|
|
|||||||||||||||
Il CORREGGIO (Antonio Allegri) ed i pittori romagnoli del medio Rinascimento
Più tardi trae ispirazione dalla tecnica e dalla maniera di Leonardo da Vinci, che riesce perfettamente ad emulare sia negli accostamenti dei colori che nei chiaroscuri e negli sfumati. Il Correggio tocca la vetta più alta della sua creatività pittorica nel periodo della sua permanenza a Parma, città che attualmente ha il vanto di custodire le sue opere più significative. Tra i suoi grandi capolavori si ricordano i famosi affreschi realizzati nella cupola di S. Giovanni Evangelista e nella cupola del Duomo parmense. In entrambe le cupole egli è il primo a rappresentare, nelle difficoltà di azione delle volte, il fascino degli sfondi e l'arte degli scorci, con l'animazione di figure sospese nel vuoto nei più svariati atteggiamenti e posizioni.
Nelle numerosissime opere di questo insigne artista, si rileva il suo caratteristico gusto nel tratto, un eccellente modo di comporre, e un'eleganza ineffabile in alcune sue figure di rilievo. Inoltre, nei suoi dipinti regna il vigore di un cromatismo che ha la forza di produrre un'intensa armonia. I lavori dai quali si evidenziano di più queste pregiate peculiarità, oltre la Danae della Galleria Borghese, sono: lo Sposalizio di S. Caterina al Louvre, la Leda del Museo di Berlino, la Madonna di S. Girolamo e la Madonna della Scodella nella Galleria di Parma. Un suo importante capolavoro è la Natività di G. C. custodito nella Galleria di Dresda. Il Correggio, in un certo periodo della sua attività artistica, arriva ad abolire i limiti spaziali, ad abbattere il convenzionalismo formale con antitesi cromatiche di complesse armonie a svariati profili con un disinvolto slancio di ardore. Riesce in questa impresa arrivando ad un'inedita visione dell'empireo, a differenza dei pittori stilizzati operanti nel Medioevo: la sua pittura anticipa lo spettacolare stile barocco. Pur tuttavia, il Correggio rimane un uomo appartenente al proprio periodo, anche se, in seguito, si stacca dalla pittura che lo ha ispirato, quella cioè del Mantegna, Raffaello, Michelangelo e Leonardo.
Frammenti d'arte: Pittori romagnoli
del medio Rinascimento Intorno
al Correggio troviamo artisti come Pomponio Allegri (suo
figlio), Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani e
Girolamo Bedoni-Mazzola detto il Parmigianino (quest'ultimo
appartiene però al tardo Rinascimento di cui si parlerà più
avanti). Francesco e Bernardo Zaganelli
da Cotignola sono artisti che operano nella Romagna in questo
periodo, ma la loro pittura, pur avendo talvolta qualche accento
medio-rinascimentale, appartiene di fatto a quella del
Quattrocento. Anche alcune caduche forme di pittura franciana o
raffaellesca di artisti come Girolamo Marchesi (anch'esso di
Cotignola), Innocenzo da Imola, Bartolomeo Ramenghi detto il
Bagnacavallo, non può essere avvicinata a quella del loro
periodo. Ferrara, che si è distinta da
molti altri centri nel periodo quattrocentesco, continua la sua
gloria, e la sua scuola, seppur affievolita rispetto al periodo
della grande triade, continua a creare grandi personalità tra le
quali spicca quella di Giovanni Luteri (1479-1542), meglio
conosciuto come Dosso Dossi. La sua formazione è di stampo
tizianesco e giorgionesco ed è ricca di fantastica creatività
che gli dà modo di realizzare paesaggi fiabeschi ed evocazioni
da incanto, riprendendo le fortunate tematiche di certi grandi
ferraresi del Quattrocento, i quali a loro volta si ispirarono
alle tradizioni gotiche. Egli conosce l'Ariosto e, in un certo
periodo, opera con esso presso la corte del duca Alfonso I D'Este.
Non a caso il meraviglioso "Idillio campestre" (New York, Museo
Metropolitano) allude alle sonanti scene cavalleresche del
grande poeta-scrittore-drammaturgo. In età matura le tendenze
verso i due grandi maestri vengono arricchite con un cromatismo
più acceso e fastoso, integrate da accenti luministici. Il Dossi
è anche un abile frescante (affreschi nel Castello di Trento).
Le sue opere più significative, cioè la "Circe" (Galleria
Borghese, Roma) e il "Battista" (Pitti, Firenze), ricche di
luminosità, scintillii e grandi effetti di chiaroscuro,
appartengono però alla pittura cosiddetta "da cavalletto". Dalle
sue ultime opere emerge un forte sentimento per il grande
Raffaello (che ebbe modo di conoscere tempo prima), visibile
nelle pale d'altare dove prevale una nuova costruttiva e
talvolta artificiosa
monumentalità, alla quale si aggiungono mirabili effetti
plastici (Pala della Galleria di Ferrara e il "San Michele a
Dresda). Battista Luteri
(morto nel 1548)
porta avanti, in un certo senso, la tradizione di suo fratello
(Dosso Dossi) ma con toni assai minori ed avvicinandosi di più a
Raffaello. I suoi paesaggi risentono molto gli influssi della
pittura fiamminga. Sempre a Ferrara è attivo
Giovan Battista Benvenuti detto l'Ortolano, che subisce gli
influssi degli accesi cromatismi dossiani, ma sopra un disegno
carico di formalismo che si presenta arcaizzante ("Deposizione",
nella Galleria Borghese a Roma). Ludovico Mazzolino, integra la
sua formazione derivata dal Costa e dal De Roberti, con l'accesa
coloristica del Dosso e con un aspro formalismo che si richiama
ai tedeschi ed ai fiamminghi del suo periodo. Di questo pittore
spicca la "Madonna col Bambino" (Galleria Sabauda di Torino). Benvenuto Tisi (1481-1559)
detto il Garofalo, benché appartenente a quella schiera di
pittori carichi di echi quattrocenteschi, è considerato ma non
universalmente, il pittore più famoso dell'ambiente ferrarese di
questo periodo. Il Tisi è influenzato, appunto, dai pittori
quattrocenteschi attraverso il Panetti ed il Boccaccino. La sua
celebrità si consolida quando passa alla pittura di stampo
cinquecentesco (decorazione delle volte a Palazzo di Ludovico il
Moro - Palazzo Costabili - a Ferrara). Si intravedono nella
pittura del Garofalo alcuni accenti coloristici del Dosso che
vengono spesso superati per il prevalere dell'amore verso la
maniera raffaellesca. La struttura cromatica delle sue opere
risulta essere alquanto varia toccando talvolta la monotonia ed
altre volte la ricchezza di gradevoli effetti luministici.
Piacevoli sono i piccoli dipinti sparsi nelle varie Gallerie del
mondo. Oltre alle opere di piccola dimensione, il Garofalo
realizza grandi pale d'altare ma di modico valore artistico
rispetto a quelle che ornano le varie chiese ferraresi. Girolamo Carpi (1501-1556),
allievo del Garofalo, è un pittore ferrarese ed appartiene
all'omonimo gruppo. La sua pittura è carica di accenti dossiani
e quindi di accesi cromatismi ed effetti luministici, ai quali
si aggiunge un marcato eclettismo. Venendo alla conclusione,
risulta abbastanza evidente che l'arte dell'Italia
settentrionale viene pienamente influenzata da quella delle
regioni centrali attraverso i grandi artisti come Raffaello,
Giulio Romano ed altri.
![]() : Correggio: Io e Zeus |
|
||||||||||||||