7835.
Museo di Nantes
II
catalogo attribuisce a Murillo un Cieco che canta e suona
la ghironda d'una verità plebea e spaventosa. Senza
dubbio questa figura appartiene a un artista spagnolo della
scuola di Siviglia; ma il Murillo della prima maniera usa
una tavolozza più scura, mentre le sue ultime opere sono
prive dell'aridità che si nota in questo dipinto. Lo
attribuirei piuttosto a Velàzquez, che agli inizi si
esercitò in temi triviali, e che nelle prime opere non
lasciava per nulla presagire il fare aggraziato e soave che
rivela alla fine della carriera. P.
mérimée, Notes
d'un voyage ..... France..., 1836
[...]
N. 17 [del Museo di Nantes] - Vecchio che suona la
ghironda. D'una verità plebea e spaventosa; dipinto
spagnolo attribuito a Murillo. Non privo di qualità. Colore
quieto, espressione vera. Proviene dal Musée Napoléon. Forse
è di Velàzquez, che, agli inizi, si esercitò in temi
triviali.
stendhal, Memories d'un touriste, 1838
7863.
Museo di Rennes
[...]
quello che veramente appare sublime è un dipinto olandese,
il Neonato, attribuito a Lenain [sic}: due
donne vegliano un bimbo di otto giorni addormentato. Vi si
scorge tutto ciò che la fisiologia può rivelare sugli inizi
della vita umana. Nessuna parola può esprimere 51 sonno
profondo, integrale, simile a quello che il piccolo dormiva
soltanto otto giorni prima nel grembo della madre: la fronte
senza capelli, gli occhi senza ciglia, il labbro inferiore
abbassato, la bocca e il naso dischiusi, quasi semplici
buchi per respirare, la pelle unita e lucida appena toccata
dall'aria, tutto un abbandono primitivo alla vita puramente
vegetativa. Il labbro superiore è rialzato; tutto l'impegno
sta nel respirare. Il corpicino è insaccato e serrato nei
bianchi lini rigidi, come le bende di una mummia.
Impossibile rendere più efficacemente il profondo torpore
primitivo, l'anima ancora immersa nelle tenebre. L'immagine
viene messa in rilievo dall'aria ottusa della madre, dalla
semplicità e dalla durezza del rosso intenso dell'abito, che
getta un caldo riflesso su quella piccola massa di carne
morbida. Gli elementi che accrescono l'impressione di
Stendhal, del resto secondo un costume dimostrato anche in
altre occasioni, riprese questo giudizio (si veda C brano
pubblicato qui di seguito), in parte alla lettera, in parte parafrasandolo. mobilità, di mera esistenza
animale sono: il piccolo naso all'insù, come una pallina di
carne arrossata dall'afflusso del sangue, con la pelle tanto
sottile da sembrare invisibile; - la fronte perfettamente
liscia, senza una piega o una ruga, grassa, lucida, bombata,
con la carne che tutto ricopre; - la superficie
uniformemente liscia di tutto il volto, vegetativamente
coperta di una carne senza pensiero, una carne molle in cui
il semplice tocco di un dito basterebbe a lasciare una
fossetta; solo la pienezza di una nascente vitalità può
gonfiare e sostenere una polpa così docile e impregnata di
umidore ; - la sottile fessura lievemente più rilevata che
segna le palpebre chiuse, dove le ciglia bionde sono
impercettibili e appena spuntate; - il rosa porporino,
linfatico e sanguigno, grasso e quasi rubizzo di tutto il
viso, sul bianco crudo e sulla grande piega del lino che lo
avviluppa tutto quanto; - infine l'aspetto nettamente
fiammingo, il volto da pecora pacifica della giovane madre,
e la calma da giovenca fiamminga della donna di mezz'età che
regge il lume. L'impressione dominante in tutta la tela è
che il pittore sia in realtà un semplice creatore di corpi.
Il tema non conta. Come è riuscito l'artista a cogliere la
realtà fisica colorata e viva, con quali mezzi, con quale
profondità ha saputo restituirla? Quanto più un uomo è
pittore, tanto più si trova continuamente, eternamente
impegnato a ricreare il vero.
H. taine,
Carnets de voyage.
Notes
sur la Province, 1896
Al
Museo di Rennes
Come il
buon La Fontaine domandava a chi gli capitava a tiro: "Avete
letto Baruch?", io chiederei volentieri a tutti: "Conoscete
Le Nain?". Conoscete soprattutto lo strano e delizioso
dipinto del Museo di Rennes, quella Natività immersa
nell'ombra, dove umili, tenere, dolci figure si illuminano
nel riflesso di un chiarore misterioso? Quest'opera mi
turba. Ogni volta che sono tornato a Rennes, l'ho trovata
sempre più affascinante. È una meraviglia di sentimento, di
candore, di originalità. In quel tempo, fuori di Spagna, non
c'erano che Rembrandt e Vermeer che sapessero mostrare tanto
ardimento nella concezione e tanta sensibilità nella resa
intima dell'essere umano [...].
