...
Uomini come Daumier dobbiamo venerarli, perché sono i
veri pionieri, V.
Van Gogh,
lettera al fratello Theo, luglio 188...
... ma più
spesso Daumier ... non perfeziona, lascia alla propria opera
qualcosa di indeterminato, che dilata le forme e libera i
movimenti. Per creare la luce, rileva le ombre, uniforma o
contrasta i valori, come gli olandesi o Decamps. Preferisce i
toni caldi e attutiti, i rossi, i bruni, i verdi di smalto, sui
quali spesso spicca un giallo o un azzurro vivo. Sovente li
modella con il manico del pennello, traccia solchi, lascia uno
spessore su cui si posa la luce; ricorre poco alla vernice, che
spegne gli accenti della forma. I suoi neri hanno una qualità
ammirevole: mai esili o piatti, non creano vuoti, hanno un
indefinibile ardore segreto, come se sotto vi fossero rossi od
ori. La tecnica, la tavolozza sono in perfetta armonia con i
temi: gli esseri che dipinge hanno i muscoli fermi, il corpo
tornito, le articolazioni segnate; siano i potenti pettorali di
un lottatore, o le spalle larghe e pesanti di una lavandaia, o
le braccia villose e muscolose dei 'forti', la decisione e
l'ampiezza del suo tratto creano la massa e il rilievo voluti.
H. Marcel, Honoré Daumier, 1906
Non è facile
rendere conto dell'influenza di Daumier, poiché è impossibile
seguirne la penetrazione, nell'arte di ieri e di oggi. Ma
occorre dire che questa influenza, evidente, tangibile, in certo
modo scatenata, è immensa: la generazione attuale, lo voglia o
no, la subisce, ne è sommersa. Delacroix cercò di imitare le sue
Bagnanti : da allora, quanti giovani artisti hanno
domandato al grande Daumier un consiglio chiaro e vitale! La sua
è un'arte sana, franca e libera; il suo esempio è di una virtù
senza eguali; insegna, come insegna un albero carico di frutti,
una donna gravida, un operaio che riposa. Come la vita e la
natura, l'opera di Daumier ignora il linguaggio della critica
d'arte; è emozione pura che parla, attraverso gli occhi,
soltanto al nostro cuore. Sarebbe vano citare chi, dopo averlo
avvicinato, capito e amato, si è svelato a se stesso, si è
trovato più forte, più maturo, più ricco di certezze ed energie.
Toulouse-Lautrec, Degas, Forain, Steinlein Bernard-Naudin, per
citare a caso qualcuno dei grandi, si sono abbeverati alla fonte
della sua parola. Cézanne, per esempio, ha preso coscienza della
propria missione di fronte ai Delacroix del Louvre e a qualche
Daumier visto per caso. Insomma, tutto ciò che è stato fatto di
nuovo, di giusto, di vitale e di buono in arte negli ultimi
cinquant'anni, è saito osato e risolto con la sua complicità,
più o meno confessala- riconosciuta o no. Secondo l'immagine di
Baudelaire, Daumier è un faro, fra i più alti e abbaglianti,
eretto sugli scogli e :;3Ee questi incrollabile, che volge i
suoi raggi all'infinito, sul "issato e sul futuro ...
L. nazzi,
Honore Daumier, 1911
IH vino è
stato un male comune a molti di noi. Il mio com•^siEìa Daumier
beveva troppo. Che pittore sarebbe stato senza vino.
P. Cezanne in E. bernard,
Cézanne, 1912
...
la tecnica pittorica di Daumier non è poi così unica come
si è voluto sostenere. Nel suo desiderio di perfezione, nella
sua inquietudine di artista giunto tardi alla pittura, Honoré
Daumier varia continuamente il procedimento : qui copre appena
la tela e si contenta di una leggera velatura diluita; qui
ancora lavora di spatola nella pasta densa; là infine si
destreggia con la vernice senza dar tregua alle diverse
tonalità. È evidente che un tale eclettismo tecnico sembra fatto
apposta per incoraggiare i falsari. Per questo Daumier pittore è
relativamente facile da imitare, mentre Daumier disegnatore
sfugge totalmente agli imitatori. G.
