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Cimabue: Madonna con il Bambino, in trono
L'espressione è soave ed armoniosa, ed i suoi occhi, sempre rivolti verso i fedeli, hanno uno sguardo tenero ed affettuoso. Sia la Madonna che il Bambino, in atto di benedire, esprimono grande forza e vitalità. Il trono è spazioso e maestoso e gli angeli che l'attorniano conferiscono all'insieme un'atmosfera solenne, ma alcuni di essi – soprattutto quelli al lato sinistro della Vergine – lasciano trasparire dal volto segnali di angoscia e di asprezza, come pure due dei profeti in basso (quelli centrali). Lo stato di conservazione del dipinto non è buono ed il cromatismo è alquanto spento, mentre l'ultimo profeta a destra risulta molto danneggiato. L'oro è in più parti visibilmente ritoccato. In un antico restauro al supporto ligneo fu dato la forma quadrangolare anche nella parte superiore, a cui corrispondeva l'aggiunta di due angeli. La pregiata tavola fu riportata all'originaria forma intorno alla fine del XIX secolo e sottoposta a un severo restauro nell'ultimo dopoguerra. Dalle Vite del Vasari (1568) si ricava che committenti furono i monaci di Vallombrosa che la chiesero per l'altare maggiore della Chiesa di Santa Trinità. Nel XV secolo (intorno al 1469-70, o forse poco dopo), per essere sostituita dalla Trinità di Alessio Baldovinetti (Firenze, 1425 – Firenze, 1499), venne spostata su un altare laterale, e quindi trasferita nell'infermeria del monastero di Santa Trinità. Ad inizio Ottocento l'opera si trovava presso l'Accademia, ove vi rimase fino al 1919, anno in cui pervenne alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Per quanto riguarda l'autografia di Cimabue, generalmente gli studiosi sono concordi nell'assegnarla all'artista, a partire dal Billi e dal Vasari.
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