Al
Museo di Nantes
Eccoci
davanti a una creazione straordinaria dell'arte pittorica,
il Suonatore di ghironda della collezione Cacault.
Una gamma rossiccia, monocorde, di straordinaria
delicatezza, rotta appena dall'arancio dei calzoni e dal
rosa granata dei nastri, avvolge un'atmosfera tranquilla
bagnata d'aria e di luce. [...] Dipinto toccante, solido,
espressivo, naturale in ogni sua intenzione. La nuova
sistemazione del museo dovrà riservare al Suonatore di
ghironda [...] un posto a parte, di rilievo. Per opere
di questa qualità occorre una vera cappella.
gonse, Lei
chefs d'oeuvre des Musées de France, La peinture, 1900
La
concordanza tra gli elementi fomiti dai testi lorenesi, e i
temi, la firma, la data e lo stile dei dipinti a Nantes
[L'angelo appare a san Giuseppe, Negazione di san Pietro]
consentono di attribuire questi ultimi a La Tour di
Lunéville. In lui scopriamo un artista che prosegue la
tradizione dei 'notturni' della cerchia caravaggesca,
soprattutto di Gerard Honthorst e della sua scuola, con una
maniera un po' provinciale, ma tipica e personale. All'uso
rigido della linea, alla durezza del disegno nelle figure fa
riscontro un colore veramente considerevole, sebbene del
pari tagliente e arbitrario, ove dominano i cinabri e i
lillà. Alle tele di Nantes si collega la Natività di
Renne», stilisticamente prossima sotto ogni aspetto. [...]
Una composizione che s'imparenta a esse, e che senza dubbio
rinvia a un dipinto di La Tour, mi è nota attraverso una
incisione [...] che porta, certo erroneamente, il nome di
Jacques Callot. H.
Voss, "Archiv fiir Kunttgeichichte", 1915
II
carattere che più colpisce nelle sue opere è prima di tutto
l'assenza di qualsiasi esasperata pateticità nell'attuazione
del tema. Tutto è calmo, semplice, naturale. Di modo che un
dipinto religioso – per esempio, l'Adorazione dei pastori
al Louvre – non si differenzia, per intensità emotiva,
da una delle sue tele di tema profano, come la Madre con
bambino [il Neonato} di Rennes. Il senso
d'intima tenerezza che pervade tali opere appare ancor più
insolito, in quanto il pittore si avvale di ampie superne!
nitidamente composte, a mo' di bassorilievi, dove le
direttrici compositive tendono al monumentale. Da un lato si
accentua il naturalismo, con personaggi i cui visi rivelano
un realismo originale, molto marcato (dipinti del Louvre e
del Museo di Rennes), dall'altro si instaura il linguaggio
formale di un'arte profondamente idealistica (San
Sebastiano del Museo di Berlino), che presuppone la
conoscenza della pittura italiana del Cinquecento. Sebbene
Georges de La Tour non venga citato nei documenti italiani
dell'epoca, si può pensare che egli si sia ispirato ai
pittori toscani nella cerchia del Caravaggio, in particolare
a Grazio Gentileschi, la cui pittura si accosta per le
tendenze classiche a quella dell'artista francese. Ma la
vera originalità dell'arte di Georges de La Tour risiede
nella tavolozza. Egli impiega sovente un rosso vermiglio e
un tenero violetto dei quali non esistono precedenti in
Italia. Si potrebbero piuttosto rintracciare toni analoghi
in Olanda, in certi dipinti di Terbrugghen (si veda per
esempio il quadro di Berlino). Sarà forse utile infine
accennare ai possibili rapporti fra l'arte di La Tour e
quella di Callot. Noi non pretendiamo tuttavia di essere
riusciti a definire lo stile di La Tour : la sua arte rimane
difficile da collocare, dato che le forme da lui create sono
ora realistiche, ora idealistiche, ora permeate di
manierismo.
V. bloch,
Georges (Dumesnil) de La Tour, "Formes", dicembre 1930
[...]
Senza dubbio è questa ruvidezza, questo primitivismo
naturalistico privo di tentennamenti a richiamare da vicino
l'arte spagnola, specie Zurbaràn. Però codesta analogia
rimane puramente esteriore; non tocca il fondo della
concezione artistica. La severità e la semplicità di
Zurbaràn possiedono nonostante tutto una potenza dinamica,
una franchezza meridionale e una concentrazione di slanci
che non possono assolutamente confrontarsi con il disegno
angoloso degli artisti nordici e il carattere di meditata
analisi del Suonatore di ghironda e del San
Gerolamo [di La Tour]. Si segua per esempio il profilo
della composizione, spezzata in più punti, sulla destra del
Suonatore di ghironda, oppure il tipico isolamento,
quasi si trattasse di nature morte, di alcuni particolari
dello strumento musicale e di altri pezzi 'inanimati' in
primo piano. Simili interruzioni nello slancio ritmico sono
profondamente estranee all'impeto monumentale di uno
Zurbaràn e degli altri pittori realistici spagnoli. La
concezione lineare di La Tour si manifesta con una
predilezione per il particolare, per la forma risoluta, a
spigoli vivi. Egli esplora le superfici e i contorni delle
cose con acuta precisione, senza alcuna repugnanza per la
loro crudezza; anzi sembra compiacersi delle irregolarità
che reperisce nella loro struttura. La Tour è artista legato
alle stilizzazioni nordiche, che però affronta a suo rischio
e pericolo i temi favoriti dei realisti meridionali; ma sono
temi non facili da trattare applicando una regola del
genere. Per questo La Tour è uno spirito troppo 'sperimentatore',
che talvolta sceglie i propri mezzi con un calcolo
eccessivo. E tuttavia egli riesce sempre a stupire e sedurre
con l'audacia paradossale del suo colore e con un'armonia
che coordina, al di là di qualsiasi convenzione, gli
elementi più disparati, per quanto severi e contraddittori.
