritta nell'angolo dell'origliere. Infantia è la parola
semplice, che diffonde intorno al capo della vergine una
freschezza simile a quella del mattino : Infantia. Dorme
la vergine, già fidanzata al principe pagano e promessa al
martirio. Non è ella forse, casta, ingenua e fervente, non è
ella l'immagine dell'Arte quale la videro i precursori con la
sincerità dei loro occhi puerili? ... G.
D'Annunzio, il
fuoco, 1898
In Carpaccio, l'osservazione esatta della natura si unisce a
una poetica ispirazione religiosa, e anche in mezzo ai trionfi
del Rinascimento, rappresentati nelle sue opere, si trova come
una lontana eco del Medioevo. Dalla soglia della chiesa, guarda
le pompe del mondo; il desiderio e la preghiera, l'amore mistico
e il fremito dei sensi, le serene fantasie dell'antichità
rinascente e le visioni dei Vangeli, le immagini pagane e i
sentimenti cristiani si uniscono con lui in una ineffabile
armonia. Da tale armonioso accordo di reale e ideale deriva
quella delicatezza di forma, che cercheremmo invano presso i
titani dell'arte veneziana ... L'artista è ingenuo e vero,
candido e potente, e a studiare con amore le sue opere si
finisce per trovare appena eccessivo il giudizio di chi vedeva
in lui la purezza e la grazia seducente di Raffaello, unita a
questo colore veneziano che nessun'altra scuola ha potuto mai
uguagliare. G. Ludwig - P.
molmenti, Vittore Carpaccio, 1910
Nella camera altissima [nel Sogno di sant'Orsola],
illuminata dalle finestre bifore, con porte su cui statuette
pagane contrastano col secchiello dell'acqua santa pendente
presso il letto e con la mobiglia da bambola, stanno un
trespolo, un tavolino, una credenza con libri ed altro; tutto
ciò pure in contrasto con le proporzioni dei vasi sulla finestra
e del letto. È uno squilibrio delle cose corte con le lunghe,
dei ninnoli con l'ambiente sperticato, assai maggiore nella
pittura di quel che fosse nel disegno della stanza ideata di
dimensioni più larghe che alte. Il pittore trasportò il disegno
sopra altra scala; e nonostante i disaccordi di linee e di
forme, l'allungamento a cui furono tirate nel telero, par che
tutto, assottigliandosi, scompaia nella grande stanza, ove
dolcemente respira nel sonno la Vergine pura, nel letto
ordinato, sotto le ben composte coltri. Ancora acconciata con le
trecce a duplice corona sul capo, coi brevi riccioli che
sfiorano la fronte, con le labbra inarcate, Orsola posa la
guancia sulla mano, come in ascolto dei sogni. L'angiolo
diritto, immobile fantasma, entrato nella stanza per recarle la
palma di martire, quasi non si scorge; solo lei, la giovanotta,
nel chiaror delle coltri, vive, respira, raggia di candore.
A. venturi,
Storia dell'arte italiana, 1915
Spalancando le porte della sua pittura, ci è parso di aver
ventilato anche le infinite curiosità della sua vita, avvolta
dal mistero, di aver colto meglio lo sfavillio del suo
inimitabile colore, la umanità perspicace delle sue scene, fatte
di scienza, ma anche più di simpatia e di passione.
Dall'esotico, dall'impreve-duto, il passo al sogno è breve, e
Vittore Carpaccio fu uno dei pochi che lo compì, come dietro a
lui Giorgione, per fissare, nelle sue musiche di colori e forme,
nei suoi ariosi tonali, un poco di quel panico georgico che i
grandi sanno cogliere dalla natura, e un poco di quell'immenso
mistero che l'uomo chiude nel cuore, non meno procelloso dei
mari che il pittore aveva tanto amato e tanto percorso. Il regno
di quella Serenissima, figlia meravigliosa dell'Oriente e
dell'Occidente, di cui fu il poeta primo, con lo stesso
inconscio fervore con cui Francesco Guardi doveva esserne
l'ultimo. A commento di una grandezza che il tempo ha spento, ma
che l'arte eterna. G. Fiocco, Carpaccio, 1931
... Carpaccio fa gruppo con i pittori delle storie, ma quello
che negli altri resta cronaca, talvolta mirabilmente raccontata,
in lui assume valore quasi di mito. In tal modo ha da essere
inteso il suo legame con il Mansueti e con il Diana, alleanza
che non tocca l'essenza dell'arte, ma consiste sostanzialmente
in una comunanza di temi e di lavoro. Del pari il problema della
luce, che nelle Storie di sant'Orsola assume già importanza
capitale e nei disegni si risolve spesso in un procedere per
segni leggeri e rotti, quasi impressionistici, non è neppure
sentito dai compagni : Carpaccio è innanzi a loro di decenni.