eschoueh, Daumier:
Peintre et Lithographe, 1923
La sua
'maniera' può essere paragonata a quella di Balzac, che in
letteratura è considerato il creatore del realismo. Si attiene
al vero, ma con gli arricchimenti e i sacrifici dell'arte, dice
Gautier del poeta ... Come Balzac, Daumier è il grande romantico
tra i realisti; tra i pittori è, come Delacroix, uno degli
ultimi poeti ... Di questo egli condivide non solo la passione
drammatica, la visione poetica, ma anche l'arte della
composizione, che compendia ogni pienezza dell'espressione in un
gesto possente. Come i quadri di Delacroix, anche i suoi nascono
da masse che confluiscono da ogni parte e si uniscono con un
ritmo spumeggiante. Ma dove Delacroix si serve di colori,
Daumier muove onde di toni, masse di chiari e di scuri. La sua
composizione si basa su una geniale distribuzione diagonale di
superfici, determinata dal gesto, dagli accenti assommati
plasticamente, dall'apporto della luce. Sempre passa nello
spazio come un lampo, che rapisce lo sguardo in un movimento
repentino, come un colpo di vento che sferzi le acque sollevando
possenti spruzzi. In Delacroix la tempesta solleva un intero
mare e turba il ciclo di sopra. La sua superficie è solcata da
fulmini guizzanti, da fiamme palpitanti. La sua linea è simile a
una serpentina che si innalza e si abbassa : crea ruscelli e
rigagnoli per farvi scorrere il colore. A Daumier non era negata
la bellezza armonica del colore, ma essa non è lo strumento
essenziale del suo linguaggio: si presenta come un ornamento,
come un'attrattiva, non come un irrinunciabile mezzo di
espressione; i suoi colori sono il nero e il bianco; usa il
pennello solo perché decuplica le possibilità d'effetto della
natura. Abbiamo visto che in lui è anche lo scultore: la sua
pittura tende sempre al tridimensionale. Rispetto alla linea
evolutiva che da Delacroix, passando per Manet, conduce alla
pittura per zone cromatiche, Daumier appare un reazionario.
Arrivò a conoscere ormai in età avanzata l'impressionismo di
Renoir e Monet, e lo respinse, come racconta Monet, senza
comprenderlo. Il suo ascendente, come uomo e artista, si è
esercitato più che altro sul piano morale. Tuttavia era così
completa la sua personalità, che sapeva dare sempre qualcosa a
chiunque si rivolgesse a lui. Parti di lui hanno continuato a
vivere, la generazione successiva ha trovato nelle sue immagini
di vita quotidiana una formula che apriva all'artista nuove
strade. Adottava, nella resa dei particolari, audaci soluzioni
compositive che Degas seppe mettere a frutto. Attraverso la
mediazione di Millet, il suo appassionato contorno venne
trasmesso a Van Gogh. Il suo effetto più profondo è forse
riservato al futuro. Quest'arte, non retta da alcuno scopo, non
stimolata da alcuna necessità, realizzatasi nell'isolamento,
rassomiglia a una sorgènte che scaturisce in luogo nascosto, e
le cui acque conservano ringiovanenti forze di vita.
E. klossowski,
Honoré Daumier, 1923
In lui, lo
spirito e l'arte possiedono due virtù di cui noi siamo
totalmente sprovvisti: il senso del mistero e quell'istinto
eroico che non esclude la tenerezza umana. Per questo ancora a
lungo rimarrà impenetrabile chi riassunse in sé il senso della
strada, spuma leggera che brilla e muore nel mare di Parigi.
Così la sua arte, senza dubbio unica nella nostra storia,
continua Rabelais attraverso Balzac e si collega alla dinastia
dei maestri del nostro spirito.
H. focillon,
Honoré Daumier, in "Gazette des Beaux-Arts", 1929
È senza
dubbio un pittore degno di ammirazione, che spesso si innalza al
livello dei geni fiamminghi e italiani. Ma è un grande pittore a
cui — e lo diceva lui stesso — mancò il tempo. Spesso parte da
un ricalco, da una preparazione a quadrettatura, e congela il
tratto magistrale del disegno. Inizia allora, contro la densa
materia, una battaglia forse un po' lenta, se paragonata a un
temperamento così violento. Non si perde la splendida
orchestrazione dei valori: la governa con la sublimità
dell'arbitrario, con quelle grandi semplificazioni in cui i toni
particolari sono astratti, mentre vengono esaltate la densità
generale dell'atmosfera e le masse essenziali sempre in
movimento (anche se si tratta di oggetti immobili).
