La guerra d'indipendenza che all'inizio vedeva
contrapposti i turchi ed i greci nel 1820 stimolava l'entusiasmo
della popolazione progressista europea, cosi come il triste evento
rappresentato in quest'opera suscitò il senso orrore e disprezzo di
tutto l'Occidente. Il pittore attinse, con con molta probabilità,
dai racconti del colonnello Voutier. Osservando l'opera dal punto di
vista stilistico, si evidenziano relazioni paesaggistiche con la
pittura di Constatale. Il "Massacro di Scio" venne esposto al Salon
di Parigi nel 1824 e sollevò moltissimi elogi – come quelli di Th.
Gautier – ma anche molte perplessità (Gros, che nonostante ammirasse
Delacroix, qualificò l'opera come il "massacro della pittura"
In ogni caso il "Massacro di Scio" segna non solo
una svolta nell'arte di Delacroix, ma in quella dell'Ottocento,
soprattutto per il modo nuovo e fortemente spregiudicato
nell'esprimere il colore nell'atmosfera con inediti contrasti di
luce ed ombre. A questo risultato concorrono probabilmente anche
alcuni spunti attinti dal Tiepolo, soprattutto nella pala del Duomo
di Este. Un allievo di Delacroix, Lassalle-Bordes, sosteneva che
furono apportati ritocchi all'opera nel 1847; ma la notizia, che già
allora fu accolta con scetticismo, venne poi scartata del tutto
dagli studiosi del secolo scorso.