I santi rappresentati nell'opera in esame sono
(da sinistra): Pietro, Marta, Maddalena e Leonardo. In un testamento
del 15 dicembre 1517 di un certo M. Fassi si parla di un dipinto da
lasciare alla chiesa di San Quirino a Correggio (poi corretto e
destinato alla chiesa San Domenico, sempre in Correggio); la maggior
parte degli studiosi concordava si trattasse dei "Quattro
santi", ma per contro subentrò il fatto che questo M. Fassi
possedesse un altare nella chiesa della Misericordia (sempre a
Correggio, citato dallo Zuccardi e da altri) alla quale lasciò ogni
suo bene, e, molto probabilmente, anche l'opera in esame del
Correggio.
Per quanto riguarda la cronologia, le
attribuzioni sono alquanto discordanti; Gronau nel 1909
attribuisce al dipinto gli anni 1514-1515; il Ricci (1930) gli
assegna il 1515; il Longhi (1958) il 1515-1518; il Bottari il
1515.
A. Venturi nel 1915 e nel 1926 scriveva:
"soprattutto, personaggi eretti, sul terreno, e una particolare
articolazione delle figure, sì che quelle più prossime al primo
piano facciano da proscenio; ma credo che le affinità non vadano
oltre: Raffaello inventa un cosmo platonico; il Correggio parte
invece da un concetto opposto: le sue figure sono immerse nel
naturale, vivono nella dialettica col naturale; al limitare di un
bosco fittissimo, su un terreno sgranato di incisi sassi, esse sono
ferme come a conversare, ciascuna con sé medesima, reggendo un
oggetto, il proprio simbolo del martirio. Una tale continuità col
naturale e del naturale, soprattutto un rifiuto cosi palese della
forma proporzionata, statuaria, della piega ritmica, vogliono dire
che il Correggio è convertito a una differente filosofia, quella
plotinica che nel Settentrione aveva avuto Leonardo forse come
maggiore esponente. La tessitura plastica dell'immagine, tenue,
dolcissima, mostra una ricchezza e una maturità che non si adattano
certamente agli anni di incertezze verso il 1514 circa; ma che,
semmai, conducono intorno al 1517".