Inizia la sua carriera artistica nel 1815 quando viene
accolto nello studio del pittore Pierre Narcisse Guérin,
seguace di David (esponente del Neoclassicismo) ed
impara copiando opere di Raffaello e Rubens. Due anni
più tardi conosce Géricault che ammira profondamente.
Solo a partire dal 1818 lavora autonomamente.
Nel 1822 presenta al Salon “La barca di
Dante”; questa sarà la prima di una lunga serie di
partecipazioni alla rassegna. A partire dal 1826 intreccia
relazioni con i romantici, particolarmente con V. Hugo e A.
Dumas. Partecipa con undici opere al Salon del 1827, fra cui
la “ Morte di Sardanapalo”, che fu duramente criticata per
la presenza di errori di prospettiva e di disegno, ma
testimoniò la scelta ben precisa di Delacroix di rompere con
le convenzioni accademiche del tempo.
Nel 1831 espone al Salon “Libertà che
guida il popolo”, con lo scopo di provocare emozioni per i
grandi avvenimenti politici che caratterizzano quell'epoca.
La tela raffigura i moti rivoluzionari di Parigi del 1830, e
pur non partecipando direttamente, si dipinge tra i
rivoltosi, per testimoniare la sua adesione agli ideali
popolari. Sempre nello stesso anno compie un viaggio in
Marocco, che influenzerà la sua arte e ispirerà diverse sue
opere. Diventa amico di Chopin e George Sand nel 1833 e da
questa data in poi, tende ad allontanarsi dai circoli
romantici privilegiando concerti e l'ascolto di buona
musica. Inoltre, proprio in questo periodo della sua vita,
riceve l'incarico di decorare diversi edifici pubblici nella
città di Parigi.
Nell'Esposition Universelle del 1855 le
sue opere vengono esposte insieme a quelle di Ingres e
finalmente, dopo anni di lunga attesa, riceve il pieno
riconoscimento del suo valore artistico.
Nel 1859 partecipa per l'ultima volta al
Salon presentando più di trenta opere.
A Delacroix va il merito di aver abolito
il concetto tradizionale di bellezza e soprattutto di aver
dato nuova vitalità al colore ispirandosi a Paolo Veronese,
Rubens e Tintoretto.
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| La libertà che guida il popolo |