Opere raffiguranti gli "Amori di Zeus"', oltre quella del
Correggio, non ne risultano negli inventari di Filippo II. Nel 1603 l'opera in
esame fu acquistata Madrid, insieme alla Ganimede,
da Rodolfo II d'Asburgo e portata a Praga, dove venne a far parte, nel 1648, del
bottino svedese e quindi trasferita a Stoccolma, insieme alla
Danae. Le due opere diventarono proprietà della
famiglia Orléans. Quest'ultima viveva a Parigi dove il figlio del duca
acquirente, colto da vera pazzia, danneggiò irrimediabilmente la tela
all'altezza della testa di Leda; l'opera fu acquistata a basso costo dal pittore
Coypel che provvide a rifare completamente la parte distrutta dando il difficile
incarico del ripristino a Boucher, Vanloo oppure Deslyens; in ogni caso, si sa
con certezza che l'attuale testa di Leda è dello Schlesinger.
Da Coypel il dipinto passò al collezionista Pasquier; e, alla morte di questi, a
Federico II di Hohenzollern (Federico il Grande di Prussia). Nel 1806, insieme a
moltissime altre opere di grandi pittori, ritornava a Parigi come bottino
napoleonico; nel 1812 fu restituita.
Le ipotesi cronologiche variano ma si mantengono nel tardo
periodo dell'artista: il 1530-32 per Gronau; il 1531-32 Bottari; 1533 circa
Bianconi, Venturi e Ricci. La contemporaneità nella realizzazione rispetto alla
Danae appare plausibile per alcuni particolari comuni ai lavori portati a
termine nel Duomo parmense.
Di significativa importanza sono le copie esistenti della
Leda; se ne menzionano alcune antiche, ma particolarmente interessante rimane
quella custodita nel Museo del Prado (Madrid) perché riprodotta prima della
decapitazione della figura originale.