Il Vasari fu il primo ad indicarla nei suoi scritti ma non ne
citò il luogo; il Lomazzo, nel 1584 la indicava (assieme all'Io e Zeus)
come proprietà dello scultore Leone Leoni nella città di Milano; lo stesso
critico celebrò le due opere in un sonetto (nelle Rime, 1587). Gli
studiosi appartenenti allo stesso periodo, di fronte a tale citazione, non
furono tutti d'accordo ad accettare che lo scultore avesse ricevuto la Danae
e l'Io e Zeus da Filippo II, o se le avesse ottenute da A. Pérez che
avrebbe potuto riceverle dallo stesso sovrano, del quale fu il favorito, ma solo
sino al 1579 perché divenne povero e dovette vendere la propria collezione
d'arte. A proposito di questo, la vendita ebbe luogo solo più tardi (1585), ed
il Ricci rifiuta la seconda ipotesi; però si potrebbe pensare che il Pérez abbia
venduto le opere entro il 1584, allorché già dal 1579 presagiva di doversene
distaccare (ipotesi da non sottovalutare); d'altro canto, all'ipotesi di una
donazione di Filippo II allo scultore non andava d'accordo col fatto che proprio
quest'ultimo acquistasse dipinti per il presunto donatore; anche perché ci sono
testimonianze che lo scultore voleva acquistare nel 1584 l'Orazione nell'orto
dello stesso Correggio per il sovrano. Il Meyer riteneva probabile che il Leoni
avesse acquistato i due dipinti direttamente dall'artista
Nel 1601 H. Khevenhiller, ambasciatore di Rodolfo II in
Spagna trattava con Pompeo Leoni, figlio di Leone, l'acquisto dei dipinti
Danae ed IO e Zeus; Il contratto di vendita delle due tele fu firmato
nel 1603, e queste, subito furono trasferite a Praga. Da questo periodo le
vicende delle due opere si scombinarono. Nel 1648 la Danae, come facente
parte del bottino svedese, fu trasferita a Stoccolma; più tardi, Cristina di
Svezia la portò a Roma dove la offrì in dono al cardinale Azzolini. Il nipote di
quest'ultimo, nel 1728, la cedette al duca di Bracciano don Livio Odescalchi.
Nel 1780 la Danae si trovava presso la famiglia degli Orléans di Parigi,
dopodiché fu trasferita – nel 1816 – a Londra dal duca Bridgewater; infine fu
riportata a Parigi dal nuovo possessore H. Hope. Qui l'acquistò Camillo
Borghese, e l'opera si trova nell'omonima Galleria dal 1953.
Per la cronologia c'è comune accordo fra i critici di tutti i
tempi con l'eccezione del Gronau che gli assegna la data intorno al 1526.