Ma spesso è
il colore a metterlo in difficoltà. Gli oppone resistenza, come
resisterebbe a un intruso che voglia portare scompiglio in un
sistema ordinato. Si vede la sua mano maschia usare il pennello
come una penna, o come userebbe il carboncino, intervenire con
rabbia contro la seduzione del colore, rilevare i contorni, la
vita di ogni piano prospettico, di ogni piega: piega di stoffa,
di carne, piega di sole. Al tragico, consueto nel disegnatore,
così libero sulla pietra o sul foglio bianco, alle smorfie dei
personaggi, talora si mischiano sussulti più angoscianti: quelli
di un dio che soffre quando si avventura in un mondo dove i suoi
ordini non sono eseguiti senza esitazioni. C.
roger-marx,
prefazione al catalogo della mostra all'Orangerie, 1934
Nella vasta
produzione pittorica, sulla quale si sofferma saltuariamente la
nostra insaziabile curiosità, appaiono quadri che guardandoli
invitano a colloquio, altri invece che allontanano oppure
lasciano indifferenti : dipinti che stupiscono (Michelangelo),
dipinti che canzonano (Hogarth), dipinti che irritano (Soutine),
opere insomma che si rivolgono specialmente all'intelletto.
Ma
sussistono anche tele che parlano direttamente al cuore, che
commuovono; fra tali 'colorazioni' che non necessitano preamboli
intellettualistici vanno annoverate quelle di Daumier.
La sua
pittura è espressiva in sommo grado, non concepita per dilettare
o cullare nella dolce illusione del quieto vivere, ma creazione
plastica atta a turbare chi ha comprensione per la tragicità
della vita quotidiana.
Ricordando
le sue mirabili doti di disegnatore e illustratore, si è
facilmente indotti a dimenticare o per lo meno a sottovalutare
le sue qualità intrinseche di pittore.
Che queste
non fossero trascurabili, lo dimostra il fatto che non pochi
artisti di valore vissuti nella sua epoca e di poi, ne subirono
l'influsso. Cézanne stesso a varie riprèse conferma questa
asserzione. Ed ancor oggi artisti come Rouault, Kokoschka,
Sironi, per citare solo alcuni fra i migliori, palesano
nell'opera quanto la forte personalità pittorica di Daumier
abbia potuto sul loro animo sensibile d'artisti.
Nei dipinti
egli da a occhi chiusi libero sfogo a se stesso, mettendo
completamente a nudo il suo animo; nessuna preoccupazione
formale riesce a domare il suo spirito ribelle.
In contrasto
con chi ama il 'finito', con chi quasi esclusivamente esalta
l'abilità tecnica, egli gioca arditamente col chiaro e scuro,
eleggendosi a guida Rembrandt, usando però, nel decantare col
colore, coi 'beaux noirs' e grigi preziosi e lillà vellutati
quanto egli sente erompere dal suo animo esuberante e ricco di
linfe naturali, una fattura ancor più libera. Per Daumier la
luce è colore divino. C
schweiwiller,
Daumier, 1936
Qualunque
asservimento imponesse a Daumier l'obbligo di divertire i
contemporanei rimanendo a contatto con l'attualità politica e
sociale, lo faceva da gran signore, da uomo libero che accetta
il suo ruolo e fa rientrare nel mestiere di giornalista tutto il
sublime che sperava di esprimere altrimenti. Se Daumier, come
Molière — cui tanto spesso è stato avvicinato —, per necessità,
per concessione alle esigenze del tempo, dovette trasformarsi in
buffone, dietro le sue deformazioni volontarie sappiamo tuttavia
scoprire una dimensione diversa e più ampia, che non tende al
sorriso : una dimensione connaturata ai grandi geni
dell'immaginazione innamorati del movimento : ai grandi
barocchi, se vogliamo, a Rubens, a Tintoretto, a Goya, a Rodin.
