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Dipinto di altissimo pregio qualitativo, ricco
d'espressività e carico di una profonda umanità; in apparenza
antecedente alla data sopra riportata, se non fosse per alcuni
accenni manieristici come le dita esageratamente allungate. Nel
fondo boscoso, collocato sulla destra, nella zona chiara, si
intravede un daino che corre. Il piccolo volume che l'uomo tiene
nella mano non è identificabile, ma, a proposito di questo, il
Longhi ipotizza un "libro d'ore", recato addirittura da Francesco I
di Francia, nel 1525 (cronologia che il Longhi stesso assegna
all'opera) durante la sua prigionia a Pizzighettone, dopo aver
subito la dura sconfitta di Pavia. Lo stesso Longhi ipotizzò (in
Baroni, "BM" 1949), e quindi confermò nel 1958, il nesso con la
giovinezza dell'Allegri. Queste proposte non trovarono consensi nel
Bianconi e nel Bottari e, in fondo, neanche nello stesso Baroni. |