Questa aspra armonia è la prova delle sue eccezionali
qualità pittoriche. H. Voss, Tableaux a éclairage
diurne de G. de La Tour, "Formes", giugno 1931
[...]
Tra i pezzi più rari [esposti nel 1932 alla Royal Academy di
Londra, nella rassegna ° L'Art francais, 1200-1900"], i due
quadri del maestrino di Lunéville, La Tour-Dumesnil : il
Neonato, di cui ho sempre ammirato al museo di Rennes i
fiammeggianti toni rossi, e i Bari, una tela di
proprietà privata, dalle figure espressive e dai ricchi
abiti screziati. Questo piccolo provinciale, esposto per la
prima volta in una grande mostra, ci conduce naturalmente ai
Le Nain, vanto della sala [...]. A.
dezarrois,
L'Art francais a Londres, 'Revue de l'Art ancien et
moderne", febbraio 1932
[All'esposizione suddetta nella Royal Academy di Londra] il
caravaggismo è rappresentato da due dipinti di G. Dumesnil
de La Tour, una Natività proveniente da Rennes,
piacevole ma inferiore alla tela di Berlino, e il Baro
di M. P. Lan-dry, greve, mal colorato e di cattivo gusto.
Non capisco il rumore che si è fatto in questi ultimi tempi
attorno a questo caravaggista meno importante di un
Terbrugghen, di un Manfredi o di un Valentin [...].
G. Isalro[v], La peinture francaise a Vexposition de
Londres 1932, 1932
[A
proposito della mostra "Peintres de la Réalité a l'Orangerie"]
In questi giorni se ne leggono delle apologie ingegnosissime.
-
Lei dovrebbe vederlo! È un pittore sorprendente. Non abbiamo
strumenti per misurare il genio; ma sento che il talento del
De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che
non abbiamo nulla di suo in Italia. Sebbene firmasse
latinizzando, è probabile che non abbia mai fatto il viaggio
di Roma. Ed è forse per questo che sa dare, dei principi
caravaggeschi, un'in-terpretazione così a parte, per nulla
servile. Magari gli sarà bastato quello che gli raccontavano
il Callot o il Le Clerc di ritorno a Nancy, a un passo dai
luoghi dove il De la Tour abitò e dipinse per tutta la vita.
Lo vedo come il gentiluomo mascherato del caravaggismo, una
specie di misterioso dilettante. Direi che, nel movimento
caravaggesco, abbia la collocazione che il Savoldo, nobile
bresciano, ha nel giorgionismo. Costruisce il suo fortino
caravaggesco a Lunéville in Lorena e continua a
cristallizzare i suoi effetti di luce fino al 1650, a una
data, insomma, che di pittura caravaggesca non se ne faceva
più già da un bei pezzo, in nessuna parte del mondo. Si
prova nei suoi esperimenti di alchimia caravaggesca chiuso
in una torretta, a luce artificiale di lanterna magica o
tutt'al più alla luce gialla che filtra durante le
grandinate. Starei per dire che, il suo, è un caravaggismo
ugonotto. Sia come si vuole, anche le sue decifrazioni
d'argomenti religiosi sono le più intelligenti e moderne
dopo quelle, scandalose, del Caravaggio: ma più misteriose,
esoteriche. La Visita al prigioniero [il Giobbe
di Epinal] non è forse una delle Sette opere di
misericordia che già il Caravaggio aveva radunate nel
celebre quadro di Napoli? [...] il San Sebastiano in
due esemplari a Rouen e a Orléans, o l'altro del museo di
Berlino, pazientemente medicati dalle castellane lorenesi,
non suonano attuali come l'episodio di un "ferito nelle
guerre di religione"? Il Neonato di Rennes non sarà
proprio una semplice Natività spoglia di nimbi e
d'ogni altro attributo soprannaturale, salvo l'artificiosa
surrealtà della luce trovata in un angolo di stalla, sotto
la mangiatoia? Le ripeto, il De la Tour bisogna vederlo. È
indescrivibile. R.
longhi, I
pittori della Realtà in Francia, ovvero I caravaggeschi
francesi del Seicento, "L'Italia letteraria", 19 gennaio
1935