È importante mostrare che cosa diventa Daumier quando abbandona
il ruolo di buffone. Scopriremo allora la sua natura più
segreta, il vero tono del suo spirito, tutto ciò che possiamo
indovinare solo imperfettamente attraverso gli 'albums
comi-ques' e gli acquerelli su commissione; in questi è
costretto a ritrarre gli artigli, e a preoccuparsi che l'opera
sia corretta, pulita, compiuta : cure estranee al suo
temperamento; deve sforzarsi di riuscire meno sgradevole, di
moderare il gesto e la voce, o piuttosto dissimulare, senza
riuscirci, quella febbre che gli brucia dentro fin
dall'infanzia.
roger-marx,
Daumier, 1938
È stato
detto tutto su Daumier, tutto ciò che si può dire ... Poi
sopraggiunge la sensazione di non avere detto niente, o che
forse non ci fosse niente da dire. Un'opera d'arte che non ci
lasci ammutoliti vale poco: si può tradurla e ridurla a
linguaggio verbale. Ne consegue che chi scrive d'arte può solo
sperare di restituire o di preparare questo silenzio stupito e
affascinato, l'amore senza parole ...
È stato
detto di quest'opera che ricorda Michelangelo e Rembrandt: ed è
giustissimo. Non è forse sublime costringere lo spirito a
richiamare maestri così nobili (e insieme così diversi) di
fronte a caricature, litografie di giornali, o piccole tele,
spesso appena abbozzate? E non è tutto. Scrittori potenti,
inventori di tipi sono evocati dal disegnatore rapido ed
esuberante, che riesce a scovare spettri, dèmoni, dannati,
mostri di cupidigia e d'orgoglio, di eroismo o furberia nel
fango e sui marciapiedi della sua Parigi, al palazzo di
giustizia, nei treni o nelle alcove, dai portinai e
fruttivendoli, sul trono o alla barra; e ai peccati capitali, ai
vizi, alle manie attribuisce la struttura anatomica adatta,
atteggiamenti e aspetti caratteristici. Per questo il nome di
Dante, quelli di Cervantes e di Balzac, a loro volta menati in
causa, si propongono e si impongono allo spirito affascinato da
Daumier.
L'accostamento della sua arte a quella di Michelangelo e di
Rembrandt, generalmente riconosciuto, ci si offre, per il
consenso quasi universale, con la forza di una verità
incontrovertibile, scaturita da un incontro violento con la
realtà: poi rinforzata dalla riflessione che vi si applica.
Allora si sviluppa e dimostra non solo la correttezza del suo
fondamento, ma anche una propria fecondità: non tutte le verità
hanno quest'ultima caratteristica. Vediamo sorgere nell'arte dei
tre maestri diversità fruttuose, mentre continua a permanere
nella sua essenza l'associazione di questi tre grandi attraverso
il pensiero. Si è allora portati a ricercare con maggiore
precisione i loro punti di somiglianza e di discordanza. Tre 'maniere',
entro cui dapprima esisteva un'analogia innegabile, si oppongono
in seconda istanza, e si vanno delineando tre nature molto
diverse, tre differenti sguardi sull'Uomo, tre modi irriducibili
di interpretare l'Uomo e di servirsene.
Chiaro che,
in causa, non è il 'mestiere' di ognuno : i loro strumenti
materiali non hanno quasi nulla in comune.
Sostengo che
ciò che ci obbliga a riunire questi tre veri 'creatori' sono
l'esigenza, l'istinto, la passione che li induce a impiegare
l'immagine dell'Uomo per qualche fine profondo, attribuendole un
significato, un valore, una sorta di missione, conferendole una
carica vitale tutta diversa da quella che ogni essere reale
possiede. Li sentiamo ugualmente tesi verso questa
realizzazione, quasi votati a essa. Forse, a un certo momento,
ognuno di loro ha scoperto che occorreva confrontarsi con la
effettiva somiglianzà dell'Uomo e la diversità dei tipi e degli
atteggiamenti, assunte come mezzi non di espressione, ma di
azione sugli animi. Per ognuno di loro, questo concetto fu forse
la grande scoperta della vita. P.
valéry, Daumier,
1938
II suo è un
realismo da visionario. In lui, la pittura, che lo situa non
lungi da Rembrandt e che in realtà occupa una posizione primaria
all'interno della sua produzione artistica, a lungo sembrò
soltanto attività di riposo del cronachista superficiale.
Vivifica e nutre invece il suo disegno, che già di per sé è dei
più originali e personali di ogni tempo. Da ogni quadro di
Daumier sprizza il colore di una lirica; ogni figura diventa un
tipo, e ogni cosa è un pretesto perché fauni, fatti epici...
figure umane si trasfigurino in armonie. G. Besson,
1945