Come in tutti i maestri la sua arte nasce per virtù intima, non
per influssi esterni ed accidentali, che possono sì modificare
il corso ma non toccare la sostanza. Vitali, Carpaccio
1935
Per il Carpaccio il liberarsi e il
tenersi lontano da ogni ricerca di forte impegno
intellettualistico facilitò se non condizionò la sua
concentrazione su quei problemi che danno più specifica figura
alla sua originalità formale. Fissata in poche, larghe
oscillazioni andamentali, in pacati organismi o collegamenti
ritmici che non avevan bisogno di scordare le individue maestà
iconiche dei polittici, la tematica connettiva fondamentale dei
suoi lavori, la sua fantasia pare si desse intera, con ardita
simpatia, a individuare come in una crescente, magica avventura
la enorme particolarità di vita figurale che fiorisce con un
accento così investente, con una forza così attrattiva nelle sue
tele, talché sembra che l'artista abbia dato voce di richiamo a
tutte le fisiche apparenze dell'universo. C. L.
ragghianti, Due
disegni del Carpaccio, in "Critica d'arte", 1936
E il San Giorgio? Ad onta di malori innumerevoli rimane
ancora un quadro supremo; non però di piana decifrazione. Che
mai, infatti, di questa inscenatura arcaicamente profilata e
stemmata che, in apparenza, vuoi riportarsi ai vecchi esemplari
di cinquant'anni prima, ai cassoni di Paolo Uccello? Solo chi
conosca bene il Carpaccio sciolto e profondo può annuire
all'astuzia culturale che qui evoca, attraverso la più vecchia
ed araldica iconografia, l'antichità della favola cavalleresca,
come dicendo: "questa tappa ha da essere all'insegna del «S'ara
Giorgio". Creò così, tra drago e cavaliere astato, questa
specie di immane rosta in ferro battuto alla ribalta del quadro;
al di là però, eccolo esplorare a fondo, fino all'orizzonte, il
vasto palcoscenico naturale che gli è caro; prima il terreno
stregato dove la morte espone lucida tra i ramarri, le botte e i
fili d'erba avvelenati, i suoi vari "memento" : le collezioni di
teschi, il braccio che fu elegante, il lurido frammento di un
eroe sfortunato, i resti della donzella dove la camiciola
smangiata sul petto integro, la mezza manica sul braccio che
riposa, il torso sfibrato come una corteccia dolce da masticare,
si compongono nei segni di un affetto supremo; più lontano, i
palmizi che sfilano lungo la città balconata donde gli abitanti,
minutissimi, guardano alla rovescia il nostro stesso spettacolo;
più in fondo ancora, sotto il cielo imbrattato di nubi,
l'orizzonte marino con il veliero che s'incanta stupefatto sotto
la rupe sforata.
Da questa continua concordia
proporzionale, da questa dosatura instancabile di forme colorate
entro un'inaudita lucidezza spaziale, viene l'incantamento della
narrativa carpaccesca. Ma la persuasione ultima per lo
spettatore non sarebbe senza la continua geniale denunzia
dell'ombra. Meridiane al sole cadente sono i teleri del
Carpaccio, dove ogni cosa : dall'uomo alla calza appesa, al filo
d'erba stenta, al gigaro gigante, alla banderuola che sbatte, al
minareto, alle colorate architetture degli amici Coducci e
Lombardi, tutto protende la sua ombra più lunga per più sicura
riprova. R. longhi,
Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, 1946
Carpaccio sentiva la natura di una complessa espressione, densa
perfino di allusioni morali, mentre per il vero pittore di
genere oltre la natura nulla vi può essere e la stessa vita
umana v'è inclusa.
La vecchia nutrice che assiste al colloquio d'Orsola col padre
non è soltanto la serva di casa in qualsiasi interno ma
piuttosto la fede! custode di un'intimità domestica; di un dolce
legame che le vicende stanno per spezzare. Il particolare dello
scrivano e del galante dettatore è soffuso di una grazia
fantastica che non è solo quella di un episodio generico, mentre
il viso del giovinetto assorto sembra sfiorato dai sogni della
leggenda. Passano quei sogni nei cieli, ne sono irradiate le
città splendenti, le distese marine, e senza contrasti il popolo
eletto di Venezia assiste al congedo del principe biondo della
fiaba. E la linda cameretta della fanciulla che dorme non
esprime forse nelle sue stesse cose una serenità innocente che
la fa degna d'essere visitata dall'Angelo all'apparire del
giorno? Poiché il racconto, i personaggi, le scene esprimono
tutti, in quella miracolosa pittura, la unitaria vena fantastica
del Maestro.
...
Il Carpaccio se non è per noi un ispirato profeta, ne un curioso
naturalista, può apparirci con una interiore religiosità che non
ha tuttavia nulla di astratto e di trascendente ... Il tono
narrativo delle sue opere, più che ad una medioevale vita dei
santi ci accosta alla novellistica della Rinascenza, è presente
il calore sentimentale dominante in terra veneta e il descrivere
diviene un conoscere, ben più che per un toscano. V.
moschini,
Carpaccio. La leggenda di Sant’Orsola, 1948
...
