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Georges de La Tour: Giocatori di dadi
La sua ricomparsa provocò un grande fervore nella stampa dei paesi europei. Riguardo l'autografia di La Tour, l'opera suscita però non poche perplessità, per via della firma "George De La Tour Invt et Pinx" – sicuramente apocrifa ma, secondo alcuni studiosi, ripassata inopportunamente su una scritta consunta dell'artista – e soprattutto per la struttura compositiva ed il cromatismo, con zone che lasciano pensare ad una riproduzione. A conferma di tutto questo, la radiografia eseguita nella seconda metà del Novecento evidenzia – a differenza delle opere di La Tour – l'insufficienza della materia pittorica. Nonostante ciò il dipinto ha moltissime similitudini con la "Negazione di san Pietro" (Musée de Beaux-Arts di Nantes), proprio nel colore, che suggerirebbe una cronologia ad essa assai vicina (intorno al biennio 1650-51). Qualche studioso avanzò – con scarsi risultati – l'ipotesi che potesse trattarsi di un'opera di Etienne, firmata con il nome del padre. Altri studiosi pensano a un'opera abbozzata da Georges e portata a termine dal figlio; supposizione, questa, non suffragata dalla radiografia dalla quale appare eloquente la mano di un solo artista.
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