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Sull'opera: "Affreschi di Palazzo
Magnani a Bologna" è una serie
di dipinti autografi di
Annibale, Ludovico ed Agostino Carracci, realizzati con tecnica ad affresco
tra il 1589 ed il 1590.
L'edificazione del famoso palazzo fu voluta da Lorenzo Magnani ed
affidata all'architetto Domenico Tibaldi. Il famoso ciclo di
affreschi di Annibale, Ludovico ed Agostino Carracci, che raffigura
gli episodi della fondazione di Roma (1590 - 1592), si trova al
piano nobile nel salone d'onore (oggi Salem). Gli affreschi,
eseguiti sotto il soffitto ligneo del salone, rappresentano un ciclo
di quattordici storie contenute in altrettanti riquadri, tre per
lato sulle pareti corte e quattro su quelle più lunghe (4 + 4 + 3 +
3 = 14). La tematica è tratta dal "Libro delle Storie" di Tito Livio
e dalla "Vita di Romolo" di Plutarco. Ogni episodio è inframmezzato
da "termini" costituiti, per tutta la lunghezza delle pareti, da
otto raggruppamenti di figure realizzate tutte in policromia (putti
rosati e cerei telamoni che reggono le mensole), mentre agli angoli
sono ubicati quattro gruppi di putti dal morbido color carne e
giovanetti bronzei. Sotto, sui piedistalli, stanno otto "termini"
con telamoni in affresco monocromatico simulante un bassorilievo. La
lunghezza totale del fregio di circa 25 metri.
Circa l'attribuzione delle varie
storie ci fu, e c'é ancora tanta confusione, tanto che gli stessi
Carracci, quando la gente gli domandava di chi avesse realizzato
tale riquadro, essi rispondevano: "ella è de' Carracci: l'abbiamo
fatta tutti noi" (fonte: Malvasia, che puntualizzava
anche che i Carracci "affettassero anch'essi questa confusione").
L'opera a sinistra
"Remo
mette in fuga e uccide i ladri degli armenti" viene
concordemente attribuita ad Annibale.
L'opera a destra
"Romolo
traccia con l'aratro il confine della città di Roma
" viene assegnata per intero ad Annibale da Bodmer (1933), da
Cavalli (1960, da Posner (1971), da Volpe (1972) e da Boschloo
(1974). Secondo Mahon (1963) il dipinto è interamente realizzato da
Ludovico, eccetto la figura a sinistra, certamente attribuibile ad
Annibale perché riferita ad un disegno di questi custodito agli
Uffizi di Firenze.
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