Temperamento festevole quanto quello di Gentile era severo,
tenero quanto quegli era aspro, Vettor Carpaccio raccoglie dalla
realtà esterna, quasi scremandola dei suoi aspetti più
prelibati, un tesoro di sensazioni; s'innamora perdutamente
della vicenda perenne delle cose, fonte inesauribile di motivi;
s'inebria nella scoperta delle minuzie più particolari. Una
folla di immagini; fra le quali appaiono ad ora ad ora motivi
esotici di plaghe remote, specialmente di quelle di più
attraente mistero, il Settentrione e l'Oriente.
...
E su questo scenario portentoso i personaggi intrecciano le loro
storie in un dolce e quieto incantesimo: tardi, svagati,
trasognati, come eternamente cullati dal lentissimo dondolio di
un sensuoso assaporamento della realtà, quell'accarezzamento del
visibile, si trasfigura in un abbandono al gusto del novellare,
del raccontare, del favoleggiare. E la ricchezza infinita degli
aspetti tesoreggiati nella fantasia diventa "Stimmung", si
carica di "stato d'animo", vibra di tonalità sentimentale, si
scioglie in una melodia soavemente patetica. L.
coletti, Pittura
veneta del Quattrocento, 1953
...
lo stile del Carpaccio rimane dal principio alla fine coerente a
se stesso ... Il suo linguaggio figurativo si trova subito al di
fuori della tradizione veneta, basandosi su una accentuazione di
fatti prospettici quasi pierfrancescana, mediata piuttosto dai
lucidi ferraresi, che non dal nordico Antonello. Per quella via,
quasi indipendentemente da Giovanni Bellini (che punta subito
alla valorizzazione degli effetti sensuali del colore, con
tipico significato pre-cinquecentesco), il Carpaccio si
conquista una eccezionale libertà espressiva, inserendo i suoi
giochi coloristici nel telaio prospettico delle luci e delle
atmosfere. Così il suo occhio attentissimo tende a fermarsi su
una magica figurazione di simboli, entro la fascinosa
descrizione degli ambienti reali.
I risultati più maturi lo avvicinano al tonalismo
giorgionesco. Ma in fondo la caratteristica della sua pittura
rimane quella base lucidamente razionale, per cui la natura
appare sempre frenata e condotta- entro i limiti di un mondo più
da architetto che da lirico cantore delle cose. Di qui il suo in
canto : nell'equilibrio raggiunto, tra una fantasticità
calcolata e una realtà plausibile; sicché la natura prende nelle
sue tele lo struggente aspetto del sogno, mentre il volo della
fantasia ritorna, rinnovandole in una loro vita simbolica,
dentro le cose trasfigurate. T.
Pignatti, Carpaccio 1955
...
il Carpaccio fu uomo senza retorica, stupendamente empirico e
per questo poco adatto alla pittura di pale, che costrusse con
fatica, e limò sino all'incredibile; mancandogli ivi quell'abbandono
che letifica le sue narrazioni, le sue favole e le sue leggende,
non si vuoi dire sia da meno di Giambellino, che nelle pale si
esprime tanto felicemente.
Ciò deriva dalla diffidenza per ogni
intellettualismo, che lo toglieva da schemi i quali non fossero
suggeriti da eccitamenti visivi. Per questo la sua musa
pittorica realizza più di ogni altra i suggerimenti di
Antonello, sviluppatesi nel clima fiammingo e non in quello
toscano. Nelle sue famose sequenze non c'è residuo formale, che
viva in sé e per sé; quello che troviamo invece dietro ad ogni
composizione di Giambellino, per altro verso tanto sensitivo, ed
anche per i sotterranei suggerimenti mantegneschi tanto
vibrante. Ecco quindi che ... tutta la felicissima opera grafica
del Carpaccio è un susseguirsi di capolavori conseguenti alle
opere d'arte; trepidi, luminosi, aerei. G. Fiocco,
Carpaccio, 1958
II soggetto favolosamente esotico, il ritmo lento e sognante,
hanno donato al Carpaccio degli Schiavoni fama di narratore
magico, di evocatore di miti, ma il carattere di quelle pitture
sta invece nella straordinaria evidenza cromatica della
rappresentazione. La dorata atmosfera dello Studio, o il
rosso lacca d'un sigillo che pende dall'aria, la fuga di
turchini vividi delle tonache dei frati contro il verde-oro del
cortile del convento, una veste viola d'un vecchio frate, sono
tutti episodi figurativi, immagini d'una poetica ormai affatto
indipendente dal "soggetto". Dalle luci "reali", dalle
indimenticabili aperture di cieli e di acque degli
Ambasciatori di Sant'Orsola, si giunge qui al supremo limite
di forme che vivono per sé sole, nella loro integrità
coloristica. T. Pignatti, Vittore Carpaccio, in
'Enciclopedia universale dell'arte", 1958